LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

lunedì, aprile 20, 2009

Stewart Home (e Net.Futurismo) contro Karlheinz Stockhausen

Inutile dire che Stewart Home è un avanguardista. Uno dei migliori degli ultimi decenni. E' stato un precursore in molti dei temi che sono stati in seguito raccolti da diversi creativi e poi finalmente analizzati sistematicamente ed inseriti in una proposta artistico-culturale completa dal Net.Futurismo.
Uno dei più noti attacchi che Stewart Home e la Neoist Alliance produssero fu quello contro il compositore Karlheinz Stockhausen.
"Stockhausen ha affermato che la maggior parte della sua musica gli viene dettata da essere provenienti da una civiltà superiore che vivono in una galassia lontana. La propaganda neoista si prefiggeva di mettere in evidenza come l'aura mistica di cui il compositore circonda le sue opere sia una frode manifesta", sostiene Home.
Parole che non possono che essere condivise totalmente. Dobbiamo ammirare il coraggio di Home, capace di voler demolire quella cultura "seria" e "alta", che corrisponde nient'altro che alla cultura ufficiale di ogni tempo. L'arte che si dichiara "alta e "seria" - e questo i veri artisti lo sanno bene - è realmente una frode. Solo che non fa comodo dirlo perchè altrimenti l'Artista "serio" non avrebbe più ragione di sentirsi migliore degli altri.
"La campagna contro Stockhausen è parte di una lotta continua che andrà avanti fino a che l'ultimo difensore della decadente "arte alta" non sarà stato messo a tacere!"
Ci uniamo al grido di Stewart Home, sperando che le sue dichiarazioni e le sue azioni siano sempre efficaci come queste sue parole.
Il Net.Futurismo sostiene da tempo che l'arte ufficiale contemporanea è soltanto l'estrema sopravvivenza di una cultura decadente che oggi resiste solo attraverso il massiccio indottrinamento mediatico.
Probabilmente l'arte di sistema è la più grande frode dei nostri giorni.
Noi net.futuristi, che siamo creativi veri, non smetteremo mai di gridare il nostro sdegno verso quegli "Artisti" che ancora vogliono vivere immersi in un'aura anti-storica, che ancora oggi sostengono di essere degli alieni, o magari di essere ispirati da entità sovrannaturali.
Finiamola con queste pagliacciate. Noi ribadiamo che la creatività è una delle tante facoltà umane. E ribadiamo che non c'è nulla di sovrannaturale in chi è creativo.
Toglietevi queste arie da sacerdoti. E siate finalmente realmente creativi.
Antonio S.

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venerdì, ottobre 31, 2008

Un genio futurista a Napoli: Francesco Cangiullo (1)

Strana figura quella di Francesco Cangiullo. Ricordato sempre marginalmente nel gruppo futurista, ebbe in realtà un ruolo di grande importanza in molte occasioni. Di sicuro il napoletano Cangiullo è uno degli artisti d’avanguardia maggiormente dimenticati. Entrato nel movimento futurista nel 1913, rappresentò l'ala del gruppo dotata di maggiore predisposizione al comico e alla provocazione.
Ciò che sorprende ancora oggi è la poliedricità dei suoi interessi. Fu in grado di scrivere manifesti futuristi fondamentali, di cui tutti ricordano il notissimo Manifesto del teatro della sorpresa (1921, con Marinetti), ma in pochi citano l’originalissimo e geniale Poesia pentagrammata (1922), per non parlare di testi quasi introvabili come Il mobilio futurista. I mobili a sorpresa parlanti e paroliberi (1920) e il Manifesto futurista dell’amicizia in guerra.

La Poesia pentagrammata, dando la simultaneità grafica della Poesia e della sua Musica naturale, in essa naturalmente contenuta, aggiunge una nuova smisurata estensione di tereno vergine al campo poetico.

Tra i testi di altro tipo Piedigrotta costituisce, per alcune innovazioni sorprendenti apportate all’interno dell’impostazione parolibera, uno dei prodotti più importanti dell’intero futurismo. Lo stesso Marinetti lo spedì al gruppo Dada di Zurigo, che tennero sempre in enorme stima Cangiullo. Hugo Ball e Tristan Tzara esposero alcune pagine di Piedigrotta al Cabaret Voltaire.

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lunedì, maggio 26, 2008

Cage: indeterminatezza e parentesi temporali

John Cage.
Mai dimenticarlo quando si parla di avanguardia.
Mai dimenticarlo quando si parla di alea e indeterminatezza.

"Ci è familiare il concetto di un'arte che assomigli alla natura, ed il fatto che l'arte cambia durante la sua storia. La domanda da porre è: cosa produce questi cambiamenti? Una risposta che possiamo dare a noi stessi, se non agli altri, è che l'arte cambia perchè cambia il nostro concetto sul modo in cui opera la natura. Per questo mi interessa il modo in cui opera la natura, non come scienziato ma come compositore. Ed è questo che mi ha convinto della necessità delle operazioni casuali; se io usassi la musica per esprimere me stesso, la cosa sarebbe in relazione, per esempio, con i miei sentimenti, ma non con la nostra interpretazione del modo in cui opera la natura. Negli anni quarante credo che esistesse già il concetto dell'indeterminatezza, ma certo non vi era l'interesse che c'è oggi per il caos. Io sono venuto a conoscenza del problema attraverso la filosofia orientale. In Cina, in particolare, il caos non è un nemiro, anzi è un amico. [...] Ho cercato di trovare una flessibilità che mi permettesse di mettere qualcosa liberamente nello spazio invece che su un punto particolare. Quando parlo di "punto" o "spazio" mi riferisco al tempo. Per questa ragione lavoro con le parentesi temporali. Nel concerto di ieri sera il violoncellista aveva il privilegio di decidere quando eseguire ogni suono; aveva il suo orologio e la musica, così sapeva in quale periodo poteva iniziare e quando avrebbe potuto finire. Sapeva anche quando sarebbe iniziato il prossimo suono. Tra un suono e l'altro c'era questa parentesi temporale con quest'altra, e quella successiva sovrapposta a questa, per cui si ha una serie di parentesi temporali sovrapposte".

Cage ragiona già come un moderno ricercatore estetico, come un net-futurista. Ma ancora non ne ha piena consapevolezza. La spia è in quella separazione netta tra il ruolo dello "scienziato" e quello del "compositore". Cage ha aperto tante strade, ma non è arrivato alle conclusioni che avrebbe forse meritato. Il Net-Futurismo era lì ad un passo. Ma nel 1992 (pochi mesi dopo aver pronunciato queste parole) la morte è arrivata anche per lui.

A. Saccoccio

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sabato, aprile 19, 2008

L'improvvisazione musicale: dal futurismo al netfuturismo

I musicisti netfuturisti sono impegnati nella creazione della nuova arte dei suoni-rumori. Teoria e pratica come sempre si rincorrono, con risultati sempre mutevoli e mai prevedibili.
Idealmente i nostri padri sono Luigi Russolo e alcuni musicisti d'avanguardia del primo e del secondo Novecento (Edgar Varèse e John Cage in primis), ma oggi vorrei porre l'attenzione su un manifesto futurista sconosciuto ai più. Si tratta de "L'improvvisazione musicale", di Mario Bartoccini e Aldo Mantia, pubblicato nel 1921. Ecco il testo integrale del manifesto.

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Siamo convinti che la nostra razza è destinata a dominare il mondo musicalmente come lo domina plasticamente e letterariamente. La nostra razza contiene infatti migliore qualità e maggiore quantità di musicisti geniali e innovatori. Se molti di questi sono ignorati e molti rimangono soffocati, lo si deve alla egemonia dei conservatorii, degli editori e degli esecutori, che bisogna debellare al più presto.
Noi musicisti futuristi abbiamo ammirato il nostro gloriosissimo passato musicale e ammiriamo le opere dei grandi musicisti futuristi e avanguardisti. Questi hanno raggiunto alte vette di splendore e originalità. Pensiamo però che altri varchi si potranno aprire, altre cime ascendere mediante la distruzione assoluta di tutte le leggi musicali e la libera improvvisazione.

Eviteremo così:

1. - Ogni sapore accademico.
2. - Ogni accordo o motivo già udito.
3. - Le ossessioni di tempo, struttura, ritmo, le leggi formali e gli sfoggi di bravura.
4. - L'artificio stupidissimo di creare una melodia e poi rivestirla alla moda (che varia dalla stonatura allo stile pastoso e scivolante).

Otterremo così:
1. - Un'infinita originalità di trovate. Infatti la trovata in musica è più difficile che in qualunque altra arte. La trovata è inoltre fugace e poco ritenibile. La trovata nasce infatti quando non si pensa affatto all'armonia e alle leggi musicali.
2. - Otterremo la stonatura naturale ben diversa dalla stonatura artificiale che molti musicisti preparano col concetto che l'autore deve arricchire di stonature la propria originalità.

La nostra improvvisazione si esplicherà:
1. - Con esecuzioni sul pianoforte o altri strumenti.
2. - Con commenti musicali di versi, pensieri, quadri
3. - Con dialoghi discussioni musicali tra due pianoforti, pianoforte o altro strumento, pianoforte e canto improvvisato, pianoforte e oratore improvvisatore. Noi prepariamo così quell'ideale fusione di tutte le arti che i più grandi artisti hanno sempre agognato.
Quando la sensibilità del pubblico sarà più sviluppata e non scatterà più ad ogni stonatura, realizzeremo anche la libera improvvisazione dell'orchestra.
Per coloro che poco futuristicamente tengono a rigodere e immortalare le sensazioni artistiche vi sono i pianoforti registratori già efficaci e da perfezionarsi.
Con questo manifesto sull'improvvisazione musicale noi non vogliamo distruggere nulla d'importante, ma arricchire di nuovo, elettrizzare di forza, immensificare di genio la musica, arte sublime e insieme efficacissima igiene di elevazione sociale.

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Il problema dell'improvvisazione è importante quanto quello dell'arte dei rumori. La musica d'avanguardia successiva, come sappiamo, si è giovata molto dell'improvvisazione. Basterebbe pensare a John Cage o all'italiano Gruppo d'Improvvisazione Nuova Consonanza. Oggi è necessario integrare la nuova arte dei suoni-rumori e le odierne tecniche d'improvvisazione. Le possibilità offerte dalla computer music e l'elaborazione del suono in real-time devono trovare una nuova forma di integrazione. E non dobbiamo mai dimenticare che la musica netfuturista ha tra i suoi primi compiti quello di aumentare la sensibilità e la competenza acustico-sonora di tutti gli individui.

Antonio Saccoccio

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martedì, gennaio 01, 2008

Il mio Capodanno

I botti per le strade, con la loro vorticosa anarchia di luci-fischi-rumori, sono più belli del concerto di Capodanno, raduno militarizzato per amanti di rancidi balli di corte.

Antonio Saccoccio

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martedì, novembre 20, 2007

Musica elettronica e avanguardia

Se si rileggono alcune pagine delle avanguardie del secolo scorso ci si rende subito conto di quanta parte abbia avuto per gli artisti la riflessione sulle innovazioni tecniche e tecnologiche.
Una delle arti tradizionali più fortunate fu indubbiamente la musica, che per merito delle innovazioni tecniche abbreviò quel lungo calvario che affrontarono (e in alcuni casi affrontano ancora, almeno nelle frange accademiche attardate) la letteratura, la pittura e la scultura. La tecnica offrì alla musica una via d'uscita allo sperimentalismo che, dopo la serialità integrale post-weberniana, aveva raggiunto posizioni estreme. Nacque la musica elettronica. E ci si accorse che la musica che avevamo conosciuto fino a quel momento era stata una goccia in un mare sconfinato. Le possibilità sembrarono sin da subito straordinarie. Chi non si agganciò alla rivoluzione elettronica, rimase attardato su posizioni anti-storiche. Tutto il mondo si avviava ad essere dominato dai circuiti elettronici, anche la musica doveva seguire quel mondo.
Ma in molti si rifiutarono di accettare quella realtà. Improvvisamente decenni di studi musicali accademici apparivano non bastare più per sfidare quella nuova realtà. Bisognava tornare a studiare. E studiare ancora molto. Acustica, analisi del suono e dei rumori più svariati, e poi sintesi additiva, sottrattiva, per modulazione ad anello e di frequenza. Senza calcolare le competenze strettamente tecniche (oscillatori, filtri e gli altri strumenti analogici).
Alcuni rifiutarono di rimettersi in gioco. E continuarono in uno sperimentalismo di maniera che finì per allontanare definitivamente il pubblico dalla musica d'avanguardia.
Ma i più intelligenti (e coraggiosi) compresero che non aveva senso alzare barricate contro il futuro. E il futuro era l'elettronica.
Oggi a più di mezzo secolo da quei momenti straordinari, l'elettronica ha invaso tutta la musica di consumo. Ma è rimasta ancora inspiegabilmente esclusa da molti ambienti d'avanguardia musicale.
Basta entrare oggi in un Conservatorio di musica. Dieci cattedre di pianoforte e una di musica elettronica. Situazione inspiegabile e inaccettabile. Abbiamo bisogno di comprendere il mondo di oggi e prepararci per quello che sarà. Non ci si può limitare assolutamente allo studio e all'adorazione del passato.
Dopo l'adorazione è necessario il superamento.
Oggi, nell'anno 2007, i Conservatori di musica sono ridotti a macerie.
Le uniche aule realmente vive possono essere (ma non sempre sono!) quelle dedicate alla musica elettronica.
Il Neo/Netfuturismo sosterrà sempre la necessità di sviluppare la creatività confrontandosi con il proprio tempo. E oggi questo significa confrontarsi continuamente con le innovazioni tecnologiche.
Chi ragiona diversamente, merita soltanto il titolo di antiquario.
Antonio Saccoccio

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mercoledì, agosto 08, 2007

Luigi Russolo e l'Arte dei rumori: oltre il futuro

Uno dei manifesti futuristi più geniali è senza dubbio “L’arte dei rumori” di Luigi Russolo, che porta la data dell'11 marzo 1913.
In questo manifesto sono contenuti gran parte degli sviluppi futuri della musica novecentesca. Fu straordinaria l’idea di Russolo: pensare ad una musica che ormai doveva giovarsi non solo dei suoni ma anche di tutti i rumori che ormai costituivano il sottofondo dell'esistenza umana. È questa l’idea che ancora oggi hanno tutti i musicisti che fanno uso di rumori e suoni elettronici per le loro composizioni. Non ci sono suoni di serie A e di serie B. C’è un infinito magma sonoro, da cui il compositore può attingere liberamente.
Ma leggiamo già una delle frasi iniziali del manifesto di Russolo.

"La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesirno secolo, coll'invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini. Per molti secoli la vita si svolse in silenzio, o, per lo più, in sordina. I rumori più forti che interrompevano questo silenzio non erano nè intensi, né prolungati, né variati. Poiché, se trascuriamo gli eccezionali movimenti tellurici, gli uragani, le tempeste, le valanghe e le cascate, la natura è silenziosa".


Segue una breve ed efficacissima descrizione dell’evoluzione della musica nei tempi. Fino ad arrivare ai nostri giorni.

“Oggi l'arte musicale, complicandosi sempre più, ricerca gli amalgami di suoni più dissonanti, più strani e più aspri per l'oreccbio. Ci avviciniamo così sempre più al suono-rumore.
Questa evoluzione delta musica è parallela al moltiplicarsi delle macchine, che collaborano dovunque coll'uomo. Non soltanto nelle atmosfere fragorose delle grandi città, ma anche nelle campagne, che furono fino a ieri normalmente silenziose, la macchina ha oggi creato tanta varietà e concorrenza di rumori, che il suono puro, nella sua esiguità e monotonia, non suscita più emozione. Per eccitare ed esaltare la nostra sensibilità, la musica andò sviluppandosi verso la più complessa polifonia e verso la maggior varietà di timbri o coloriti strumentali, ricercando le più complicate successioni di accordi dissonanti e preparando vagamente la creazione del rumore musicale. Questa evoluzione verso il "suono rumore" non era possibile prima d'ora. L'orecchio di un uomo del settecento non avrebbe potuto sopportare l'intensità disarmonica di certi accordi prodotti dalle nostre orecchie (triplicate nel numero degli esecutori rispetto a quelle di allora). Il nostro orecchio invece se ne compiace, poiché fu già educato dalla vita moderna, così prodiga di rumori svariati. Il nostro orecchio però se ne accontenta, e reclama più ampie emozioni acustiche. D'altra parte, il suono musicale è troppo limitato nella varietà qualitativa dei timbri. Le più complicate orchestre si riducono a quattro o cinque classi di strumenti ad arco, a pizzico, a fiato in metallo, a fiato in legno, a percussione. Cosicché la musica moderna si dibatte in questo piccolo cerchio, sforzandosi vanamente di creare nuove varietà di timbri. Bisogna rompere questo cerchio ristretto di suoni puri e conquistare la varietà infinita dei "suoni-rumori".

Ecco l’idea che vale una vita. La varietà infinita dei “suoni-rumori”. È da qui che prenderà avvio la musica concreta, la musica elettronica del Novecento. Il grande Edgar Varèse, uno dei maggiori (se non il maggiore) compositori del XX secolo, ebbe modo di ascoltare le successive esplorazioni sonore ottenute da Russolo con i suoi intonarumori e fu profondamente influenzato da queste straordinarie innovazioni.
Ma poiché Russolo ebbe un animo totalmente futurista, la sua mente non si limitò ad anticipare i tempi. Ebbe anche l’illuminazione di prevedere cosa sarebbe accaduto in futuro. Leggiamo il punto 7.

"La varietà dei rumori è infinita. Se oggi, mentre noi possediamo forse mille macchine diverse, possiamo distinguere mille rumori diversi, domani, col moltiplicarsi di nuove macchine, potremo distinguere dieci, venti o trentamila rumori diversi, non da imitare semplicemente, ma da combinare secondo la nostra fantasia."


Ecco. Questa è oggi esattamente la situazione di un compositore di musica elettronica. Si sceglie tra una varietà infinita di rumori, e li si combina insieme. Oggi un compositore di musica elettronica, leggendo L’arte dei rumori di Russolo, non può che provare un’emozione intensa. Ancora una volta, dal futurismo è nato un nuovo modo di intendere il mondo.

Oggi c'è ancora qualcuno che si ostina a negare il valore della musica elettronica. In realtà negare oggi i suoni elettronici significa negare il mondo in cui viviamo. Ancora una volta si tratta di una concezione stupidamente passatista. La musica elettronica è la naturale evoluzione di un secolare percorso evolutivo. Con la musica elettronica si è aperta un'autostrada che potremo percorrere per chissà quanti secoli ancora.

Antonio Saccoccio

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martedì, maggio 08, 2007

T. W. Adorno e la nuova musica

Theodor Adorno è stato uno dei maggiori esponente della Scuola di Francoforte.
Filosofo, sociologo, pianista, compositore e musicologo. Uno degli uomini più acuti dell'intero Novecento.
Notevoli le sue riflessioni sulla società borghese, sulla disumanizzazione dei rapporti personali, sull'industria culturale, sugli elementi negativi introdotti dal positivismo.
Ma qui vogliamo ricordare l'importanza fondamentale dei suoi scritti sulla musica, da Filosofia della nuova musica a L'invecchiamento della nuova musica.
Enrico Fubini ne "L'estetica musicale dal Settecento ad oggi" ha dedicato un intero paragrafo alla figura di Adorno. Molto incisive le pagine in cui descrive il rapporto tra l'arte e la società del suo tempo, seguite dal celebre giudizio sulla musica di Strawinsky e di Schoenberg, i due grandi compositori della prima metà del secolo. Ecco le considerazioni di Fubini, che riporta anche citazioni letterali dello stesso Adorno.
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In questo contesto filosofico s’inserisce l’analisi che Adorno fa della musica contemporanea. Nella società di oggi, in cui anche l’attività intellettuale rischia di essere completamente dominata e sommersa dai rapporti economico-sociali, in cui l’individuo è alienato perché la società industriale e capitalistica ha soffocato l’autonomia e la libera creatività, producendo una standardizzazione sempre crescente che ha coinvolto la stessa arte degradandola a prodotto commerciale, soggetto alle leggi del mercato, in una società siffatta, anche la musica rischia di diventare merce, di essere dissacrata, di perdere il suo caratterer di verità per ridursi a puro gioco.
Adorno, nella sua nostalgia di un passato irrecuperabile, di un ideale di uomo integrato nella società in cui la musica assolveva ad una funzione espressiva ed equilibratrice e non si era ancora trasformata in prodotto per la massa, immagine dell’alienazione umana e della pietrificazione dei rapporti, concepisce solo due strade possibili per la musica, che vede simbolicamente impersonate in Schonberg e in Strawinsky, i due poli diametralmente opposti nel mondo musicale contemporaneo. La musica di Strawinsky rappresenta l’accettazione del fatto compiuto, della situazione presente; rappresenta la pietrificazione dei rapporti umani, “il sacrificio antiumanistico del soggetto alla collettività, sacrificio senza tragicità, immolato non all’immagine nascente dell’uomo, ma alla cieca convalida di una condizione che la vittima stessa riconosce, sia con l’autoderisione che con l’autoestinzione”. La musica di Strawinsky con il suo artificioso recupero del passato, oggettivandolo, cristallizzandolo, ponendolo fuori della storia rappresenta la via dell’inautenticità, la tragica dissociazione del mondo moderno; essa rispecchia infine fedelmente e genialmente, ma passivamente, l’angoscia e la disumanizzazione della società contemporanea.
Anche Schonberg è un uomo del nostro tempo, ma in un senso totalmente diverso: se Strawinsky rappresenta l’accettazione, Schonberg rappresenta la rivolta, la protesta, la rivoluzione radicale, senza compromessi. Ma cosa può significare la rivolta in un mondo siffatto? Essa non può essere che il rifiuto nella totale solitudine, risponde Adorno. Se l’angoscia è implicita nella musica di Strawinsky per il suo carattere di supina acquiescenza a questo mondo, nella musica di Schonberg è dunque l’unica via dell’autenticità per la musica. Nella costruzione dodecafonica volutamente il compositore si costringe entro i limiti di una costruzione immanente, negandosi quella libertà che ormai non può più avere. Ma nello stesso tempo, nella rivolta alla tonalità, al linguaggio tradizionale, salva la soggettività, salva la musica dal cadere al rango di prodotto di massa standardizzato.
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Certo, sul giudizio su Stravinsky e Schoenberg si potrebbe discutere per ore. Da un punto di vista filosofico posso anche essere d'accordo con Adorno, ma da quello dei risultati artistici avrei più di una perplessità. Ad ogni modo non è questo il problema che mi sta a cuore.
Interessantissime invece sono le categorie estetiche utilizzate da Adorno: la passività è vista come una qualità negativa; la ribellione, invece, è sintomo di vitalità e di autenticità.
Non posso che condividere, infine, la critica all'arte degradata a "prodotto commerciale" e ridotta a "puro gioco".
Temi neofuturisti.
Antonio S.

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domenica, settembre 24, 2006

Johannes Brahms, l'ultimo eroe


Johannes Brahms (Amburgo 1833 - Vienna 1897) è senza ombra di dubbio uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.
Ascoltando la sua musica si riceve l’impressione di una tensione continua.
La musica di Brahms è frutto di una lotta su due fronti.
Una lotta per esprimere i più profondi dissidi interiori dell’uomo. I suoi temi eroici, fieri, drammatici incalzano in maniera prepotente, virile, senza tregua. Solo a volte lasciano il posto a temi di un lirismo straordinario. Segno di un animo grandissimo.
Una lotta per portare al massimo sviluppo il sistema tonale. Dopo di lui non sarà possibile scrivere più nulla di simile adoperando il linguaggio tonale. In vari modi la tonalità si dissolverà, e la musica non riuscirà mai più ad esprimere la tensione drammatica di Brahms.
Il tedesco rappresentò l’apice dello sviluppo di un percorso secolare. Fu l’unico ad eguagliare, e a volte superare, l’intensità di Beethoven, di cui fu evidentemente il degno erede (il celebre direttore d’orchestra Hans von Bülow chiamò la sua Prima sinfonia “la Decima” di Beethoven).
Spirito romantico su basi classiche. Questa in sintesi la musica di Johannes Brahms, l’ultimo grande eroe della musica tonale.
Ascoltare le sue sinfonie, i suoi concerti per pianoforte, la sua musica da camera rappresenta un’esperienza straordinaria. Mistica, nella migliore accezione del termine. Perché è indubbio che quando l’arte raggiunge queste vette abbiamo la percezione di quel continuum umano-divino che è la rappresentazione più forte e vera della vita. Tra l’umano e divino c’è l’eroe, il semidio. E per la musica Brahms è stato un eroe. L'ultimo.
Onore a Johannes Brahms.

Antonio S.

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lunedì, agosto 07, 2006

La musica, arte dimenticata

Le colpe risiedono nella mancanza di un'istruzione musicale scolastica di base
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L’ignoranza musicale nel nostro paese è ormai allarmante. Tra le varie arti la musica è da molto, troppo tempo la più penalizzata.
La mancanza dello studio della musica nelle scuole superiori italiane è alla base di codesta ignoranza. Prendiamo un liceo e consideriamo le arti studiate: si studia la narrativa e la poesia, si studiano le arti figurative, si studia teatro e ormai persino cinema. Grande assente: la musica. Stiamo parlando ovviamente della musica d’arte, della musica colta.
Il circolo vizioso che ha origine da questa disfunzione scolastica ha effetti notissimi. La scarsa conoscenza musicale porta infatti il pubblico a disertare le sale da concerto, a non acquistare registrazioni di musica colta. Conseguentemente la musica, privata di mercato, deve rinunciare al guadagno e chiudersi su se stessa in circoli e circoletti per pochi adepti. Circoli autoriferiti, che non possono che rendere gretta e provinciale la produzione artistica.
Nel nostro paese può capitare tranquillamente che una persona coltissima (persino un professore universitario della facoltà di lettere o filosofia!) non sappia praticamente nulla di musica e preferisca ascoltare una canzonetta italiana piuttosto che una sinfonia di Brahms. Deprimente. E le radici di tutto questo risiedono, come ho già detto, nella mancanza di quella cultura musicale di base che dovrebbe essere fornita dalle scuole.
Senza la grande musica sono a molti precluse le vette dell’arte. L’ascolto e la comprensione della grande musica sono funzionali all’evoluzione delle facoltà spirituali dell’uomo. Insomma, senza poter comprendere la grande musica si possiede una parte in meno del proprio spirito.
Ascoltare canzonette commerciali equivale ad impedire alla propria anima di progredire verso le più grandi conquiste spirituali. Non solo. I vantaggi derivanti dall’ascolto di musica colta si ripercuotono anche sulle facoltà logiche, a cui nulla giova invece la musica commerciale.
Ora il ministro Fioroni vuole nuovamente rivoluzionare la scuola. Eppure della musica non parla.
Il ministero Moratti aveva manifestato la volontà di introdurre la musica in molte delle scuole superiori italiane. Fioroni parla di smantellare la riforma Moratti, ma non si ricorda della musica.
E’ per questo che non possiamo essere fiduciosi per il futuro.
Ma di questo saranno contente le case discografiche e gli pseudo-musicisti che continueranno a sfruttare l’ignoranza musicale degli italiani per vendere milioni di cd e per diventare sempre più miliardari.
E l’arte e gli artisti stanno a guardare…
Antonio S.

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lunedì, luglio 10, 2006

Luigi Russolo: brillantezza e originalità

Luigi Russolo (1885-1947) è senza dubbio uno degli artisti più brillanti della prima metà del Novecento italiano. Geniale. Lo sguardo vivissimo, quasi allucinato. Pittore e musicista, capace, come molti suoi amici futuristi, di anticipare i tempi. Leggete con attenzione queste affermazioni tratte dall'Arte dei rumori (1913).
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"Questa evoluzione della musica è parallela al moltiplicarsi delle macchine, che collaborano dovunque coll'uomo. Non soltanto nelle atmosfere fragorose delle grandi città, ma anche nelle campagne, che furono fino a ieri normalmente silenziose, la macchina ha oggi creato tanta varietà e concorrenza di rumori, che il suono puro, nella sua esiguità e monotonia, non suscita più emozione. Per eccitare ed esaltare la nostra sensibilità, la musica andò sviluppandosi verso la più complessa polifonia e verso la maggior varietà di timbri o coloriti strumentali, ricercando le più complicate successioni di accordi dissonanti e preparando vagamente la creazione del rumore musicale. Questa evoluzione verso il "suono rumore" non era possibile prima d'ora. L'orecchio di un uomo del settecento non avrebbe potuto sopportare l'intensità disarmonica di certi accordi prodotti dalle nostre orecchie(triplicate nel numero degli esecutori rispetto a quelle di allora). Il nostro orecchio invece se ne compiace, poiché fu già educato dalla vita moderna, così prodiga di rumori svariati. Il nostro orecchio però se ne accontenta, e reclama più ampie emozioni acustiche. D'altra parte, il suono musicale è troppo limitato nella varietà qualitativa dei timbri. Le più complicate orchestre si riducono a quattro o cinque classi di strumenti ad arco, a pizzico, a fiato in metallo, a fiato in legno, a percussione. Cosicché la musica moderna si dibatte in questo piccolo cerchio, sforzandosi vanamente di creare nuove varietà di timbri. Bisogna rompere questo cerchio ristretto di suoni puri e conquistare la varietà infinita dei "suoni-rumori".
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Forse non tutti si rendono conto della straordinaria portata di queste affermazioni. Di lì a qualche decennio, il linguaggio musicale evolverà proprio nella direzione tracciata da Russolo. Non più suoni, ma suoni e rumori. E verranno la musica concreta e la musica elettronica.
Vi dico la verità. Sono emozionato se penso che tra pochi giorni sarò a Rovereto a diretto contatto con intonarumori, tele e incisioni di questo geniale artista. Spero che Russolo a distanza di quasi un secolo mi trasmetterà quelle vibrazioni che solo le grandi opere dei grandi uomini sanno offrirci.

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