LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

venerdì, ottobre 31, 2008

Un genio futurista a Napoli: Francesco Cangiullo (1)

Strana figura quella di Francesco Cangiullo. Ricordato sempre marginalmente nel gruppo futurista, ebbe in realtà un ruolo di grande importanza in molte occasioni. Di sicuro il napoletano Cangiullo è uno degli artisti d’avanguardia maggiormente dimenticati. Entrato nel movimento futurista nel 1913, rappresentò l'ala del gruppo dotata di maggiore predisposizione al comico e alla provocazione.
Ciò che sorprende ancora oggi è la poliedricità dei suoi interessi. Fu in grado di scrivere manifesti futuristi fondamentali, di cui tutti ricordano il notissimo Manifesto del teatro della sorpresa (1921, con Marinetti), ma in pochi citano l’originalissimo e geniale Poesia pentagrammata (1922), per non parlare di testi quasi introvabili come Il mobilio futurista. I mobili a sorpresa parlanti e paroliberi (1920) e il Manifesto futurista dell’amicizia in guerra.

La Poesia pentagrammata, dando la simultaneità grafica della Poesia e della sua Musica naturale, in essa naturalmente contenuta, aggiunge una nuova smisurata estensione di tereno vergine al campo poetico.

Tra i testi di altro tipo Piedigrotta costituisce, per alcune innovazioni sorprendenti apportate all’interno dell’impostazione parolibera, uno dei prodotti più importanti dell’intero futurismo. Lo stesso Marinetti lo spedì al gruppo Dada di Zurigo, che tennero sempre in enorme stima Cangiullo. Hugo Ball e Tristan Tzara esposero alcune pagine di Piedigrotta al Cabaret Voltaire.

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lunedì, gennaio 15, 2007

Il futurismo a Firenze: l'epica serata al teatro Verdi

Uno degli episodi più noti del futurismo fiorentino fu indubbiamente la serata al teatro Verdi.
Sul palcoscenico c'erano Marinetti, Cangiullo, Boccioni, Carrà, Soffici, Papini, Tavolato e Scarpelli.
Il teatro è pieno.
Ecco come ricorda Alberto Viviani la serata:
"Dirò adesso una volta per tutte che non appena gli amici furono sul palcoscenico e la luce fu tutta accesa i clamori si trasformarono in un boato veramente bestiale e pauroso che non rallentò un istante la sua foga e la sua intensità. Qualche cosa insomma come i soffioni boraciferi di Larderello con accompagnamento di trombe e di piatti. Contemporaneamente dalla platea, dai palchi, dal loggione, incominciò un abbondante e ben diretto tiro di papate, carote, cipolle enormi, assa fetida, acciughe, uova mele, pastasciutta, lampadine elettriche, ceci ed altro ancora. A metà serata Marinetti venne colpito in un occhio da una patata che gli produsse una grossa e dolorosa ecchimosi. Cangiullo che aveva mantenuto sino allora la sua aria sorniona di placido napoletano ebbe invece uno scatto bellissimo: corse al limite della ribalta e con bella foga si dette a ributtare in platea i proeittili vegetali accompagnandoli con una filza di parole non certo lusinghiere e modeste, in pretto napoletano".
Ma ora ascoltate cosa disse Marinetti in quell'occasione.
"La vostra frenetica allegria mi dà piacere poichè segna un nuovo trionfo per il nostro movimento eroico. E certo che da più di cinquant'anni, non s'era mai vista tanta esuberanza di vita giovanile in questa vecchia fortezza del passatismo!"
E poco dopo:
"Noi siamo pochi domatori in una gabbia di belve ruggenti ma impaurite"
Ma l'espressione più bella la trovò quando rispose all'ennesimo lancio di proiettili:
"Siete seimila mediocrità contro otto artisti dei quali non potete negare il formidabile ingegno! Non ci farete indietreggiare neanche a revolverate!"
Ecco il vero spirito futurista perfettamente rappresentato da Marinetti. Il coraggio di fronteggiare la folla becera e passatista a viso aperto, sfidandola senza nulla temere.
Quale differenza se pensiamo ai nostri attori e uomini di teatro servi dell'applauso, vilmente compiacenti nei confronti del pubblico più sonnolento e decerebrato.
Ricordare Marinetti è oggi un dovere per chiunque voglia rinnovare il nostro paese.
Antonio S.

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