LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

mercoledì, ottobre 09, 2013

Disordini in Accademia: futuristi, passatisti e presentisti tra performance e vita vera

Domenica pomeriggio, quasi rissa all'Accademia di Belle Arti di Roma. Nel corso dell'evento Corpi di-segni d'arte (curato da Vitaldo Conte e con la partecipazione, tra gli altri, di Salvatore Luperto e Lamberto Pignotti) è stato presentato il cd Pulsional RU.MO.RE! (Avanguardia 21 edizioni). Sono intervenuti i curatori del progetto: Vitaldo Conte, Antonio Saccoccio, Helena Velena. I primi due hanno esposto le basi storiche e teoriche su cui si innesta il progetto, dal punto di vista poetico (V. Conte), musicale e d'avanguardia (A. Saccoccio). A questo punto è intervenuta Helena Velena, che ha contestualizzato politicamente e socialmente il fenomeno, e lo ha fatto con la solita energia fisica e ideale: ne è nato un pandemonio. Dopo circa dieci minuti un paio di persone hanno iniziato ad agitarsi più del normale, interrompendo Helena, criticandola, arrivando presto ad offenderla. A freddo, è necessario capire cosa è successo realmente. Lo scandalo non è stato tanto nei contenuti pesanti da lei proposti, perché altrettanto pesanti erano state le considerazioni di chi l'aveva preceduta. Il pubblico in queste occasioni è talmente accomodante e accomodato sulle accademiche sedioline che non si sognerebbe mai di intervenire a quel modo. A risvegliarlo è stato il tono usato da Helena, che è semplicemente il suo tono, polemico, ribelle e indignato. Ciò che ne è uscito è nella tipica tradizione d'avanguardia: il pubblico intervenuto ha chiesto "rispetto", rispetto del proprio "gusto", con puntuali richiami all'ordine, al rispetto del potere costituito, e del senso comune, sbandierando frustrazione e rabbia decennale, ignoranza senza confini, personalissimi insulti, prima timidi e via via crescenti man mano che la frustrazione e il senso di impotenza in loro aumentava. Il tutto proseguendo anche quando l'evento era finito da un pezzo. Inutile raccontare che più le proteste e gli insulti aumentavano più noi pulsionalrumoristi eravamo visibilmente soddisfatti. Sentire gente che, mentre parli d'avanguardie, difende a spada tratta Gino Paoli e Ottorino Respighi, non può far che sorridere teneramente. Sentire gente che in discorsi d'avanguardia pretende il rispetto per il pubblico fa ridere grassamente. Erano cascati in una trappola banale, il secolare scontro passatisti-futuristi, da cui per ignoranza non riuscivano ormai a tirarsi fuori (la storia, in questi casi, sarebbe davvero maestra, almeno per evitare figuracce del genere). Erano alla fine in due su cinquanta a protestare, forse tre. Abilmente chi aveva riconosciuto la dinamica si era smarcato e aveva preso le distanze. Emblematico in questo il professor Giorgio Di Genova, che si autodefiniva a quel punto "non pubblico". Ma cosa facevano gli altri spettatori? La quasi totalità era bloccata sulle sedie, non reagiva neppure come i due di cui sopra. Solo ad evento concluso arrivavano in tanti a complimentarsi per aver "finalmente ravvivato questi incontri", perché "c'è bisogno di cose come queste in questo ambiente". Questo potrebbe sembrare incoraggiante, ma purtroppo non è tutto come sembra. Come gli insulti di un passatista, per giunta ignorante, possono essere super-graditi a chi vuol portare aria nuova, i complimenti possono risultare imbarazzanti. Il motivo è semplice: la maggioranza delle persone che aveva partecipato come pubblico all'evento (e che mostrava apprezzamento per noi) aveva percepito e definito l'intervento di Helena come una "performance". Helena aveva il suo bel da fare nel ribadire: "Guardate che quella non è una performance, io sono così, parlo così, mi agito sempre così". Cosa che posso confermare, anche in un bar o un locale Helena si agita e parla a quel modo: chi sente davvero qualcosa non ha bisogno di fare una performance per essere vitale. Ma in Accademia non c'era nulla da fare. Il pubblico, costituito in prevalenza da persone avvezze ad avere a che fare con l'arte e gli artisti, aveva imprigionato la forza dell'intervento di Helena nell'ambito dell'Arte, distanziandola così dalla Vita, l'unica cosa di cui Helena (e il sottoscritto) vogliono parlare. Questo episodio la dice lunga sul livello di crisi del mondo dell'arte contemporanea. Chi vive a contatto con quel mondo non è capace più di percepire nulla di reale, di vero, di vivo e vitale. Riconduce tutto ad una categoria chiusa e morta, tenuta in vita artificialmente, con danno di tutta l'umanità. Qualcuno ha affermato anche diplomaticamente: "Bella la performance, certo i contenuti sono per me discutibili". Che? Se di una cosa non mi piacciono i contenuti, la contesto, non dico che è "bella"! Forse allora sono più vivi i passatisti che hanno protestato, insultato ed esibito volgarmente la loro ignoranza? Forse dobbiamo preferire loro? Beceri, ma ancora un po' vivi? Forse sì, forse no...
Un passo indietro nel secolo scorso. Quando futuristi e dada provocavano il pubblico nei teatri o per le strade non volevano fare "performance", volevano ricostruire il legame tra arte e vita, volevano portare la vita nel mondo morto dell'arte. Erano persone sempre performative, perché erano vive, e non lo erano solo quando erano sul palco, lo erano sempre, anche e soprattutto quando discutevano tra di loro, quando non c'era un pubblico presente. Era una "performance" il tirarsi a vicenda arance e patate in faccia? No, si voleva solo svegliare il pubblico che dormiva sulle poltrone del teatro, si voleva ristabilire il contatto vitale con il pubblico. Non si voleva essere applauditi per la performance. Questa è una degenerazione dei nostri tempi, in cui vediamo l'attore-artista che si mette una maschera e fa la propria performance simulando parti di vita, performance perfettamente ridicola perché in realtà estranea alla propria vita. La performance è  pura finzione, puro presentismo, realtà addomesticata. L'urlo della vita definito "performance" è la sconfitta dell'essere umano. Estetizzare un urlo autentico assorbendolo nella dimensione rassicurante dell'arte è come scambiare un guerriero autentico per una maschera di carnevale. L'urlo di Helena scambiato per "performance" deve farci quindi riflettere, deve metterci paura sullo stato di degrado a cui è giunta l'estetizzazione e la spettacolarizzazione di ogni aspetto della vita.
In fin dei conti i complimenti alla performance sono presentisti, tanto quanto è passatista il musicista che si alza e loda Respighi. Con la differenza che mentre l'antidoto al passatista è stato trovato da tempo (quasi tutti ormai riconoscono nel passatista ignoranza, viltà e beceraggine), quello al presentista è ancora tutto da scoprire. Il presentismo è oggi vincente, anche tra chi non è totalmente sprovveduto. Per demolire il presentismo occorre demolire la categoria dell'Arte, occorre vaporizzarla fino a dissolverla. Non c'è altra via. I presentisti tendono a recuperare all'interno dell'Arte qualsiasi cosa di minimamente fuori dall'ordinario. E se qualcosa è eccessivo per i loro gusti, allora diventa una "performance". L'urgenza della vita recuperata all'interno del rassicurante e patinato mondo dell'Arte. Nulla di più pericoloso per chi ama davvero la vita.


Vitaldo Conte, Helena Velena, Antonio Saccoccio
(Roma, Accademia di Belle Arti, 06/10/2013)



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lunedì, agosto 15, 2011

Lo stato dell'arte: dall'individualismo di massa alla retealtà

In anticipo di diversi anni su tendenze che oggi iniziano a manifestarsi più concretamente, il Net.Futurismo ha individuato nella rete (net) il nuovo paradigma in grado di produrre un assetto radicalmente differente nei campi più diversificati. Abbiamo più volte messo in luce che la gestione cooperativa di studi, ricerche e azioni critico-creative può soprattutto fornire (e già sta fornendo) il modello per una rivoluzione senza precedenti nel campo del sapere e del potere.
Volendo schematizzare, ad oggi abbiamo due modelli operanti. Il primo può ridursi alla formula "individualismo di massa" ed è stato assolutamente vincente nel tardo Novecento, e vede gli individui comportarsi come un'unica massa, privati della loro autonomia nella rincorsa egoistica e utilitaristica al soddisfacimento degli stessi bisogni indotti (perchè ognuno è chiuso nel proprio ristretto mondo alla ricerca del proprio meschino interesse). Il secondo modello, emergente soltanto in questi primi due decenni del nuovo secolo, è ben definito dalla nostra formula "retealtà", e vede individui progressivamente sempre più liberi dai bisogni di massa che si aggregano, spinti dalla condivisione di idee o obiettivi simili, in piccoli gruppi e network.
Questi due modelli sono, come si vede, l'uno agli antipodi dell'altro. Il primo è un modello isolante, il secondo è aggregante. Nel primo prevalgono massificazione, competizione, utilitarismo; nel secondo differenziazione, cooperazione, idealismo. Il primo è un modello verticistico e conduce alla globalizzazione omologante, il secondo è un modello orizzontale e conduce alla globalizzazione demassificante.
Se limitiamo il campo di indagine all'arte, nell'ultimo stadio che abbiamo chiamato dell'arte presentista (diffuso ovunque nel secondo Novecento, ma che permane ancora oggi in tante frange socio-culturali attardate) abbiamo tanti individui che rincorrono quello che viene loro dipinto come il "successo professionale" integrandosi in qualche modo nel grottesco sistema dell'arte. L'individuo con le sue personali aspirazioni viene in questo modo azzerato per poter aderire al modello dominante e agli obiettivi che quel modello prevede.
Nel nuovo paradigma dell'oltre-arte, abbiamo al contrario tanti individui che condividono esperienze creative cooperando e nel farlo ognuno mette in comune le proprie capacità, sensibilità, intuizioni, idee.
Nello stadio presentista gli attori del teatrino dell'arte sottostanno al sistema dominante replicando i modelli che lo stesso sistema impone loro. Nel nuovo stadio dell'oltre-arte ognuno è in grado di percepire liberamente ciò che desidera e di conseguenza ciò che occorre per produrre progetti significativi.
Nello stadio presentista tutti sono massa, tutti hanno gli stessi identici interessi e obiettivi, quindi tutti sono nemici. Al massimo qualcuno è un alleato, ma un alleato di comodo, meschino e interessato.
Nello stadio oltre-artistico ognuno può cooperare tranquillamente con chiunque altro, perchè gli obiettivi non sono automaticamente imposti dall'alto, ma sono il frutto di desideri autentici del singolo. L'alleato è un amico vero, perchè è un altro che condivide sinceramente le nostre stesse passioni.
Ma scendiamo sul concreto con qualche esempio. Vi siete mai imbattuti in una di quelle fiere campionarie dell'imbecillità che sono le esposizioni collettive? Avete mai visto l'Artista che sta lì a difendere i pochi centimentri destinati alla sua Opera e la guarda tutto inorgoglito, fiero, pieno di sè? Le avete mai viste queste Opere che non rappresentano che il Vuoto Cosmico delle menti che le hanno partorite? E avete mai sentito poi parlare questi poveri teatranti? A dire il vero di solito non è neppure previsto che prendano la parola, perchè la difesa della miseria di tali Capolavori spetta al capocomico: il critico!
Ecco, lo stadio terminale dell'arte presentista è rappresentato da queste mostre collettive. E il top si raggiunge nei cosiddetti Vernissage, apoteosi della vanità e della cretineria passapresentista. Venti, trenta Artisti ammassati gli uni al fianco degli altri senza nessuna ragione se non quella di guadagnarsi un minuto e qualche metro di notorietà. Ultimo stadio del vecchio sistema dell'arte, le esposizioni collettive rappresentano il punto di miseria massima del sistema dell'arte tradizionale. Sono lo stadio terminale, perchè portano alle estreme conseguenze quanto di peggio ha prodotto una categoria (quella dell'artista) privata ormai di ogni reale motivazione ad esistere: un concentrato di mediocrità, vanità e narcisismo che davvero difficilmente si ritrovano in altri campi. Si sta accanto per convenienza, perchè se si è in tanti si possono nascondere meglio le mancanze dei singoli. Magari perchè la mostra non sarà vuota come merita, poichè proprio i tanti artisti (e i parenti-amici, di comodo ancora una volta) riempiranno la sala. Ma tutto è stanco, noioso, apatico, avvilente e avvilito.
Prendiamo ora l'arte quando si organizza in rete, in network. Singoli individui che desiderano entrare in contatto con altri per condividere esperienze e idee, iniziano a incontrarsi e a collaborare sulla base di reali interessi condivisi e reali obiettivi da raggiungere. Nascono così opere e azioni collettive, in cui varie sensibilità si aggregano per produrre qualcosa insieme. Tutto è vivissimo, frenetico, entusiasmante, appassionato e appassionante. Tutto il mondo dell'arte così come concepito nel sistema passa-presentista crolla. Siamo allo stadio della retealtà, dell'intelligenza moltiplicata, dell'oltre-arte, dell'uomo a mille dimensioni. Tutto insieme il vecchio paradigma viene rovesciato, senza possibilità di ritorni all'ordine. L'Artista-burattino di massa scompare ed emerge un individuo attivo capace di creare pensiero, avanzare critiche e proposte, mettere in crisi lo status quo. Proprio come è sempre accaduto all'arte nei grandi movimenti d'avanguardia, dal Futurismo al Situazionismo. Ma stavolta il processo non coinvolgerà più centinaia di individui, ma milioni. E' chiaro che ci vorrà del tempo perchè questo nuovo modello si diffonda ovunque. Ancora oggi è largamente maggioritario il sistema passatista e presentista, per il solito motivo che chi batte il sentiero già battuto ha la sicurezza di un cammino più comodo. Le istituzioni dominanti difenderanno ancora per qualche anno ciò che è morto, nel tentativo di evitare la vittoria della retealtà, che significherà il tramonto di quelle istituzioni. Ma intanto la retealtà e l'oltrearte si diffonderanno viralmente negli spazi non istituzionali, tutti gli individui saranno alla fine permeati dalla nuova sensibilità neotribale. La vittoria completa è solo rimandata. C'è da dire anche che residui passa-presentisti sono evidentemente presenti in chiunque, anche in noi avanguardisti. Per chi come noi prende parte allo scontro in prima linea, ora occorre soltanto cercare di estendere il più possibile gli spazi dell'oltrearte e combattere in ogni modo i residui artistici tradizionali. Senza mai dimenticarsi di ridere prospetticamente.

Antonio Saccoccio




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martedì, maggio 31, 2011

Unità reteale delle avanguardie: contro-pensiero e re-invenzione della realtà

La vera forza di un movimento d'avanguardia è la possibilità di re-inventare il mondo secondo obiettivi condivisi dai membri del movimento stesso. Per fare avanguardia occorre avere una visione del mondo che si opponga a quella dominante, una contro-visione del mondo.
Ecco perchè ogni azione, ogni produzione oltre-artistica che viene concepita all'interno di un movimento d'avanguardia acquista quel valore che manca alle produzioni e alle azioni artistiche presentiste.
Quando l'azione non è frutto di un movimento che ha una definita contro-visione del mondo, non ha la forza necessaria per non ricadere in quel sistema dell'arte che tutti conosciamo. E' troppo debole un artista isolato per opporsi al sistema dominante. Occorre creare movimenti d'avanguardia costituiti da diversi individui che condividano lo stesso contro-pensiero. Occorre tessere reti, occorre stabilire link e cercare alleanze e sinergie.
L'isolamento è una resa alle condizioni presenti.
L'isolamento è contemplazione.
L'isolamento è narcisismo.
L'avanguardia 21 è combattiva anticontemplativa antinarcisistica.
L'avanguardia 21 è la possibilità di unire retealmente tutte le avanguardie mondiali in un unico titanico tentativo di re-invenzione della realtà.

Antonio Saccoccio

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sabato, maggio 07, 2011

L'artista presentista: viltà + imbecillità (tra détournement e plagiarismo)

E' semplice oggi farsi beffe degli artisti passatisti. Dopo un secolo di avanguardie e sperimentazioni di ogni tipo, è sin troppo semplice notare l'artista che resta palesemente estraneo alla realtà contemporanea. Per questo motivo i passatisti, fortunatamente, hanno quasi smesso di essere un problema. Ormai l'arte ufficiale, le accademie, i musei, le gallerie non vogliono gli artisti passatisti. L'arte ufficiale reclama una nuova razza di vili artisti opportunisti: gli artisti presentisti. Se abbiamo compassione per l'artista passatista, noi net.futuristi, futuristi del XXI secolo, non possiamo che prenderci gioco della brulicante schiera degli artisti presentisti. E chi sono costoro? Nessun problema, guardatevi attorno e ve ne capiterà sotto gli occhi certamente qualcuno. L'artista presentista è innanzitutto un imbecille. Poi un vile. Spesso pure un opportunista. Imbecille perchè non ha alcuna idea critica sul mondo in cui vive. Vile perchè, come tutti i presentisti, non ha la minima intenzione di combattere per una qualche causa. Opportunista, perchè quel poco che crede di avere capito del mondo, pensa di poterlo sfruttare per i suoi miseri meschinissimi progetti.
Impariamo a riconoscere l'artista presentista. L'artista presentista è uno che vuol essere alla moda, che vuole stare al passo (al passo di qualche idiozia, visto che del mondo non ha capito praticamente nulla). Questo è il lato comico di tutti i presentisti (e in special modo degli artisti presentisti!): pensano di essere alla moda, mentre in realtà rappresentano semplicemente l'apice dell'omologazione contemporanea.
Tipici esempi di artisti presentisti sono coloro che sono grandi conservatori, ma che si travestono da grandi innovatori. Prendete le schiere di artisti dediti alla performance art, alla video art, alla net art. Li avete mai visti? Li avete mai sentiti parlare? Avete mai letto qualcosa scritto da loro? Li avete mai visti atteggiarsi a grandi esperti di chissà quale nuova Arte di fronte all'onesto individuo che se ne frega giustamente dell'Arte? Li avete mai visti trattare con sufficienza il povero artista passatista, che pure lui non ha capito un granchè del mondo in cui vive, ma non ha neppure capito che basta leggersi un misero manualetto di storia dell'arte contemporanea per infinocchiare qualcuno che neppure quel misero manualetto ha letto? Li avete mai visti, nella miseria della loro esistenza, leccare il sedere ai soliti critici e curatori peracottari? Li avete mai visti proclamarsi "nuovi", e addirittura "eversivi" solo perchè fanno "net art" e "hacker art"? No, non so se avete avuto la fortuna di conoscere articoli del genere. Il grado di vigliaccheria e imbecillagine in questi casi arriva al massimo grado. Gente che un giorno si dichiara "anti-sistema", "ribelle", "rivoluzionaria" e il giorno dopo te la ritrovi su Flash Art! Ma come? Forse non abbiamo capito nulla. Forse è una manovra tattica per entrare negli ambienti dell'arte ufficiale per poi sabotarli!?! E invece no! Nessuna tattica. Solo vile imbecillagine. Questi vogliono arrivare là per fare carriera! Come tutti i presentisti: vigliacchi e opportunisti. E pure imbecilli. Perchè, vogliamo concederglielo, forse i poverini davvero non hanno compreso bene che i nuovi media sono potenzialmente rivoluzionari, ma non per giocarci come fanno loro a chi fa il sito più figo o annoiandoci con patetici e fallimentari détournement e plagiarismi vari. Il détournement è interessante quando è partorito da un individuo che ha qualcosa di importante da dire. Da qualcuno che ha un piano d'azione, una visione del mondo. Se li partorisce un vile imbecille resta un'azione vile e imbecille. Tutte le tecniche sono potenzialmente buone: il problema è poi riempirle di senso. Altrimenti è scimmiottamento da circo. E' patologico psittacismo.
Eccoli li sentiamo! "Ma io sono videomaker!" dice uno, e l'altro "Ma io sono programmatore esperto! Faccio net art!". Cari amici, sempre servi e servili siete. E se siete servi e servili, poco cambia se usate marmo o usate Java. Riflettete bene.
Un avanguardista autentico, un futurista, un dada, un situazionista sa cosa deve farci con parole, immagini, suoni, corpi, azioni, fotocamere, videocamere, internet: deve portare la propria critica radicale al sistema dominante. Un artista presentista anche sa cosa deve farci: poichè non ha idee sul mondo, deve portare ogni giorno qualche spiccioletto nel suo borsello.
Ah! Dimenticavo un particolare delizioso. Qualcuno di questi artisti presentisti (o critici, tanto è la stessa cosa, sono tutti amici, critici e artisti presentisti, uno aiuta l'altro a legittimare il proprio ruolo inutile nel mondo), qualcuno che non ha letto solo il manualetto d'arte dell'università o dell'accademia, ma pure qualche libretto (di quelli inutili) in più, per difendersi vi potrà proporre pure - con aria sofisticata e intellettuale! quell'aria sofisticatamente morbosamente intellettuale! - il solito ritornello che l'avanguardia non è più possibile e infantilismi del genere. Ecco, di questi abbiate semplicemente pietà. Pensano di essere colti e interessanti mentre recitano come pappagalli lo stupidario del presentista. Abbiatene pietà.
Agli artisti presentisti una preghiera accorata: smettete di prender per il sedere quegli onesti uomini che magari si aspettano da voi - in quanto grandi Artisti! - qualche atto di coraggio. Lasciate perdere tutto e fate l'unico détournement serio della vostra carriera: détournate la vostra esistenza! E' l'unico modo per uscirne con dignità.
E ricordate sempre: il nostro disprezzo verso la vostra casta di mentecatti è totale.
E ci fate sempre ridere tanto.

Antonio Saccoccio

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martedì, aprile 12, 2011

Presentismo: ultima deriva dell'uomo medio contemporaneo

PRESENTISMO

ULTIMA DERIVA DELL’UOMO MEDIO CONTEMPORANEO


Nel corso del Novecento il passatista è stato un padre autoritario, dogmatico, pedante fautore di un sapere rigido e monolitico, di un vivere serioso, doloroso e sacrificato.

Nei primi anni del secolo scorso il passatista generò figli coraggiosi (futuristi, dadaisti), che tentarono di reagire, ribellandosi temerariamente alla volontà paterna. Furono momenti intensi di grande fervore ideale, ma dopo qualche tempo si volle tornare all’ordine e ai rassicuranti valori della tradizione e il passatista tornò a dominare la scena, quasi indisturbato. Nella seconda metà del secolo, con l’avanguardia ridotta quasi ovunque a solitaria sperimentazione da laboratorio, il passatismo è stato padrone incontrastato, dominatore assoluto.

Ma con l’avvicinarsi del nuovo millennio è nato e si è diffuso uno dei fenomeni sociali e antropologici più inquietanti da secoli: il presentismo. Prepotente, dilagante in ogni ambiente e ceto sociale, strisciante e irriducibile. Alla base del presentismo c’è l'ignoranza o il fraintendimento di tutte le svolte epocali (e potenzialmente positive) dell’ultimo mezzo secolo. L’ermeneutica, il postmodernismo, la globalizzazione, il pensiero debole, la fine della filosofia, la fine dell’arte, e soprattutto la rivoluzione neo-tecnologica che ci ha regalato i media partecipativi reticolari interattivi: tutto è passato sotto silenzio o è stato integralmente stravolto. È evidente che ognuna di queste svolte porta con sé una ristrutturazione profonda del nostro modo di pensare, comunicare, apprendere, relazionarci, vivere. Ed è altrettanto evidente che nella seconda metà del Novecento in pochi hanno compreso queste rivoluzioni epocali: la maggioranza ha continuato a far finta di nulla restandone travolta. E così quello che era stato un passatista quasi sempre è diventato, negli anni del passaggio di millennio, un presentista. L’uomo medio, l’uomo massa sprovvisto di senso critico a causa di un sapere appreso da sempre in modo trasmissivo e autoritario, si è smarrito nel liquidissimo mare globale postmoderno, perdendo anche quel sapere che gli era stato garantito dal sistema chiuso e sicuro del secolo scorso. Ecco così, in pochi anni, il mondo popolarsi di presentisti, figure che necessitano obbligatoriamente una descrizione più completa.


IL PRESENTISTA: RITRATTO

Il presentista è riconoscibile perchè prende il mondo così com'è. Non si è mai posto e mai si porrà il problema di un modo alternativo di intendere e condurre la propria esistenza.

Il presentista è un passivo recettore del già dato, del già affermato, del già visto e del già sentito. Se si prova a stimolarlo, puntualmente risponderà: "Il mondo va così. Che vuoi cambiarlo tu?".

Il presentista è sostanzialmente un ignorante: ignora la storia dell'umanità, del pensiero, delle culture. E per questo non è animato neppure dall'unica idea che tiene in vita il passatista: il culto del passato, della grandezza del passato.

Il presentista è il frutto peggiore dei nostri tempi: ha rinnegato anche lo studio e lo sforzo conoscitivo perchè ritenuti inutili e quindi si lascia risucchiare dagli eventi contemporanei senza avere le chiavi minime per decifrarli ed opporvisi.

Il presentista si riduce all'edonismo più imbecille, al carpe diem più avvilente, alle mode più tristi, ai compromessi più meschini, al vivacchiare alla giornata senza alcun reale stimolo o progetto per il futuro.

Il presentista è apatico, rinunciatario, noioso e annoiato, deprimente e depresso, arrendevole e arrivista, ignorante, cialtrone, affarista, carrierista, utilitarista.


COME SUPERARE IL PRESENTISMO

AVVISO AI PASSATISTI CHE DISPREZZANO I PRESENTISTI

Una cosa i passatisti farebbero bene a comprendere: i loro continui appelli a tornare ai “vecchi e sani valori”, ai “bei tempi andati”, al “rispetto delle regole”, al “rigore”, alla “severità” non susciteranno mai il minimo fascino nelle menti dei presentisti.

Il presentista non tornerà più indietro, non tornerà mai al passatismo perché per lui il passatismo è cupo, serioso, lento, pesante, noioso (ed è questa l’unico merito che riconosciamo al presentista).

Il presentismo può essere curato solo con dosi massicce di avanguardismo (si consiglia sempre una dose minima di net.futurismo).

Il presentista teme il net.futurista perchè vede in lui un altro ribelle, e vede il fratello ribelle che ce l'ha fatta a trovare la strada vincente. Un ribelle vivo vivace frizzante raggiante PERFORMATIVO SEMPRE.

Il presentista passerà nei prossimi anni dal timore per il net.futurista al rispetto, alla stima, e quindi all'ammirazione. E sarà un’ammirazione fraterna.

Il presentista ha solo bisogno di capire qual è la via della ribellione.

E la via è il Net.Futurismo, unica avanguardia contemporanea capace di andare oltre l'inerzia l'apatia la depressione la rassegnazione e la liquidità presentista.


SINTESI PROSPETTICA NET.FUTURISTA

I passatisti sono seri o incazzati.

I presentisti sono depressi o irrequieti.

I net.futuristi ridono ridono ridono.

www.netfuturismo.it

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mercoledì, settembre 29, 2010

Del turismo passatista e presentista

Che un netfuturista sia un gran viaggiatore è scontato. La concezione indiscutibilmente dinamica evolutiva ricercatTiva dell'esistenza non può che spingerci a violare con frequenza i confini territoriali domestici per avventuararci un po' ovunque.
Vi parlerò di uno degli aspetti dell'immensificazione personale che ricevo in dono da questi viaggi. No, non è qualcosa di positivo in assoluto, ma è qualcosa che sembrerebbe essere totalmente negativo.
Alludo al momento in cui mi rendo davvero conto che la quasi totalità di chi lascia la propria casa per un altro luogo non riesce a goderne se non in minima parte. Parlo del ben noto turismo imbecille, il turismo passapresentista.
In estrema sintesi il turista imbecille è quello per cui va bene il programma di viaggi di un qualsiasi tour operator. Non voglio neppure qui affrontare il discorso sull'inutilità oggi delle agenzie di viaggi e simili, dato che chiunque abbia una discreta autonomia sa organizzare da solo il proprio viaggio in modo molto più che soddisfacente. Voglio qui parlare dell'incapacità che ha oggi il turista passapresentista di rendersi conto che i normali tour impacchettati preconfezionati a tutto servono meno che a conoscere in modo anche superficiale un luogo. Tutto si riduce invariabilmente ad una serie più o meno inutile di piccole grandi curiosità che attirerebbero forse l'attenzione di un bimbo di 6-7 anni (se non fosse per il fatto che il bimbo non ci sta neppure a sentire, per fortuna, e vuole scoprire le cose a modo suo). Vai a Monaco di Baviera? E allora, non c'è scampo, devi andare a Marienplatz. Benissimo. Ma non per rendersi un attimo conto di cosa rappresentava ieri e rappresenta oggi quella piazza. No. In piazza bisogna guardare come tanti allocchi verso l'alto, tutti insieme. Per vedere finalmente azionarsi il famoso carillon! Meraviglia. E così si torna a casa dicendo "Monaco è proprio fantastica, ho visto il carillon in piazza!". La città non esiste, si tira dritto da una chiesa all'altra fino ad arrivare al fantastico carillon. Al massimo qualche osservazione scontatissima sulle birrerie. Della città e dei suoi abitanti non occorre sapere nulla.
Barcellona, stesso discorso. Anche qui di tutta la storia di Barcellona, dell'importanza portuale, turistica, dei problemi linguistici e identitari non interessa nulla a nessuno. E invece - attenzione! - tutti di corsa a vedere, ancora con il muso all'insù come tanti allocchi, le incredibili fontane colorate del Montjuic! Ma non basta, perchè poi tocca vedere pure la salamandra del Parc Guell! Il parc Guell, in realtà, ci potrebbe dare un unico grandissimo insegnamento: come il turismo imbecille possa trasformare un colossale fallimento urbanistico in una miniera di soldi!
Oramai è così almeno in tutti i paesi occidentali. Persino una città incandescente di vita come Genova è ormai presa d'assalto dal turista presentista che viene per ammirare le fantastiche inenarrabili meraviglie dell'Acquario!
E' evidente che per il turista passapresentista tutto debba essere in linea con l'idea della città Luna Park. Perchè altrimenti vanno tanto di moda gli animali fantastici, le fontane colorate e i carillon?
Perchè riproducono Disneyland. Perchè sono tranquillizzanti. Perchè il turista può così continuare beatamente ad immaginare un mondo che non esiste, come fa sempre quando guarda la tv, quando va al cinema, o ad un concerto di musica ottocentesca. E il mondo reale? Non importa. Non si viaggia certo per conoscere la vita materiale di un altro paese. Magari poi si scopre che Monaco Barcellona e Genova sono tutt'altro che le città dei sogni. E conviene sognare sempre. Per carità.
Inutile dire che chi viaggia davvero dedica appena uno sguardo (e per nulla innocente) alle salamandre e alle fontanelle colorate, e invece si immerge giorno e notte nella vera vita del luoghi visitati. Luoghi fatti anche di bruttura sozzura lordura. Un mondo vero. Fatto di gente che deve raccattare il cibo per sfamarsi ogni giorno, proprio come accade nelle nostre città tutti i giorni.
Altro che salamandre!

Antonio Saccoccio

p.s. il viaggio insegna anche come si comportano i turisti in viaggio (nelle fotografie in basso: turisti pazientemente inebetiti attendono il carillon in Marienplatz)

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lunedì, agosto 30, 2010

i moderati sono tutti conservatori

Ho sempre avuto l'impressione (prima istintiva, poi sempre più lucida e chiara) che i cosiddetti moderati (o chi fa professione di moderatismo) siano individui viscidi e pericolosi.
Ho passato una vita a sentire fastidio verso frasi come "la verità sta sempre nel mezzo", "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace", "non sbilanciarti mai", "ricorda il giusto mezzo" e altre stupidaggini (non a caso confluite spesso nel nostro sciocchezzaio presentista).
Il problema non è tanto costituito dalle masse che fanno uso di tali frasine da venditore, perchè alle masse sono rimaste solo queste frasine da comprare e rivendere al primo che capita (vedi il citazionismo dilagante sul web e nostra conseguente operazione citazioni virali). Le masse, se restano masse a rimorchio e sostegno del sistema, non hanno potere. Il problema diventa per noi un pericolo nel momento in cui questo presentismo d'accatto è sbandierato dai ceti dominanti. Perchè l'uso di tale moderatismo ha un preciso compito: non cambiare mai nulla.
I moderati sono tutti conservatori. E oggi essere conservatori è molto grave.
Non tocca a noi ricordare la realtà penosa che abbiamo creato in millenni di evoluzione. E' sotto gli occhi di tutti. Basta fare una passeggiata nel centro storico di Roma, Firenze o Venezia, basta entrare in un qualunque centro commerciale, basta andare allo stadio, basta entrare in un museo o in una sala da concerto.
Ora, di fronte a questo i moderati cosa hanno da dire? Nulla. Più o meno va tutto bene per loro. Va sempre tutto bene. Perchè i moderati non vedono ciò che hanno attorno. Pochi (i più furbi) qualcosa vedono, ma fanno finta di non vedere per convenienza personale.
Immersi nel presentismo più sfrenato, i moderati vedono il 5% della realtà, arrivano a concepire al massimo il problema del litigio con la moglie/fidanzata (proprio come accade in Beautiful), del figlio che prende un 4 a scuola (ma va bene così, la professoressa è tiratissima di voti, è la migliore della scuola infatti), della Roma che pareggia in casa con il Cesena (per fortuna poi la Juve e la Lazio hanno perso il giorno dopo!), di quegli odiatissimi politici stupidi e corrotti che tolgono il potere a quegli altri così onesti e puri.
Questo è il moderato. Peggio di una povera bestia con i paraocchi.
Il moderato è il banale.
Il moderato è il semplicismo che diventa saggezza.
Il moderato è il relativismo trasformato in castrazione di pensiero.
Il moderato è fare sempre il serio, perchè chi ride è uno scellerato.
Il moderato è un libro già letto da tutti che vuol continuare a vendere copie.

Ma noi siamo con i tanti che vogliono scrivere libri nuovi.
Il Net.Futurismo è per questo avanguardia di massa.
Che ognuno dica e scriva ciò che ha da dire senza paura e senza censura.
Meglio una sola spontanea pura parola che mille chiacchiere moderate.
Meglio un CHE SCHIFO! indignato che mille volgari giri di parole.
Noi siamo con chi ci prova. Provarci oggi è un dovere.
Chi ci prova vince sempre.

Antonio Saccoccio (ci prova ci prova ci prova vince rivince stravince)

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martedì, luglio 20, 2010

L'elettricità della sfida all'insesistenza

Superati 2 anni di prove progetti prodotti di intensità prima ritenuta insostenibile. Tutto il previsto risulta compiuto. Tutto e più del previsto.

Ciò dimostra ancora una volta che ogni prova a cui ci sottoponiamo non è mai abbastanza ardua. Ogni passo che tentiamo non è mai abbastanza avventato. Dobbiamo cercare tutto ciò che comporta sforzo e impegno e rischio e una bella dose di pazzia. Questo è vivere da netfuturista. Perchè questo significa esplorare le possibilità della vita umana.

L'esistenza elastica prospettica tritatùt net.futurista consiste nel rifiuto della vita passatista e presentista, schiava delle consuetudini consacrate dal tempo e dall'abitudine. Intendiamoci: nessun net.futurista vive davvero, perchè nessuno può sapere cosa significhi "vivere". Ma la vita (o questa cosa che chiamiamo "vita") va comunque esplorata. Ed è per questo che noi spingiamo avventurosamente sempre il limite un po' più in là (spesso molto più in là). Ogni giorno sempre con meno senno, meno calcoli, meno salvagenti e meno paracadute.

Occorre avere la sanissima sensazione che siamo inadatti alla sfida, che stiamo rischiando di non farcela. Allora sì che staremo esplorando ciò che chiamiamo "vita".

Dobbiamo evitare accuratamente il convenzionale, il plauso e l'approvazione, il troppo comodo e il troppo facile.

Cos'è in fondo il Net.Futurismo? Provare in tutti i modi l'elettricità della sfida all'insesistenza.
E ora 3 settimane di traiettorie esploratrici antimodaiole nopoetiche prospettiche.
Antonio Saccoccio

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giovedì, marzo 11, 2010

Improvvisazione e praticità. Libertà e autodisciplina.

La rete è indubbiamente libertà, la rete è spesso anarchia. Ma la rete presuppone anche una buona dose di disciplina. Un network organizzato come il net.futurismo, diventato un modello per le avanguardie di tutto il mondo, dimostra che l'amore per la libera creatività della rete non è disgiunta da una notevole autodisciplina. E' proprio la facilità con cui nel lavoro di rete si può cadere nelle peggiori manie del presentismo (passatempismo e rimandismo in primis) che impone a ciascun membro di un network di dotarsi di una grande capacità di regolarsi e disciplinarsi. Questo tipo di disciplina non è affatto in contrapposizione con la libertà, quasi l'anarchia, che contraddistingue il lavoro in rete. I migliori network possono dirsi infatti esempi di "anarchia ordinata".

D'altra parte non lontana da questa idea era quella di Marinetti in un celebre discorso agli arditi.

Voi siete diventati arditi per un amore sfrenato della libertà. La conciliate con la disciplina necessaria ad ogni esercito che voglia vincere.

Ho constatato che la disciplina impostavi dai vostri capi è una bella disciplina elastica che non soffoca, che non può soffocare il vostro gagliardo individualismo impetuoso.

Come ben vedeva Marinetti, una sana disciplina non soffoca ma esalta le doti individuali. Per rendere l'appello pienamente net.futurista basta sostituire la parola "esercito" con "network" e l'espressione "disciplina impostavi dai vostri capi" con "disciplina che vi imponete per aderire agli obiettivi del network".


Voi siete diventati arditi per amore di improvvisazione e di praticità.


Improvvisazione e praticità. Libertà e autodisciplina.

Antonio Saccoccio

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domenica, dicembre 20, 2009

seriosità + snobismo = ridicola mediocrità

Non c'è nulla che ci faccia più ridere di chi si prende troppo sul serio.
La suprema scioltezza, l'olimpica naturale superiorità dei net.futuristi sfida costantemente e in ogni ambiente il contegno serioso e pretenzioso della mediocrità passatista e presentista.
Intellettuali, Accademici, Giornalisti, Divi, Artisti, Attori, Critici e affini: vederli così impostati come se fossero divinità scese in terra è sinceramente penoso. Come se la loro superiorità dovesse percepirsi dal loro sdegnoso distacco di emeriti cretini!

C'è da augurarsi che simili snobistici atteggiamenti si riducano fino a scomparire, anche grazie al progressivo estendersi della retarchia avanzata dal Net.Futurismo.
Per ora noi net.futuristi li guardiamo continuando a ridere ridere ridere.

Antonio Saccoccio

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domenica, novembre 15, 2009

Presentismo e incapacità di evoluzione

Una delle tendenze del presentismo contemporaneo è quella di intavolare discussioni puramente formali, totalmente improduttive. La discussione finisce infatti per diventare uno strumento per affermare la propria persona: non si discute per far vincere le idee, ma per far vincere noi stessi. Si parte dal negativissimo punto di vista per cui si discute per avere ragione, non per trovare la ragione. Ed è così che si finisce per voler la ragione a tutti i costi, impiegando penosi artifici sofistici pur di non accettare di essere in errore. José Ortega y Gasset sosteneva che "quanto più superficiale è un'intelligenza, maggior propensione mostrerà a qualificare le discussioni come mere dispute verbali". Bene, per il presentista, che di questa superficialità è il campione assoluto, le discussioni esistono solo in quanto tali. Il presentista inizia a discutere non prendendo neppure per un attimo in considerazione che le sue opinioni possano trasformarsi nel corso della discussione. Il presentista è così. Duro come un coccio, rigido come un pezzo di legno. Non ammette trasformazioni ed evoluzione nel contatto con gli altri. E per questo si priva di un futuro.


Antonio S.

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martedì, ottobre 20, 2009

creatività e genio: la confusione dei presentisti

I presentisti hanno delle strane idee relativamente alla creatività e al genio. Non comprendono che dietro ad una grande idea c'è sempre un grande lavoro, un grande impegno, grandi conoscenze/competenze. Oggi i più pensano al genio come ad una persona stravagante, bizzarra, insolita. Un po' come si crede che uno sia artista solo perchè si mette un foulard o una sciarpa attorno al collo. Questo è puro presentismo. L'atto creativo è invece il risultato di lunghi momenti di riflessione, studio, critica, discussioni. Come disse una volta Thomas Alva Edison, il 99% del genio non è inspiration (ispirazione creativa), ma perspiration (traspirazione! sudore!). Il net.futurista sa bene che bisogna insistere insistere sempre insistere nella ricerca di soluzioni staordinarie alternative. Niente di speciale arriva mai per caso. Ogni invenzioneideazionecreazione è il frutto di ostinata caparbietà.
Ostinazione net.futurista.
Antonio S.

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giovedì, ottobre 01, 2009

solo il net.futurismo salverà i presentisti

Forse non tutti hanno chiaro un passaggio decisivo per le sorti della nostra civiltà.
Il presentismo contemporaneo non può essere curato con il passatismo.
Il presentista è uno dei figli ribelli della cultura passatista, ma è il figlio che ribellandosi all'autoritarismo e al dogmatismo paterno non ha trovato una strada alternativa e si è rifugiato nell'accettazione passiva del presente, nel vivere alla giornata, senza stimoli nè progetti per il futuro. E per questo prima o poi fa i conti con la depressione, con l'ansia, con il vuoto esistenziale.
Il presentismo può essere curato solo con dosi massicce di net.futurismo.
Il presentista teme il net.futurista perchè vede in lui un altro ribelle, ma vede in lui il fratello ribelle che ce l'ha fatta a trovare la strada vincente. Un ribelle vivo vivace raggiante.
Il presentista passerà nei prossimi anni dal timore per il net.futurista al rispetto, alla stima, e quindi all'ammirazione. Ammirazione fraterna.
Il presentista non tornerà più indietro, non tornerà mai al passatismo.
Il presentista ha solo bisogno di capire qual è la via della ribellione.
E la via è il net.futurismo, unica avanguardia contemporanea capace di andare oltre l'inerzia l'apatia la depressione la rassegnazione e la liquidità presentista.
I passatisti sono seri o incazzati.
I presentisti sono depressi o irrequieti.
I net.futuristi ridono ridono ridono.
Antonio S.

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mercoledì, settembre 23, 2009

Il presentista è un non-avversario. Ridateci i passatisti!

Ormai è chiaro che il presentismo è a tutti gli effetti la filosofia di vita dell'uomo contemporaneo.
Il presentista si riconosce perchè prende il mondo così com'è. Non si è mai posto nè si porrà mai il problema di un modo alternativo di intendere e condurre la propria esistenza. Il presentista è un passivo recettore del già dato, del già affermato, del già visto e del già sentito. Se si prova a stimolarlo, risponderà: "Il mondo va così. Che vuoi cambiarlo tu?".
Il presentista è sostanzialmente un ignorante: ignora la storia dell'umanità, del pensiero, delle culture. E per questo non ha neppure l'unica idea che tiene in vita il passatista: il culto del passato, della grandezza del passato. Il presentista è il frutto peggiore dei nostri tempi, ha rinnegato anche lo studio e lo sforzo conoscitivo perchè ritenuti inutili e quindi è risucchiato negli eventi contemporanei senza avere le chiavi per decifrarli e opporvisi. Il presentista si riduce al carpe diem più meschino, all'edonismo più imbecille, alle mode più tristi. Il presentista è depresso, rinunciatario, noioso e annoiato, arrendevole e arrivista, cialtrone, affarista, carrierista, apatico, utilitarista.
Il mondo dei presentisti è quello che vediamo oggi: un mondo soggetto a progressiva desertificazione culturale, sociale, politica, ideale.
In questo mondo due sono le vie che si aprono al presentista: vivere da predatori (presentista A) o vivere da prede (presentista B). Spesso le due vie non sono scelte, ma seguono le predisposizioni naturali dei vari presentisti. C'è chi sfrutterà la situazione perchè più aggressivo e dominatore e diventerà così presentista di tipo A. E c'è chi invece subirà la situazione perchè più debole e diventerà presentista di tipo B. Due esempi per chiarire: nel mondo dello spettacolo televisivo contemporaneo, che è un mondo dominato dal presentismo più avanzato, l'uomo di spettacolo è il presentista A (che viene pagato per produrre sciocchezze), lo spettatore è il presentista B (che paga per vedere sciocchezze). Entrambi sono passivi recettori della cultura di massa, ma il presentista A riesce ad sfruttarla a personali fini d'arrivismo affarismo carrierismo, mentre il presentista B la subisce due volte (dal sistema e dal presentista A).
Il passatista era ed è un avversario a volte duro: conosce il passato e lo difende a spada tratta. Per convincere un passatista, occorre essere un vero netfuturista, ma alla fine basta proporgli di fare un passo ulteriore: il passato prima si conosce, e poi si supera.
Il presentista è un avversario ben peggiore. Non conosce e non vuole conoscere. Ignora il passato e il presente. Con il presentista non si può discutere di nulla, perchè tutto ignora. Con il presentista non si possono avere relazioni, perchè non sa relazionarsi.
Il presentista è un non-avversario.
Ridateci i passatisti!
Antonio Saccoccio

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mercoledì, settembre 09, 2009

NetFuturismo e formazione: la battaglia continua

Sono anni che il NetFuturismo ha individuato nella scuola e nella formazione i principali morbi che impediscono qualsiasi evoluzione socio-culturale nel nostro Paese. Tante volte abbiamo sottolineato come il modello gerarchico-trasmissivo è, se non da seppellire definitivamente, almeno da riconsiderare seriamente. Ovviamente l'ondata reazionaria in atto da anni in Italia su questi temi ha progressivamente occultato tutte le più evolute analisi di settore e le intuizioni dei più brillanti studiosi. Ma noi net.futuristi andiamo avanti, rapidissimi, per la nostra strada, convinti che la nostra è una battaglia indispensabile per le future generazioni.
E' sempre importante in battaglie cruciali come questa trovare validi alleati. Il net.futurismo è aperto su tutti i fronti. Considerazioni interessanti e acute giungono da più parti, anche se il clima attorno a questi temi è ultimamente pesantissimo.
Un valido alleato è senza dubbio Alberto Abruzzese, brillante sociologo ed esperto di comunicazione. Propongo qui di seguito qualche sua considerazione sulla formazione, che sembra estrapolata direttamente dai testi net.futuristi.
"Il paradigma dominante resta quello di una formazione unidirezionale (proprio come si dice della comunicazione televisiva generalista), in cui il sapere si esaurisce nel suo apprendimento, nella sua memorizzazione, e l’esperienza viva delle cose che si insegnano viene gettata all’esterno dell’aula, spazio ancora sovrano, univoco, sull’intrattenimento tra docente e discente, e viene rimandata così al futuro mondo del lavoro, dei mestieri e delle professioni. Certo: molti maestri e insegnanti hanno cercato di cambiare metodi, contenuti, a volte persino se stessi, intervenendo sulle linee di confine tra ambiente didattico, famiglie, comunità di spirito e di territorio. È stato fatto in modo disomogeneo e dal basso assai più che dall’alto, essendo venuta a mancare qualsiasi capacità progettuale da parte delle istituzioni. Ma il paradigma ancora dominante nella mentalità dei sistemi socio-culturali interessati alla formazione è quello di un modello di trasmissione del sapere e del saper fare meccanicistico, dunque un agire formativo chiuso nel tempo e nello spazio. Niente che abbia a che vedere con la fluidità della vita quotidiana e persino molto meno di quanto offrono le dinamiche relazionali della vita sociale, spesso assai più affettive, emotive, coinvolgenti, di quanto si creda. La formazione insiste su una visione di se stessa universalista e insieme episodica, a tempo determinato. Non sa parlare di bisogni, ma di principi e doveri. Le conoscenze che impartisce funzionano più o meno alla maniera dei trasporti, con la loro stessa logica: come se si trattasse di smistare i propri blocchi di sapere da un contenitore, quello grande del formatore, all’altro, quello piccolo dell’apprendista". (Alberto Abruzzese, Educare e comunicare. Spazi ed azioni dei media)
La critica alla formazione chiusa nel tempo e nello spazio, l'insistenza sulla comunicazione monodirezionale, l'impermeabilità della scuola ai reali bisogni, la somiglianza tra il modello comunicativo scolastico e quello televisivo: sono tutti punti cardine della riflessione net.futurista.
Attendiamo che altri studiosi come Abruzzese aprano una breccia nel muro della formazione passapresentista.
Noi intanto continuiamo le nostre battaglie, sempre e comunque in continua evoluzione.
Antonio S.

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sabato, agosto 01, 2009

Bisticci ricreat(T)ivi: ecco il terzo millennio

I Bisticci ricreat(T)ivi hanno finalmente visto la luce a Forlì, nodo storico del Net.Futurismo grazie all'infaticabile lavoro del performer creativo totale Gianluigi Giorgetti.
Il pubblico dei bisticci viene letteralmente frustato: 2-3 temi "scandalosi" proposti e affrontati in modo provocatorio e affidati a relatori elettrici.
Tutto dipende dalla qualità dei relatori-provocatori e dalle competenze e dal carattere del pubblico. Se tutto è al top, siamo alla pura elettricità creativa.
I bisticci ricreat(T)ivi nel giro di pochi mesi diventeranno il ritrovo dei geniali di tutto il mondo. Dove il termine "genio" è inteso in modo assolutamente nuovo: persona che ha la capacità e il coraggio di proporre soluzioni innovative e significative in settori in cui trionfano passatismo e presentismo.
Nella serata di Forlì il primo bisticcio della storia è stato affidato a 2 net.futuristi di vecchia data: chi vi scrive, noto incendiario dentro il web e fuori, e il giovane netfuturista Gianluigi Ballarani, già capace più volte di rivitalizzare gli animi passatisti e presentisti.
Tema generale del loro bisticcio: scuola e formazione anno 2009, temi cari al Net.futurismo.
Due le provocazioni lanciate:
1. Net.Futurismo: La didattica nozionistica e trasmissiva adottata per decenni nelle nostre scuole è la causa principale dell'attuale mancanza di idee da parte di uomini politici, intellettuali, filosofi, artisti, poeti, etc. E' quel tipo di didattica ad aver amplificato il conformismo e la massificazione. Ha inoltre aperto la via al trionfo omologante televisivo.
Sgomento dei partecipanti, che scuotono la testa e non si capacitano: la nozione può essere davvero dannosa? "Certo, se manca la necessaria riflessione sulla nozione e la conseguente rielaborazione". Ma il NetFuturismo su questo è 2-3 decenni avanti. Troppo avanti. Tuttavia diversi occhi manifestano ricezione dei nostri stimoli. Menti si accendono.
2. Net.Futurismo: E' necessario istituire entro pochi anni un insegnamento di comunicazione, nuove tecnologie e nuovi media in tutte le scuole di ogni ordine e grado (almeno 2 ore settimanali). Questo per porre argine all'ignoranza devastante delle vecchie e nuove generazioni in campi che sono oggi di strategica importanza.
Panico. Goffi tentativi di obiettare qualcosa improvvisando. Pochissime voci chiare in mezzo ad un balbettare incerto confuso.
In generale pubblico e relatori-provocatori non net.futuristi ancora molto lontani dalle intuizioni net.futuriste. Nella serata il bisticcio viene frequentemente evitato per cedere ad un vago (e vano) desiderio di parlare liberamente e generalmente dell'aspetto del tema proposto che più piace. Desiderio della chiacchiera da bar o della seduta psicanalitica di gruppo. Difficoltà enorme a concentrarsi sui nodi centrali delle provocazioni. Difficoltà nel comprendere la grande novità delle serate net.futuriste: il bisticcio ricreat(T)ivo.
In conclusione il Net.Futurismo ritiene necessario:
- diffondere al più presto bisticci ricreat(T)ivi in tutta Italia
- trovare provocatori vivi vivissimi e pubblico infiammabile infiammabilissimo
- diffondere novità intuizioni ottimismo energia volontà in un Paese spento avvilito timido pauroso
Antonio Saccoccio

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lunedì, giugno 29, 2009

Milano International Fashion Show ovvero DEMODEMO

Milano International Fashion Show è il trionfo della noia e dell'inutilità. Non c'è assolutamente nulla da vedere, nulla da ascoltare, nulla da pensare. C'è la solita sfilata passatista e presentista, i soliti nomi, il solito sistema che si autocelebra di fronte ad un mucchio di paralitici che assistono mummificati sulle loro sedie. Setting paralizzante, presentazione paralizzante, abiti paralizzanti, musica paralizzante. Cosa si può pretendere di più deprimente?
Vestire il nostro corpo necessita di creatività. E questa gente non ha creatività. Cambiano tessuti, cambiano colori, cambiano fogge, ma tutto senza il minimo senso. Tutto è noioso perchè è essenzialmente stupido.
Per questo noi rilanciamo l'idea di una moda d'avanguardia!
E' necessario essere avanguardisti nella vita di tutti giorni! E per questo noi ci vestiremo ogni giorno con creatività!
Noi non ci metteremo più addosso solo un prodotto, ma un'idea!
Noi non vogliamo il consenso dei vecchi borghesucci passatisti.
Noi vogliamo i loro fischi e vogliamo gli applausi trepidanti dei giovani elettrizzati carichi di energia.
Milano International Fashion Show
ovvero DEMODEMO
DElla MOrte DElla MOda

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mercoledì, maggio 27, 2009

E' ora della ribellione culturale. Buttate via ciò che non vi piace!

Per la tipica mentalità dello studioso passatista e presentista (e anche dello peudo-intellettuale, figura sempre di moda) qualsiasi cosa finisca in un libro è degna di rispetto. Per cui non si può che stimare chi è finito in un manuale di letteratura o d'arte. Il grande uomo, il grande artista e il grande intellettuale, invece, non hanno alcun problema a criticare e disprezzare anche chi occupa pagine e pagine dei manuali di storia della letteratura o dell'arte. Il grande uomo conosce il proprio valore e non ha alcun problema ad affermare con sicurezza le proprie opinioni, fregandosene di chi è stato già "storicizzato" dalla cultura ufficiale e libresca del suo tempo. Noi net.futuristi reclamiamo e rivendichiamo, non per noi ma per tutti!, la necessità di criticare la cultura passata e presente. D'ora in poi chi è già noto e accettato dalla cultura del tempo non dovrà più rappresentare un'autorità per chi non è noto e accettato. Invitiamo così alla ribellione culturale giovani, adulti e anziani di tutto il mondo.
Se non vi piace un libro, anche se è stato scritto da un'auctoritas da tutti riconosciuta, chiudete quel libro!
Se non vi piace un brano di musica, anche se composto da chissà quale genio, smettete di ascoltarla! E gridate a tutti il vostro disappunto! Urlate la vostra noia.
Ma soprattutto, al posto di deprimervi ricoprendo di rispetto e onori chi non lo merita, correte a coltivare il vostro talento, avidi solo di creazione e novità.
E' lì la vostra vita.
Antonio S.

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lunedì, marzo 30, 2009

lottiamo per l'Uomo Nuovo

lottiamo ogni giorno - noi netfuturisti - per la nascita dell'Uomo Nuovo.
ogni giorno ci imbattiamo nell'immonda viltà opportunistica e nell'utilitarismo più becero.
ogni giorno lanciamo stimoli febbrili d'ottimismo energico e vitale.
ogni giorno cerchiamo di essere più veri più intensi più vivi.
ogni giorno ci schifiamo di fronte alla falsità interessata e all'egoismo mercantile.
lottiamo ogni giorno - noi netfuturisti - per la nascita dell'Uomo Nuovo.
Antonio Saccoccio

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sabato, marzo 21, 2009

Netfuturismo, viaggiatori e turisti

Noi netfuturisti ribadiamo ancora una volta la distinzione tra i veri viaggiatori e i semplici turisti.
Siamo convinti che chi viaggia seguendo i tradizionali percorsi turistici è come se non viaggiasse.
I viaggi organizzati dalle agenzie sono vere e proprie delusioni per i veri viaggiatori.
Cosa vede normalmente il turista medio in una capitale europea?
Vede altri turisti e vede esercizi commerciali messi in piedi per i turisti. E vede quei 3-4 monumenti notissimi, che non si possono assolutamente non vedere (o meglio, dire di aver visto).
Cosa sarebbe il caso di vedere invece?
La vita di quella città, quella di tutti i giorni. Non la vetrina preparata ad hoc per il turista. Non la gente che vive aspettando il turista.
Noi net.futuristi intendiamo il viaggio in un modo selvaggio e al tempo stesso coraggiosamente avanguardista.
Noi detestiamo le bancarelle e i negozietti di magliette spille tazze cappellini.
Noi vogliamo inoltrarci irriducibilmente nella vita dei luoghi che visitiamo.
Nulla deve sfuggirci, dall'aspetto più basso e triviale a quello più snob e intellettuale.
Tutto è vita.

Il viaggio vissuto in modo autentico è net.futurismo intensificato.
Il giretto delle tre chiese è una delle massime espressioni del passatismo e del presentismo contemporaneo.

Antonio S.

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