LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

lunedì, maggio 10, 2010

L'arte di fare network: netfuturismo - idee - intelligenze - comunicazione

Fare rete, fare network oggi. Tanti ne parlano, in pochissimi sanno di cosa parlano.

Il Net.Futurismo, che ha creato uno dei pochissimi network d'avanguardia in Italia, se la ride vedendo professorucoli parlarne filosoficamente, e crollare miseramente alla prova dei fatti. Se sai davvero cosa è un network, come si crea e si gestisce un network, allora sai anche passare alla pratica. Se invece hai letto 2-3 cretinate sui libri o sul web, allora non riuscirai mai a creare qualcosa che assomigli ad un network.

Un network deve avere innanzitutto una chiara missione attorno alla quale si aggregano i vari membri. Se non si ha nulla da dire, se non si ha una missione da portare avanti, il network non ha motivo di esistere e diventerà presto solo uno dei tanti ritrovi per perditempo. In questo primo passo crolla già il 70% dei tentativi.

Creato il network, bisogna gestirlo. Un network che funziona evolve costantemente attirando chi è capace e motivato e allontanando chi è incapace e privo di reali motivazioni.
Se c'è unione di intenti e non si commettono errori di gestione il network evolve rapidamente e costantemente. Altrimenti con altrettanta rapidità degenera e poi muore. Per gestire un network occorre essere esperti di comunicazione ed essere dotati di un'elevata intelligenza relazionale.
Nella fase di gestione crolla un altro buon 25%.

Insomma si tratta di studiare quel 5% che ce la fa a creare un network che funziona. E studiare anche il restante 95% che non ce la fa. La differenza degli approcci e delle strategie è spesso evidente. Basta saper osservare, studiare e riflettere.
Poi bisogna avere le idee.
E per quelle lo studio può non bastare.

Antonio Saccoccio


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giovedì, marzo 11, 2010

Improvvisazione e praticità. Libertà e autodisciplina.

La rete è indubbiamente libertà, la rete è spesso anarchia. Ma la rete presuppone anche una buona dose di disciplina. Un network organizzato come il net.futurismo, diventato un modello per le avanguardie di tutto il mondo, dimostra che l'amore per la libera creatività della rete non è disgiunta da una notevole autodisciplina. E' proprio la facilità con cui nel lavoro di rete si può cadere nelle peggiori manie del presentismo (passatempismo e rimandismo in primis) che impone a ciascun membro di un network di dotarsi di una grande capacità di regolarsi e disciplinarsi. Questo tipo di disciplina non è affatto in contrapposizione con la libertà, quasi l'anarchia, che contraddistingue il lavoro in rete. I migliori network possono dirsi infatti esempi di "anarchia ordinata".

D'altra parte non lontana da questa idea era quella di Marinetti in un celebre discorso agli arditi.

Voi siete diventati arditi per un amore sfrenato della libertà. La conciliate con la disciplina necessaria ad ogni esercito che voglia vincere.

Ho constatato che la disciplina impostavi dai vostri capi è una bella disciplina elastica che non soffoca, che non può soffocare il vostro gagliardo individualismo impetuoso.

Come ben vedeva Marinetti, una sana disciplina non soffoca ma esalta le doti individuali. Per rendere l'appello pienamente net.futurista basta sostituire la parola "esercito" con "network" e l'espressione "disciplina impostavi dai vostri capi" con "disciplina che vi imponete per aderire agli obiettivi del network".


Voi siete diventati arditi per amore di improvvisazione e di praticità.


Improvvisazione e praticità. Libertà e autodisciplina.

Antonio Saccoccio

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giovedì, gennaio 28, 2010

Una scuola per il Futuro: la rivoluzione del sistema scolastico italiano parte dal web

“Una scuola per il Futuro”

La rivoluzione del sistema scolastico italiano parte dal web

La condizione della scuola italiana è sotto gli occhi di tutti. Gli studenti non sono soddisfatti, i genitori non sono soddisfatti, gli insegnanti non sono soddisfatti, i dirigenti scolastici non sono soddisfatti. Attorno a questo clima di generale insoddisfazione si respira un altrettanto generale clima di arrendevolezza. Gli insegnanti cercano di rispondere a questa crisi adottando varie condotte, che nella quasi totalità dei casi non fanno che accrescere o lasciare intatta la crisi. Molti docenti decidono di fregarsene e cerca di sopravvivere, senza mettersi troppo in gioco e in discussione, contando i giorni che li separano dalla pensione. Altri sono invece impegnati ad urlare e sbraitare quotidianamente la propria frustrazione, colpendo a turno tutti gli altri attori coinvolti nel sistema scuola. Ministri, dirigenti, genitori e ovviamente studenti: tutti sono meritevoli di velenosi insulti. Una terza via d’uscita è quella dell’insegnante diligente e gran lavoratore, che ogni giorno si impegna in un oscuro e faticosissimo lavoro per cercare di dire (e farsi dire) “sono un ottimo insegnante”. Davvero encomiabile, ma anche quest’ultimo atteggiamento, così come evidentemente gli altri due succitati, non rappresenta che una bandiera bianca alzata di fronte alla crisi della scuola contemporanea. Cosa fare quindi? Quale atteggiamento deve oggi avere un insegnante? La nostra risposta non ammette dubbi: occorre mettere finalmente tutto in discussione. Se le piccole correzioni di volta in volta introdotte nella scuola (didattica modulare, debiti formativi, griglie di valutazione, voto di condotta, etc.) non hanno portato a nulla, è solo perché non si è avuto il coraggio di mettersi completamente in gioco, di sospettare delle più tradizionali pratiche didattiche.
La realtà contemporanea è una realtà profondamente differente rispetto a quella di 20-30 anni fa. Gli insegnanti possono tranquillamente continuare a guardare con ammirazione (e persino nostalgia) alle lezioni del loro professore preferito durante gli anni Settanta e Ottanta, quando frequentavano il liceo. Ma una cosa non è più accettabile: non si può pretendere di trasportare quel modello nel 2010. Il mondo nel frattempo ha subito una delle trasformazioni più traumatiche da diversi secoli. Con la nuova rivoluzione tecnologica sono stati stravolti dalla base i tradizionali paradigmi del sapere. E in molti casi lo stravolgimento è stato salutare. La realtà in cui vive un “nativo digitale” ha caratteristiche che non possono non essere prese in considerazione nel momento in cui si parla di apprendimento e formazione. La condizione postmoderna va osservata con attenzione e compresa in profondità. Liquidità? trasparenza? complessità? Tutto questo non può essere trascurato pensando alla formazione delle ultime generazioni. Nuovi paradigmi del sapere si sono affacciati sulla scena mondiale: la scuola ha fatto finta che nulla fosse accaduto, provando anzi ad espellere le novità come fossero virus letali. In realtà la scuola ha il compito di fare i conti con la realtà, di comprendere e lasciarsi persino attaccare dai virus. Alzare le barricate significa condannarsi all’emarginazione dalla vita reale. Il nuovo spaventa sempre chi non conosce o non vuole conoscere.
Questo preambolo è necessario per porre gli obiettivi di questo gruppo nato all’interno del ning La scuola che funziona, gruppo che abbiamo voluto significativamente chiamare “Una scuola per il Futuro”. L’obiettivo è quindi quello di pensare e costruire una scuola possibile in un futuro (si spera vicino), ma anche una scuola capace di dare, al contrario di quella attuale, un futuro alle nuove generazioni.
I docenti impegnati in “Una scuola per il Futuro” non sono menefreghisti, non sono rassegnati, non urlano contro questo o quell’altro, ma non sono neppure asini di fatica che lavorano instancabilmente contribuendo a legittimare lo status quo. I docenti impegnati in “Una scuola per il Futuro” si impegnano a fondo, ma per il rinnovamento. Sono consapevoli che oggi il compito prioritario di una scuola che funziona è quello di proclamare a gran voce che il vecchio paradigma trasmissivo, antipratico e nozionistico è incapace di affrontare le sfide formative del terzo millennio. È necessario riconsiderare completamente le pratiche didattiche, è necessario mettere in discussione tutte le teorie implicite che bloccano alla base la nostra azione di sano e improrogabile rinnovamento. Il docente è ancora schiavo dei voti, dei compiti a casa e di quelli in classe, dei programmi, della disciplina, e di altre mille convenzioni scolastiche. Non bisogna avere paura di lasciare il sentiero più battuto, soprattutto quando questo sentiero è diventato così accidentato e sconnesso da essere ormai impraticabile.
Il gruppo “Una scuola per il Futuro” si propone i seguenti concreti obiettivi:
- sviluppare, attraverso lo studio, l’analisi e il confronto costante, i nodi concettuali attorno ai quali possa prendere avvio un’idea di scuola adeguata a formare i giovani del XXI secolo. Una scuola seducente, una scuola non separata dal mondo, una scuola in cui sia un piacere trascorrere del tempo, una scuola in cui l’apprendimento sia significativo per le nostre esistenze, una scuola viva. Lo studio sarà condotto con un costante riferimento a ciò che accade concretamente sul campo (la scuola), attraverso monitoraggi, sondaggi e analisi statistiche. Nessuno spazio per l’accademismo, nessuno spazio per modelli pedagogici autoreferenziali.
- presentare i risultati di queste analisi in una pubblicazione (cartacea e digitale), che contenga l’esposizione programmatica delle 10-12 questioni fondamentali da affrontare per rivitalizzare finalmente la scuola italiana. Tutto il 2010 sarà dedicato allo studio, alla raccolta dei dati, all’analisi e al confronto tra noi colleghi, formatori, studenti e altri attori del sistema scuola. La stesura dei contributi e la pubblicazione è prevista per i primi mesi del 2011.
- presentare i risultati di questi studi in numerose occasioni pubbliche: conferenze e convegni sulla scuola, sulla didattica, sull’apprendimento; giornate di studi e seminari presso istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado e università.
- diffondere le idee promosse dal nostro network in siti web che si occupano di questi temi, o anche su riviste, quotidiani cartacei e altri old media.

Ora non resta che darsi da fare.
Il futuro della scuola lo costruiamo noi.

Antonio Saccoccio

* Il ning La scuola che funziona nasce da un'idea di Gianni Marconato (formatore e teorico di orientamento costruttivista, sviluppatore di ambienti di apprendimento sul web). Il gruppo Una scuola per il Futuro è stato creato ed è coordinato dal duo Mariaserena Peterlin - Antonio Saccoccio (Net.Futurismo)

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lunedì, novembre 23, 2009

Dalla democrazia rappresentativa alla retarchia

Il Net.Futurismo è per definizione Futurismo della Rete, o meglio Futurismo delle Reti. Abbiamo affermato più volte che la rivoluzione in atto nel campo della comunicazione e dei media sta trasformando le tradizionali forme di sapere e di potere. Da questo punto di vista ci troviamo in linea con quanto afferma De Kerckhove:

La rete costituisce il paradigma e la forma emblematica della postdemocrazia, che proponiamo di chiamare provvisoriamente comunicrazia. Il termine non rinvia più, come "videocrazia" o "mediacrazia", al mero potere strategico, dall'alto, degli apparati dell'industria culturale, bensì è in grado di focalizzare l'attenzione sulle dinamiche sprigionate, dal basso, dalle soggettività che abitano l'altra parte dello schermo. Esso non si lega più all'astrazione del demos, ma alla concretezza della communitas. Un sistema che non ha più un centro e un confine spaziale predeterminato, ma che si genera transitoriamente a partire dall'attività delle periferie e sualla base delle connessioni, degli attraversamenti e dei molteplici nomadismi esperiti nei territori virtuali e reali. E' la piattaforma che meglio consente la sinergia postmoderna tra il ritorno dell'arcaico e lo sviluppo tecnologico, tra la risorgenza del sensibile e dell'emozionale e le nuove pratiche di intelligenza connettiva. Essa è uno strumento per eccellenza glocale, che tende a sintetizzare, sino a risolvere nella sua trama linguistica, il corto circuito tra i processi di mondializzazione e quelli di localizzazione. Sposta definitivamente l'attenzione dal momento della "decisione" - dal silenzio del voto - a quello della discussinoe e della contrattazione. In definitiva, contribuisce a compiere il processo secondo cui si slitta dalla figura emblematica del Re a quella del suddito. A questo punto possiamo comprendere appieno l'anticipazione mcluhaniana: "Tutto il conservatorismo del mondo non può opporre neppure una resistenza simbolica all'assalto ecologico dei nuovi media elettrici".

Noi netfuturisti siamo felici di trovare alleati come De Kerckhove. D'altra parte abbiamo più volte affermato che la linea evolutiva che porta dalle avanguardie storiche alle nuove avanguardie digitali e al NetFuturismo passa chiaramente per McLuhan e la scuola di Toronto. Soltanto chi condivide profondamente l'impostazione mcluhaniana sembra davvero comprendere quello che sta accadendo oggi con la rivoluzione delle reti. L'affinità di posizioni tra Futurismo, McLuhan, De Kerckhove e Net.Futurismo è evidente. Come è chiaro che la posizione creativa delle avanguardie è differente da quella di studiosi come McLuhan e affini. Noi non abbiamo solo il compito di portare alla luce scientificamente ciò che sta accadendo a livello tecnologico, ma in tutto questo dobbiamo avere un ruolo agonistico, come lo ebbe il Futurismo un secolo fa. Occorre risvegliare la sensibilità contemporanea.

Non ci resta che incoraggiare quindi la destrutturazione e la distruzione dei verticismi e verticalismi con cui gli old media hanno gradualmente annichilito l'uomo e la donna del XX secolo. I nuovi media digitali connettivi interattivi partecipativi non sono una bufala, come qualcuno spera. Sono la più grande rivoluzione nel campo del sapere (e del potere) dai tempi di Gutenberg.

Il NetFuturismo rilancia ovunque l'arte di fare network, l'unica forma di arte (con una a nana) che ancora riconosciamo realmente degna di questo nome.
E scordiamoci la vecchia democrazia rappresentativa come l'abbiamo conosciuta per decenni.
E' ormai tempo di retarchia.

Antonio Saccoccio

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