LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

lunedì, agosto 15, 2011

Lo stato dell'arte: dall'individualismo di massa alla retealtà

In anticipo di diversi anni su tendenze che oggi iniziano a manifestarsi più concretamente, il Net.Futurismo ha individuato nella rete (net) il nuovo paradigma in grado di produrre un assetto radicalmente differente nei campi più diversificati. Abbiamo più volte messo in luce che la gestione cooperativa di studi, ricerche e azioni critico-creative può soprattutto fornire (e già sta fornendo) il modello per una rivoluzione senza precedenti nel campo del sapere e del potere.
Volendo schematizzare, ad oggi abbiamo due modelli operanti. Il primo può ridursi alla formula "individualismo di massa" ed è stato assolutamente vincente nel tardo Novecento, e vede gli individui comportarsi come un'unica massa, privati della loro autonomia nella rincorsa egoistica e utilitaristica al soddisfacimento degli stessi bisogni indotti (perchè ognuno è chiuso nel proprio ristretto mondo alla ricerca del proprio meschino interesse). Il secondo modello, emergente soltanto in questi primi due decenni del nuovo secolo, è ben definito dalla nostra formula "retealtà", e vede individui progressivamente sempre più liberi dai bisogni di massa che si aggregano, spinti dalla condivisione di idee o obiettivi simili, in piccoli gruppi e network.
Questi due modelli sono, come si vede, l'uno agli antipodi dell'altro. Il primo è un modello isolante, il secondo è aggregante. Nel primo prevalgono massificazione, competizione, utilitarismo; nel secondo differenziazione, cooperazione, idealismo. Il primo è un modello verticistico e conduce alla globalizzazione omologante, il secondo è un modello orizzontale e conduce alla globalizzazione demassificante.
Se limitiamo il campo di indagine all'arte, nell'ultimo stadio che abbiamo chiamato dell'arte presentista (diffuso ovunque nel secondo Novecento, ma che permane ancora oggi in tante frange socio-culturali attardate) abbiamo tanti individui che rincorrono quello che viene loro dipinto come il "successo professionale" integrandosi in qualche modo nel grottesco sistema dell'arte. L'individuo con le sue personali aspirazioni viene in questo modo azzerato per poter aderire al modello dominante e agli obiettivi che quel modello prevede.
Nel nuovo paradigma dell'oltre-arte, abbiamo al contrario tanti individui che condividono esperienze creative cooperando e nel farlo ognuno mette in comune le proprie capacità, sensibilità, intuizioni, idee.
Nello stadio presentista gli attori del teatrino dell'arte sottostanno al sistema dominante replicando i modelli che lo stesso sistema impone loro. Nel nuovo stadio dell'oltre-arte ognuno è in grado di percepire liberamente ciò che desidera e di conseguenza ciò che occorre per produrre progetti significativi.
Nello stadio presentista tutti sono massa, tutti hanno gli stessi identici interessi e obiettivi, quindi tutti sono nemici. Al massimo qualcuno è un alleato, ma un alleato di comodo, meschino e interessato.
Nello stadio oltre-artistico ognuno può cooperare tranquillamente con chiunque altro, perchè gli obiettivi non sono automaticamente imposti dall'alto, ma sono il frutto di desideri autentici del singolo. L'alleato è un amico vero, perchè è un altro che condivide sinceramente le nostre stesse passioni.
Ma scendiamo sul concreto con qualche esempio. Vi siete mai imbattuti in una di quelle fiere campionarie dell'imbecillità che sono le esposizioni collettive? Avete mai visto l'Artista che sta lì a difendere i pochi centimentri destinati alla sua Opera e la guarda tutto inorgoglito, fiero, pieno di sè? Le avete mai viste queste Opere che non rappresentano che il Vuoto Cosmico delle menti che le hanno partorite? E avete mai sentito poi parlare questi poveri teatranti? A dire il vero di solito non è neppure previsto che prendano la parola, perchè la difesa della miseria di tali Capolavori spetta al capocomico: il critico!
Ecco, lo stadio terminale dell'arte presentista è rappresentato da queste mostre collettive. E il top si raggiunge nei cosiddetti Vernissage, apoteosi della vanità e della cretineria passapresentista. Venti, trenta Artisti ammassati gli uni al fianco degli altri senza nessuna ragione se non quella di guadagnarsi un minuto e qualche metro di notorietà. Ultimo stadio del vecchio sistema dell'arte, le esposizioni collettive rappresentano il punto di miseria massima del sistema dell'arte tradizionale. Sono lo stadio terminale, perchè portano alle estreme conseguenze quanto di peggio ha prodotto una categoria (quella dell'artista) privata ormai di ogni reale motivazione ad esistere: un concentrato di mediocrità, vanità e narcisismo che davvero difficilmente si ritrovano in altri campi. Si sta accanto per convenienza, perchè se si è in tanti si possono nascondere meglio le mancanze dei singoli. Magari perchè la mostra non sarà vuota come merita, poichè proprio i tanti artisti (e i parenti-amici, di comodo ancora una volta) riempiranno la sala. Ma tutto è stanco, noioso, apatico, avvilente e avvilito.
Prendiamo ora l'arte quando si organizza in rete, in network. Singoli individui che desiderano entrare in contatto con altri per condividere esperienze e idee, iniziano a incontrarsi e a collaborare sulla base di reali interessi condivisi e reali obiettivi da raggiungere. Nascono così opere e azioni collettive, in cui varie sensibilità si aggregano per produrre qualcosa insieme. Tutto è vivissimo, frenetico, entusiasmante, appassionato e appassionante. Tutto il mondo dell'arte così come concepito nel sistema passa-presentista crolla. Siamo allo stadio della retealtà, dell'intelligenza moltiplicata, dell'oltre-arte, dell'uomo a mille dimensioni. Tutto insieme il vecchio paradigma viene rovesciato, senza possibilità di ritorni all'ordine. L'Artista-burattino di massa scompare ed emerge un individuo attivo capace di creare pensiero, avanzare critiche e proposte, mettere in crisi lo status quo. Proprio come è sempre accaduto all'arte nei grandi movimenti d'avanguardia, dal Futurismo al Situazionismo. Ma stavolta il processo non coinvolgerà più centinaia di individui, ma milioni. E' chiaro che ci vorrà del tempo perchè questo nuovo modello si diffonda ovunque. Ancora oggi è largamente maggioritario il sistema passatista e presentista, per il solito motivo che chi batte il sentiero già battuto ha la sicurezza di un cammino più comodo. Le istituzioni dominanti difenderanno ancora per qualche anno ciò che è morto, nel tentativo di evitare la vittoria della retealtà, che significherà il tramonto di quelle istituzioni. Ma intanto la retealtà e l'oltrearte si diffonderanno viralmente negli spazi non istituzionali, tutti gli individui saranno alla fine permeati dalla nuova sensibilità neotribale. La vittoria completa è solo rimandata. C'è da dire anche che residui passa-presentisti sono evidentemente presenti in chiunque, anche in noi avanguardisti. Per chi come noi prende parte allo scontro in prima linea, ora occorre soltanto cercare di estendere il più possibile gli spazi dell'oltrearte e combattere in ogni modo i residui artistici tradizionali. Senza mai dimenticarsi di ridere prospetticamente.

Antonio Saccoccio




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lunedì, giugno 13, 2011

Asian Lednev, creatore di mondi: trionfa la retealtà

L'evento di sabato 11 giugno a Roma, presso il museo della chiesa di San Giovanni de' Fiorentini, è uno di quelli su cui vale la pena fermarsi a riflettere per qualche minuto.

Per l'occasione si presenta l'esposizione Asian Lednev, creatore di mondi, ideata e curata da Emmanuele Jonathan Pilia, Sveva Avveduto e Guido Massantini per esplorare il percorso artistico di Fabio Fornasari. Inoltre si presenta il catalogo della mostra, edito da Avanguardia 21. Intervengono anche alcuni esponenti di ALTA e William Nessuno, anche loro fondamentali per la riuscita dell'evento.

Non è il caso di soffermarsi troppo sulla riuscita del vernissage, completa ed evidente per tutti gli intervenuti.

E' invece il caso di riconoscere che eventi del genere sono il frutto della retealtà da noi sognata. Sì, la retealtà. Ci si trovava, a prima vista, di fronte al classico vernissage, di quelli che se ne vedono a centinaia a Roma in una settimana, di quelli che la gente ricorda solo perchè c'è un amico che espone la sua vanità o perchè previsto ampio buffet al termine. Ad un occhio superficiale il vernissage di sabato 11 sembrerebbe come gli altri. E invece per chi è attento e sensibile ai cambiamenti c'era del nuovo, c'era dell'immensamente nuovo. E la novità si chiama retealtà. Il clima sereno e leale, l'entusiasmo vero e vivo che si respirava sono il risultato di un cambiamento paradigmatico. L'11 si è avuto uno svernissage reteale, e per questo antitradizionale. Reteale perchè la maggioranza di coloro che hanno partecipato all'evento sono entrati in contatto, si sono conosciuti e hanno preparato l'evento stesso attraverso la rete, sul web. Senza internet non avrei conosciuto E. J. Pilia, non avrei conosciuto F. Fornasari e Sveva Avveduto, non avrei conosciuto M. Ercolani ed E. Battipaglia, non avrei conosciuto Marina Bellini, non avrei conosciuto William Nessuno. E non avrei conosciuto Marco Rossi Lecce e Francesca Franco. Non avrei conosciuto Loretta Bertoni, Elisabetta Mattia, Marco Zappa, Gianluigi Ballarani, Mauro Piccinini. Non avrei conosciuto Vitaldo Conte. Tutti amici presenti l'11 giugno (e scusate se dimentico qualcuno). L'intera casa editrice Avanguardia 21 nasce da un gruppo di artisti e attivisti che sono entrati in contatto grazie alla rete. Una casa editrice nata in rete. Avanguardia 21 è entrata in contatto con ALTA grazie alla rete. Ma questo è ancora poca cosa. La retealtà non è ancora questa.
La retealtà inizia a realizzarsi quando, come nel caso dell'11 giugno, i rapporti nati sul web si trasferiscono sul territorio. E non basta neppure questo. La retealtà si realizza pienamente soltanto quando i rapporti nati in rete trasferendosi sul territorio mantengono le stesse caratteristiche reticolari, orizzontali e antigerarchiche che contraddistinguono le relazioni sul nuovo medium (quando è interpretato nel migliore dei modi e non replica modelli old-mediali). Sì, perchè i rapporti che nascono sul web solitamente sono meno sporchi rispetto a quelli nati al di fuori del web. E' molto più facile riconoscersi compagni d'avventura sulla base di semplici affinità elettive, e più difficile stabilire rapporti meschini basati sul calcolo, l'interesse, l'arrivismo, etc.
Nessuna meraviglia quindi nel ritrovarsi catapultati in un vernissage (quello dell'11 giugno) in cui l'artista non è un divo preoccupato solo di vendersi bene e di mantenere le distanze con il pubblico, il curatore si sporca le mani "lavorando" instancabilmente dalla mattina alla notte, gli editori sono persone competenti e non avidi mercanti. Un vernissage in cui tutti dialogano e si relazionano su un piano di reciproco rispetto e stima, senza che nessuno faccia pesare la propria presunta "superiorità". Incredibilmente la retealtà favorisce e garantisce ciò che fino a pochi anni fa era piuttosto raro incontrare in questi ambienti: la creazione di rapporti umani antigerarchici, autentici e disinteressati. Ecco perchè, sabato pomeriggio, quei pochi individui passatisti e presentisti che si aggiravano per il museo sono stati riconosciuti immediatamente: erano una volta tanto in minoranza. Il critico che si atteggia e guarda tutti dall'alto verso il basso, l'artista che si dà un certo tono perchè lui non è un comune mortale come gli altri, l'arrivista rampante pronto a leccare il sedere a tutti i potenti pur di scalare la società: tutti costoro sono stati ignorati, o al massimo liquidati con un paio di commenti divertiti e neppure cattivi: si deve pur gioire un attimo per un mondo che per nostra fortuna sta finalmente crollando sotto il peso della propria ipocrita inconsistenza?
Quando le inutili gerarchie crollano resta il piacere di vivere in modo autentico: l'artista ha spessore e non deve atteggiarsi ad artista, il curatore ha tanto da dire e non deve prepararsi tanti giri di parole per confondere il pubblico, gli editori sanno di non vendere immondizia e quindi sono estremamente credibili e rilassati.


L'evento dell'11 giugno segna un'importante vittoria proprio di questo nuovo paradigma: la nuova comunicazione orizzontale reticolare, importata dalla rete globale, sta lentamente corrodendo la comunicazione piramidale tradizionale. Si passa da un mondo di individui divisi in superiori e sottoposti, dominati e dominatori, ad un mondo di uomini e donne che si relazionano sullo stesso piano umano. Si sta insieme per il piacere di vivere un'esperienza insieme, non perchè si deve farlo (per convenienza, utilitarismo, opportunismo, servilismo, etc.).
Nella retealtà conta chi siamo, non il ruolo che ricopriamo.
Nella retealtà si scopre il piacere di vivere, allontanando il dolovere* della sopravvivenza.



Antonio Saccoccio

* per chi ha poca familiarità con il linguàrtritamòt: dolovere = dolore derivante dal dovere.

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martedì, maggio 31, 2011

Unità reteale delle avanguardie: contro-pensiero e re-invenzione della realtà

La vera forza di un movimento d'avanguardia è la possibilità di re-inventare il mondo secondo obiettivi condivisi dai membri del movimento stesso. Per fare avanguardia occorre avere una visione del mondo che si opponga a quella dominante, una contro-visione del mondo.
Ecco perchè ogni azione, ogni produzione oltre-artistica che viene concepita all'interno di un movimento d'avanguardia acquista quel valore che manca alle produzioni e alle azioni artistiche presentiste.
Quando l'azione non è frutto di un movimento che ha una definita contro-visione del mondo, non ha la forza necessaria per non ricadere in quel sistema dell'arte che tutti conosciamo. E' troppo debole un artista isolato per opporsi al sistema dominante. Occorre creare movimenti d'avanguardia costituiti da diversi individui che condividano lo stesso contro-pensiero. Occorre tessere reti, occorre stabilire link e cercare alleanze e sinergie.
L'isolamento è una resa alle condizioni presenti.
L'isolamento è contemplazione.
L'isolamento è narcisismo.
L'avanguardia 21 è combattiva anticontemplativa antinarcisistica.
L'avanguardia 21 è la possibilità di unire retealmente tutte le avanguardie mondiali in un unico titanico tentativo di re-invenzione della realtà.

Antonio Saccoccio

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venerdì, novembre 05, 2010

reTEale: il virtuale è più reale del reale

Ritorniamo brevemente a parlare della famigerata distinzione tra "reale" e "virtuale".
Ogni volta che pronuncio il termine "virtuale" riferito a ciò che avviene su internet non posso fare a meno di provare un profondo senso di fastidio. Mi è capitato recentemente di affermare, durante il congresso mondiale dei transumanisti TransVision 2010, di detestare il termine "virtuale" (nel video intorno al minuto 40). E l'ho fatto nel momento in cui presentavo e spiegavo la categoria del "reTEale" (della "reTEaltà"), elaborata e praticata da anni dal movimento netfuturista. Abbiamo chiarito che non esiste una contrapposizione tra gli ambienti sociali sul territorio e quelli presenti sulla rete internet. Esistono ovviamente notevoli differenze (alcune evidenti, altre meno), ma non è possibile continuare a definire in modo penosamente limitante gli ambienti sociali online come "virtuali". D'altra parte sappiamo che l'aggettivo si porta dietro la sfumatura filosofica negativa di un qualcosa che è in potenza e non si trasforma in atto. Un buon riscontro lo trovo in questi giorni nelle parole pensate da Roberto Maragliano in occasione di un convegno sugli spazi dell'educazione.

È frequente imbattersi in un approccio riduttivo al rapporto fra la cosiddetta “realtà” e quanto va generalmente sotto l’etichetta di “virtuale”. Riduttivo nel senso che il secondo termine di tale rapporto viene a caricarsi dell’insieme di pregiudizi negativi tradizionalmente associati all’idea di “immagine”, quando in essa (secondo una tradizione peraltro caratterizzata da nobili origini) si vede soprattutto una “ri-presentazione” inautentica di realtà. Allo stesso modo, nel virtuale si tende a cogliere una “copia” limitata quando non deforme del reale, un qualcosa dunque di ingannevole, di astratto rispetto alla realtà fisica, e non di estratto da essa.

Anche Maragliano si rende bene conto di questo problema, che - si badi bene - non è per nulla soltanto terminologico. Come sosteniamo da tempo, dietro parole fasulle ci sono idee fasulle. Ed è per questo che chi ha nuove idee deve riuscire a ricreare ogni giorno anche la lingua che esprime quelle idee. Le idee nuove nascono anche a partire dall'impiego di nuove tecnologie. Cambiando la tecnologia, cambia il rapporto dell'uomo con il mondo, cambiano le idee dell'uomo sul mondo, devono quindi cambiare anche i termini per esprimere quelle idee.
Con il termine reTEaltà abbiamo voluto fondere l'idea di rete, che costituisce il paradigma emergente negli ambienti ancora definiti "virtuali", e la realtà. Questi ambienti "virtuali" sono a ben vedere reali, nel senso che ci si ritrova ad avere a che fare con la realtà, declinata (mediata) in vario modo. Non solo. Il paradigma emergente negli ambienti "virtuali" è la rete, paradigma che di rimando è destinato ad influenzare profondamente (e già lo sta facendo) gli ambienti "reali". Le relazioni evolveranno sempre più reticolarmente: internet ha fornito un modello da mettere in pratica ovunque (è già in atto la demolizione del tradizionale paradigma conoscitivo, e sarà presto in atto la demolizione del paradigma politico gerarchico autoritario).
Più interessante ancora è il fatto che il NetFuturismo abbia dato prova di tutto questo in fase non solo teorico-riflessiva, ma anche sperimentale (anzi la fase riflessiva accompagna costantemente l'immersione attiva nel nuovo modello). In questi anni il gruppo nato sul web ha messo in atto negli ambienti online attività reticolari d'avanguardia per poi portare la stessa modalità operativa nelle attività sul territorio (ideazione, progettazione e realizzazione di eventi espositivi e performativi: mostre, conferenze e spettacoli per intenderci). E così il paradigma nasce e si sviluppa negli ambienti "virtuali" per poi influenzare gli ambienti "reali".
In questo caso il virtuale non è di certo la brutta copia del reale.
E non è neppure ciò che non riesce a diventare reale.
Il virtuale è più reale del reale.


Antonio Saccoccio

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domenica, ottobre 19, 2008

La rete è nel reale. Il reale è nella rete.

Le potenzialità di un blog sono immense. Noi net.futuristi lo crediamo fermamente. Perché noi net.futuristi abbiamo portato al massimo grado di sviluppo queste potenzialità.

Vediamo le nostre conquiste in sintesi:
- Creazione e costruzione ex novo di un pensiero radicalmente alternativo al sistema e alle vecchie logiche di potere che dominano ormai la quasi totalità della società. Tutto a partire dal web, inizialmente da un singolo blog.
- Creazione di un’aggregazione di individui animati dagli stessi obiettivi e dalla stessa tensione ideale. Questa aggregazione non ha alcun altro interesse che non sia quello di portare avanti il net.futurismo. Nessun utilitarismo, nessun mercantilismo, nessun compromesso.
- Evoluzione continua dell’aggregazione net.futurista grazie ad un naturalissimo processo di autoselezione naturale (i meno capaci, i meno coraggiosi, i meno volitivi, presa coscienza progressivamente della propria inadeguatezza, abbandonano e vengono sostituiti da attivisti più capaci, più coraggiosi e più volitivi).
- Evoluzione continua e incessante del pensiero grazie agli strumenti di cui si avvalgono i vari GSPPN (blog.net, SkypeNFC, NTFFML).
- Evoluzione personale dei singoli attivisti net.futuristi grazie al continuo sforzo creativo e al continuo confronto con gli altri net.futuristi.
- Invenzione di nuove forme di creatività e nuovi eventi creativi nati sul web e approdati fuori dal web (anti-conferenza, mostranonmostra).
Ma la più grande conquista del Net.Futurismo è oggi aver dimostrato un principio fondamentale che noi diffondiamo e diffonderemo in ogni angolo del pianeta fino a quando non avremo convinto l’ultimo testardissimo passatista/presentista:
“La rete è nel reale. Il reale è nella rete”

Abbiamo annullato la diffusissima percezione dell’opposizione “reale/virtuale” che ancora assilla la grande maggioranza degli utenti del web. Continuare a proporre semplicisticamente la distinzione “reale/virtuale” è per noi semplicemente primitivo. Oggi si potrebbe provocatoriamente, ma neppure troppo, sostenere che molti eventi sul web sono più reali di molti altri al di fuori del web.
Nati sul web, i net.futuristi hanno preso il paradigma reticolare a modello delle loro relazioni/interazioni e hanno proposto di applicare quel modello all’intera società, anche al di fuori del web. E abbiamo chiamato tutto questo retealtà. I net.futuristi si frequentano sul web e fuori dal web con la stessa identica modalità comunicativa: l’umanità sviluppata al suo massimo grado. I net.futuristi hanno portato al di fuori del web le loro idee e la loro vitalità net.futuriste, diffondendo il loro pensiero e la loro creatività ovunque.
Riflettiamo. Tutto questo si può fare, perché i net.futuristi lo hanno fatto.
Grazie alle conquiste net.futuriste l’uomo nuovo a mille dimensioni è più vicino.

Antonio Saccoccio

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