LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

domenica, novembre 15, 2009

Presentismo e incapacità di evoluzione

Una delle tendenze del presentismo contemporaneo è quella di intavolare discussioni puramente formali, totalmente improduttive. La discussione finisce infatti per diventare uno strumento per affermare la propria persona: non si discute per far vincere le idee, ma per far vincere noi stessi. Si parte dal negativissimo punto di vista per cui si discute per avere ragione, non per trovare la ragione. Ed è così che si finisce per voler la ragione a tutti i costi, impiegando penosi artifici sofistici pur di non accettare di essere in errore. José Ortega y Gasset sosteneva che "quanto più superficiale è un'intelligenza, maggior propensione mostrerà a qualificare le discussioni come mere dispute verbali". Bene, per il presentista, che di questa superficialità è il campione assoluto, le discussioni esistono solo in quanto tali. Il presentista inizia a discutere non prendendo neppure per un attimo in considerazione che le sue opinioni possano trasformarsi nel corso della discussione. Il presentista è così. Duro come un coccio, rigido come un pezzo di legno. Non ammette trasformazioni ed evoluzione nel contatto con gli altri. E per questo si priva di un futuro.


Antonio S.

Etichette: , , ,

mercoledì, gennaio 10, 2007

La dittatura dell'uomo-massa

Sono solito usare per descrivere l'uomo contemporaneo due termini che usò più di settant'anni fa il grande filosofo Ortega y Gasset: l'uomo-massa, l'uomo medio.
E' questo tipo di uomo che costituisce il cancro della nostra società. L'uomo che crede di sapere e invece non sa nulla. L'uomo che ripete scimmiescamente ideuzze e luoghi comuni sentiti qua e là dopo averli incamerati senza il minimo vaglio critico.
Questo è l'uomo-massa, questo è l'uomo medio.
Ci sono numerosi passi del saggio La rebelíon de las masas (1930) di Ortega y Gasset in cui viene descritto un tipo di uomo simile all'attuale. Leggendo questi passi non si può non stupirsi del fatto che Ortega già coglieva nella prima metà del secolo scorso quella tendenza alla massificazione del pensiero che oggi è una realtà diffusa in ogni zona del mondo.
"Non intendo dire che l'uomo-massa sia ignaro. Quello attuale, al contrario, è più reattivo, possiede maggiori capacità intellettive di qualunque altro nel passato. Ma queste capacità non gli servono a nulla; a rigore, la vaga sensazione di possederle gli permette di chiudersi maggiormente in se stesso e di non usarle. Una volta per sempre egli consacra l'assortimento di luoghi comuni, di pregiudizi, di parvenze d'idee, o semplicemente di vocaboli vacui che il caso ha ammucchiato nella sua coscienza e, con un'audacia spiegabile soltanto con l'ingenuità, cercherà di imporli ovunque. [...] Non che l'uomo volgare ritenga d'essere eccellente e non volgare, ma che proclami e imponga il diritto della volgarità, o la volgarità come un diritto".
"L'uomo medio possiede delle "idee", però manca della funzione di pensare".
Ecco il cuore del problema. L'uomo-massa, l'uomo medio(cre) non pensa autonomamente. Prende le idee in prestito affastellando tutti i pregiudizi e luoghi comuni più diffusi nella società e cerca a sua volta di imporli a tutti gli altri, comprese le minoranze pensanti.
A mio avviso questa rovina è storicamente dovuta alla diffusione dell'istruzione (di una pessima istruzione, si intende) in larghissime fasce della popolazione. La gente si è illusa di sapere, mentre non faceva altro che ripetere pappagallescamente le idee degli altri. Con il risultato che oggi, molto di più che all'epoca di Ortega, l'uomo-massa è il vero e indiscusso dittatore.
Il compito, arduo ma non impossibile, che spetta all'uomo esterno alle masse, all'uomo ancora pensante è quello di demassificare l'uomo medio. Bisognerà produrre nell'uomo-massa un distacco da questa modalità esistenziale e il ricongiungimento con il proprio sè, con la capacità di produrre e creare pensiero in modo autonomo.
La rivoluzione neofuturista parte da questi presupposti. Risvegliare l'uomo-massa sarà il suo compito. Con il pensiero, con l'azione, con l'arte.
Antonio S.

Etichette: , ,

lunedì, dicembre 18, 2006

Ortega y Gasset: l'arte tra passato e futuro

Josè Ortega y Gasset è stato senza dubbio uno dei più grandi filosofi del XX secolo. Fu autore di opere straordinarie, tra cui ricordiamo soprattutto La rebelíon de las masas del 1930, in cui descrive la condizione dell'uomo-massa in modo superbo anticipando analisi sociologiche ancor oggi di grande attualità. Ma Ortega scrisse anche un saggio sulla rivoluzione artistica del Novecento, La deshumanización del arte, che contiene passi brillanti, accanto ad altri a mio avviso meno convincenti. Ma le vette raggiunte da Ortega sono decisamente uniche.
Tralascio il discorso generale (che mi riservo di trattare in altra occasione) e vi riporto il passo in cui, per motivare la rivoluzione artistica in atto, descrive il bisogno dell'uomo di rinnovarsi continuamente.
---
"Conta poco la vita se non batte dentro di essa un'ansia irrefrenabile di ampliare le sue frontiere. Si vive nella proporzione con cui si anela di vivere di più. Ogni ostinazione nel mantenerci dentro il nostro orizzonte abituale significa debolezza, decadenza delle energie vitali. L'orizzonte è una linea biologica, un organo vivo del nostro essere; finchè godiamo di plenitudine, l'orizzonte avanza, si dilata, ondeggia elastico quasi all'unisono con il nostro respiro. Viceversa, quando l'orizzonte s'immobilizza, vuol dire che si è atrofizzato e che noi siamo entrati nella vecchiaia."
Josè Ortega y Gasset, La disumanizzazione dell'arte (1925)
---
Ortega y Gasset fu un pensatore acutissimo. E ovviamente si rese conto dell'importanza per l'uomo di cambiare continuamente. La disumanizzazione dell'arte contiene pagine dure nei confronti dell'arte del XIX secolo. L'istinto porta quindi il filosofo spagnolo a schierarsi senza indugio a favore delle nuove correnti artistiche.
---
"Quando un'arte porta con sè molti secoli di ininterrotta evoluzione, senza gravi fratture nè crisi storiche che la interrompano, la tradizione si va facendo densa e opprimente e gravita progressivamente sull'ispirazione attuale. O per dirla diversamente: fra l'artista che sorge e il mondo si frappone ogni volta una maggiore massa di modi stilistici tradizionali che intercettano la comunione diretta e originale del primo con l'altro. Sicchè l'una delle due: o la tradizione finisce col respingere ogni energia originale - come avvenne in Egitto, a Bisanzio, nell'Oriente - oppure l'azione del passato sul presente deve cambiare di direzione e deve sorgere un lungo periodo in cui la nuova arte si vada affrancando poco per volta dalla vecchia eredità che la soffoca. Questa è la sorte dell'anima europea in cui predomina un istinto futurista al di sopra dell'irrimediabile tradizionalismo e passatismo orientali."
Josè Ortega y Gasset, La disumanizzazione dell'arte (1925)
---
Eccolo il nostro Ortega pienamente futurista.
A quasi un secolo di distanza sentiamo queste parole vivissime. Una forma di oppressione ancora maggiore grava su tutti noi nell'epoca dei mezzi di comunicazione di massa. E si sente il bisogno nuovamente di rompere gli schemi, di dare un altro colpo al passatismo.
Antonio S.

Etichette: , , , , , , ,