LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

domenica, novembre 08, 2009

Net.Futurismo verso l'abbattimento dell'Arte: ancora contro lo stile

Sono almeno 2 anni che il Net.Futurismo combatte fieramente contro l'inutile miserabile penoso Sistema dell'Arte Contemporanea. Abbiamo già parlato della mediocrità di quegli Artisti che attraverso uno Stile ben definito cercano esclusivamente di collocarsi sul mercato. Abbiamo già parlato del manifesto Contro lo stile dei pittori nucleari. Riporto a tal proposito le parole di Edoardo Sanguineti, intervistato da Antonio Gnoli (in Sanguineti's song: conversazioni immorali).
Sanguineti: Mi è capitato di scrivere che il mio stile è non avere stile.
Gnoli: Ossia?
Sanguineti: La frase ha un doppio significato: uno estetico, l'altro mondano. Un uomo senza stile è un uomo che non usa un galateo, questo è uno dei sensi. L'altro è più forte e coinvolge la responsabilità dell'intellettuale. A questo proposito ricordo che all'epoca del mio sodalizio con Baj, lui fece un manifesto in cui dichiarava che un pittore deve rifiutarsi di elaborare un suo stile, perchè il suo stile è condizionato dal mercato. E' il mercato, infatti, a volere che il quadro sia riconoscibile.
Gnoli: Il mercato segue una segreta tautologia.
Sanguineti: E' vero: se sei Chagall devi dipingere come Chagall. Se fai macchie nere su fondo verde, continua a farle. Se entri in un salotto o in una galleria e vedi dei Morandi o dei Kandinskij sei obbligato a riconoscerli. Un collezionista non tollererà che tu muti maniera da un giorno all'altro. Dirà: ho fatto tanto perchè tu sia vendibile, non smentirmi, non deludermi. Sono sempre rimasto molto impressionato dalle grandi mostre monografiche. Entri nella prima sala e si vede un giovane di grandi speranze - che si chiami Kokoschka o Matisse non importa - ed esclami: questo è uno che sa dipingere. Passi nella seconda sala: bene. Nella terza: siamo nel pieno. Nella quarta abbiamo già l'impressione di aver visto tutto. Nella quinta è meglio non entrare."

Nella nostra battaglia contro l'Arte con la A maiuscola, e in vista dell'igienico abbattimento della categoria Arte e dell'estensione delle facoltà creative a tutti gli individui, noi net.futuristi continuiamo a negare valore a qualsiasi opera ripetitiva mercantile serva del sistema e continuiamo a stimolare ogni pensieroparolazione ribelli eversivi irregolari.
Antonio Saccoccio

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domenica, novembre 01, 2009

Francesco Antinucci wikipedia goliardia netfuturismo



Diamo seguito alla brillante idea dell'amico netfuturista Stefano Balice. Scriviamo nuovamente su wikipedia la provocatoria voce "Francesco Antinucci", ricordando sempre che il professore ricercatore ha affermato che in wikipedia non ci sono controlli.

Nel giro di un minuto la voce viene cancellata. Riproviamo. Un altro minuto e la cancellano nuovamente. La motivazione è: pagina vuota, di prova, senza senso, tautologia o stupidaggine.

Si è proceduto ad una cancellazione immediata, che è regolamentata in modo preciso.

L'autore della doppia cancellazione è l'utente "Vipera", amministratore della comunità wikipedia. Tanto per dire che non è una cancellazione casuale. E che le voci di wikipedia sono sottoposte a filtri attenti.

Nelle Discussioni c'è spazio per un'ulteriore spiegazione: pagine del genere sono considerate "vandalismo".

Aprendo la pagina dedicata alla gestione del vandalismo, si può leggere un'analisi precisa di cosa è considerato "vandalismo" su wikipedia. Al punto 3 troviamo: Creazione di voci prive di senso o con contenuto scherzoso/goliardico. Siamo sbalorditi: wikipedia ha capito che stiamo prendendo in giro il caro Professor Antinucci.

Insomma, questa wikipedia è meno selvaggia e molto più intelligente di quanto dica la cultura profondamente passatista (università, old media in primis) del nostro Paese.

Antonio Saccoccio

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domenica, ottobre 25, 2009

Augias e Antinucci attaccano il web 2.0. La risposta del Net.Futurismo.

Analisi tragi-comica dell’ennesima prova di cialtroneria televisiva

CORRADO AUGIAS E FRANCESCO ANTINUCCI
presentano
Il web come lo vedono due uomini di un altro mondo
(tutte le informazioni sono controllate, garantite e certificate da Laterza e da RaiTv)


Questa è la storia di una trasmissione televisiva.
Una trasmissione realmente andata in onda il 23 ottobre dell’anno 2009 su Rai Tre.
Una trasmissione intitolata Quali sono i segreti di Internet e come ci ha cambiato la rete?.
Chi ha padronanza con il web sa bene che non c’è nulla da aspettarsi dalle trasmissioni televisive con un titolo del genere, sa bene che da qualche anno la televisione ha dichiarato guerra al web, proprio perché è il medium che le ha sottratto fette sempre crescenti di pubblico. Tuttavia è il caso di gettare uno sguardo attento, ma sempre divertito, a questa trasmissione, prendendola come emblema della condizione della televisione contemporanea, ormai divenuta lo specchio delle tendenze più retrograde e scopertamente reazionarie del nostro Paese. Seguirà quindi una


cronaca e analisi tragicomica dell’ennesima prova di cialtroneria televisiva

Augias introduce:
“Una buona parte di noi, non solo in Italia, usa ormai vivere una parte della giornata in maniera virtuale. Dentro l’internet, dentro il computer c’è un mondo che ci aspetta con i suoi lati positivi e negativi, fatto sta che è lì e una buona parte di noi vi ricorre”.
Già si vede da questi toni generici e balbettanti che non sarà certo una trasmissione illuminante: l’impiego del termine “virtuale” è la tipica spia per comprendere che chi parla è lontano dal web e non lo ritiene ancora integrato nella realtà.

Servizio su google di 30 secondi. Poi entra Antinucci, il professore, e inizia una discussione generica e banalissima su google e sul suo algoritmo.
Tutta la descrizione è in termini velatamente negativi, fino alla definizione di Augias
“un cretino velocissimo”, riferita proprio all’algoritmo. Lasciamoglielo dire, ci sarà spazio in seguito per capire chi è il cretino.
Antinucci: “L’algoritmo di google fa degli errori enormi e chiunque lo usa lo sa. A volte tira fuori delle cose che non c’entrano nulla”
Patetica inquadratura su una signora del pubblico che annuisce, come a dire “sì, è proprio vero, pure con me sbaglia sempre!”
Antinucci: “L’altro giorno cercavo una cosa che avesse a che fare con le analisi del sangue e mi viene fuori un articolo sulla principessa di sangue reale”.
Risate patetiche telecomandate al penoso tentativo di essere divertente.
E ancora: “Essendo cieco non ha questa capacità
E poi perla di saggezza finale sul tema:
“Guai a prenderlo come oro colato, come rilevante!”. Ricordatelo tutti eh! Non è oro colato!

Video su wikipedia.

Augias guardando il pubblico:
“Vedo dei giovanotti. Chi di voi usa google e wikipedia?”.
4-5 alzano timidamente la mano. Un pubblico disinternizzato! in una trasmissione in cui si parla di internet! Incredibile! Dove li saranno andati a cercare?


Inizia quindi la rituale pubblicità al libro scritto da Antinucci, edito da Laterza.
E qui la trasmissione entra nel vivo e nel comico insieme. Anzi possiamo dire che finora ci siamo annoiati. Quello che leggerete ora ha dell’incredibile (del ridicolmente incredibile).

Comincia Augias:
“Ora il pericolo è questo. La velocità di ricerca di questo motore è tale per cui una persona un po’ pigra come me, sta lì, deve controllare la data di nascita del tal personaggio, e invece di alzarsi come facevo fino a pochi anni fa, andare alla libreria che sta 4 metri dietro le mie spalle, mi evito quegli 8 metri andata e ritorno, e lo faccio lì, lo digito. E questo da una parte è un grande vantaggio ma dall’altra è una tragedia. Perché se andavo a sfogliare il libro magari trovavo altre cose…”
Ma come! Augias! È esattamente il contrario. Non ti sei accorto di come funziona il web? Una delle novità assolute è proprio costituita dal fatto che mentre si cercano informazioni di un certo tipo ci si imbatte in altre di natura affine e meno affine. È l’essenza della rete creare collegamenti continui da una pagina all’altra del web. E tu vuoi dirci che sul libro troveresti più spunti? E che libri leggi, Augias? “Tutto il mondo in 500 pagine” o qualcosa del genere? Lo vogliamo pure noi quel libro!
Non ci è dato sapere come si faccia a sostenere simili fesserie in televisione dopo un decennio circa in cui il web è diffuso più o meno in tutte le famiglie italiane.

Ma ecco il grande show del professor Antinucci, che merita di essere riportato parola per parola:
“La cosa da tener presente è proprio la differenza della qualità della conoscenza e dell’informazione che troviamo in questo modo. Non bisogna dimenticare che se facciamo quei 4 passi per andare alla libreria, dietro quella c’è tutto un altro mondo. Quel libro è stato pubblicato, come questo che lei ha in mano, vuol dire che qualcuno ha deciso di pubbicarlo, ha passato un giudizio di un qualche tipo. Non solo! Se sta in una biblioteca pubblica, in una libreria, ha passato un altro giudizio, di colui che l’ha scelto per la biblioteca o l’ha comprato. Se si va a cercare su internet non è così, non c’è nessun filtro, non esiste nessuna garanzia di questo e siccome l’algoritmo è cieco bisogna stare attenti. Purtroppo questo tipo di accesso diretto che sembra un vantaggio non è poi così un gran vantaggio”
Antinucci getta così finalmente la maschera. Lo afferma chiaramente: il suo è tutto un altro mondo. Lui è l’apostolo della tradizione, per lui le notizie e le opinioni devono passare giudizi. Bisogna avere garanzie. E chi le dà queste garanzie? Questo è un mistero. Chi possa garantirci la qualità delle informazioni e delle opinioni non è chiaro. Ovviamente si tratta di una concezione elitaria che per fortuna sta sparendo proprio con il web. La cultura come cosa per pochi, e creata da pochi, antico residuo di un mondo lontanissimo ormai dalla sensibilità contemporanea.
Tristemente dobbiamo ancora una volta constatare la pochezza di quelli che dovrebbero essere i nostri intellettuali. Antinucci dice bene che nella libreria c’è tutto un altro mondo. Ma lui pensa a quel suo mondo in termini positivi, rassicuranti. E non comprende che ancora una volta il mondo ha compiuto un grande balzo in avanti e molti uomini di cultura non se ne sono resi conto. Forse in pochi si sono resi conto che anche la stessa idea di “intellettuale” o “uomo di cultura” è un’idea vecchia. Oggi siamo tutti più o meno alfabetizzati, non siamo più nel Cinquecento. Migliaia di persone sul web che non ricoprono alcun ruolo accademico hanno conoscenze e competenze molto più ricche di un Antinucci e si fanno grandi risate ascoltando la sua visione passatista e apocalittica del web.

Ma torniamo alla trasmissione. Augias conferma la linea autoritaria di Antinucci:
“Lei ha toccato un punto fondamentale. Lei ha ricordato il libro che ho in mano che tra parentesi è il suo. Allora io cosa vedo. Leggo Francesco Antinucci direttore di ricerca all’istituto di scienze e tecnologia CNR, si occupa di linguaggio etc. e quindi già so lei chi è. Poi vedo qua editore Laterza. Io mi fido di Laterza perché è un grande editore, di grande tradizione. E quindi va bene. Poi qui nell’altro risvolto vedo una sintesi del libro, che mi fa il racconto rapidissimo di cosa c’è dentro.
Lo sfoglio! Insomma prima ancora di incominciare a leggere ho una serie di informazioni preliminari che mi indirizzano sul contenuto del libro, sulla serietà etc. Tutto questo su google, su internet non c’è. Quindi io posso trovare, successe anni fa, in una ricerca sull’Olocausto, su wikipedia c’era per esempio lo scritto del negazionista che diceva che l’Olocausto era una buffonata, che non era vero niente. Quindi il ragazzino di 12 anni che vede quel sito… Non so se ci siamo spiegati”.
No Augias, non ti sei spiegato e continui a dire fesserie. È una conquista enorme che ci siano tutte le fonti sull’argomento, e non solo quelle che un’elite ha scelto di inserire. Da qualche anno le fonti giuste o non giuste non le scegli più tu o i tuoi amichetti, ma le sceglie il mondo intero, in modo liberale e realmente democratico. Non di quella pseudodemocrazia a cui ci avete abituato voi. La vera democrazia del XXI secolo.
E poi non farci ridere con questa storia di Laterza! Non ti rendi conto che in questo modo stai rispolverando il principio di autorità? Che sei indietro di secoli? E poi fai proprio l’esempio di Antinucci per dimostrare la serietà del libro, proprio mentre il professore sta dando prova del contrario con i suoi scoordinati e traballanti interventi.

Ma eccolo di nuovo il professore:
“Poi bisogna fare attenzione perché wikipedia non è scritta da persone esperte. Perlomeno non c’è alcuna garanzia che sia scritta da persone esperte. È uno strano esperimento, perché è il tentativo di scrivere un’enciclopedia di tutti, che tutti scrivono. Ma non è risolto il problema, non è risolto affatto, il problema di quali sono le qualifiche di chi scrive, a che titolo…. Voi sapete che ognuno di voi può scrivere una voce di wikipedia?”
Augias inizia quasi a prendere le distanze: “Poi ci sono dei controlli”
Ma a questo punto Antinucci la spara davvero grossa:
Non c’è nessun controllo! Questo è bene dirlo. Nessun controllo! Tranne rarissimi casi di argomenti sensibili, non c’è assolutamente nessun controllo. Possiamo fare l’esperimento ora. La voce di wikipedia va lì e starà lì. Sta lì fino a quando qualcuno dice questa voce non va bene cancelliamola”
E allora? Lo sa Antinucci quante cretinate sono state scritte su libri cartacei e non potranno MAI essere corrette da nessuno? Non è una fortuna che su wikipedia le voci siano corrette?
Nel frattempo ho fatto il test come suggerito dal professore e ho inserito una notizia scorretta su una voce poco sensibile, la voce della città di “Latina”. Ebbene, è stata corretta dopo appena 23 minuti. Sarà uno dei rarissimi casi di correzione di cui parla Antinucci? Ma cerchiamo di essere seri! Lo sanno tutti che le voci sono controllate costantemente. Chiunque può provare. Wikipedia è lì.

Di fronte all’ultima colossale cretinata di Antinucci, persino Augias è perplesso.
Ma il professore non si ferma più. Si vede che è una questione personale questa contro wikipedia.
“Il problema è chi è che lo dice? Lei che garanzia ha?”
E poi ritratta parzialmente.
“C’è la possibilità di correggere. Chiunque, di nuovo chiunque può correggere una voce di wikipedia”
“Supponiamo che io propongo che questa voce va cancellata. Il problema è che a quel punto che si fa? Si vota! (con lo sguardo schifato) E tutti votano. Tutti quelli che hanno scritto qualcosa per wikipedia votano. E quindi si decide a maggioranza
Antinucci! Per carità! No, non si vota! E non si vota a maggioranza! Non devono votare tutti! Che assurdità è mai questa della maggioranza! Diciamo che puoi votare solo tu e chi pubblica con Laterza. Va bene così? Così la conoscenza avrà fatto un salto in avanti notevole, no? E tutti saranno sicuri delle notizie che trovano sul web. Se le scrivi tu che pubblichi su Laterza! Ci fidiamo dai.
Anzi facciamo una cosa. Antinucci, ti sfidiamo! Apri wikipedia e scrivila tu la voce “google” e “algoritmo”, e anzi visto che ci sei scrivi pure la voce “wikipedia”. Vogliamo scommettere che entro qualche ora decine di persone più preparate di te avranno scritto questa voce meglio di te? Svegliati dal sonno, professore Antinucci. Non siamo ai tempi dell’Inquisizione.
Al confronto di Antinucci Corrado Augias ormai rischia di sembrare quasi un rivoluzionario e cerca di minimizzare l’ennesima fesseria del professore: “Da una parte è l’applicazione della democrazia…”

Ma non è finita ancora. Parlano pure di twitter.
E Antinucci ancora, riparte come un disco rotto: “Non c’è un controllo anche qui”.
Ora divertiamoci solo per un attimo, perché comunque il duo ci ha regalato uno show non indifferente. E proprio perché viviamo sul web, noi sappiamo cestinarle subito affermazioni sconsiderate come queste. Anche se sono state pubblicate da Laterza e diffuse dalla Rai! Come osiamo! Eretici! Al rogo!
Divertiamoci quindi. Facciamo un’analisi dei termini ricorrenti (già precedentemente evidenziati in grassetto) nel lessico del povero Antinucci e scopriremo subito il suo problema: è un uomo ossessionato dal controllo, dalla garanzia. Nel suo mondo tutto deve essere sicuro, garantito, sottoposto a rigidi controlli. Ma soprattutto Antinucci è spaventato dalla possibilità che le informazioni e le opinioni possano essere prodotte e diffuse da tutti: l’enciclopedia è di tutti, tutti possono scrivere, tutti possono correggere, tutti tutti tutti! Orrore!
In fin dei conti il suo è un residuo di un mondo già estinto, che resiste solo nelle nostre università, e in tutti i luoghi ancorati per definizione alla tradizione (e al potere ovviamente). Perdere la centralità come agenzie incaricate della diffusione del sapere per loro è sicuramente un colpo tremendo. Pensate a questi studiosi che si sono affaticati per una vita pur di arrivare ad avere qualche pubblicazione e qualche titolo accademico. E poi ad un certo punto cosa accade? Che un ragazzino geniale si inventa qualcosa sul web e in un giorno ha più lettori di quanti ne abbiano avuti loro in 40 anni! E loro come rispondono? Dicendo: io ho i titoli, io ho le pubblicazioni, sono io a dire la verità, non loro!
È il mondo che cambia, signori! E voi non volete accettarlo. Scendete dai vostri vecchi scranni, dalle vostre comode cattedre, e gettatevi nella mischia se davvero siete così straordinari come dite di essere. Il mondo di internet, i tutti che tanto disprezzate sapranno riconoscere il vostro talento. Sempre e soltanto se realmente ne avete. Nessuna concessione al vostro buon nome, alla vostra nobiltà culturale. Sul web occorre dimostrare quello che si vale. Non c’è titolo e qualifica che tenga.

Finito qui? Macchè. Come ogni show che si rispetti, c’è sempre il gran finale.
Per Antinucci sul web regna “la tendenza al sequestro!

Amici TUTTI, allora tessiamo TUTTI un elogio del buon sequestro!

Sono felice di farmi sequestrare da questo mondo senza controllo, senza garanzie, senza autorità, senza titoli e senza pregiudizi, in cui posso trovare e scegliere tutte le fonti che voglio senza che nessuno censuri nulla preventivamente e decida per me ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Sono contento che alla verifica e al controllo contribuiscano TUTTI, e non pochi eletti a garanti della verità.
Augias! Antinucci! Noi godiamo di questo sequestro.

E lasciateci godere.

(in fondo Laterza ve la lasciamo, state sereni)


FIRMATO
Tutti gli uomini liberi che liberamente navigano sul web
e che scrivono pagine geniali - ma sempre discutibili - come questa
senza bisogno di titolarsi e qualificarsi preventivamente


p.s. abbiamo tralasciato per decenza ed eleganza di segnalare le inclinazioni paternalistiche di Augias (“c’è un giovine in sala”) o il latinorum che Antinucci nel XXI secolo impiega ancora per dare lustro alle fesserie che dice. Lo ripetiamo: il loro è proprio un altro mondo.

* per godersi lo show integralmente cliccare sul seguente link certificato da RaiTv: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-07d7bbcf-3a03-436b-8fde-286876edf964.html

www.netfuturismo.it

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martedì, ottobre 20, 2009

creatività e genio: la confusione dei presentisti

I presentisti hanno delle strane idee relativamente alla creatività e al genio. Non comprendono che dietro ad una grande idea c'è sempre un grande lavoro, un grande impegno, grandi conoscenze/competenze. Oggi i più pensano al genio come ad una persona stravagante, bizzarra, insolita. Un po' come si crede che uno sia artista solo perchè si mette un foulard o una sciarpa attorno al collo. Questo è puro presentismo. L'atto creativo è invece il risultato di lunghi momenti di riflessione, studio, critica, discussioni. Come disse una volta Thomas Alva Edison, il 99% del genio non è inspiration (ispirazione creativa), ma perspiration (traspirazione! sudore!). Il net.futurista sa bene che bisogna insistere insistere sempre insistere nella ricerca di soluzioni staordinarie alternative. Niente di speciale arriva mai per caso. Ogni invenzioneideazionecreazione è il frutto di ostinata caparbietà.
Ostinazione net.futurista.
Antonio S.

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domenica, ottobre 11, 2009

Il travisante travasatore: emblema della scuola contemporanea

Si parla troppo spesso a sproposito di formazione e apprendimento.
C'è una grande verità che andrebbe messa in evidenza prima di ogni altra: la maggioranza degli insegnanti non insegna quello che serve all'alunno, ma quello che sa e che ha appreso nel corso dei propri studi.
E' cosa nota a chi abbia conoscenza degli ambienti scolastici. La maggioranza degli insegnanti durante le lezioni non fanno altro che ripetere quelle nozioni striminzite che hanno studiato nei loro esamini universitari. Possiedono un sapere chiuso, angusto, limitato, circoscritto e trasmettono questo stesso sapere (sapere!) alle nuove generazioni. Si tratta in pratica di travasare informazioni da una testa all'altra, come fossero realmente due recipienti, due vasi (di ferro o terracotta, poco cambia in questo caso).
Ma c'è qualcosa che proprio non quadra in questa impostazione. Perchè, innanzitutto, le nozioni apprese 10-20-30 anni fa sono oggi nozioni spesso inutilizzabili (i vasi di oggi hanno bisogno di essere riempiti con altro!); ma soprattutto, e questo è ben più grave, non sono utilizzabili come si potevano utilizzare ancora 20 anni fa (forse oggi non abbiamo più bisogno di vasi?).
L'insegnante dell'era globale e digitale deve essere dotato di una visione d'insieme e di una capacità critica elevatissima. Deve essere un uomo a mille dimensioni. Non bastano gli esamini e le nozioncine universitarie. Deve sapere decifrare e interpretare la realtà contemporanea con grande padronanza e flessibilità. E adeguare le proprie strategie didattiche a questa realtà.
Quasi tutti i docenti invece hanno ancora l'immagine di un sapere monolitico, di una scuola chiusa su se stessa nella glorificazione della pura conoscenza. E' singolare poi che in una scuola tanto arretrata entrino spesso termini come "multiculturalismo". Ma ci si rende subito conto che si tratta di un multiculturalismo sbandierato retoricamente, una bandiera che mentre la si sventola viene rinnegata costantemente. Nelle loro menti è tutto "mono" (monodimensionale, monodirezionale, monolitico etc.), e nulla "multi" o "pluri".
Chiaramente da una classe docente che è stata formata da docenti ottocenteschi e che ripete quei modelli come una professione di fede non è lecito attendersi momenti di riflessione sulle proprie strategie formative.
Se il mondo in cui vivono è ancora quello del primo Novecento (o al massimo del secondo dopoguerra!), se tutta la complessità del mondo contemporaneo è a loro estranea, non possono che ribadire l'insegnamento autoritario di cui sono stati vittime. In breve, simili modelli non possono che prendere origine da un totale travisamento (forse ignoranza?) della realtà in cui oggi viviamo.
I ragazzi hanno bisogno di figure in grado di orientarli a 360° nel magma della realtà contemporanea, non di individui in grado al massimo di ripetere noiosamente pagine di un manuale di storia o letteratura.
Le discipline di insegnamento non sono insiemi di nozioni che è bello sapere per il gusto di sapere, ma strumenti utili alla formazione globale degli uomini del futuro.
Quindi si smetta al più presto con l'inutile pedante travaso di informazioni, e si intraprenda la strada verso un apprendimento significativo e una reale formazione.
Chi travasa travisa!
Antonio Saccoccio

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giovedì, ottobre 01, 2009

solo il net.futurismo salverà i presentisti

Forse non tutti hanno chiaro un passaggio decisivo per le sorti della nostra civiltà.
Il presentismo contemporaneo non può essere curato con il passatismo.
Il presentista è uno dei figli ribelli della cultura passatista, ma è il figlio che ribellandosi all'autoritarismo e al dogmatismo paterno non ha trovato una strada alternativa e si è rifugiato nell'accettazione passiva del presente, nel vivere alla giornata, senza stimoli nè progetti per il futuro. E per questo prima o poi fa i conti con la depressione, con l'ansia, con il vuoto esistenziale.
Il presentismo può essere curato solo con dosi massicce di net.futurismo.
Il presentista teme il net.futurista perchè vede in lui un altro ribelle, ma vede in lui il fratello ribelle che ce l'ha fatta a trovare la strada vincente. Un ribelle vivo vivace raggiante.
Il presentista passerà nei prossimi anni dal timore per il net.futurista al rispetto, alla stima, e quindi all'ammirazione. Ammirazione fraterna.
Il presentista non tornerà più indietro, non tornerà mai al passatismo.
Il presentista ha solo bisogno di capire qual è la via della ribellione.
E la via è il net.futurismo, unica avanguardia contemporanea capace di andare oltre l'inerzia l'apatia la depressione la rassegnazione e la liquidità presentista.
I passatisti sono seri o incazzati.
I presentisti sono depressi o irrequieti.
I net.futuristi ridono ridono ridono.
Antonio S.

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mercoledì, settembre 23, 2009

Il presentista è un non-avversario. Ridateci i passatisti!

Ormai è chiaro che il presentismo è a tutti gli effetti la filosofia di vita dell'uomo contemporaneo.
Il presentista si riconosce perchè prende il mondo così com'è. Non si è mai posto nè si porrà mai il problema di un modo alternativo di intendere e condurre la propria esistenza. Il presentista è un passivo recettore del già dato, del già affermato, del già visto e del già sentito. Se si prova a stimolarlo, risponderà: "Il mondo va così. Che vuoi cambiarlo tu?".
Il presentista è sostanzialmente un ignorante: ignora la storia dell'umanità, del pensiero, delle culture. E per questo non ha neppure l'unica idea che tiene in vita il passatista: il culto del passato, della grandezza del passato. Il presentista è il frutto peggiore dei nostri tempi, ha rinnegato anche lo studio e lo sforzo conoscitivo perchè ritenuti inutili e quindi è risucchiato negli eventi contemporanei senza avere le chiavi per decifrarli e opporvisi. Il presentista si riduce al carpe diem più meschino, all'edonismo più imbecille, alle mode più tristi. Il presentista è depresso, rinunciatario, noioso e annoiato, arrendevole e arrivista, cialtrone, affarista, carrierista, apatico, utilitarista.
Il mondo dei presentisti è quello che vediamo oggi: un mondo soggetto a progressiva desertificazione culturale, sociale, politica, ideale.
In questo mondo due sono le vie che si aprono al presentista: vivere da predatori (presentista A) o vivere da prede (presentista B). Spesso le due vie non sono scelte, ma seguono le predisposizioni naturali dei vari presentisti. C'è chi sfrutterà la situazione perchè più aggressivo e dominatore e diventerà così presentista di tipo A. E c'è chi invece subirà la situazione perchè più debole e diventerà presentista di tipo B. Due esempi per chiarire: nel mondo dello spettacolo televisivo contemporaneo, che è un mondo dominato dal presentismo più avanzato, l'uomo di spettacolo è il presentista A (che viene pagato per produrre sciocchezze), lo spettatore è il presentista B (che paga per vedere sciocchezze). Entrambi sono passivi recettori della cultura di massa, ma il presentista A riesce ad sfruttarla a personali fini d'arrivismo affarismo carrierismo, mentre il presentista B la subisce due volte (dal sistema e dal presentista A).
Il passatista era ed è un avversario a volte duro: conosce il passato e lo difende a spada tratta. Per convincere un passatista, occorre essere un vero netfuturista, ma alla fine basta proporgli di fare un passo ulteriore: il passato prima si conosce, e poi si supera.
Il presentista è un avversario ben peggiore. Non conosce e non vuole conoscere. Ignora il passato e il presente. Con il presentista non si può discutere di nulla, perchè tutto ignora. Con il presentista non si possono avere relazioni, perchè non sa relazionarsi.
Il presentista è un non-avversario.
Ridateci i passatisti!
Antonio Saccoccio

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mercoledì, settembre 09, 2009

NetFuturismo e formazione: la battaglia continua

Sono anni che il NetFuturismo ha individuato nella scuola e nella formazione i principali morbi che impediscono qualsiasi evoluzione socio-culturale nel nostro Paese. Tante volte abbiamo sottolineato come il modello gerarchico-trasmissivo è, se non da seppellire definitivamente, almeno da riconsiderare seriamente. Ovviamente l'ondata reazionaria in atto da anni in Italia su questi temi ha progressivamente occultato tutte le più evolute analisi di settore e le intuizioni dei più brillanti studiosi. Ma noi net.futuristi andiamo avanti, rapidissimi, per la nostra strada, convinti che la nostra è una battaglia indispensabile per le future generazioni.
E' sempre importante in battaglie cruciali come questa trovare validi alleati. Il net.futurismo è aperto su tutti i fronti. Considerazioni interessanti e acute giungono da più parti, anche se il clima attorno a questi temi è ultimamente pesantissimo.
Un valido alleato è senza dubbio Alberto Abruzzese, brillante sociologo ed esperto di comunicazione. Propongo qui di seguito qualche sua considerazione sulla formazione, che sembra estrapolata direttamente dai testi net.futuristi.
"Il paradigma dominante resta quello di una formazione unidirezionale (proprio come si dice della comunicazione televisiva generalista), in cui il sapere si esaurisce nel suo apprendimento, nella sua memorizzazione, e l’esperienza viva delle cose che si insegnano viene gettata all’esterno dell’aula, spazio ancora sovrano, univoco, sull’intrattenimento tra docente e discente, e viene rimandata così al futuro mondo del lavoro, dei mestieri e delle professioni. Certo: molti maestri e insegnanti hanno cercato di cambiare metodi, contenuti, a volte persino se stessi, intervenendo sulle linee di confine tra ambiente didattico, famiglie, comunità di spirito e di territorio. È stato fatto in modo disomogeneo e dal basso assai più che dall’alto, essendo venuta a mancare qualsiasi capacità progettuale da parte delle istituzioni. Ma il paradigma ancora dominante nella mentalità dei sistemi socio-culturali interessati alla formazione è quello di un modello di trasmissione del sapere e del saper fare meccanicistico, dunque un agire formativo chiuso nel tempo e nello spazio. Niente che abbia a che vedere con la fluidità della vita quotidiana e persino molto meno di quanto offrono le dinamiche relazionali della vita sociale, spesso assai più affettive, emotive, coinvolgenti, di quanto si creda. La formazione insiste su una visione di se stessa universalista e insieme episodica, a tempo determinato. Non sa parlare di bisogni, ma di principi e doveri. Le conoscenze che impartisce funzionano più o meno alla maniera dei trasporti, con la loro stessa logica: come se si trattasse di smistare i propri blocchi di sapere da un contenitore, quello grande del formatore, all’altro, quello piccolo dell’apprendista". (Alberto Abruzzese, Educare e comunicare. Spazi ed azioni dei media)
La critica alla formazione chiusa nel tempo e nello spazio, l'insistenza sulla comunicazione monodirezionale, l'impermeabilità della scuola ai reali bisogni, la somiglianza tra il modello comunicativo scolastico e quello televisivo: sono tutti punti cardine della riflessione net.futurista.
Attendiamo che altri studiosi come Abruzzese aprano una breccia nel muro della formazione passapresentista.
Noi intanto continuiamo le nostre battaglie, sempre e comunque in continua evoluzione.
Antonio S.

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lunedì, agosto 31, 2009

SIVOGA: la rivoluzione della moda


La creazione del marchio SIVOGA è l’ultimo risultato raggiunto da NetFuturismo.
Nell’ottica di coniugare arte e vita (come avrebbero detto i futuristi del secolo scorso), nella prospettiva di estendere la creatività ad ogni ambito umano (come sosteniamo noi net.futuristi) la rivoluzione nel campo della moda è un obiettivo strategico e imprescindibile.
Ci si veste ogni giorno, ogni giorno si decide il capo e gli accessori da indossare. Per questo il vestirsi deve essere necessariamente un momento creativo.
Cos’è oggi la moda ufficiale, quella delle grandi firme? Niente di più che un rituale. Un rituale consumista privo di ogni reale interesse. Ogni 6 mesi vengono proposti nuovi capi a cui non corrispondono nuove idee, ma solo nuove spinte ad un consumo compulsivo.
La rivoluzione netfuturista della moda parte dal Manifesto della controcravatta. Abbiamo preso un accessorio, il più elegante, e abbiamo dimostrato agli stilisti di tutto il mondo la loro povertà creativa. Hanno usato per decenni e decenni la cravatta solo come cappio al collo, noi proponiamo di usarla in tutti i modi possibili, posizionandola ovunque sul nostro corpo, e creando con la cravatta stessa le forme più inaspettate.
L’idea rivoluzionaria si è potuta trasformare in concreta realizzazione con il contributo fondamentale dell’azienda Forza Giovane, operante da decenni nel campo della moda. L’altissima qualità dei prodotti, che sono il frutto in molti casi di una produzione quasi artigianale, unita alla volontà di rinnovare fortemente il sistema della moda, rendono questa azienda il partner ideale per le idee netfuturiste.
Da questa sinergia è nato il marchio SIVOGA!, che il 3 settembre lancerà la propria sfida al mondo della moda con l’evento PRONTO? SIVOGA!, che si terrà al Parco Rosati (Roma Eur, in prossimità di via Cristoforo Colombo) dalle 21.30 alle 24.00.
TechnoRumorismo, VideoFuturismo, Performance Ricreat(T)ive animeranno la serata, che avrà il suo centro propulsivo della serata nella DinamoSfilata, realizzata con il contributo del pubblico stesso, che indosserà i capi SIVOGA! Al termine della serata chi avrà sfilato con maggiore originalità e vivacità vincerà il premio IoVogo!, consistente in un capo o accessorio della linea SIVOGA.
Inoltre sarà offerta a tutti gli ospiti la possibilità di creare un modello per la T-Shirt del Futuro, consegnando alla reception il tagliando contenuto nella brochure con il disegno della T-Shirt immaginata. Verranno selezionate 3 T-Shirt vincitrici, che saranno realizzate in tempo reale entro la fine dell’evento grazie ai macchinari messi a disposizione da Forza Giovane, e quindi regalate in premio ai creatori del modello.
Attesissime la prima esibizione assoluta del trio elettrico Le Borg e le improvvisazioni dei provocattori della compagnia Atuttotondo.
Da oggi moda e avanguardia possono coesistere.
SIVOGA!

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giovedì, agosto 13, 2009

LA CONTROCRAVATTA NETFUTURISTA

LA CONTROCRAVATTA NET.FUTURISTA


Le origini della cravatta non ci interessano. Legionari romani? Soldati croati? Curiosità da quiz televisivo.
Quello che a noi importa davvero è comprendere la funzione di questo diffusissimo ed elegante accessorio. Si è ipotizzato che la cravatta (o meglio il fazzoletto portato al collo, che è il diretto antenato della cravatta) servisse originariamente per proteggere la gola dal freddo. Benissimo, se così è stato. Ma a noi non interessa ciò che è stato. Interessa ciò che è ora in questo istante. E la cravatta di certo oggi non serve per ripararsi dal freddo, dato che per questo è sicuramente più adatta una sciarpa.
La cravatta quindi ha oggi una funzione unicamente decorativa. Eppure neanche questo ci indigna. La decorazione fine a se stessa non ci esalta, ma neppure è da biasimarsi se eccita la creatività.

Noi qui non discutiamo l’idea originale di appendersi qualcosa al collo a fini decorativi. L’idea fu ottima e ben vengano idee del genere.
A noi la cravatta oggi non sta bene per i seguenti motivi:
1. La cravatta è palesemente scomoda e antipratica. Per di più in estate innalza la temperatura corporea, impedendo la ventilazione in una zona vitale del corpo.
2. La cravatta è troppe volte impiegata per creare barriere sociali tra chi la indossa e chi non la indossa.
ma soprattutto
3. La cravatta non ha avuto per svariati decenni alcun tipo di evoluzione. Creatività zero. E per questo oggi la cravatta è morta.

Per tutti questi motivi noi oggi abbiamo il compito di rivitalizzare la cravatta, accessorio che non merita di morire a causa della mancanza di creatività degli stilisti di tutto il mondo.
La controcravatta che noi lanciamo si basa sui due seguenti principi (elementari igienici indiscutibili):
1. Con la cravatta si può fare di tutto. Per decenni e decenni ci hanno messo la cravatta al collo. Noi ci chiediamo: per quale motivo? Se la sua funzione è soltanto decorativa, perché decorare con la cravatta solo il nostro collo e il nostro petto? Portiamo la cravatta in ogni zona del corpo! Sulle gambe, sulle braccia, ai polsi, ai fianchi e persino sulle scarpe! Inoltre la forma tipica della cravatta ci suggerisce nuove elaborazioni e nuove soluzioni creative. La cravatta non è più solo una cravatta, ma un punto esclamativo rovesciato, una spada, una lancetta d’orologio, una pala eolica e molto altro ancora.
2. Nessuna decorazione, e quindi nessuna cravatta, deve essere antipratica. La decorazione deve essere un piacere, non una sofferenza. Nel momento in cui un accessorio come la cravatta diventa per noi scomodo, allora noi ci schieriamo con decisione contro quell’accessorio. Ne consegue che proprio quella cravatta che si è portata fino ad oggi ben stretta al collo è la cravatta che noi non desideriamo.

La cravatta subì ad opera dei futuristi del XX secolo il primo grande attacco nel noto Manifesto della cravatta italiana. Noi net.futuristi pensiamo che sia giunto finalmente il momento di dare il colpo di grazia alla vecchia cravatta passatista antipratica anticreativa.

Avvocati, giudici, bancari, dirigenti e impiegati tutti!
Noi vi stiamo liberando da una secolare frustrazione.
Mettiamo fine alla quotidiana impiccagione con le pratiche e geniali controcravatte net.futuriste!

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domenica, agosto 09, 2009

La ricerca affannosa dello status di Artista dentro la morte dell'Arte

La cattiva ricerca artistica si contraddistingue per un problema di fondo: non si ricerca pensando al mondo e alla vita, ma pensando al proprio inserimento nel circuito dell'Arte.
Gli pseudo-artisti contemporanei sono individui che pensano solo a farsi riconoscere come Artisti, scimmiottando o facendo il verso ad Artisti passati o contemporanei. Sono artisti inutili, che non hanno motivo di esistere. La loro attività è insignificante.

Non possiamo che dare un primo consiglio a costoro: "Non pensate ad essere Artisti e a farvi riconoscere come tali! Pensate a fare cose importanti e sensate!"

E ne aggiungiamo un secondo: "Oggi non si sa cosa sia l'Arte, anzi quasi certamente l'Arte come la immaginate (ma ne avete un'immagine almeno, o è per voi solo un titolo di nobiltà?) è - per fortuna - terminata per sempre. Affannandovi ad essere considerati Artisti, non vi rendete conto che vi affannate per essere dei Morti?"

Ecco perchè oggi questa ricerca dello status di Artista è grottesca: si cerca in realtà qualcosa che è morto.

L'unica ricerca artistica possibile rivolta direttamente al mondo dell'arte è quell'avanguardia che guarda all'arte indagandone e mettendone continuamente in discussione i dogmi e i postulati (dal Futurismo al Dada alla Conceptual Art al Net.Futurismo).

Tutto il resto è totalmente vano.

Antonio S.

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sabato, agosto 01, 2009

Bisticci ricreat(T)ivi: ecco il terzo millennio

I Bisticci ricreat(T)ivi hanno finalmente visto la luce a Forlì, nodo storico del Net.Futurismo grazie all'infaticabile lavoro del performer creativo totale Gianluigi Giorgetti.
Il pubblico dei bisticci viene letteralmente frustato: 2-3 temi "scandalosi" proposti e affrontati in modo provocatorio e affidati a relatori elettrici.
Tutto dipende dalla qualità dei relatori-provocatori e dalle competenze e dal carattere del pubblico. Se tutto è al top, siamo alla pura elettricità creativa.
I bisticci ricreat(T)ivi nel giro di pochi mesi diventeranno il ritrovo dei geniali di tutto il mondo. Dove il termine "genio" è inteso in modo assolutamente nuovo: persona che ha la capacità e il coraggio di proporre soluzioni innovative e significative in settori in cui trionfano passatismo e presentismo.
Nella serata di Forlì il primo bisticcio della storia è stato affidato a 2 net.futuristi di vecchia data: chi vi scrive, noto incendiario dentro il web e fuori, e il giovane netfuturista Gianluigi Ballarani, già capace più volte di rivitalizzare gli animi passatisti e presentisti.
Tema generale del loro bisticcio: scuola e formazione anno 2009, temi cari al Net.futurismo.
Due le provocazioni lanciate:
1. Net.Futurismo: La didattica nozionistica e trasmissiva adottata per decenni nelle nostre scuole è la causa principale dell'attuale mancanza di idee da parte di uomini politici, intellettuali, filosofi, artisti, poeti, etc. E' quel tipo di didattica ad aver amplificato il conformismo e la massificazione. Ha inoltre aperto la via al trionfo omologante televisivo.
Sgomento dei partecipanti, che scuotono la testa e non si capacitano: la nozione può essere davvero dannosa? "Certo, se manca la necessaria riflessione sulla nozione e la conseguente rielaborazione". Ma il NetFuturismo su questo è 2-3 decenni avanti. Troppo avanti. Tuttavia diversi occhi manifestano ricezione dei nostri stimoli. Menti si accendono.
2. Net.Futurismo: E' necessario istituire entro pochi anni un insegnamento di comunicazione, nuove tecnologie e nuovi media in tutte le scuole di ogni ordine e grado (almeno 2 ore settimanali). Questo per porre argine all'ignoranza devastante delle vecchie e nuove generazioni in campi che sono oggi di strategica importanza.
Panico. Goffi tentativi di obiettare qualcosa improvvisando. Pochissime voci chiare in mezzo ad un balbettare incerto confuso.
In generale pubblico e relatori-provocatori non net.futuristi ancora molto lontani dalle intuizioni net.futuriste. Nella serata il bisticcio viene frequentemente evitato per cedere ad un vago (e vano) desiderio di parlare liberamente e generalmente dell'aspetto del tema proposto che più piace. Desiderio della chiacchiera da bar o della seduta psicanalitica di gruppo. Difficoltà enorme a concentrarsi sui nodi centrali delle provocazioni. Difficoltà nel comprendere la grande novità delle serate net.futuriste: il bisticcio ricreat(T)ivo.
In conclusione il Net.Futurismo ritiene necessario:
- diffondere al più presto bisticci ricreat(T)ivi in tutta Italia
- trovare provocatori vivi vivissimi e pubblico infiammabile infiammabilissimo
- diffondere novità intuizioni ottimismo energia volontà in un Paese spento avvilito timido pauroso
Antonio Saccoccio

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martedì, luglio 21, 2009

Gli Artisti, comici involontari del terzo millennio

Se oggi volete concedervi qualche ora di sano divertimento e non riuscite a trovare nulla che vi soddisfi, vi offro una soluzione comodo e a costo zero: intrattenetevi a parlare con qualcuno che si fa chiamare e si ritiene Artista. E' interessante studiare questi individui fuori dal tempo, che si ostinano a rivivere una categoria che è consegnata alla storia da tempo. La cosa più grottesca forse è che costoro parlano di Arte come se fosse qualcosa di chiaro e definibile. Qualcosa di scontato. Nessun dubbio, nessuna ipotesi. Come se un secolo di avanguardia fosse passato senza lasciare tracce. Tutto questo è realmente sconcertante, ma profondamente comico. Gli individui che nel secolo scorso ancora si sarebbero chiamati Artisti, ora dovrebbero essere dei ricercatori estetici, uomini inquieti, brillantissimi e realmente propulsivi, in perenne ricerca di qualcosa di nuovo. Vedere invece questi individui così chiusi e malridotti, così poveri di spunti, così "incastati", è un vero spettacolo a costo zero. Forse ciò che più suscita il riso è quel prendersi sempre sul serio, e prendersi sul serio sulla base del nulla. Perchè ci si può anche prendere sul serio, ma quando in ballo c'è qualcosa di grande. Quando sono lì che con parole vuote girano intorno ad un concetto che non esiste, che non ha peso, allora questi Artisti sono dei comici involontari. Il loro mondo è terminato. Concluso. Affannarsi per avere visibilità non ha senso se l'unica cosa che si vuole rendere visibile è il proprio nome. Occorre affannarsi per rendere visibile un'idea, un mondo, il mondo che abbiamo dentro e che scopriamo giorno dopo giorno. Questa è l'unica prospettiva per cui oggi vale la pena di battersi in nome di una ricerca che parta da quello che era ieri l'Arte per diventare qualcos'altro di molto più evoluto e più profondo. Questa è la prospettiva del Net.Futurismo.
Solo chi non ha capito nulla di arte oggi si può definire Artista.
Antonio Saccoccio

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sabato, luglio 11, 2009

Futurismo e DADA, Marinetti e Tzara: uniti nel NetFuturismo

Quello che rende il Net.Futurismo l'unica avanguardia contemporanea credibile e vitale è l'esser riuscita a portare a maturazione le più raffinate intuizioni delle avanguardie del secolo scorso. Non tutto il Futurismo fu esplosivo, non tutto il DADA fu così illuminante, non tutta la Conceptual Art fu rivoluzionaria. La video-art e la net-art hanno avuto spunti interessanti, ma anche soluzioni decisamente imbarazzanti.

Il Net.Futurismo rende omaggio nel nome al Futurismo, perchè fu il primo movimento d'avanguardia organizzato.


DADA fu ritenuta (e viene ancora ritenuta) da molti l'avanguardia più lontana dal Futurismo. In realtà DADA nasce dalle migliori intuizioni del Futurismo dei primi anni. Di certo, nel momento in cui DADA nacque sviluppando con grande brillantezza queste intuizioni futuriste, il Futurismo era ancora ben vivo ed aveva preso (purtroppo) una strada per molti versi differente.

Ascoltiamo cosa dichiarò Tristan Tzara nel 1957, molti anni dopo l'esperienza dadaista:

"Ridurre le loro frontiere rigide, sbassare le altezze immaginarie, rimetterle sotto la dipendenza dell'uomo, alla sua mercè, umiliare l'arte e la poesia, significava assegnar loro un posto subordinato al supremo movimento che si misura solamente in termini di vita. L'arte, con un'A maiuscola, non tendeva forse a prendere sulla scala dei valori una posizione privilegiata e tirannica, che la portava a rompere tutti i legami con le contingenze umane? E' per questo che DADA si proclamava antiartistico, antiletterario, antipoetico".

Ho evidenziato termini e concetti che furono decisamente anticipati dal Futurismo. Riporto solo una citazione del 1913 di Filippo Tommaso Marinetti, ma molte se ne potrebbero aggiungere :

"Quando io dissi che «bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell’Arte», incitai i futuristi a liberare il lirismo dall'atmosfera solenne piena di compunzione e d'incensi che si usa chiamare l'Arte coll'A maiuscolo. L'arte coll'A maiuscolo costituisce il clericalismo dello spirito creativo. Incitavo per ciò i futuristi a distruggere e a beffeggiare le ghirlande, le palme, e le aureole, le cornici preziose, le stole e i paludamenti, tutto il vestiario storico e il bric-à-brac romantico che formano una gran parte di tutta la poesia fino a noi. Propugnavo invece un lirismo rapidissimo, brutale e immediato, un lirismo che a tutti i nostri predecessori deve apparire come antipoetico, un lirismo telegrafico, che non abbia assolutamente alcun sapore di libro, e, il piú possibile, sapore di vita"

L'identità lessicale e concettuale è sbalorditiva. Il DADA si appropriò delle più radicali intuizioni futuriste sviluppandole al massimo grado.

Ed è per questo che la poetica del Net.Futurismo suona oggi futurista e dada allo stesso tempo. Non c'è alcuna contraddizione. L'ottimismo futurista e il nichilismo dada non sono incompatibili, poichè il Net.Futurismo riprende l'ottimismo dell'uomo futurista e il nichilismo estetico dada (e del primo Futurismo).

Antonio Saccoccio

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lunedì, giugno 29, 2009

Milano International Fashion Show ovvero DEMODEMO

Milano International Fashion Show è il trionfo della noia e dell'inutilità. Non c'è assolutamente nulla da vedere, nulla da ascoltare, nulla da pensare. C'è la solita sfilata passatista e presentista, i soliti nomi, il solito sistema che si autocelebra di fronte ad un mucchio di paralitici che assistono mummificati sulle loro sedie. Setting paralizzante, presentazione paralizzante, abiti paralizzanti, musica paralizzante. Cosa si può pretendere di più deprimente?
Vestire il nostro corpo necessita di creatività. E questa gente non ha creatività. Cambiano tessuti, cambiano colori, cambiano fogge, ma tutto senza il minimo senso. Tutto è noioso perchè è essenzialmente stupido.
Per questo noi rilanciamo l'idea di una moda d'avanguardia!
E' necessario essere avanguardisti nella vita di tutti giorni! E per questo noi ci vestiremo ogni giorno con creatività!
Noi non ci metteremo più addosso solo un prodotto, ma un'idea!
Noi non vogliamo il consenso dei vecchi borghesucci passatisti.
Noi vogliamo i loro fischi e vogliamo gli applausi trepidanti dei giovani elettrizzati carichi di energia.
Milano International Fashion Show
ovvero DEMODEMO
DElla MOrte DElla MOda

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lunedì, giugno 22, 2009

Luce Marinetti (ricordo omaggio prospettiva futura)

Ho conosciuto Luce Marinetti anni fa.
L'ho rivista altre volte.
E ho parlato con lei.

Le raccontavo (irruente) quanto le idee creazioni di suo padre fossero state determinanti per me.
Mi rispondeva (fremente toccante) ricordando momenti di vita vissuta con lui.
Le parlavo e riparlavo poi dei miei progetti con il Net.Futurismo.
Mi invitava ad andare sempre sempre avanti con grande energia.

Da oggi non avrò più questa possibilità.
Da oggi avrò una Luce in meno.

Ma io ho ancora un obiettivo da portare a termine.
Anche per lei.

Antonio Saccoccio

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lunedì, giugno 15, 2009

Netfuturisti: primi di una generazione nuova

Noi net.futuristi siamo i primi di una generazione nuova.
Abbiamo fatto tanto. Stiamo continuando a fare tanto. Ma troppo c'è ancora da fare.
Ogni volta che raggiungiamo un obiettivo, spostiamo la meta un po' più in là.
Ogni evoluzione è straordinaria ma al tempo stesso parziale e incompleta.
Dobbiamo vivere in modo totalmente rinnovato. E per farlo occorre rigenerarsi passo dopo passo.
A partire dalle piccole cose per arrivare gradualmente alle più importanti.
Dobbiamo abbandonare ogni residuo di vita passatista e presentista.
Dobbiamo sganciare le nostre vite dal sistema che le ingabbia in una morsa soffocante e avvilente.
Dobbiamo essere sprezzanti di fronte alle regole e alle convenzioni mediocriste che ci vorrebbero imporre una vita da uomini vili e mediocri.
Dobbiamo avere questo coraggio.
Coraggio.

Antonio S.

venerdì, giugno 05, 2009

Ezra Pound e Net.Futurismo: lettori e artisti

"Siete degli stupidi se leggete i classici perché vi si dice di farlo e non perché vi piacciono. Vi comportate da stupidi se aspirate al buon gusto senza possederlo per natura. Se c’è un posto dove è da idioti fingere, quel posto è dinanzi a un’opera d’arte. E inoltre siete degli stupidi se non avete un animo aperto, se non siete avidi di godere qualcosa che potreste godere se ne sapeste il modo. Ma non è affare dell’artista chiedervi di imparare, o difendere le sue specifiche opere, o insistere perché leggiate i suoi libri. Ogni artista che ricerca la vostra particolare ammirazione è, proprio in questo, tanto meno artista". (Ezra Pound)

Due insegnamenti ancora da Ezra Pound. Il primo ("Siete degli stupidi se leggete i classici perché vi si dice di farlo e non perché vi piacciono") è in linea con quanto abbiamo affermato ultimamente: occorre lottare contro la passività e la subordinazione nella lettura. Noi aggiungiamo che se non si hanno competenza e/o sensibilità artistica si è naturalmente portati a dare credito a chi ha il compito di selezionare le opere d'arte di valore. Questo è comprensibile. L'ignorante per non fare figuracce segue sempre le mode. Ed è proprio a chi si sente insicuro che consigliamo invece la strada più salutare: abbandonare le letture che non piacciono, abbandonando ipocrisie e finzioni deleterie.

L'altro grande tema è quello dell'artista che se ne frega dell'ammirazione del pubblico ("Ogni artista che ricerca la vostra particolare ammirazione è, proprio in questo, tanto meno artista"). Tema profondamente futurista e net.futurista. E su questo c'è da aggiungere ben poco. Noi disprezziamo decisamente il consenso del pubblico. In questo siamo e restiamo profondamente figli del Futurismo del XX secolo.

Osservazioni modernissime, quindi, quelle di Pound. Peccato solo per quell'insistenza sul termine "artista" che oggi qualificherebbe Pound tra i passatisti e presentisti. Ma quelli erano altri tempi. Pound resta comunque figlio di un'estetica primo-novecentesca. E' compito nostro riprenderne il meglio e superarlo.

Antonio S.

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mercoledì, maggio 27, 2009

E' ora della ribellione culturale. Buttate via ciò che non vi piace!

Per la tipica mentalità dello studioso passatista e presentista (e anche dello peudo-intellettuale, figura sempre di moda) qualsiasi cosa finisca in un libro è degna di rispetto. Per cui non si può che stimare chi è finito in un manuale di letteratura o d'arte. Il grande uomo, il grande artista e il grande intellettuale, invece, non hanno alcun problema a criticare e disprezzare anche chi occupa pagine e pagine dei manuali di storia della letteratura o dell'arte. Il grande uomo conosce il proprio valore e non ha alcun problema ad affermare con sicurezza le proprie opinioni, fregandosene di chi è stato già "storicizzato" dalla cultura ufficiale e libresca del suo tempo. Noi net.futuristi reclamiamo e rivendichiamo, non per noi ma per tutti!, la necessità di criticare la cultura passata e presente. D'ora in poi chi è già noto e accettato dalla cultura del tempo non dovrà più rappresentare un'autorità per chi non è noto e accettato. Invitiamo così alla ribellione culturale giovani, adulti e anziani di tutto il mondo.
Se non vi piace un libro, anche se è stato scritto da un'auctoritas da tutti riconosciuta, chiudete quel libro!
Se non vi piace un brano di musica, anche se composto da chissà quale genio, smettete di ascoltarla! E gridate a tutti il vostro disappunto! Urlate la vostra noia.
Ma soprattutto, al posto di deprimervi ricoprendo di rispetto e onori chi non lo merita, correte a coltivare il vostro talento, avidi solo di creazione e novità.
E' lì la vostra vita.
Antonio S.

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martedì, maggio 19, 2009

Un ammonimento di Pistoletto

I lavori in plexiglass di Michelangelo Pistoletto (come quelli sui Quadri specchianti) sono ormai lontani nel tempo, ma per molti risultano anche oggi degni di interesse. Forse più che le opere in sè restano dell'artista alcune osservazioni ancora attuali.
"Una “cosa” non è arte; l'idea espressa della stessa “cosa” può esserlo"

Solo su queste poche parole si potrebbe discutere a lungo. A noi interessa semplicemente ribadire quest'idea e cercare di diffonderla ovunque. Non solo quindi negli ambienti in cui ci si occupa d'arte sperimentale. Poi - è chiaro - anche questa è un'idea che stiamo superando, poichè dà ancora per certa l'esistenza di un qualcosa chiamato "arte".

Bisogna lottare per diffondere il più possibile le più avanzate intuizioni estetiche. Il Net.Futurismo è impegnato su questo fronte.

Antonio S.

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lunedì, maggio 11, 2009

Più grandi di Dante, più grandi di Beethoven

Chi ha compreso il valore di alcuni uomini è naturalmente portato ad ammirarli. E ammirare i grandi del passato (e del presente) è cosa giusta e comprensibile.

Quello che è indiscutibilmente imbecille è idolatrare i grandi del passato. Questa idolatria fa parte della cultura passatista (e presentista) del nostro paese.
Ammirarae Dante o Beethoven è segno di sensibilità.

Idolatrarli è segno di imbecillità.

Una delle caratteristiche della nostra società è proprio quella mentalità insulsa che si ritrova praticamente in tutte le scuole e le università. Si guarda ai grandi del passato come ad individui irraggiungibili, come a qualcosa da considerare immensamente lontano da noi.
Ecco, è proprio questo che ci rovina totalmente e rovina soprattutto il cervello dei nostri giovani.

Ammirare Dante è giusto, ma considerarlo irraggiungibile è da imbecilli.
Dante e Beethoven sono stati uomini come noi, e in quanto uomini noi possiamo raggiungere e superare le vette da loro raggiunte.

Noi abbiamo bisogno di più uomini e meno studiosi.
Parlate con un grande uomo e poi parlate con un grande studioso.

Vedrete subito la differenza.

Il grande uomo ammirerà i grandi uomini, il grande studioso li idolatrerà.

Il grande uomo si porrà in conversazione con i grandi uomini che lo hanno preceduto (e magari ne scoverà anche le mancanze), il grande (!) studioso li considererà altro da sè, lontanissimi anni luce, intoccabili indiscutibili impareggiabili.

Nelle scuole e nelle università si educa i nostri giovani all'impotenza.

Noi net.futuristi siamo convinti che i grandi uomini debbano essere (e restare) semplicemente delle guide per permetterci di raggiungere vette sempre più elevate.
Noi net.futuristi - che questo l'abbiamo compreso - raggiungeremo quelle vette.
La grandezza di chi ci ha preceduto non ci castrerà MAI.

Invitiamo tutti gli uomini a non lasciarsi castrare dal valore dei grandi uomini che ci hanno preceduto.

Solo se inizieremo a pensarla così, saremo più grandi di Dante e più grandi di Beethoven.

Antonio Saccoccio

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lunedì, maggio 04, 2009

NetFuturismo e conceptual art: i critici sono morti

Non passa giorno in cui non ci troviamo a ribadire l'inutilità della figura del critico d'arte.
L'artista contemporaneo, e cioè il ricercatore estetico, riassume al suo interno le vecchie figure dell'artista e del critico. Tutto ciò era già chiaro diversi decenni fa, quando l'arte concettuale esplose in tutta la sua carica innovativa.
Joseph Kosuth così definiva la nuova arte nel 1970:
"L'arte che io definisco concettuale è tale, nel suo senso più stretto, perchè fondata sulla ricerca della natura dell'arte: di conseguenza, non è propriamente l'attività di costruire proposizioni artistiche, ma un elaborare, uno sviscerare tutte le implicazioni di tutti gli aspetti del concetto "arte". In passato, a causa dell'implicito dualismo tra la percezione e l'ideazione, si riteneva necessaria nell'arte una mediazione, quella del critico. Questa arte invece riassume in sé anche le funzioni del critico, rendendo superflua la mediazione. Il sistema artista-critico-pubblico aveva la sua ragion d'essere in quanto gli elementi visivi della costruzione del "come" davano all'arte un aspetto di intrattenimento, donde la presenza del pubblico. Il pubblico dell'arte concettuale, invece, è formato soprattutto da artisti: vale a dire, non esiste pubblico separato dai partecipanti. In un certo senso, pertanto, l'arte diventa "seria" come la scienza o la filosofia, che non hanno certo un "pubblico". Nella misura in cui si partecipi o no, l'arte concettuale diventa più o meno interessante. Nel passato, lo status "privilegiato" dell'artista lo confinava strettamente a svolgere il ruolo di un grande sacerdote o di uno stregone dell'industria dello spettacolo.
[...]
Il dipendere di un artista dal critico d'arte nel coltivare le implicazioni concettuali delle sue proposizioni artistiche e nel dedurre il loro significato, è dimostrazione o di irresponsabilità intellettuale o del più insipido misticismo".
Noi net.futuristi riteniamo l'arte concettuale (in tutte le sue declinazioni) un punto di partenza imprescindibile per tutta l'arte d'avanguardia successiva, e condividiamo le osservazioni di Kosuth sul nuovo ruolo del critico e dell'artista. Quello su cui ci pare che si debba invece riflettere è la destinazione dell'arte post-concettuale. Se è vero che non c'è più il pubblico, non è però per il fatto che il pubblico è costituito da soli artisti. Il Net.Futurismo ritiene che un'arte d'avanguardia possa anche rivolgersi ai non addetti ai lavori, noi crediamo ancora in un'avanguardia di massa. Coloro che sono più lontani da questo modo di intendere l'arte (se ancora vogliamo utilizzare il termine "arte" per definire queste ricerche) sono proprio gli artisti old-style (gli artisti-artigiani) e i critici. Sono queste due categorie a rifiutare l'arte post-concettuale, poichè entrambe tendono a difendere interessi personali. Purtroppo per loro (e per nostra fortuna) quel mondo sta definitivamente tramontando.

Antonio S.

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lunedì, aprile 20, 2009

Stewart Home (e Net.Futurismo) contro Karlheinz Stockhausen

Inutile dire che Stewart Home è un avanguardista. Uno dei migliori degli ultimi decenni. E' stato un precursore in molti dei temi che sono stati in seguito raccolti da diversi creativi e poi finalmente analizzati sistematicamente ed inseriti in una proposta artistico-culturale completa dal Net.Futurismo.
Uno dei più noti attacchi che Stewart Home e la Neoist Alliance produssero fu quello contro il compositore Karlheinz Stockhausen.
"Stockhausen ha affermato che la maggior parte della sua musica gli viene dettata da essere provenienti da una civiltà superiore che vivono in una galassia lontana. La propaganda neoista si prefiggeva di mettere in evidenza come l'aura mistica di cui il compositore circonda le sue opere sia una frode manifesta", sostiene Home.
Parole che non possono che essere condivise totalmente. Dobbiamo ammirare il coraggio di Home, capace di voler demolire quella cultura "seria" e "alta", che corrisponde nient'altro che alla cultura ufficiale di ogni tempo. L'arte che si dichiara "alta e "seria" - e questo i veri artisti lo sanno bene - è realmente una frode. Solo che non fa comodo dirlo perchè altrimenti l'Artista "serio" non avrebbe più ragione di sentirsi migliore degli altri.
"La campagna contro Stockhausen è parte di una lotta continua che andrà avanti fino a che l'ultimo difensore della decadente "arte alta" non sarà stato messo a tacere!"
Ci uniamo al grido di Stewart Home, sperando che le sue dichiarazioni e le sue azioni siano sempre efficaci come queste sue parole.
Il Net.Futurismo sostiene da tempo che l'arte ufficiale contemporanea è soltanto l'estrema sopravvivenza di una cultura decadente che oggi resiste solo attraverso il massiccio indottrinamento mediatico.
Probabilmente l'arte di sistema è la più grande frode dei nostri giorni.
Noi net.futuristi, che siamo creativi veri, non smetteremo mai di gridare il nostro sdegno verso quegli "Artisti" che ancora vogliono vivere immersi in un'aura anti-storica, che ancora oggi sostengono di essere degli alieni, o magari di essere ispirati da entità sovrannaturali.
Finiamola con queste pagliacciate. Noi ribadiamo che la creatività è una delle tante facoltà umane. E ribadiamo che non c'è nulla di sovrannaturale in chi è creativo.
Toglietevi queste arie da sacerdoti. E siate finalmente realmente creativi.
Antonio S.

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lunedì, aprile 06, 2009

I nativi digitali esistono ma... c'è chi è più nativo di loro

Si è aperto un bel dibattito nei giorni scorsi su quelli che vengono ormai chiamati "nativi digitali". Ha iniziato Antonio Fini con un post interessante e documentato. Ha continuato intelligentemente Gianni Marconato, con il suo solito argomentare deciso. La tesi, definita provocatoria da loro stessi, è che i nativi digitali sono sostanzialmente un mito.
Non posso a questo punto non pronunciarmi, dato che la questione è assai delicata e a mio avviso decisiva.
Sarò subito chiarissimo e al tempo stesso provocatorio.
Per me i nativi digitali esistono.
E tuttavia per me Antonio Fini e Gianni Marconato hanno comunque ragione.
Mi spiego.
E' indubbio che chi è nato e cresciuto in piena rivoluzione neo-tecnologica porta con sè qualcosa di profondamente differente rispetto a chi è nato e cresciuto prima di quella rivoluzione.
Questo è un dato di fatto che non metterei mai in discussione. E quindi per me i nativi digitali esistono.
Quello che invece dobbiamo valutare con attenzione è cosa intendiamo per "nativo digitale".
Io credo che l'essere nativo digitale non debba in alcun modo dare per scontata la conoscenza e la competenza in ambito digitale di quel nativo. Il discorso è a mio avviso più profondo e complesso ed è per questo motivo che la questione è davvero cruciale. Nascere e crescere in un mondo stravolto in pochi anni dalla rivoluzione neo-tecnologica implica un radicale cambiamento dei processi cognitivi di base. Un bambino oggi non prende possesso del mondo nello stesso modo in cui io ho preso possesso del mio mondo durante gli anni Ottanta. Questo è davvero importante. Non è importante quanto quel bambino oggi sia più bravo di me nella gestione delle funzioni di un cellulare o della navigazione sul web. O almeno, non è questo il punto fondamentale della questione.
Antonio Fini ha ragione quando afferma che i ragazzi hanno spesso una padronanza molto limitata del pc e soprattutto della navigazione sul web. Alcuni sanno fare ben poco, altri di più, ma praticamente tutti non possiedono il controllo del mezzo. E allora è giusta la sua considerazione finale: bisogna guidare innanzitutto i ragazzi alla gestione e al corretto sfruttamento delle risorse offerte dal nuovo mezzo.
Un passo più in là si spinge Gianni Marconato, che giustamente richiama l'attenzione su un grave problema della scuola: al di là della questione dei nativi digitali, resta il fatto che i docenti attuali non sanno confrontarsi con le esigenze dei ragazzi del nuovo millennio. Quello del divario generazionale è un problema che esiste da sempre, ma - e noi net.futuristi lo sosteniamo da anni ormai - la rapidissima esplosione della rivoluzione neo-tecnologica ha amplificato questo divario in modo drammatico. Non sono le conoscenze e le competenze tecnologiche a creare la frattura tra nativi e immigrati digitali! E' la struttura mentale più generale di quei ragazzi! Che è stata trasformata da quei nuovi mezzi (e Marconato lo nota bene nel suo post)! Ed è per questo - aggiungiamo noi - che c'è bisogno di una nuova avanguardia, in grado di interpretare in modo adeguato questa delicata e rapidissma fase di transizione.
Studiosi come Marconato mostrano di avere ben focalizzato il problema, più o meno nella stessa misura in cui l'ha individuato il net.futurismo: la mancanza di relazione tra ciò che si studia a scuola e ciò che serve nella vita di tutti i giorni. Questo è il punto.
Si tratta ora di trovare le strategie per uscire da questa penosa situazione.
Noi alcune le abbiamo già trovate. E le ribadiremo nei prossimi post.
La mia impressione è che paradossalmente toccherà proprio agli immigrati digitali fornire le giuste chiavi di accesso al mondo rinnovato dalla neo-tecnologia digitale. E d'altra parte quel mondo digitale l'hanno creato proprio coloro che oggi sono definiti immigrati digitali.
Insomma.
I nativi digitali esistono ma... c'è chi è più nativo di loro.
Antonio Saccoccio

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lunedì, marzo 30, 2009

lottiamo per l'Uomo Nuovo

lottiamo ogni giorno - noi netfuturisti - per la nascita dell'Uomo Nuovo.
ogni giorno ci imbattiamo nell'immonda viltà opportunistica e nell'utilitarismo più becero.
ogni giorno lanciamo stimoli febbrili d'ottimismo energico e vitale.
ogni giorno cerchiamo di essere più veri più intensi più vivi.
ogni giorno ci schifiamo di fronte alla falsità interessata e all'egoismo mercantile.
lottiamo ogni giorno - noi netfuturisti - per la nascita dell'Uomo Nuovo.
Antonio Saccoccio

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sabato, marzo 21, 2009

Netfuturismo, viaggiatori e turisti

Noi netfuturisti ribadiamo ancora una volta la distinzione tra i veri viaggiatori e i semplici turisti.
Siamo convinti che chi viaggia seguendo i tradizionali percorsi turistici è come se non viaggiasse.
I viaggi organizzati dalle agenzie sono vere e proprie delusioni per i veri viaggiatori.
Cosa vede normalmente il turista medio in una capitale europea?
Vede altri turisti e vede esercizi commerciali messi in piedi per i turisti. E vede quei 3-4 monumenti notissimi, che non si possono assolutamente non vedere (o meglio, dire di aver visto).
Cosa sarebbe il caso di vedere invece?
La vita di quella città, quella di tutti i giorni. Non la vetrina preparata ad hoc per il turista. Non la gente che vive aspettando il turista.
Noi net.futuristi intendiamo il viaggio in un modo selvaggio e al tempo stesso coraggiosamente avanguardista.
Noi detestiamo le bancarelle e i negozietti di magliette spille tazze cappellini.
Noi vogliamo inoltrarci irriducibilmente nella vita dei luoghi che visitiamo.
Nulla deve sfuggirci, dall'aspetto più basso e triviale a quello più snob e intellettuale.
Tutto è vita.

Il viaggio vissuto in modo autentico è net.futurismo intensificato.
Il giretto delle tre chiese è una delle massime espressioni del passatismo e del presentismo contemporaneo.

Antonio S.

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domenica, marzo 08, 2009

Creativi Totali vs. Artisti Old Style

Nessun evento, nessun riconoscimento, nessun successo potrà mai allontanarci dalle nostre uniche e reali intenzioni. Noi netfuturisti continueremo sempre a desacralizzare l'Arte, ad umanizzarla, a renderla parte della nostra quotidianità. Saremo creativi per tutto l'arco delle nostre giornate, e non solo quando ci sediamo a tavolino per "produrre" (!) arte.
Artisti, Poeti, Scrittori, Compositori alla vecchia maniera!
Noi vogliamo ribadirvi un paio di novità:
1. gli Artisti come voi non sono di certo creativamente superiori a coloro che reputate non-Artisti;
2. gli Artisti come voi sono di certo inferiori ai veri creativi, quelli per cui l'arte non è mai separabile dalla vita, quelli che vivono creando e creano vivendo.
Antonio S.

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domenica, marzo 01, 2009

Rovio Wi-Fi Robot

Rovio è un robot controllabile attraverso Internet grazie alla connessione Wi-Fi di cui è dotato. Dispone di una telecamera a colori, 3 ruote omni-direzionali, un microfono per l'ascolto ambientale, un faro a LED e un altoparlante. La connessione Wi-Fi consente di visualizzare e interagire con l'ambiente attraverso lo streaming audio e video. Rovio viene controllato attraverso un browser con qualsiasi dispositivo abilitato al web: PC o Mac, telefoni cellulari, smartphone, PDA o anche le vostre console per videogiochi. Dispone di un sistema di Navigazione denominato "TrueTrack ™" che consente di utilizzare l'interfaccia di Rovio per memorizzare i waypoints - con un solo clic Rovio navigherà automaticamente verso il punto scelto. Il faro con luce LED permette di guidare Rovio anche in luoghi poco illuminati. Non c'è bisogno di preoccuparsi per l'autonomia delle batterie di Rovio - la funzione "self-docking" consente di inviare, con un clic di un tasto sul vostro browser, il comando di andare alla base di ricarica (charging dock). Ideale per tenere sotto controllo la casa, l'ufficio o altro.

Dimensioni: 34,29 cm (altezza) x 30,48 cm (larghezza) x 30,48 cm (lunghezza)
Peso: 2,3 kg
Requisiti di sistema: Internet Explorer 6 o superiore, Mozilla Firefox 1.5 o superiore, Safari 3.0 o superiore, Mobile Safari, Internet Explorer Mobile o Opera Mobile - porta USB - Wireless access point - Connessione ADSL

Cliccare sulle immagini e riflettere

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lunedì, febbraio 23, 2009

Scuola passatista e presentista: preparare alla vita isolando dalla vita

La scuola passatista e presentista è bloccata da un drammatico paradosso: vorrebbe preparare alla vita isolando dalla vita.

I nostri ragazzi hanno bisogno di confrontarsi quotidianamente con il mondo in cui vivono. Non possono trascorrere 5-6 ore al giorno rinchiusi in stanze di 25 metri quadrati, seduti su una misera sediolina di legno, seppelliti in un mondo in cui si parla esclusivamente di periodi storici lontanissimi nel tempo e dalla sensibilità contemporanea.

Non ci può essere formazione dove c'è una scuola mummificata.

Sfondiamo le porte. Forziamo i cancelli. Apriamo ampi varchi luminosi ariosi alle giovani intelligenze.

Antonio S.

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lunedì, febbraio 16, 2009

DOBBIAMO UCCIDERE IL FUTURISMO!

MANIFESTO NET.FUTURISTA
[vibrante intoccabile fanatico igienico lucido spietato]


Siamo infine arrivati alla resa dei conti. E sarà una durissima resa dei conti.

È necessario affermarlo subito con estrema chiarezza: noi non saremmo mai voluti arrivare a questo punto, non avremmo mai voluto scrivere queste parole. Ma è stata passata ampiamente la misura e per questo siamo costretti a reagire con energica determinazione.

Mi rivolgo a voi, passatisti e presentisti dell’ultim’ora!

La vostra invadenza e la vostra stucchevole pedanteria ci hanno provocato troppo a lungo e troppo stupidamente. Lo spirito antiquariale e insistentemente celebrativo del nostro Paese costringe oggi noi net.futuristi, futuristi del XXI secolo, a scrivere questa pagina arroventata

CONTRO IL FUTURISMO

Sì. Noi abbiamo amato entusiasticamente il Futurismo e i capolavori futuristi. Li abbiamo letti osservati studiati sviscerati compresi ammirati adorati. Ma ora dobbiamo buttarli una volta per tutte nel secchio. Dobbiamo portare a termine necessariamente l’uccisione dei nostri padri. È un’operazione igienica. E ormai improrogabile.

Abbiamo già aggiornato e ampiamente superato le maggiori intuizioni futuriste del secolo scorso, nelle arti visuali, sonore e performative. Non è questo il punto. Si tratta invece di compiere oggi un atto simbolico ma determinatissimo in occasione delle ormai famigerate Celebrazioni Per Il Centenario Della Pubblicazione Del Primo Manifesto Futurista. Noi sentiamo puzzo di marcio in queste celebrazioni, puzzo di cadavere. Puzzo di passatismo. Puzzo di presentismo. Puzzo di accademismo affarismo professoralismo becero utilitarismo. E sentiamo anche un disgustoso puzzo di cialtroneria mediatica. Ed è per questo che noi dobbiamo dare ossigeno all’ambiente conducendo un’operazione igienica: eliminare il puzzo futurista senza fare sconti a nessuno.

Coraggio, amici net.futuristi. Occorre avere questo coraggio. Questo igienico coraggio.

Nel primo manifesto futurista Filippo Tommaso Marinetti, esattamente un secolo fa, scriveva:

«Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo! Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche. […] Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un odio tanto più implacabile in quanto che i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi».

Ecco. Ce l’ha detto il nostro grande padre. Ce l’ha detto Marinetti di uccidere il Futurismo. Non tradiamolo! Come i futuristi invitarono ad uccidere il chiaro di luna e tutta la letteratura precedente (compresi i padri simbolisti), così noi oggi dobbiamo uccidere i poemi bellici paroliberi, dobbiamo uccidere il dinamismo plastico e l’aeropittura, il tattilismo e l’aeropoesia.

Celebrare. Celebrare. Celebrare. Che cosa volete ancora celebrare? i cavalli di Boccioni? le compenetrazioni di Balla? gli aerei di Crali? i gilet di Depero? le ceramiche di Albissola? Ancora?

Sono stati geniali, lo sappiamo! Ma nel secolo scorso!
Viviamo nel terzo millennio. Ed è ora di fare chiarezza una volta per tutte. La nostra sensibilità trasformata per mezzo della rivoluzione neotecnologica ci impone di eliminare ogni residuo di patetico manierismo futurista. Bisogna buttare - definitivamente e orgogliosamente - il vecchio Futurismo nel secchio.

Guardiamoci dentro spietatamente. Se il Futurismo è ancora in noi, dovremo uccidere una parte di noi stessi. Anche questa nostra prosa enfatica ormai ci disgusta e ci fa ricordare qualcosa che dobbiamo necessariamente uccidere. Cancelleremo anche questa! Tenete quindi a mente ciò che state leggendo ma dimenticate e cancellate il modo in cui ci siamo espressi! Coraggio, amici net.futuristi. Non abbiate timore. Abbiamo già ucciso avversari accanitissimi. Resta da evitare il rischio più insidioso per noi. Non avremo compiuto nulla fino a quando non ci saremo liberati degli scheletri di famiglia! Noi oggi abbiamo il compito di immensificare il Futurismo del XX secolo, e per fare questo bisogna ucciderlo una volta per tutte!

Anche noi net.futuristi saremo buttati via tra qualche decennio. È naturale ed igienico che sia così! Noi non ci opponiamo a questo naturale e salutare processo evolutivo!

Anzi!

Noi lo desideriamo!


* pubblicato in Ad Futurum POST - Anno 1 n. 1 in occasione del centenario del 20 febbraio 2009

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domenica, febbraio 08, 2009

netfuturismo e digital divide

A leggere certe notizie viene da essere fiduciosi per il futuro. Certo, contenere i costi di produzione di un computer fin quasi ad annullarli è operazione assai ardua (e Negroponte ne sa qualcosa). Ma si deve provare a fare qualcosa in questo senso. E' soprattutto l'accesso alla rete internet che a noi netfuturisti interessa. Non occorre guardare molto lontano per trovare situazioni deprimenti: già in Italia viviamo l'incubo del tanto discusso digital divide. La copertura della banda larga nel nostro Paese è imbarazzante e relega molti individui in uno stato di isolamento oggi inaccettabile. L'opportunità di accedere alla comunicazione ibridazione evoluzione totale offerta dalla rete globale deve essere estesa a tutti i cittadini il prima possibile, poichè si stanno creando (e si sono già creati) dei ritardi inconcepibili tra chi ha accesso alla rete e chi no. Entrare solo oggi in internet, con un sistema così avviato e sviluppato, può essere già traumatizzante per i principianti. Si rischia di non capirci nulla, di sprofondare nel caos totale. Occorre quindi correre ai ripari al più presto, prima che sia troppo tardi. Occorre una banda larga per tutti in Italia. La situazione per i paesi in via di sviluppo è ovviamente ancora più critica. Ma lì ci sono problemi di politica internazionale che bloccano ogni evoluzione in questo senso. Proveremo a farci sentire anche in quel caso. Tutto il mondo ha bisogno della rete e ha bisogno del netfuturismo, il netfuturismo ha bisogno della rete per arrivare a tutto il mondo.

Antonio S.

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domenica, febbraio 01, 2009

performance netfuturista: improvvisazione e naturalezza esplosive

Una delle caratteristiche di tutte le azioni performative netfuturiste è l'improvvisazione e l'assoluta naturalezza nel rapporto con il pubblico. Alla fine c'è chi può essere entusiasta delle nostre idee, c'è chi può essere irritato (e noi lo vogliamo!), ma tutti si dichiarano sorpresi dalla capacità di stare in pubblico e dominare il pubblico. In moltissimi ci guardano come se fossimo alieni. Questa capacità in realtà se è vero che per alcuni netfuturisti è frutto di anni di mestiere, per molti invece è il risultato di una sicurezza talmente salda che non può non sfociare nella prestazione di alto livello. Tutto è spontaneo, quando si vive in linea con il pensiero di cui si parla, quando si affronta il lavoro con la stessa coerenza, quando si fa arte seguendo gli stessi principi, quando i rapporti interpersonali sono naturalmente netfuturisti. La nostra forza è che possiamo sfidare in modo strafottente il mondo perchè sappiamo che abbiamo i numeri per affrontare qualsiasi sfida. Non abbiamo nulla da temere. Non abbiamo scheletri nell'armadio. Tutto è limpido e cristallino. Puro. Bisogna tremare di fronte a noi perchè siamo quello che diciamo di essere. Ed è così che ieri abbiamo potuto interessare ragazzi appartenenti a circoli che si definiscono "di destra" e allo stesso tempo ragazzi che contestavano all'esterno e appartenenti ad ambienti "di sinistra" (quanto è penoso parlare ancora in questi termini). Spiegando loro che i muri inutili vanno demoliti. Tutto sotto gli occhi dei giornalisti e delle forze dell'ordine, stupiti ed increduli di fronte a tanta audacia comunicativa. Non c'è barriera che tenga quando hai la dinamite dentro.
Le serate futuriste del secolo scorso introdussero senza dubbio un elemento nuovo: la conflittualità con il pubblico. Quello che oggi noi netfuturisti aggiungiamo è quel toglierci completamente l'aura di Artisti, visto che l'aura oggi la desiderano solo quelli che non hanno nulla a che vedere con l'arte. La vecchia Arte non ci interessa. Molti di noi sono artisti da quando sono adolescenti. Partecipiamo ad eventi spettacoli concerti da quando siamo in fasce. Abbiamo prodotto opere d'Arte per decenni. Ma quella robetta ci ha definitivamente schifato. Quella robetta è del XX secolo. Continuiamo ad accumulare opere dopo opere, perchè la nostra creatività è a tratti straripante. Ma noi siamo proiettati verso la creAzione totale e la creatività estesa. Noi siamo oltre-artisti.
Anche qui: aboliamo tutte le barriere e sfondiamo tutti i muri.
E la cosa più interessante è che per noi queste sono le cose più naturali del mondo. Non dobbiamo fingere. Non dobbiamo metterci nessuna etichetta addosso.
Siamo così.
E non c'è altro da aggiungere.
Antonio Saccoccio

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domenica, gennaio 25, 2009

Disturbi dell'attenzione: web e grandi centri urbani

Marc Berman, dell'Università del Michigan, ha recentemente analizzato l'influenza dell'ambiente cittadino sui processi mentali dell'uomo. Da questi studi è risultato che "una città è così piena di stimoli che abbiamo bisogno di redirigere costantemente la nostra attenzione per non essere distratti da ciò che è irrilevante". In pratica nei grandi centri urbani si è letteralmente bombardati da stimoli di ogni tipo: sonori visivi tattili olfattivi.
Finalmente gli studiosi iniziano a concentrarci su questo aspetto. La capacità di orientarsi in un mondo dominato da immagini e suoni/rumori continui è assai difficoltosa. Un individuo può uscirne potenziato o al contrario menomato. Dipende dalle capacità che ha di vivere consapevolmente criticamente attivamente in questo ambiente. D'altra parte noi netfuturisti sosteniamo da tempo che quello che accade nei grandi centri urbani accade oggi anche nel nuovo mondo globale: sul web. Anche qui la marea crescente di stimoli rischia di sommergerci progressivamente. I disturbi dell'attenzione sono senza dubbio un grosso pericolo di fronte alle innovazioni degli ultimi decenni. Sta a noi evolverci di pari passo con i nuovi media, non lasciarci mai sopraffare ma guidare sempre la loro evoluzione. Il fine è quello di impiegare le nuove tecnologie per immensificarci, e per evitare di vedere depotenziate le nostre qualità. La sfida dell'uomo di inizio millennio, la sfida del netfuturismo è questa.
Antonio S.

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domenica, gennaio 18, 2009

Facciamo coraggiosamente l'arte con il cervello

L'abbiamo ribadito più volte. Oggi l'apoteosi del passatismo in arte è il trionfo dell'artigianato sull'arte, del bello sull'interessante, del decorativo sul concettuale. Già i futuristi si lamentavano della mancanza assoluta di cervello negli artisti del loro tempo.
E' difficile trovare in Italia un pittore che abbia un cervello, ed è tempo di finirla con la stupida favola secondo la quale il pittore deve solo vedere bene. Vede bene soltanto il pittore che pensa bene.
Sono parole di Umberto Boccioni, in Pittura scultura futuriste (1914). Parole che ancora oggi dovrebbero far riflettere tutti coloro che pretendono di fare arte senza usare bene il cervello. Tecnica, sensibilità, istinto, passione, volontà, capacità riflessive analitiche sintetiche: tutto serve per fare grande arte. Ma tutto questo è strettamente legato all'esercizio delle nostre più alte facoltà cerebrali. Dobbiamo inoltre ricordare che un buon cervello possiamo averlo per doti innate, ma possiamo anche svilupparlo mettendoci costantemente alla prova, giorno dopo giorno, e sottoponendoci a sempre maggiori difficoltà da superare. Quindi grandi artisti si può anche diventare, non si nasce necessariamente tali.
Facciamo coraggiosamente l'arte con il cervello e non con i piedi (o le mani)!
Antonio S.

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lunedì, gennaio 12, 2009

web 1.0, web 2.0, Jimmy Wales e netfuturismo

Un paio di mesi fa Jimmy Wales, il creatore di wikipedia, ha effettuato una critica all’attuale sviluppo del web 2.0. In realtà per il padre di wikipedia molto web sarebbe, nonostante le apparenze, ancora allo stadio 1.0. La critica maggiore è stata rivolta a You Tube: “se guardate ad esempio a tutto quello che c'è su YouTube si tratta di singoli che fanno video, non c'è ancora stato un progetto collaborativo in larga scala in questo senso”.
Per Wales quindi spesso l’utente scambia la condivisione, enorme, per collaborazione, che invece è quasi inesistente. C’è poco da dire. Wales ha centrato il bersaglio. Si potrà non condividere in toto le affermazioni su You Tube, ma in realtà ha ragione quando afferma che il web 2.0 esiste solo sulla carta ed è per molti totalmente sconosciuto. Wales denuncia quello che il net.futurismo definisce presentismo tecnologico: l’uso incosciente delle nuove tecnologie e dei nuovi media. Essere realmente innovativi oggi è creare un network che abbia dei reali obiettivi. Non è passare ore a scambiarsi messaggi inutili e imbecilli sui vari messenger o su facebook o pubblicando patetici video su YouTube. Il netfuturismo ha offerto un modello per il web 2.0: la costruzione e la diffusione di un network creativo a partire dall’aggregazione sul web. Il blog non può bastare. La creazione dei GSPPN creati da www.netfuturismo.it si spinge talmente in avanti che il semplice blogger non può neppure intuirne le potenzialità.
Il progetto ContrAgorà, seppure ancora nelle fasi iniziali, è un'altra realtà che si propone di andare oltre i blog vetrina: aggregazione e confronto a partire da alcune idee condivise.
Questo è il web 2.0 nella sua fase più matura. Anzi. In questi casi siamo probabilmente già molto oltre il web 2.0.

Antonio S.

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