LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

martedì, luglio 31, 2012

Individualismo, massificazione e neotribalismo

Individualismo e massificazione sono due delle caratteristiche che la maggior parte degli analisti della società contemporanea evidenziano costantemente. Sono due aspetti che sicuramente contraddistinguono la realtà in cui viviamo, tuttavia ciò che risulta ai più incomprensibile è come possano conciliarsi tra di loro due idee dell'uomo che spingono in direzione diametralmente opposta: l'individualismo rispecchia l’ingigantimento degli interessi del singolo, la massificazione l'annullamento del singolo all'interno della moltitudine. Per uscire fuori da queste ambiguità propongo qualche rapida considerazione (ne ho già parlato diffusamente qui).Si tratta in realtà di tendenze solo apparentemente inconciliabili. Innanzitutto la solita premessa: fino a quando non stabiliremo cosa intendiamo realmente per individualismo e cosa per massificazione, staremo parlando sempre e solo di due termini, con tutte le solite ambiguità di interpretazione. Soprattutto il termine "individualismo" sembra oggi sempre più spesso impiegato con i significati più svariati, da quelli negativi (che sembrano prevalere) ad alcuni decisamente più positivi: può essere così un quasi sinonimo di egoismo o può configurarsi come la necessaria rivendicazione dell'autonomia del singolo nei confronti della collettività.Individualismo e massificazione sono certamente  due aspetti presenti nella nostra realtà, ed entrambi considerati negativi. Ma, e qui sta la necessaria precisazione, non si tratta che di due aspetti della stessa realtà, ma non dell'unica realtà esistente. Stiamo parlando, infatti, di due aspetti presenti in misura estesa nella società occidentale della seconda metà del XX secolo e assai diffusi ancora oggi. E si tratta, a ben vedere, di due aspetti dello stesso fenomeno. Il processo che occorre definire come "individualismo di massa" non è nient'altro che il tentativo di singoli individui di sgomitare e combattere ferocemente contro altri singoli, ma (e qui sta il punto) tutto questo è portato avanti per ottenere obiettivi identici per tutti i singoli. In pratica è un individualismo funzionale e parte integrante della stessa massificazione. Si lotta disperatamente come individui, ma rispettando modi e toni della massa, al limite per diventare i migliori della massa (e qui si sta parlando di “massa” come pura entità sociale, senza alcuna sfumatura negativa). Ecco perchè individualismo e massificazione sono due aspetti per nulla opposti, che invece vanno a braccetto tranquillamente in un mondo strutturato sull'accentramento, sulla distribuzione verticale degli uomini. In un contesto simile è normale aspettarsi un tentativo continuo (e quindi operanti secondo una logica massificante) di sopraffazione da parte dei vari individui. Questo è l’individualismo di massa.Ma c’è un altro modello operante in questo primo scorcio di millennio. Qualcosa sta cambiando. È in atto una modificazione radicale, ed il paradigma della "rete" è al centro di questa trasformazione. E questo nuovo paradigma è stato largamente favorito dalla diffusione dei nuovi media interattivi digitali. L’importanza dei media di cui si serve l’umanità è troppo spesso sottovalutata, mentre considerare attentamente le conseguenze del sistema mediale e tecnologico sta diventando progressivamente sempre più importante per comprendere le modificazioni della sensibilità umana.In pratica con il modello della rete, e della conseguente decentralizzazione, gli individui tendono a federarsi in modo autonomo in gruppi di interessi, evitando di polarizzarsi tutti sugli stessi desideri e obiettivi, e quindi di entrare in competizione in modo frequente ed esasperato. L'individualismo diventa così virtuoso, poichè il singolo immerso in una dimensione reticolare si rende conto che gli altri singoli non gli sono di ostacolo: la cooperazione e la collaborazione nel nuovo contesto è assai preferibile alla sopraffazione. Un pensiero non troppo dissimile era probabilmente nelle corde di F. T. Marinetti quando poco meno di un secolo fa parlò di “individualismo anarchico”. Le comunità reticolari, essendo fondate sulla comunanza di interessi e passioni, tendono per loro natura ad escludere gli individui che si comportano secondo logiche improntate all'egoismo e all’utilitarismo personale. La comunità reticolare vive solo se il singolo dà e riceve continuamente, se i singoli si arricchiscono costantemente nella partecipazione alle attività del network. È chiaramente un modello assai più evoluto di quello dell’“individualismo di massa”, che però – non bisogna farsi facili illusioni - è ancora assai presente, e quasi ovunque dominante, nel mondo contemporaneo. È questo il vero processo di nuova aggregazione tribale, di ritribalizzazione su cui andrebbe posta la dovuta attenzione. Il neotribalismo ha certamente avuto un suo primo momento di sviluppo nel secondo Novecento, ma quello era figlio dei media monodirezionali (cinema, radio, tv) non ha prodotto che un rafforzamento della mentalità individualista e massificata. È proprio la presenza di pochi canali mediatici controllati gerarchicamente da chi ne detiene il controllo che ha aiutato e aiuta ancora la diffusione di modelli unici validi per tutti. È questo che ha condotto a quell’individualismo di massa, da cui si fa così tanta fatica ad uscire, alla globalizzazione negativa e omologante. I nuovi media digitali hanno invece il potere di decentralizzare, decongestionare e quindi rivitalizzare l’immaginario desiderante dei singoli individui. La globalizzazione che ne esce non è omologazione, massificazione e svalutazione del singolo, ma diversificazione e immensificazione costante dell'individuo. Questa è la vera svolta su cui insistere. Questa la battaglia che ci impegnerà nei prossimi anni, forse decenni.

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domenica, febbraio 14, 2010

Performativi sempre: oralità, scrittura, elettricità

In pochi si sono resi conto di quanto l'esplosione dei media elettrici abbia riabilitato la dimensione orale, interattiva e performativa della parola. La scrittura, nelle due versioni a mano e a stampa, ha sicuramente permesso agli uomini di raggiungere livelli di analisi ed elaborazione del pensiero sconosciuti nel mondo orale. Ma la scrittura, e la conseguente lettura, ha portato anche gli uomini a mettere in secondo piano il momento performativo e agonistico della parola e a privilegiare l'introspezione e l'isolamento.
Oggi, dopo oltre un secolo di sviluppo continuo dei media elettrici, si ha la possibilità finalmente di integrare la dimensione orale e quella scritta, l'aspetto performativo e quello riflessivo della parola.
E' evidente che l'uomo tipografico gutenberghiano vede ancora i nuovi linguaggi audiovisivi e multimediali come un ritorno alla barbarie. E in un certo senso è proprio così, a patto di togliere ai barbari la consueta connotazione negativa, poichè questa nuova oralità ci costringe a ritornare all'agone, alla sana performance primitiva, che l'uomo isolato nella scrittura/lettura a mano/a stampa aveva quasi completamente abbandonato.
Ecco perchè gli accademici sono da sempre i nemici di ogni innovazione tecnologica e da un secolo i nemici di ogni avanguardia. Sono proprio loro, con il loro studio e le loro analisi così sganciate dalla vita, gli emblemi del vecchio paradigma chiro-tipografico, da decenni messo in crisi dal prepotente ritorno di un nuovo momento orale (che uno studioso raffinato come W. Ong chiama proprio "oralità secondaria").
Per questo motivo oggi i net.futuristi preferiscono (e i futuristi preferirono un secolo fa) l'agonismo tipico della comunicazione orale, capace di rivitalizzare la parola, chiusa altrimenti nelle stanze polverose della riflessione accademica.
I tratti caratteristici della comunicazione scritta e di quella orale oggi si confondono.
La scrittura di oggi su un blog, in un social network, su un forum, in una chat si presenta in superficie come un'evoluzione della scrittura tipografica, ma in profondità ripresenta l'agonismo tipico della vecchia oralità. Si sviluppa così un nuovo tipo di agonismo linguistico, che ha la viva immediatezza dell'oralità e la pienezza riflessiva della scrittura. Ed è per questo che blog, forum, chat sono graditi ai veri avanguardisti.
Per questo motivo, il Net.Futurismo adotta da tempo lo slogan Performativi sempre. Il recupero (con evidenti trasformazioni) dell'aspetto performativo, partecipativo, agonistico, neotribale della parola è davvero una delle più solide, radicali e gradite sorprese dell'ultimo secolo.
Certo, reggono ancora le palizzate erette dagli arroccati difensori del sapere solitario, isolante e isolato.
Sta a noi, avanguardisti del terzo millennio, buttare giù quelle fortificazioni.
Antonio Saccoccio

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domenica, febbraio 07, 2010

cosa può essere l'arte oggi

"Sarei curioso di sapere cosa accadrebbe se l'arte all'improvviso fosse riconosciuta per quello che è, un'esatta informazione, cioè, del modo in cui va predisposta la psiche per prevenire il prossimo colpo delle nostre estese facoltà".
La grande intelligenza e l'insuperata sensibilità di M. McLuhan è tutta in questa affermazione, che potrebbe essere sottoscritta da tutti i movimenti più significativi dell'ultimo secolo, dal Futurismo a Dada, da Fluxus e la Conceptual Art fino al Net.Futurismo.
Oggi dobbiamo "costringere" tutti gli individui a riflettere sulla continua estensione del nostro corpo per mezzo delle nuove tecnologie. Dobbiamo riuscire ad immensificare il nostro corpo e non a mortificarlo. Dobbiamo essere ogni giorno più vivi e più umani grazie ai nuovi media.
Antonio Saccoccio

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domenica, gennaio 17, 2010

Di chi è Lentamente muore? False le attribuzioni a Pablo Neruda e Martha Medeiros.

Qual è l'autore della poesia Lentamente muore?
Chi naviga sul web con ogni probabilità conoscerà il caso del testo Lentamente muore, certamente uno dei brani più famosi che da tempo circola su internet. Attribuito dai più a Pablo Neruda, in realtà è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana.
Per anni ha circolato sul web questa poesia di Neruda, copiata dai blogger di tutto il mondo, inviata per email come messaggio di augurio per l'anno nuovo, scelta come frase di presentazione di profili msn e facebook da migliaia di navigatori.
La questione della paternità in Italia è stata sollevata e risolta grazie al noto intervento in Senato di Clemente Mastella (nel gennaio 2008), che attribuendo i versi al poeta cileno ha causato al pronta reazione della fondazione Pablo Neruda, che ha chiarito l'equivoco.
Ha reagito, ben più vigorosamente, Stefano Passigli, l'editore delle opere di Neruda in Italia, che ha affermato in un comunicato: "Chi conosce la sua poesia - spiega Passigli - si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento". Fermiamoci un attimo a riflettere su questa affermazione. Passigli ha tutto il diritto di criticare chi, non conoscendo l'opera di Neruda, attribuisce quei versi ad altri, ma è arrogante e patetico quando li definisce "banali e vagamente new-age". Quei versi sono vita, la vera vita. E - per fortuna - milioni di persone in tutto il mondo sono capaci di riconoscerne la forza.
La vicenda non è - come i più credono - una delle tante curiosità di internet, ma rappresenta perfettamente le rivoluzionarie prospettive che apre il web (soprattutto nella sua versione 2.0) rispetto ai tradizionali media.
Due mondi si stanno scontrando da un decennio, da quanto il web è entrato nelle case degli italiani.
Il primo mondo è quello della tradizione, delle voci che parlano in cattedra, delle firme, dei titoli di studio in bacheca: è il mondo della stampa, della tv, della radio, del cinema. Un mondo ad una direzione e ad una dimensione. Ci sono pochi che conquistano (non si sa bene come) il diritto di essere credibili, e poi il resto della popolazione, massa oscura e indegna della minima attenzione e considerazione. Tutto è certo, trionfa il dogma.
Il secondo mondo è quello dell'innovazione, delle voci che parlano l'una al fianco delle altre, senza firme, senza titoli in evidenza: è il mondo del web. Un mondo multidirezionale e multidimensionale. Tutti hanno conquistato il diritto di esprimersi in pubblico, tutti possono essere credibili. Tutto è in discussione, trionfa il dubbio.
Questo è uno scontro tra due mondi che non possono pacificamente convivere, anche se in molti (sempre per ragioni di convenienza oppure per il solito moderatismo trionfante negli spiriti poco audaci) sostengono la pace tra media vecchi e nuovi. In realtà gli old media lottano strenuamente per non soccombere di fronte alla violenza barbarica (ma sanissima) dei nuovi media.
Vediamo cosa è successo in questo caso. Non si sa bene come e da chi è partita l'errata attribuzione, ma certamente il brano della Medeiros ha avuto sul web un'enorme diffusione proprio perchè attribuito ad un poeta famoso come Neruda. Gli utenti del web non sono infatti pienamente consapevoli della forza del nuovo medium, e continuano a crescere nella scuola italiana (trionfo della tradizione e della conservazione, del principio d'autorità, dell'adorazione degli Artisti e dei Poeti), in cui si insegna a venerare il nome sacro dell'Infallibile Poeta, non a cercare di comprendere il reale valore di una poesia indipendentemente da chi è l'autore. Crescono anche con la tv, che diffonde la medesima adorazione per Attori, Cantanti, Calciatori, etc.
L'errore Neruda/Medeiros può essere nato in due modi: involontariamente o volontariamente.
Nel primo caso, chissà come, qualche utente deve aver erroneamente scambiato i nomi dei due.
Nel secondo caso, invece, si tratta di una falsa attribuzione voluta, operazione non rara tra chi il web lo conosce bene.
Come dicevo sopra, siamo in una fase in cui il nuovo medium mette tutto in dubbio, ma i vecchi media e la scuola tendono a dare certezze. Quindi se si vuole far circolare un testo è ancora molto più facile farlo circolare con il nome di Neruda, piuttosto che con il nome di una sconosciuta giornalista brasiliana. E' in fondo la stessa tattica adoperata da chi cerca di far leggere i propri messaggi sul web mettendo nel titolo parole come "ragazze, sexy, porno, Cicciolina, etc.". Neruda usato come Cicciolina? Esattamente. Il divismo mediatico ha le sue leggi: poeti, attori, calciatori e pornodive... non fa differenza.
In pratica, in questi e altri casi, alcuni utenti che conoscono maggiormente le potenzialità del nuovo medium sfruttano, per raggiungere i loro scopi, proprio quei pregiudizi old-mediatici che il web sta abbattendo.
Riassumiamo. Il web è il trionfo dell'orizzontalità e della demolizione del principio di autorità. Ma gli utenti sono ancora quasi tutti abituati ai rapporti gerarchici e verticali (passatisti o presentisti che siano) e stanno solo lentamente mutando sensibilità (scuola e old media si oppongono strenuamente a questa trasformazione). Quindi gli utenti più consapevoli e sensibili alla rivoluzione in corso hanno un compito assai difficile: cercare di sensibilizzare tutti gli individui nel più breve tempo possibile ai problemi aperti dai nuovi media. La lezione del caso Lentamente muore è proprio questa: il brano, sfruttando il nome di Neruda, ha avuto diffusione mondiale. Si sono diffuse idee vitali, il nome di Neruda di certo è più conosciuto, e anche quello della Medeiros. Il risentimento della vecchia editoria è ancora una volta fuori luogo.
Un altro passo.
La via d'uscita per il futuro non sarà chiedersi chi è l'autore di un brano, ma chiedersi innanzitutto se il brano è valido o no.
Il messaggio del testo è ottimo.
E' di Neruda? Benissimo.
E' della Medeiros? Benissimo.
L'autore non conta. Forse il più intelligente è stato chi è arrivato ad attribuire ad entrambi il brano.
In realtà il testo dovrebbe essere di tutti, di tutti gli internauti che lo hanno letto e ci si riconoscono.
E allora, considerando che il testo è energico e vitale, la visione del mondo coraggiosa e ottimistica, vi annuncio che l'autore di Lentamente muore è NetFuturismo.
Antonio Saccoccio

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sabato, agosto 01, 2009

Bisticci ricreat(T)ivi: ecco il terzo millennio

I Bisticci ricreat(T)ivi hanno finalmente visto la luce a Forlì, nodo storico del Net.Futurismo grazie all'infaticabile lavoro del performer creativo totale Gianluigi Giorgetti.
Il pubblico dei bisticci viene letteralmente frustato: 2-3 temi "scandalosi" proposti e affrontati in modo provocatorio e affidati a relatori elettrici.
Tutto dipende dalla qualità dei relatori-provocatori e dalle competenze e dal carattere del pubblico. Se tutto è al top, siamo alla pura elettricità creativa.
I bisticci ricreat(T)ivi nel giro di pochi mesi diventeranno il ritrovo dei geniali di tutto il mondo. Dove il termine "genio" è inteso in modo assolutamente nuovo: persona che ha la capacità e il coraggio di proporre soluzioni innovative e significative in settori in cui trionfano passatismo e presentismo.
Nella serata di Forlì il primo bisticcio della storia è stato affidato a 2 net.futuristi di vecchia data: chi vi scrive, noto incendiario dentro il web e fuori, e il giovane netfuturista Gianluigi Ballarani, già capace più volte di rivitalizzare gli animi passatisti e presentisti.
Tema generale del loro bisticcio: scuola e formazione anno 2009, temi cari al Net.futurismo.
Due le provocazioni lanciate:
1. Net.Futurismo: La didattica nozionistica e trasmissiva adottata per decenni nelle nostre scuole è la causa principale dell'attuale mancanza di idee da parte di uomini politici, intellettuali, filosofi, artisti, poeti, etc. E' quel tipo di didattica ad aver amplificato il conformismo e la massificazione. Ha inoltre aperto la via al trionfo omologante televisivo.
Sgomento dei partecipanti, che scuotono la testa e non si capacitano: la nozione può essere davvero dannosa? "Certo, se manca la necessaria riflessione sulla nozione e la conseguente rielaborazione". Ma il NetFuturismo su questo è 2-3 decenni avanti. Troppo avanti. Tuttavia diversi occhi manifestano ricezione dei nostri stimoli. Menti si accendono.
2. Net.Futurismo: E' necessario istituire entro pochi anni un insegnamento di comunicazione, nuove tecnologie e nuovi media in tutte le scuole di ogni ordine e grado (almeno 2 ore settimanali). Questo per porre argine all'ignoranza devastante delle vecchie e nuove generazioni in campi che sono oggi di strategica importanza.
Panico. Goffi tentativi di obiettare qualcosa improvvisando. Pochissime voci chiare in mezzo ad un balbettare incerto confuso.
In generale pubblico e relatori-provocatori non net.futuristi ancora molto lontani dalle intuizioni net.futuriste. Nella serata il bisticcio viene frequentemente evitato per cedere ad un vago (e vano) desiderio di parlare liberamente e generalmente dell'aspetto del tema proposto che più piace. Desiderio della chiacchiera da bar o della seduta psicanalitica di gruppo. Difficoltà enorme a concentrarsi sui nodi centrali delle provocazioni. Difficoltà nel comprendere la grande novità delle serate net.futuriste: il bisticcio ricreat(T)ivo.
In conclusione il Net.Futurismo ritiene necessario:
- diffondere al più presto bisticci ricreat(T)ivi in tutta Italia
- trovare provocatori vivi vivissimi e pubblico infiammabile infiammabilissimo
- diffondere novità intuizioni ottimismo energia volontà in un Paese spento avvilito timido pauroso
Antonio Saccoccio

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domenica, ottobre 19, 2008

La rete è nel reale. Il reale è nella rete.

Le potenzialità di un blog sono immense. Noi net.futuristi lo crediamo fermamente. Perché noi net.futuristi abbiamo portato al massimo grado di sviluppo queste potenzialità.

Vediamo le nostre conquiste in sintesi:
- Creazione e costruzione ex novo di un pensiero radicalmente alternativo al sistema e alle vecchie logiche di potere che dominano ormai la quasi totalità della società. Tutto a partire dal web, inizialmente da un singolo blog.
- Creazione di un’aggregazione di individui animati dagli stessi obiettivi e dalla stessa tensione ideale. Questa aggregazione non ha alcun altro interesse che non sia quello di portare avanti il net.futurismo. Nessun utilitarismo, nessun mercantilismo, nessun compromesso.
- Evoluzione continua dell’aggregazione net.futurista grazie ad un naturalissimo processo di autoselezione naturale (i meno capaci, i meno coraggiosi, i meno volitivi, presa coscienza progressivamente della propria inadeguatezza, abbandonano e vengono sostituiti da attivisti più capaci, più coraggiosi e più volitivi).
- Evoluzione continua e incessante del pensiero grazie agli strumenti di cui si avvalgono i vari GSPPN (blog.net, SkypeNFC, NTFFML).
- Evoluzione personale dei singoli attivisti net.futuristi grazie al continuo sforzo creativo e al continuo confronto con gli altri net.futuristi.
- Invenzione di nuove forme di creatività e nuovi eventi creativi nati sul web e approdati fuori dal web (anti-conferenza, mostranonmostra).
Ma la più grande conquista del Net.Futurismo è oggi aver dimostrato un principio fondamentale che noi diffondiamo e diffonderemo in ogni angolo del pianeta fino a quando non avremo convinto l’ultimo testardissimo passatista/presentista:
“La rete è nel reale. Il reale è nella rete”

Abbiamo annullato la diffusissima percezione dell’opposizione “reale/virtuale” che ancora assilla la grande maggioranza degli utenti del web. Continuare a proporre semplicisticamente la distinzione “reale/virtuale” è per noi semplicemente primitivo. Oggi si potrebbe provocatoriamente, ma neppure troppo, sostenere che molti eventi sul web sono più reali di molti altri al di fuori del web.
Nati sul web, i net.futuristi hanno preso il paradigma reticolare a modello delle loro relazioni/interazioni e hanno proposto di applicare quel modello all’intera società, anche al di fuori del web. E abbiamo chiamato tutto questo retealtà. I net.futuristi si frequentano sul web e fuori dal web con la stessa identica modalità comunicativa: l’umanità sviluppata al suo massimo grado. I net.futuristi hanno portato al di fuori del web le loro idee e la loro vitalità net.futuriste, diffondendo il loro pensiero e la loro creatività ovunque.
Riflettiamo. Tutto questo si può fare, perché i net.futuristi lo hanno fatto.
Grazie alle conquiste net.futuriste l’uomo nuovo a mille dimensioni è più vicino.

Antonio Saccoccio

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domenica, agosto 10, 2008

Avanguardia e media: qualche riflessione con G. Celant

Non smetteremo mai di ripetere che oggi l'artista, e il creatore in genere, deve confrontarsi costantemente con i nuovi (e i vecchi) media.
Le avanguardie hanno fatto sempre questo, a partire ovviamente dalla prima avanguardia storica: il Futurismo.
Ecco come Germano Celant ricorda quel momento:
"Con il futurismo i linguaggi si trovano soggetti a un processo energetico che non si lascia racchiudere in un solo modello rappresentaticvo e in un solo medium. L'eterogeneità e lo sconfinamento, con il loro lavoro di correlazione, di moltiplicazione e di irradiazione, sono gli assunti generali su cui si è basasta l'originalità delle affermazioni.
E' evidente che dalla fine del diciannovesimo secolo, quando si stabiliscono le prime fondamenta di una società dell'informazione e della comunicazione, come quella dovuta alla nascita del cinema e della registrazione sonora, dai fratelli Lumière a Thomas Alva Edison, o alla ripresa fotografica con Louis Daguerre e Henry Fox Talbot e alla veicolazione elettrica dei suoni, via telefono e poi via radio, con Guglielmo Marconi, la ricerca artistica cambia di segno per adeguarsi alle nuove tecniche di registrazione visiva. La creatività che si era affidata a strumenti tradizionali, dal pennello al colore, dallo scalpello al bulino, e alla successiva esecuzione in marmo o in fusione metallica, viene spinta a interagire con una fattualità preindustriale, che implica operazioni complesse e concettuali, quanto comporta il concetto di riproducibilità e di veicolazione, in territori lontani del prodotto. [...]
Quanto viene celebrato nei manifesti e nelle opere futuriste, e in seguito nei lavori dadaisti e surrealisti, è un'esteriorizzazione dell'arte, che si appropria delle performance di altri media, così da non produrre più oggetti da decoro, come possono risultare pitture e sculture, ma da tendere alla creazione di una "verrtigine" che travolga il pubblico, quanto la ricerca stessa. [...] I futuristi italiani e russi intervengono allora nella politica e nel cinema, nel design e nell'architettura, nella muscia e nella definizione dei nuovi media della comunicazione di massa, come i giornali, le riviste e la radio, tutto al fine di ricostruire l'universo, sociale e culturale, secondo una visione del futuro".
Oggi l'attenzione ai media è forse addirittura superiore a quella che si aveva un secolo fa. I media dominano la vita dell'uomo del Duemila. E l'artista (l'artista d'avanguardia, perchè qui si parla di questo) deve porsi seriamente in posizione analitica, riflessiva e critica nei confronti dei nuovi media (e anche dei vecchi). Per questo il net.futurismo propone di concepire la creazione integrale, in cui ormai l'artista non si pone più il problema se sta creando sculture, installazioni, performance, video art, net art etc. L'artista crea e basta, impiegando tutti i mezzi che oggi ha a disposizione per sviluppare al massimo la propria creatività. Ancora una volta si esce dall'artigianato per entrare nei territori sconfinati di una totale libertà creativa.
Antonio S.

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domenica, febbraio 17, 2008

Netfuturismo, reale e virtuale, uomo e macchina

Chi non conosce l'ambiente della rete è portato a separare nettamente il virtuale (quello che accade sul web) dal reale (quello che accade fuori dal web) e spesso considera reale solo la vita fuori dal web.
In realtà un'opposizione del genere può far solo sorridere chi ha una certa esperienza del web. Il web non dà origine a nessuna contrapposizione tra reale e virtuale. La vita scorre dentro e fuori dal web. In un modo differente, ma la vita scorre in entrambe le situazioni. Chi parla in quel modo di solito vede le nuove tecnologie come pericolose, come disumanizzanti. Subentra la paura della "macchina", demone della modernità. Spesso è vero proprio il contrario. Le possibilità offerte, ad esempio, dalla rete globale amplificano la comunicazione tra gli uomini, la rendono più semplice, più immediata.
Anche quando siamo al telefono la vita scorre diversamente. Ma la comunicazione al telefono - ci si potrebbe chiedere ingenuamente- allora è reale o virtuale? Il web, così come i precedenti media, hanno semplicemente cambiato le modalità della comunicazione. Ma non esiste nessuna barriera tra reale e virtuale. Più di 10 anni fa un serio studioso di queste realtà, Antonio Caronia, scrisse un testo notevole che già nel titolo, Il corpo virtuale, superava l'antitesi reale/virtuale. Ecco cosa affermava nel 1996 nel corso di un'intervista:
"La cosa importante che spesso si dimentica quando si parla di telecomunicazioni, è che l'interazione importante non è quella tra l'uomo e la macchina, ma quella tra l'uomo e l'uomo mediata dalla macchina. Questa nuova dimensione della comunicazione realizza, in qualche modo, una simbiosi tra l'uomo e la macchina, che crea un sistema nuovo. Il corpo in quanto tale non perde centralità, al contrario l'acquista, ma proprio perché le tecnologie digitali ci mettono in grado di superare la dimensione spazialmente localizzata, determinata temporalmente dell'essere corporeo mediato dalla forma fisica, per arrivare non ad una astrazione mentale, non ad un potenziamento delle sole attività intellettuali, ma, al contrario, per rimettere l'insieme delle facoltà e delle opportunità conoscitive del corpo al centro della scena comunicativa. Il processo di disseminazione del corpo nelle reti implica una ridistribuzione, una ridefinizione del concetto di corpo. Il corpo, come dicevo prima, non deve essere inteso come un puro dato biologico, ma come un insieme di pratiche simboliche, come un insieme di processi culturali che definiscono la sua superficie. Tali processi non solo demarcano l'individuo dall'ambiente identificando il corpo come una funzione di interfaccia, ma, contemporaneamente, anche permettendo di definire l'identità sia individuale che collettiva dell'essere umano. Tutti questi processi che tradizionalmente erano confinati e determinati in larga misura dalle limitazioni fisiche, spaziali e temporali del supporto fisico-biologico del corpo, con le reti vengono largamente ad esser superate. E questo permette, quindi, da un lato di rimettere al centro della questione della comunicazione il fatto che la vera comunicazione non è mai quella tra uomo e macchina ma quella tra uomo e uomo, mediata dalla macchina, e dall'altro permette di ritrovare una sorta di nuova unità nel rapporto tra l'uomo e la macchina".
Il NetFuturismo ha ben chiaro questo passaggio. Per noi la rete globale amplifica le possibilità comunicative. La rete globale non ci impoverisce, ma ci arricchisce profondamente e favorisce lo sviluppo della nostra umanità.

Antonio Saccoccio

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