Theodor Adorno è stato uno dei maggiori esponente della Scuola di Francoforte.
Filosofo, sociologo, pianista, compositore e musicologo. Uno degli uomini più acuti dell'intero Novecento.
Notevoli le sue riflessioni sulla società borghese, sulla disumanizzazione dei rapporti personali, sull'industria culturale, sugli elementi negativi introdotti dal positivismo.
Ma qui vogliamo ricordare l'importanza fondamentale dei suoi scritti sulla musica, da Filosofia della nuova musica a L'invecchiamento della nuova musica.
Enrico Fubini ne "L'estetica musicale dal Settecento ad oggi" ha dedicato un intero paragrafo alla figura di Adorno. Molto incisive le pagine in cui descrive il rapporto tra l'arte e la società del suo tempo, seguite dal celebre giudizio sulla musica di Strawinsky e di Schoenberg, i due grandi compositori della prima metà del secolo. Ecco le considerazioni di Fubini, che riporta anche citazioni letterali dello stesso Adorno.
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In questo contesto filosofico s’inserisce l’analisi che Adorno fa della musica contemporanea. Nella società di oggi, in cui anche l’attività intellettuale rischia di essere completamente dominata e sommersa dai rapporti economico-sociali, in cui l’individuo è alienato perché la società industriale e capitalistica ha soffocato l’autonomia e la libera creatività, producendo una standardizzazione sempre crescente che ha coinvolto la stessa arte degradandola a prodotto commerciale, soggetto alle leggi del mercato, in una società siffatta, anche la musica rischia di diventare merce, di essere dissacrata, di perdere il suo caratterer di verità per ridursi a puro gioco.
Adorno, nella sua nostalgia di un passato irrecuperabile, di un ideale di uomo integrato nella società in cui la musica assolveva ad una funzione espressiva ed equilibratrice e non si era ancora trasformata in prodotto per la massa, immagine dell’alienazione umana e della pietrificazione dei rapporti, concepisce solo due strade possibili per la musica, che vede simbolicamente impersonate in Schonberg e in Strawinsky, i due poli diametralmente opposti nel mondo musicale contemporaneo. La musica di Strawinsky rappresenta l’accettazione del fatto compiuto, della situazione presente; rappresenta la pietrificazione dei rapporti umani, “il sacrificio antiumanistico del soggetto alla collettività, sacrificio senza tragicità, immolato non all’immagine nascente dell’uomo, ma alla cieca convalida di una condizione che la vittima stessa riconosce, sia con l’autoderisione che con l’autoestinzione”. La musica di Strawinsky con il suo artificioso recupero del passato, oggettivandolo, cristallizzandolo, ponendolo fuori della storia rappresenta la via dell’inautenticità, la tragica dissociazione del mondo moderno; essa rispecchia infine fedelmente e genialmente, ma passivamente, l’angoscia e la disumanizzazione della società contemporanea.
Anche Schonberg è un uomo del nostro tempo, ma in un senso totalmente diverso: se Strawinsky rappresenta l’accettazione, Schonberg rappresenta la rivolta, la protesta, la rivoluzione radicale, senza compromessi. Ma cosa può significare la rivolta in un mondo siffatto? Essa non può essere che il rifiuto nella totale solitudine, risponde Adorno. Se l’angoscia è implicita nella musica di Strawinsky per il suo carattere di supina acquiescenza a questo mondo, nella musica di Schonberg è dunque l’unica via dell’autenticità per la musica. Nella costruzione dodecafonica volutamente il compositore si costringe entro i limiti di una costruzione immanente, negandosi quella libertà che ormai non può più avere. Ma nello stesso tempo, nella rivolta alla tonalità, al linguaggio tradizionale, salva la soggettività, salva la musica dal cadere al rango di prodotto di massa standardizzato.
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Certo, sul giudizio su Stravinsky e Schoenberg si potrebbe discutere per ore. Da un punto di vista filosofico posso anche essere d'accordo con Adorno, ma da quello dei risultati artistici avrei più di una perplessità. Ad ogni modo non è questo il problema che mi sta a cuore.
Interessantissime invece sono le categorie estetiche utilizzate da Adorno: la passività è vista come una qualità negativa; la ribellione, invece, è sintomo di vitalità e di autenticità.
Non posso che condividere, infine, la critica all'arte degradata a "prodotto commerciale" e ridotta a "puro gioco".
Temi neofuturisti.
Antonio S.
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