LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

sabato, luglio 11, 2009

Futurismo e DADA, Marinetti e Tzara: uniti nel NetFuturismo

Quello che rende il Net.Futurismo l'unica avanguardia contemporanea credibile e vitale è l'esser riuscita a portare a maturazione le più raffinate intuizioni delle avanguardie del secolo scorso. Non tutto il Futurismo fu esplosivo, non tutto il DADA fu così illuminante, non tutta la Conceptual Art fu rivoluzionaria. La video-art e la net-art hanno avuto spunti interessanti, ma anche soluzioni decisamente imbarazzanti.

Il Net.Futurismo rende omaggio nel nome al Futurismo, perchè fu il primo movimento d'avanguardia organizzato.


DADA fu ritenuta (e viene ancora ritenuta) da molti l'avanguardia più lontana dal Futurismo. In realtà DADA nasce dalle migliori intuizioni del Futurismo dei primi anni. Di certo, nel momento in cui DADA nacque sviluppando con grande brillantezza queste intuizioni futuriste, il Futurismo era ancora ben vivo ed aveva preso (purtroppo) una strada per molti versi differente.

Ascoltiamo cosa dichiarò Tristan Tzara nel 1957, molti anni dopo l'esperienza dadaista:

"Ridurre le loro frontiere rigide, sbassare le altezze immaginarie, rimetterle sotto la dipendenza dell'uomo, alla sua mercè, umiliare l'arte e la poesia, significava assegnar loro un posto subordinato al supremo movimento che si misura solamente in termini di vita. L'arte, con un'A maiuscola, non tendeva forse a prendere sulla scala dei valori una posizione privilegiata e tirannica, che la portava a rompere tutti i legami con le contingenze umane? E' per questo che DADA si proclamava antiartistico, antiletterario, antipoetico".

Ho evidenziato termini e concetti che furono decisamente anticipati dal Futurismo. Riporto solo una citazione del 1913 di Filippo Tommaso Marinetti, ma molte se ne potrebbero aggiungere :

"Quando io dissi che «bisogna sputare ogni giorno sull'Altare dell’Arte», incitai i futuristi a liberare il lirismo dall'atmosfera solenne piena di compunzione e d'incensi che si usa chiamare l'Arte coll'A maiuscolo. L'arte coll'A maiuscolo costituisce il clericalismo dello spirito creativo. Incitavo per ciò i futuristi a distruggere e a beffeggiare le ghirlande, le palme, e le aureole, le cornici preziose, le stole e i paludamenti, tutto il vestiario storico e il bric-à-brac romantico che formano una gran parte di tutta la poesia fino a noi. Propugnavo invece un lirismo rapidissimo, brutale e immediato, un lirismo che a tutti i nostri predecessori deve apparire come antipoetico, un lirismo telegrafico, che non abbia assolutamente alcun sapore di libro, e, il piú possibile, sapore di vita"

L'identità lessicale e concettuale è sbalorditiva. Il DADA si appropriò delle più radicali intuizioni futuriste sviluppandole al massimo grado.

Ed è per questo che la poetica del Net.Futurismo suona oggi futurista e dada allo stesso tempo. Non c'è alcuna contraddizione. L'ottimismo futurista e il nichilismo dada non sono incompatibili, poichè il Net.Futurismo riprende l'ottimismo dell'uomo futurista e il nichilismo estetico dada (e del primo Futurismo).

Antonio Saccoccio

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lunedì, giugno 29, 2009

Milano International Fashion Show ovvero DEMODEMO

Milano International Fashion Show è il trionfo della noia e dell'inutilità. Non c'è assolutamente nulla da vedere, nulla da ascoltare, nulla da pensare. C'è la solita sfilata passatista e presentista, i soliti nomi, il solito sistema che si autocelebra di fronte ad un mucchio di paralitici che assistono mummificati sulle loro sedie. Setting paralizzante, presentazione paralizzante, abiti paralizzanti, musica paralizzante. Cosa si può pretendere di più deprimente?
Vestire il nostro corpo necessita di creatività. E questa gente non ha creatività. Cambiano tessuti, cambiano colori, cambiano fogge, ma tutto senza il minimo senso. Tutto è noioso perchè è essenzialmente stupido.
Per questo noi rilanciamo l'idea di una moda d'avanguardia!
E' necessario essere avanguardisti nella vita di tutti giorni! E per questo noi ci vestiremo ogni giorno con creatività!
Noi non ci metteremo più addosso solo un prodotto, ma un'idea!
Noi non vogliamo il consenso dei vecchi borghesucci passatisti.
Noi vogliamo i loro fischi e vogliamo gli applausi trepidanti dei giovani elettrizzati carichi di energia.
Milano International Fashion Show
ovvero DEMODEMO
DElla MOrte DElla MOda

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lunedì, giugno 22, 2009

Luce Marinetti (ricordo omaggio prospettiva futura)

Ho conosciuto Luce Marinetti anni fa.
L'ho rivista altre volte.
E ho parlato con lei.

Le raccontavo (irruente) quanto le idee creazioni di suo padre fossero state determinanti per me.
Mi rispondeva (fremente toccante) ricordando momenti di vita vissuta con lui.
Le parlavo e riparlavo poi dei miei progetti con il Net.Futurismo.
Mi invitava ad andare sempre sempre avanti con grande energia.

Da oggi non avrò più questa possibilità.
Da oggi avrò una Luce in meno.

Ma io ho ancora un obiettivo da portare a termine.
Anche per lei.

Antonio Saccoccio

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lunedì, giugno 15, 2009

Netfuturisti: primi di una generazione nuova

Noi net.futuristi siamo i primi di una generazione nuova.
Abbiamo fatto tanto. Stiamo continuando a fare tanto. Ma troppo c'è ancora da fare.
Ogni volta che raggiungiamo un obiettivo, spostiamo la meta un po' più in là.
Ogni evoluzione è straordinaria ma al tempo stesso parziale e incompleta.
Dobbiamo vivere in modo totalmente rinnovato. E per farlo occorre rigenerarsi passo dopo passo.
A partire dalle piccole cose per arrivare gradualmente alle più importanti.
Dobbiamo abbandonare ogni residuo di vita passatista e presentista.
Dobbiamo sganciare le nostre vite dal sistema che le ingabbia in una morsa soffocante e avvilente.
Dobbiamo essere sprezzanti di fronte alle regole e alle convenzioni mediocriste che ci vorrebbero imporre una vita da uomini vili e mediocri.
Dobbiamo avere questo coraggio.
Coraggio.

Antonio S.

venerdì, giugno 05, 2009

Ezra Pound e Net.Futurismo: lettori e artisti

"Siete degli stupidi se leggete i classici perché vi si dice di farlo e non perché vi piacciono. Vi comportate da stupidi se aspirate al buon gusto senza possederlo per natura. Se c’è un posto dove è da idioti fingere, quel posto è dinanzi a un’opera d’arte. E inoltre siete degli stupidi se non avete un animo aperto, se non siete avidi di godere qualcosa che potreste godere se ne sapeste il modo. Ma non è affare dell’artista chiedervi di imparare, o difendere le sue specifiche opere, o insistere perché leggiate i suoi libri. Ogni artista che ricerca la vostra particolare ammirazione è, proprio in questo, tanto meno artista". (Ezra Pound)

Due insegnamenti ancora da Ezra Pound. Il primo ("Siete degli stupidi se leggete i classici perché vi si dice di farlo e non perché vi piacciono") è in linea con quanto abbiamo affermato ultimamente: occorre lottare contro la passività e la subordinazione nella lettura. Noi aggiungiamo che se non si hanno competenza e/o sensibilità artistica si è naturalmente portati a dare credito a chi ha il compito di selezionare le opere d'arte di valore. Questo è comprensibile. L'ignorante per non fare figuracce segue sempre le mode. Ed è proprio a chi si sente insicuro che consigliamo invece la strada più salutare: abbandonare le letture che non piacciono, abbandonando ipocrisie e finzioni deleterie.

L'altro grande tema è quello dell'artista che se ne frega dell'ammirazione del pubblico ("Ogni artista che ricerca la vostra particolare ammirazione è, proprio in questo, tanto meno artista"). Tema profondamente futurista e net.futurista. E su questo c'è da aggiungere ben poco. Noi disprezziamo decisamente il consenso del pubblico. In questo siamo e restiamo profondamente figli del Futurismo del XX secolo.

Osservazioni modernissime, quindi, quelle di Pound. Peccato solo per quell'insistenza sul termine "artista" che oggi qualificherebbe Pound tra i passatisti e presentisti. Ma quelli erano altri tempi. Pound resta comunque figlio di un'estetica primo-novecentesca. E' compito nostro riprenderne il meglio e superarlo.

Antonio S.

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mercoledì, maggio 27, 2009

E' ora della ribellione culturale. Buttate via ciò che non vi piace!

Per la tipica mentalità dello studioso passatista e presentista (e anche dello peudo-intellettuale, figura sempre di moda) qualsiasi cosa finisca in un libro è degna di rispetto. Per cui non si può che stimare chi è finito in un manuale di letteratura o d'arte. Il grande uomo, il grande artista e il grande intellettuale, invece, non hanno alcun problema a criticare e disprezzare anche chi occupa pagine e pagine dei manuali di storia della letteratura o dell'arte. Il grande uomo conosce il proprio valore e non ha alcun problema ad affermare con sicurezza le proprie opinioni, fregandosene di chi è stato già "storicizzato" dalla cultura ufficiale e libresca del suo tempo. Noi net.futuristi reclamiamo e rivendichiamo, non per noi ma per tutti!, la necessità di criticare la cultura passata e presente. D'ora in poi chi è già noto e accettato dalla cultura del tempo non dovrà più rappresentare un'autorità per chi non è noto e accettato. Invitiamo così alla ribellione culturale giovani, adulti e anziani di tutto il mondo.
Se non vi piace un libro, anche se è stato scritto da un'auctoritas da tutti riconosciuta, chiudete quel libro!
Se non vi piace un brano di musica, anche se composto da chissà quale genio, smettete di ascoltarla! E gridate a tutti il vostro disappunto! Urlate la vostra noia.
Ma soprattutto, al posto di deprimervi ricoprendo di rispetto e onori chi non lo merita, correte a coltivare il vostro talento, avidi solo di creazione e novità.
E' lì la vostra vita.
Antonio S.

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martedì, maggio 19, 2009

Un ammonimento di Pistoletto

I lavori in plexiglass di Michelangelo Pistoletto (come quelli sui Quadri specchianti) sono ormai lontani nel tempo, ma per molti risultano anche oggi degni di interesse. Forse più che le opere in sè restano dell'artista alcune osservazioni ancora attuali.
"Una “cosa” non è arte; l'idea espressa della stessa “cosa” può esserlo"

Solo su queste poche parole si potrebbe discutere a lungo. A noi interessa semplicemente ribadire quest'idea e cercare di diffonderla ovunque. Non solo quindi negli ambienti in cui ci si occupa d'arte sperimentale. Poi - è chiaro - anche questa è un'idea che stiamo superando, poichè dà ancora per certa l'esistenza di un qualcosa chiamato "arte".

Bisogna lottare per diffondere il più possibile le più avanzate intuizioni estetiche. Il Net.Futurismo è impegnato su questo fronte.

Antonio S.

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lunedì, maggio 11, 2009

Più grandi di Dante, più grandi di Beethoven

Chi ha compreso il valore di alcuni uomini è naturalmente portato ad ammirarli. E ammirare i grandi del passato (e del presente) è cosa giusta e comprensibile.

Quello che è indiscutibilmente imbecille è idolatrare i grandi del passato. Questa idolatria fa parte della cultura passatista (e presentista) del nostro paese.
Ammirarae Dante o Beethoven è segno di sensibilità.

Idolatrarli è segno di imbecillità.

Una delle caratteristiche della nostra società è proprio quella mentalità insulsa che si ritrova praticamente in tutte le scuole e le università. Si guarda ai grandi del passato come ad individui irraggiungibili, come a qualcosa da considerare immensamente lontano da noi.
Ecco, è proprio questo che ci rovina totalmente e rovina soprattutto il cervello dei nostri giovani.

Ammirare Dante è giusto, ma considerarlo irraggiungibile è da imbecilli.
Dante e Beethoven sono stati uomini come noi, e in quanto uomini noi possiamo raggiungere e superare le vette da loro raggiunte.

Noi abbiamo bisogno di più uomini e meno studiosi.
Parlate con un grande uomo e poi parlate con un grande studioso.

Vedrete subito la differenza.

Il grande uomo ammirerà i grandi uomini, il grande studioso li idolatrerà.

Il grande uomo si porrà in conversazione con i grandi uomini che lo hanno preceduto (e magari ne scoverà anche le mancanze), il grande (!) studioso li considererà altro da sè, lontanissimi anni luce, intoccabili indiscutibili impareggiabili.

Nelle scuole e nelle università si educa i nostri giovani all'impotenza.

Noi net.futuristi siamo convinti che i grandi uomini debbano essere (e restare) semplicemente delle guide per permetterci di raggiungere vette sempre più elevate.
Noi net.futuristi - che questo l'abbiamo compreso - raggiungeremo quelle vette.
La grandezza di chi ci ha preceduto non ci castrerà MAI.

Invitiamo tutti gli uomini a non lasciarsi castrare dal valore dei grandi uomini che ci hanno preceduto.

Solo se inizieremo a pensarla così, saremo più grandi di Dante e più grandi di Beethoven.

Antonio Saccoccio

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lunedì, maggio 04, 2009

NetFuturismo e conceptual art: i critici sono morti

Non passa giorno in cui non ci troviamo a ribadire l'inutilità della figura del critico d'arte.
L'artista contemporaneo, e cioè il ricercatore estetico, riassume al suo interno le vecchie figure dell'artista e del critico. Tutto ciò era già chiaro diversi decenni fa, quando l'arte concettuale esplose in tutta la sua carica innovativa.
Joseph Kosuth così definiva la nuova arte nel 1970:
"L'arte che io definisco concettuale è tale, nel suo senso più stretto, perchè fondata sulla ricerca della natura dell'arte: di conseguenza, non è propriamente l'attività di costruire proposizioni artistiche, ma un elaborare, uno sviscerare tutte le implicazioni di tutti gli aspetti del concetto "arte". In passato, a causa dell'implicito dualismo tra la percezione e l'ideazione, si riteneva necessaria nell'arte una mediazione, quella del critico. Questa arte invece riassume in sé anche le funzioni del critico, rendendo superflua la mediazione. Il sistema artista-critico-pubblico aveva la sua ragion d'essere in quanto gli elementi visivi della costruzione del "come" davano all'arte un aspetto di intrattenimento, donde la presenza del pubblico. Il pubblico dell'arte concettuale, invece, è formato soprattutto da artisti: vale a dire, non esiste pubblico separato dai partecipanti. In un certo senso, pertanto, l'arte diventa "seria" come la scienza o la filosofia, che non hanno certo un "pubblico". Nella misura in cui si partecipi o no, l'arte concettuale diventa più o meno interessante. Nel passato, lo status "privilegiato" dell'artista lo confinava strettamente a svolgere il ruolo di un grande sacerdote o di uno stregone dell'industria dello spettacolo.
[...]
Il dipendere di un artista dal critico d'arte nel coltivare le implicazioni concettuali delle sue proposizioni artistiche e nel dedurre il loro significato, è dimostrazione o di irresponsabilità intellettuale o del più insipido misticismo".
Noi net.futuristi riteniamo l'arte concettuale (in tutte le sue declinazioni) un punto di partenza imprescindibile per tutta l'arte d'avanguardia successiva, e condividiamo le osservazioni di Kosuth sul nuovo ruolo del critico e dell'artista. Quello su cui ci pare che si debba invece riflettere è la destinazione dell'arte post-concettuale. Se è vero che non c'è più il pubblico, non è però per il fatto che il pubblico è costituito da soli artisti. Il Net.Futurismo ritiene che un'arte d'avanguardia possa anche rivolgersi ai non addetti ai lavori, noi crediamo ancora in un'avanguardia di massa. Coloro che sono più lontani da questo modo di intendere l'arte (se ancora vogliamo utilizzare il termine "arte" per definire queste ricerche) sono proprio gli artisti old-style (gli artisti-artigiani) e i critici. Sono queste due categorie a rifiutare l'arte post-concettuale, poichè entrambe tendono a difendere interessi personali. Purtroppo per loro (e per nostra fortuna) quel mondo sta definitivamente tramontando.

Antonio S.

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lunedì, aprile 20, 2009

Stewart Home (e Net.Futurismo) contro Karlheinz Stockhausen

Inutile dire che Stewart Home è un avanguardista. Uno dei migliori degli ultimi decenni. E' stato un precursore in molti dei temi che sono stati in seguito raccolti da diversi creativi e poi finalmente analizzati sistematicamente ed inseriti in una proposta artistico-culturale completa dal Net.Futurismo.
Uno dei più noti attacchi che Stewart Home e la Neoist Alliance produssero fu quello contro il compositore Karlheinz Stockhausen.
"Stockhausen ha affermato che la maggior parte della sua musica gli viene dettata da essere provenienti da una civiltà superiore che vivono in una galassia lontana. La propaganda neoista si prefiggeva di mettere in evidenza come l'aura mistica di cui il compositore circonda le sue opere sia una frode manifesta", sostiene Home.
Parole che non possono che essere condivise totalmente. Dobbiamo ammirare il coraggio di Home, capace di voler demolire quella cultura "seria" e "alta", che corrisponde nient'altro che alla cultura ufficiale di ogni tempo. L'arte che si dichiara "alta e "seria" - e questo i veri artisti lo sanno bene - è realmente una frode. Solo che non fa comodo dirlo perchè altrimenti l'Artista "serio" non avrebbe più ragione di sentirsi migliore degli altri.
"La campagna contro Stockhausen è parte di una lotta continua che andrà avanti fino a che l'ultimo difensore della decadente "arte alta" non sarà stato messo a tacere!"
Ci uniamo al grido di Stewart Home, sperando che le sue dichiarazioni e le sue azioni siano sempre efficaci come queste sue parole.
Il Net.Futurismo sostiene da tempo che l'arte ufficiale contemporanea è soltanto l'estrema sopravvivenza di una cultura decadente che oggi resiste solo attraverso il massiccio indottrinamento mediatico.
Probabilmente l'arte di sistema è la più grande frode dei nostri giorni.
Noi net.futuristi, che siamo creativi veri, non smetteremo mai di gridare il nostro sdegno verso quegli "Artisti" che ancora vogliono vivere immersi in un'aura anti-storica, che ancora oggi sostengono di essere degli alieni, o magari di essere ispirati da entità sovrannaturali.
Finiamola con queste pagliacciate. Noi ribadiamo che la creatività è una delle tante facoltà umane. E ribadiamo che non c'è nulla di sovrannaturale in chi è creativo.
Toglietevi queste arie da sacerdoti. E siate finalmente realmente creativi.
Antonio S.

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lunedì, aprile 06, 2009

I nativi digitali esistono ma... c'è chi è più nativo di loro

Si è aperto un bel dibattito nei giorni scorsi su quelli che vengono ormai chiamati "nativi digitali". Ha iniziato Antonio Fini con un post interessante e documentato. Ha continuato intelligentemente Gianni Marconato, con il suo solito argomentare deciso. La tesi, definita provocatoria da loro stessi, è che i nativi digitali sono sostanzialmente un mito.
Non posso a questo punto non pronunciarmi, dato che la questione è assai delicata e a mio avviso decisiva.
Sarò subito chiarissimo e al tempo stesso provocatorio.
Per me i nativi digitali esistono.
E tuttavia per me Antonio Fini e Gianni Marconato hanno comunque ragione.
Mi spiego.
E' indubbio che chi è nato e cresciuto in piena rivoluzione neo-tecnologica porta con sè qualcosa di profondamente differente rispetto a chi è nato e cresciuto prima di quella rivoluzione.
Questo è un dato di fatto che non metterei mai in discussione. E quindi per me i nativi digitali esistono.
Quello che invece dobbiamo valutare con attenzione è cosa intendiamo per "nativo digitale".
Io credo che l'essere nativo digitale non debba in alcun modo dare per scontata la conoscenza e la competenza in ambito digitale di quel nativo. Il discorso è a mio avviso più profondo e complesso ed è per questo motivo che la questione è davvero cruciale. Nascere e crescere in un mondo stravolto in pochi anni dalla rivoluzione neo-tecnologica implica un radicale cambiamento dei processi cognitivi di base. Un bambino oggi non prende possesso del mondo nello stesso modo in cui io ho preso possesso del mio mondo durante gli anni Ottanta. Questo è davvero importante. Non è importante quanto quel bambino oggi sia più bravo di me nella gestione delle funzioni di un cellulare o della navigazione sul web. O almeno, non è questo il punto fondamentale della questione.
Antonio Fini ha ragione quando afferma che i ragazzi hanno spesso una padronanza molto limitata del pc e soprattutto della navigazione sul web. Alcuni sanno fare ben poco, altri di più, ma praticamente tutti non possiedono il controllo del mezzo. E allora è giusta la sua considerazione finale: bisogna guidare innanzitutto i ragazzi alla gestione e al corretto sfruttamento delle risorse offerte dal nuovo mezzo.
Un passo più in là si spinge Gianni Marconato, che giustamente richiama l'attenzione su un grave problema della scuola: al di là della questione dei nativi digitali, resta il fatto che i docenti attuali non sanno confrontarsi con le esigenze dei ragazzi del nuovo millennio. Quello del divario generazionale è un problema che esiste da sempre, ma - e noi net.futuristi lo sosteniamo da anni ormai - la rapidissima esplosione della rivoluzione neo-tecnologica ha amplificato questo divario in modo drammatico. Non sono le conoscenze e le competenze tecnologiche a creare la frattura tra nativi e immigrati digitali! E' la struttura mentale più generale di quei ragazzi! Che è stata trasformata da quei nuovi mezzi (e Marconato lo nota bene nel suo post)! Ed è per questo - aggiungiamo noi - che c'è bisogno di una nuova avanguardia, in grado di interpretare in modo adeguato questa delicata e rapidissma fase di transizione.
Studiosi come Marconato mostrano di avere ben focalizzato il problema, più o meno nella stessa misura in cui l'ha individuato il net.futurismo: la mancanza di relazione tra ciò che si studia a scuola e ciò che serve nella vita di tutti i giorni. Questo è il punto.
Si tratta ora di trovare le strategie per uscire da questa penosa situazione.
Noi alcune le abbiamo già trovate. E le ribadiremo nei prossimi post.
La mia impressione è che paradossalmente toccherà proprio agli immigrati digitali fornire le giuste chiavi di accesso al mondo rinnovato dalla neo-tecnologia digitale. E d'altra parte quel mondo digitale l'hanno creato proprio coloro che oggi sono definiti immigrati digitali.
Insomma.
I nativi digitali esistono ma... c'è chi è più nativo di loro.
Antonio Saccoccio

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lunedì, marzo 30, 2009

lottiamo per l'Uomo Nuovo

lottiamo ogni giorno - noi netfuturisti - per la nascita dell'Uomo Nuovo.
ogni giorno ci imbattiamo nell'immonda viltà opportunistica e nell'utilitarismo più becero.
ogni giorno lanciamo stimoli febbrili d'ottimismo energico e vitale.
ogni giorno cerchiamo di essere più veri più intensi più vivi.
ogni giorno ci schifiamo di fronte alla falsità interessata e all'egoismo mercantile.
lottiamo ogni giorno - noi netfuturisti - per la nascita dell'Uomo Nuovo.
Antonio Saccoccio

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sabato, marzo 21, 2009

Netfuturismo, viaggiatori e turisti

Noi netfuturisti ribadiamo ancora una volta la distinzione tra i veri viaggiatori e i semplici turisti.
Siamo convinti che chi viaggia seguendo i tradizionali percorsi turistici è come se non viaggiasse.
I viaggi organizzati dalle agenzie sono vere e proprie delusioni per i veri viaggiatori.
Cosa vede normalmente il turista medio in una capitale europea?
Vede altri turisti e vede esercizi commerciali messi in piedi per i turisti. E vede quei 3-4 monumenti notissimi, che non si possono assolutamente non vedere (o meglio, dire di aver visto).
Cosa sarebbe il caso di vedere invece?
La vita di quella città, quella di tutti i giorni. Non la vetrina preparata ad hoc per il turista. Non la gente che vive aspettando il turista.
Noi net.futuristi intendiamo il viaggio in un modo selvaggio e al tempo stesso coraggiosamente avanguardista.
Noi detestiamo le bancarelle e i negozietti di magliette spille tazze cappellini.
Noi vogliamo inoltrarci irriducibilmente nella vita dei luoghi che visitiamo.
Nulla deve sfuggirci, dall'aspetto più basso e triviale a quello più snob e intellettuale.
Tutto è vita.

Il viaggio vissuto in modo autentico è net.futurismo intensificato.
Il giretto delle tre chiese è una delle massime espressioni del passatismo e del presentismo contemporaneo.

Antonio S.

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domenica, marzo 08, 2009

Creativi Totali vs. Artisti Old Style

Nessun evento, nessun riconoscimento, nessun successo potrà mai allontanarci dalle nostre uniche e reali intenzioni. Noi netfuturisti continueremo sempre a desacralizzare l'Arte, ad umanizzarla, a renderla parte della nostra quotidianità. Saremo creativi per tutto l'arco delle nostre giornate, e non solo quando ci sediamo a tavolino per "produrre" (!) arte.
Artisti, Poeti, Scrittori, Compositori alla vecchia maniera!
Noi vogliamo ribadirvi un paio di novità:
1. gli Artisti come voi non sono di certo creativamente superiori a coloro che reputate non-Artisti;
2. gli Artisti come voi sono di certo inferiori ai veri creativi, quelli per cui l'arte non è mai separabile dalla vita, quelli che vivono creando e creano vivendo.
Antonio S.

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domenica, marzo 01, 2009

Rovio Wi-Fi Robot

Rovio è un robot controllabile attraverso Internet grazie alla connessione Wi-Fi di cui è dotato. Dispone di una telecamera a colori, 3 ruote omni-direzionali, un microfono per l'ascolto ambientale, un faro a LED e un altoparlante. La connessione Wi-Fi consente di visualizzare e interagire con l'ambiente attraverso lo streaming audio e video. Rovio viene controllato attraverso un browser con qualsiasi dispositivo abilitato al web: PC o Mac, telefoni cellulari, smartphone, PDA o anche le vostre console per videogiochi. Dispone di un sistema di Navigazione denominato "TrueTrack ™" che consente di utilizzare l'interfaccia di Rovio per memorizzare i waypoints - con un solo clic Rovio navigherà automaticamente verso il punto scelto. Il faro con luce LED permette di guidare Rovio anche in luoghi poco illuminati. Non c'è bisogno di preoccuparsi per l'autonomia delle batterie di Rovio - la funzione "self-docking" consente di inviare, con un clic di un tasto sul vostro browser, il comando di andare alla base di ricarica (charging dock). Ideale per tenere sotto controllo la casa, l'ufficio o altro.

Dimensioni: 34,29 cm (altezza) x 30,48 cm (larghezza) x 30,48 cm (lunghezza)
Peso: 2,3 kg
Requisiti di sistema: Internet Explorer 6 o superiore, Mozilla Firefox 1.5 o superiore, Safari 3.0 o superiore, Mobile Safari, Internet Explorer Mobile o Opera Mobile - porta USB - Wireless access point - Connessione ADSL

Cliccare sulle immagini e riflettere

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lunedì, febbraio 23, 2009

Scuola passatista e presentista: preparare alla vita isolando dalla vita

La scuola passatista e presentista è bloccata da un drammatico paradosso: vorrebbe preparare alla vita isolando dalla vita.

I nostri ragazzi hanno bisogno di confrontarsi quotidianamente con il mondo in cui vivono. Non possono trascorrere 5-6 ore al giorno rinchiusi in stanze di 25 metri quadrati, seduti su una misera sediolina di legno, seppelliti in un mondo in cui si parla esclusivamente di periodi storici lontanissimi nel tempo e dalla sensibilità contemporanea.

Non ci può essere formazione dove c'è una scuola mummificata.

Sfondiamo le porte. Forziamo i cancelli. Apriamo ampi varchi luminosi ariosi alle giovani intelligenze.

Antonio S.

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lunedì, febbraio 16, 2009

DOBBIAMO UCCIDERE IL FUTURISMO!

MANIFESTO NET.FUTURISTA
[vibrante intoccabile fanatico igienico lucido spietato]


Siamo infine arrivati alla resa dei conti. E sarà una durissima resa dei conti.

È necessario affermarlo subito con estrema chiarezza: noi non saremmo mai voluti arrivare a questo punto, non avremmo mai voluto scrivere queste parole. Ma è stata passata ampiamente la misura e per questo siamo costretti a reagire con energica determinazione.

Mi rivolgo a voi, passatisti e presentisti dell’ultim’ora!

La vostra invadenza e la vostra stucchevole pedanteria ci hanno provocato troppo a lungo e troppo stupidamente. Lo spirito antiquariale e insistentemente celebrativo del nostro Paese costringe oggi noi net.futuristi, futuristi del XXI secolo, a scrivere questa pagina arroventata

CONTRO IL FUTURISMO

Sì. Noi abbiamo amato entusiasticamente il Futurismo e i capolavori futuristi. Li abbiamo letti osservati studiati sviscerati compresi ammirati adorati. Ma ora dobbiamo buttarli una volta per tutte nel secchio. Dobbiamo portare a termine necessariamente l’uccisione dei nostri padri. È un’operazione igienica. E ormai improrogabile.

Abbiamo già aggiornato e ampiamente superato le maggiori intuizioni futuriste del secolo scorso, nelle arti visuali, sonore e performative. Non è questo il punto. Si tratta invece di compiere oggi un atto simbolico ma determinatissimo in occasione delle ormai famigerate Celebrazioni Per Il Centenario Della Pubblicazione Del Primo Manifesto Futurista. Noi sentiamo puzzo di marcio in queste celebrazioni, puzzo di cadavere. Puzzo di passatismo. Puzzo di presentismo. Puzzo di accademismo affarismo professoralismo becero utilitarismo. E sentiamo anche un disgustoso puzzo di cialtroneria mediatica. Ed è per questo che noi dobbiamo dare ossigeno all’ambiente conducendo un’operazione igienica: eliminare il puzzo futurista senza fare sconti a nessuno.

Coraggio, amici net.futuristi. Occorre avere questo coraggio. Questo igienico coraggio.

Nel primo manifesto futurista Filippo Tommaso Marinetti, esattamente un secolo fa, scriveva:

«Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo! Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche. […] Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un odio tanto più implacabile in quanto che i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi».

Ecco. Ce l’ha detto il nostro grande padre. Ce l’ha detto Marinetti di uccidere il Futurismo. Non tradiamolo! Come i futuristi invitarono ad uccidere il chiaro di luna e tutta la letteratura precedente (compresi i padri simbolisti), così noi oggi dobbiamo uccidere i poemi bellici paroliberi, dobbiamo uccidere il dinamismo plastico e l’aeropittura, il tattilismo e l’aeropoesia.

Celebrare. Celebrare. Celebrare. Che cosa volete ancora celebrare? i cavalli di Boccioni? le compenetrazioni di Balla? gli aerei di Crali? i gilet di Depero? le ceramiche di Albissola? Ancora?

Sono stati geniali, lo sappiamo! Ma nel secolo scorso!
Viviamo nel terzo millennio. Ed è ora di fare chiarezza una volta per tutte. La nostra sensibilità trasformata per mezzo della rivoluzione neotecnologica ci impone di eliminare ogni residuo di patetico manierismo futurista. Bisogna buttare - definitivamente e orgogliosamente - il vecchio Futurismo nel secchio.

Guardiamoci dentro spietatamente. Se il Futurismo è ancora in noi, dovremo uccidere una parte di noi stessi. Anche questa nostra prosa enfatica ormai ci disgusta e ci fa ricordare qualcosa che dobbiamo necessariamente uccidere. Cancelleremo anche questa! Tenete quindi a mente ciò che state leggendo ma dimenticate e cancellate il modo in cui ci siamo espressi! Coraggio, amici net.futuristi. Non abbiate timore. Abbiamo già ucciso avversari accanitissimi. Resta da evitare il rischio più insidioso per noi. Non avremo compiuto nulla fino a quando non ci saremo liberati degli scheletri di famiglia! Noi oggi abbiamo il compito di immensificare il Futurismo del XX secolo, e per fare questo bisogna ucciderlo una volta per tutte!

Anche noi net.futuristi saremo buttati via tra qualche decennio. È naturale ed igienico che sia così! Noi non ci opponiamo a questo naturale e salutare processo evolutivo!

Anzi!

Noi lo desideriamo!


* pubblicato in Ad Futurum POST - Anno 1 n. 1 in occasione del centenario del 20 febbraio 2009

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domenica, febbraio 08, 2009

netfuturismo e digital divide

A leggere certe notizie viene da essere fiduciosi per il futuro. Certo, contenere i costi di produzione di un computer fin quasi ad annullarli è operazione assai ardua (e Negroponte ne sa qualcosa). Ma si deve provare a fare qualcosa in questo senso. E' soprattutto l'accesso alla rete internet che a noi netfuturisti interessa. Non occorre guardare molto lontano per trovare situazioni deprimenti: già in Italia viviamo l'incubo del tanto discusso digital divide. La copertura della banda larga nel nostro Paese è imbarazzante e relega molti individui in uno stato di isolamento oggi inaccettabile. L'opportunità di accedere alla comunicazione ibridazione evoluzione totale offerta dalla rete globale deve essere estesa a tutti i cittadini il prima possibile, poichè si stanno creando (e si sono già creati) dei ritardi inconcepibili tra chi ha accesso alla rete e chi no. Entrare solo oggi in internet, con un sistema così avviato e sviluppato, può essere già traumatizzante per i principianti. Si rischia di non capirci nulla, di sprofondare nel caos totale. Occorre quindi correre ai ripari al più presto, prima che sia troppo tardi. Occorre una banda larga per tutti in Italia. La situazione per i paesi in via di sviluppo è ovviamente ancora più critica. Ma lì ci sono problemi di politica internazionale che bloccano ogni evoluzione in questo senso. Proveremo a farci sentire anche in quel caso. Tutto il mondo ha bisogno della rete e ha bisogno del netfuturismo, il netfuturismo ha bisogno della rete per arrivare a tutto il mondo.

Antonio S.

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domenica, febbraio 01, 2009

performance netfuturista: improvvisazione e naturalezza esplosive

Una delle caratteristiche di tutte le azioni performative netfuturiste è l'improvvisazione e l'assoluta naturalezza nel rapporto con il pubblico. Alla fine c'è chi può essere entusiasta delle nostre idee, c'è chi può essere irritato (e noi lo vogliamo!), ma tutti si dichiarano sorpresi dalla capacità di stare in pubblico e dominare il pubblico. In moltissimi ci guardano come se fossimo alieni. Questa capacità in realtà se è vero che per alcuni netfuturisti è frutto di anni di mestiere, per molti invece è il risultato di una sicurezza talmente salda che non può non sfociare nella prestazione di alto livello. Tutto è spontaneo, quando si vive in linea con il pensiero di cui si parla, quando si affronta il lavoro con la stessa coerenza, quando si fa arte seguendo gli stessi principi, quando i rapporti interpersonali sono naturalmente netfuturisti. La nostra forza è che possiamo sfidare in modo strafottente il mondo perchè sappiamo che abbiamo i numeri per affrontare qualsiasi sfida. Non abbiamo nulla da temere. Non abbiamo scheletri nell'armadio. Tutto è limpido e cristallino. Puro. Bisogna tremare di fronte a noi perchè siamo quello che diciamo di essere. Ed è così che ieri abbiamo potuto interessare ragazzi appartenenti a circoli che si definiscono "di destra" e allo stesso tempo ragazzi che contestavano all'esterno e appartenenti ad ambienti "di sinistra" (quanto è penoso parlare ancora in questi termini). Spiegando loro che i muri inutili vanno demoliti. Tutto sotto gli occhi dei giornalisti e delle forze dell'ordine, stupiti ed increduli di fronte a tanta audacia comunicativa. Non c'è barriera che tenga quando hai la dinamite dentro.
Le serate futuriste del secolo scorso introdussero senza dubbio un elemento nuovo: la conflittualità con il pubblico. Quello che oggi noi netfuturisti aggiungiamo è quel toglierci completamente l'aura di Artisti, visto che l'aura oggi la desiderano solo quelli che non hanno nulla a che vedere con l'arte. La vecchia Arte non ci interessa. Molti di noi sono artisti da quando sono adolescenti. Partecipiamo ad eventi spettacoli concerti da quando siamo in fasce. Abbiamo prodotto opere d'Arte per decenni. Ma quella robetta ci ha definitivamente schifato. Quella robetta è del XX secolo. Continuiamo ad accumulare opere dopo opere, perchè la nostra creatività è a tratti straripante. Ma noi siamo proiettati verso la creAzione totale e la creatività estesa. Noi siamo oltre-artisti.
Anche qui: aboliamo tutte le barriere e sfondiamo tutti i muri.
E la cosa più interessante è che per noi queste sono le cose più naturali del mondo. Non dobbiamo fingere. Non dobbiamo metterci nessuna etichetta addosso.
Siamo così.
E non c'è altro da aggiungere.
Antonio Saccoccio

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domenica, gennaio 25, 2009

Disturbi dell'attenzione: web e grandi centri urbani

Marc Berman, dell'Università del Michigan, ha recentemente analizzato l'influenza dell'ambiente cittadino sui processi mentali dell'uomo. Da questi studi è risultato che "una città è così piena di stimoli che abbiamo bisogno di redirigere costantemente la nostra attenzione per non essere distratti da ciò che è irrilevante". In pratica nei grandi centri urbani si è letteralmente bombardati da stimoli di ogni tipo: sonori visivi tattili olfattivi.
Finalmente gli studiosi iniziano a concentrarci su questo aspetto. La capacità di orientarsi in un mondo dominato da immagini e suoni/rumori continui è assai difficoltosa. Un individuo può uscirne potenziato o al contrario menomato. Dipende dalle capacità che ha di vivere consapevolmente criticamente attivamente in questo ambiente. D'altra parte noi netfuturisti sosteniamo da tempo che quello che accade nei grandi centri urbani accade oggi anche nel nuovo mondo globale: sul web. Anche qui la marea crescente di stimoli rischia di sommergerci progressivamente. I disturbi dell'attenzione sono senza dubbio un grosso pericolo di fronte alle innovazioni degli ultimi decenni. Sta a noi evolverci di pari passo con i nuovi media, non lasciarci mai sopraffare ma guidare sempre la loro evoluzione. Il fine è quello di impiegare le nuove tecnologie per immensificarci, e per evitare di vedere depotenziate le nostre qualità. La sfida dell'uomo di inizio millennio, la sfida del netfuturismo è questa.
Antonio S.

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domenica, gennaio 18, 2009

Facciamo coraggiosamente l'arte con il cervello

L'abbiamo ribadito più volte. Oggi l'apoteosi del passatismo in arte è il trionfo dell'artigianato sull'arte, del bello sull'interessante, del decorativo sul concettuale. Già i futuristi si lamentavano della mancanza assoluta di cervello negli artisti del loro tempo.
E' difficile trovare in Italia un pittore che abbia un cervello, ed è tempo di finirla con la stupida favola secondo la quale il pittore deve solo vedere bene. Vede bene soltanto il pittore che pensa bene.
Sono parole di Umberto Boccioni, in Pittura scultura futuriste (1914). Parole che ancora oggi dovrebbero far riflettere tutti coloro che pretendono di fare arte senza usare bene il cervello. Tecnica, sensibilità, istinto, passione, volontà, capacità riflessive analitiche sintetiche: tutto serve per fare grande arte. Ma tutto questo è strettamente legato all'esercizio delle nostre più alte facoltà cerebrali. Dobbiamo inoltre ricordare che un buon cervello possiamo averlo per doti innate, ma possiamo anche svilupparlo mettendoci costantemente alla prova, giorno dopo giorno, e sottoponendoci a sempre maggiori difficoltà da superare. Quindi grandi artisti si può anche diventare, non si nasce necessariamente tali.
Facciamo coraggiosamente l'arte con il cervello e non con i piedi (o le mani)!
Antonio S.

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lunedì, gennaio 12, 2009

web 1.0, web 2.0, Jimmy Wales e netfuturismo

Un paio di mesi fa Jimmy Wales, il creatore di wikipedia, ha effettuato una critica all’attuale sviluppo del web 2.0. In realtà per il padre di wikipedia molto web sarebbe, nonostante le apparenze, ancora allo stadio 1.0. La critica maggiore è stata rivolta a You Tube: “se guardate ad esempio a tutto quello che c'è su YouTube si tratta di singoli che fanno video, non c'è ancora stato un progetto collaborativo in larga scala in questo senso”.
Per Wales quindi spesso l’utente scambia la condivisione, enorme, per collaborazione, che invece è quasi inesistente. C’è poco da dire. Wales ha centrato il bersaglio. Si potrà non condividere in toto le affermazioni su You Tube, ma in realtà ha ragione quando afferma che il web 2.0 esiste solo sulla carta ed è per molti totalmente sconosciuto. Wales denuncia quello che il net.futurismo definisce presentismo tecnologico: l’uso incosciente delle nuove tecnologie e dei nuovi media. Essere realmente innovativi oggi è creare un network che abbia dei reali obiettivi. Non è passare ore a scambiarsi messaggi inutili e imbecilli sui vari messenger o su facebook o pubblicando patetici video su YouTube. Il netfuturismo ha offerto un modello per il web 2.0: la costruzione e la diffusione di un network creativo a partire dall’aggregazione sul web. Il blog non può bastare. La creazione dei GSPPN creati da www.netfuturismo.it si spinge talmente in avanti che il semplice blogger non può neppure intuirne le potenzialità.
Il progetto ContrAgorà, seppure ancora nelle fasi iniziali, è un'altra realtà che si propone di andare oltre i blog vetrina: aggregazione e confronto a partire da alcune idee condivise.
Questo è il web 2.0 nella sua fase più matura. Anzi. In questi casi siamo probabilmente già molto oltre il web 2.0.

Antonio S.

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domenica, gennaio 04, 2009

clownterapia: la terapia del sorriso tra scienza e arte

Apprendiamo con piacere che il governo italiano ha stanziato finalmente dei fondi per la diffusione della “clownterapia” (“terapia del sorriso” o anche “comico terapia”) nei nostri ospedali. Ci auguriamo che questa non sia una mossa isolata, ma che finalmente si pensi a dare dignità umana alle corsie ospedaliere.
I nostri ospedali sono troppo spesso dei lager. L’atmosfera che si respira in corsia è pesantissima, opprimente e deprimente. Basta avere un minimo di sensibilità per comprendere che un malato ha bisogno di un ambiente sereno e allegro per poter convivere con la propria sofferenza. E invece nei nostri ospedali si muore prima moralmente, e poi fisicamente. Oggi possiamo lodare il lavoro avanguardistico di Hunter "Patch Adams, di Norman Cousins, di tutta la gelotologia e la psiconeuroimmunologia. Oggi i loro studi sono ormai riconosciuti come fondamentali, con buona pace dei deprimenti ambienti medici tradizionali. Il sorriso, la risata aiutano in modo decisivo il malato: è dimostrato scientificamente e oggi persino i politici italiani ne prendono atto.
Ma vogliamo andare oltre la cronaca e la scienza, perché c’è qualcun altro che ebbe un’intuizione simile ed è un personaggio a noi caro: Aldo Palazzeschi. L’ottimismo istintivo e/o volontaristico che caratterizzò il futurismo, e oggi caratterizza il netfuturismo, deve fare inevitabilmente i conti con lo spettro della sofferenza e soprattutto della malattia. Inutile dire che le personalità più complesse del futurismo (Marinetti, Palazzeschi, Papini) avevano un approccio differente anche nei confronti del dolore e della morte. Anche oggi d’altra parte le sensibilità umane dei netfuturisti presentano sfumature diversificate. Ma al di là delle sfumature, la sensibilità futurista è ovviamente attentissima alla questione del dolore ed è per questo che l’ottimismo diventa per noi netfuturisti una categoria centrale (lo si può vedere nel nostro manifesto generale), e non un sentimento ingenuo e infantile. Ma veniamo all’intuizione di Palazzeschi. Il 15 gennaio del 1914 appariva su Lacerba uno dei manifesti futuristi più bizzarri e sconvolgenti: Il controdolore di Aldo Palazzeschi. Un testo piuttosto lungo, che proponeva una visione del mondo che ribaltava i canoni contemporanei. Un testo esplosivo in cui si potevano leggere frasi come la seguente: “L'uomo che attraverserà coraggiosamente il dolore umano godrà dello spettacolo divino del suo Dio”. Ma è nei punti programmatici che il poeta parla precisamente degli ospedali.
"Trasformare gli ospedali in ritrovi divertenti, mediante five o' clock thea esilarantissimi, café-chantants, clowns. Imporre agli ammalati delle fogge comiche, truccarli come attori, per suscitare fra loro una continua gaiezza. I visitatori non potranno entrare nei palchetti delle corsie se non dopo esser passati per un apposito istituto di laidezza e di schifo, nel quale si orneranno di enormi nasi foruncolosi, di finte bende, ecc. ecc."

Come si può vedere, l’artista spesso intuisce quello che lo scienziato ancora non riesce a dimostrare. Oggi che l’arte e la scienza sono ancora più vicine (almeno in ambienti d’avanguardia), il netfuturismo non può che augurarsi un intenso e progressivo avvicinamento delle due categorie, troppo spesso ritenute antitetiche. Tutto ciò non potrà che portare ad un decisivo progresso sia nell’uno che nell’altro campo. Anche a partire dalle terapie per affrontare il dolore. La terapia del sorriso è oggi impiegata soprattutto in ambito pediatrico, ma noi siamo pronti a scommettere sulla sua efficacia in senso più generale. Ridere è un'arte, vincere il dolore è un'arte ancora più grande.

“Venite! Venite! Nuovi eroi, nuovi genii della risata, sbucate nelle nostre braccia che vi attendono, fra le nostre bocche che ridono ridono ridono, fuori dalla macchia pungente del dolore umano”.

Antonio Saccoccio

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domenica, dicembre 28, 2008

elettrorumorismo: una possibilità per l'uomo nuovo

L'esplorazione delle facoltà percettive dei sensi è indubbiamente uno degli aspetti più interessanti per un moderno ricercatore estetico. Nel 2004 K. Stockhausen affermò nel corso di un'intervista: "Secondo me gli occhi sono estremamente limitati: vedono solamente la superficie del mondo e dell'esistenza, che non è altro che un'illusione. Sarebbe interessante vedere dentro le cose e comprendere la verità della materia, ma non possiamo arrivarci neppure coi microscopi. Le orecchie, invece, possono entrare in un mondo molto più complicato e molto più ricco: la musica può creare relazioni fra le più fini vibrazioni dell'uomo, e anche trasmetterle".

L'affermazione è sicuramente assai stimolante e suggestiva, anche se oggi è necessario parlare di questi temi in termini maggiormente scientifici. Una maggiore educazione al mondo dei suoni/rumori è sicuramente uno degli obiettivi che più ci stanno a cuore. E sicuramente tante caratteristiche negative del presentismo attuale sono dovute alle storture indotte dalla civiltà dell'immagine. E' noto anche, nell'ambito delle neuroscienze e della psicologia cognitiva, che lo studio e la comprensione della musica aumentano considerevolmente le nostre potenzialità intellettive (ma non parlateci di "effetto Mozart" per favore!). L'elettrorumorismo net.futurista è in realtà da una parte un'indagine a tutto campo sulla percezione che l'uomo ha del mondo sonoro che lo circonda, dall'altra la comunicazione, attraverso quel mondo sonoro, di significati in grado di potenziare la rivoluzione netfuturista. Si tratta di due ambiti di ricerca che devono procedere necessariamente di pari passo, per non naufragare in quello sperimentalismo manierista che ha rappresentato (e rappresenta ancora) la morte della musica e dell'arte in genere. Il netfuturismo sviluppa con l'elettrorumorismo un altro tassello verso l'uomo nuovo a mille dimensioni.

Antonio Saccoccio

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venerdì, dicembre 19, 2008

Futurismo, Netfuturismo e Avanguardie: il denaro è il nemico

Riprendiamo la battaglia contro il mercantilismo e il sistema dell’arte contemporanea.

Durante la conferenza sui cento anni del Futurismo di domenica scorsa ho trovato un valido alleato nel prof. Antonio Pantano, uno dei massimi esperti dell’opera di Ezra Pound, oltre che studioso di Futurismo. Pantano non solo ha sottolineato la capacità di Pound di prevedere gli attuali disastri finanziari, ma ha anche messo in evidenza un aspetto della personalità di Marinetti che i più dimenticano di sottolineare: la generosità. Filippo Tommaso Marinetti si trovò nel pieno della sua maturità ad ereditare una somma ingentissima e decise di investire quella somma in un’idea artistica in cui credeva fortemente: il Futurismo. Finì i suoi giorni in condizioni economiche non certo agiate, poiché aveva speso tutte le sue fortune per portare avanti l’idea dell’arte del futuro. Io ho ripetuto ancora una volta, convinto da tempo che questo sia un passaggio fondamentale per la comprensione della figura del fondatore del Futurismo, l’affermazione marinettiana: “Voi dovete combattere con accanimento questi tre nemici irriducibili e corruttori dell'Arte: l'Imitazione, la Prudenza e il Denaro, che si riducono a uno solo: la Viltà. Viltà contro gli esempi ammirabili e contro le formole acquisite. Viltà contro il bisogno d'amore e contro la paura della miseria che minacciano la vita necessariamente eroica dell'artista!”. La vita di Marinetti avrebbe potuto essere comodissima e immersa nel lusso, invece l’artista preferì spendere tutto il suo patrimonio per le battaglie artistiche futuriste. Questa citazione e altre numerose sparse in svariati testi e manifesti futuristi basterebbero a stroncare definitivamente l’accusa marxista (Sanguineti in primis) di un Marinetti addirittura fiancheggiatore del capitalismo (sic).

Oggi l’Arte è ancora più di un secolo fa vittima di Imitazione, Prudenza, Denaro. Viltà generalizzata. Ovunque. La mediocrità e la debolezza degli artisti di retroguardia immersi nel mercato dell’arte è sotto gli occhi di chiunque abbia maturato competenze artistiche ed estetiche di un certo livello. E la battaglia futurista di un secolo fa viene rinnovata dal NetFuturismo, che si scaglia quotidianamente contro il sistema dell’arte (arte?) contemporanea.

Oggi come un secolo fa la situazione è chiarissima.

L’avanguardia fa arte perché crede nella sua idea di arte.

La retroguarda fa arte (pensa di farla!) perché vuole arricchirsi con quell’arte.

L’avanguardia cerca i fischi. La retroguarda gli applausi.

L’avanguardia non si vende. Si vive.

Sappiamo bene come oggi la tentazione di fare soldi sia allettante per gli artisti di tutto il mondo. Sappiamo bene che oggi il sistema tende ad inglobare tutti con la speranza di un guadagno facile.

Ma noi netfuturisti chiamiamo a raccolta, oggi con ancora più decisione di ieri, tutti i restanti avanguardisti del mondo. Siamo pochi, ma presto saremo molti. Se ci crederemo.

Per liberare le nostre energie, occorre affrancarci sempre di più dal mercato. Bisogna avere questo coraggio, perchè è un igienico coraggio.

La retroguardia artistica e il sistema dell’arte contemporanea non hanno futuro.

Avanguardisti italiani e internazionali, unitevi alle battaglie del netfuturismo.

Antonio Saccoccio

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sabato, dicembre 06, 2008

CONTRO I NET-CONIGLI MALANNO DEL WEB

Le possibilità offerte oggi da internet e dal web sono quotidianamente magnificate dal Net.Futurismo. Il web può essere l’occasione per evidenziare tutte quelle qualità che la società oggi tende ad occultare. Il web può offrire l’occasione per la nascita di idee nuove e pensieri rivoluzionari, come abbiamo dimostrato dando vita al Net.Futurismo.

Noi dobbiamo tuttavia stroncare in modo netto e chiarissimo ogni comportamento vile e passatista presente sulla rete.
Il primo nemico di ogni concezione eroica, ottimistica e realmente futurista sul web è rappresentato da quella razza vile ed infida che si aggira ovunque nella rete globale: i net.conigli.
I net.conigli sono costituiti da una lunga schiera di insoddisfatti, repressi, frustrati, invidiosi, pavidi, vigliacchi, incapaci. Una schiera di perdenti che si nasconde imbecillemente dietro lo schermo del monitor per sfogare tutta la propria impotenza.
Ma chi sono i net.conigli nella realtà di tutti i giorni?
Sono quelli che dal vivo tacciono sempre o scappano pavidamente.
Sono quelli che non osano e non oserebbero mai affrontarci di persona, ma si rodono dentro perché vorrebbero osteggiare le nostra brillanti capacità, la nostra energia straripante, la nostra forza che vulcaneggia ovunque creatività, ma non hanno il coraggio e le qualità per farlo.
Sono quelli ogni volta giudicano il trionfo delle buone idee degli altri come una loro sconfitta.
Sono quelli che non vogliono esaltare i migliori, ma vogliono affossarli.
Sono quelli che ci guardano con l’occhio rancoroso e con evidente malanimo.
Sono quelli che covano risentimento per il nostro ottimismo vincente e vitale.
Fuori dal web i conigli sono riconoscibilissimi: rossore, imbarazzo, tremore, sguardo pavido e sfuggente, voce malferma, portamento vile.
Eccoli. Sono loro che poi trolleggiano sul web, pensando di vincere la propria coniglieria congenita dietro un monitor. E invece proprio sul web diventano net-conigli. Conigli fuori e conigli dentro il web. Doppiamente conigli!
Sono loro gli autori di commenti anonimi, di insulti penosi e di offese patetiche, di attacchi pretestuosi e inconsistenti come il loro cervello.
Sono loro il cancro del web. Sono loro a rappresentare la vigliaccheria presentista che attanaglia oggi più di ieri l’uomo contemporaneo.
I net.conigli credono che il web offra loro la possibilità di una subdola rivincita perché offre l’opportunità di scrivere nascosti dietro un monitor. Ma il web non serve a nascondersi, non serve ad occultare i veri valori. Serve al contrario ad immensificare le qualità dell’uomo. L’errore è di prospettiva: i net.futuristi credono fermamente che sul web tutto sia più aperto, chiaro e trasparente, i net.conigli sperano che tutto sia più chiuso, confuso e oscuro. Per i net.conigli il web rappresenta un’enorme tana in cui finalmente agire senza paura.
Noi net.futuristi ogni volta che staneremo un net.coniglio lo sottoporremo ad un’esemplare bastonatura pubblica. Così abbiamo sempre fatto e così continueremo a fare. Un commento di replica per disintegrare la vigliaccheria conigliesca e poi nessuna più opportunità di visibilità per il net.coniglio. Torni pure nella sua vecchia tana al sicuro.


Net-conigli!
Noi non vogliamo in realtà farvi tornare nelle vostre tane tristi e buie.
Vi aspettiamo per affrontarvi con nome e cognome!
Vi aspettiamo per affrontarvi di persona! Fuori dal web!
Vi aspettiamo per affrontarvi a colpi di idee e spade-parola!
Vi abbiamo ormai stanato.
Smettete di scappare e nascondervi.
Prendete coraggio.
E affrontate il mondo.

http://www.netfuturismo.it/

(presentato il 3/12/2008 in anteprima assoluta in occasione dello Svernissage per la MostraNonMostra di Roma 3-7 dicembre 2008)




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sabato, novembre 29, 2008

Ultradinamismo

La realtà contemporanea è ultradinamica.
Gli uomini contemporanei - passatisti o presentisti - sono ultrastatici.
Questo il paradosso dei nostri tempi.
Superarlo è il fine ultimo della rivoluzione net.futurista.

Antonio Saccoccio

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mercoledì, novembre 19, 2008

Ricostruzione net.futurista della vita: l'arredamento

Noi net.futuristi vogliamo stupirvi con una rivoluzionaria concezione dell'arredamento. Una casa e mille case insieme. Per tutti. Niente lusso, niente sprechi, niente decorativismi. Economia e creatività massima. Qualcosa di unico per uscire dal grigiore della nostra unica (per ora!) abitazione. Abbiamo già vinto nelle arti plastiche e in quelle performative, nell'arte concettuale e nell'elettrorumorismo, nella fotografia e nella testografia, nella net.art e nell'arte della connessione, seppellendo la miserabile concezione passatista e presentista dell'Arte. Ma l'avanguardia artistica, che pure sarà sempre il nostro superbo cavallo di battaglia, non ci basta più. Ora tocca alla ricostruzione net.futurista della vita. Ogni momento della vita è già per alcuni net.futuristi totalmente imbevuto di spirito net.futurista. Le nostre abitazioni stanno iniziando una progressiva inesorabile interminabile trasformazione. Le nostre postazioni di lavoro stanno evolvendo suscitando lo stupore inevitabile dei vili e lenti colleghi. Tutto quello che condiziona la nostra esistenza sta per essere adattato alla nostra sensibilità net.futurista. I nostri rapporti personali, lavorativi, sentimentali, ogni aspetto della nostra vita sta evolvendo in modo sorprendentemente positivo. Questi sono i frutti di neppure un anno e mezzo di GSPPN, di una fase 4 ormai a pieno regime, dell'entusiasmo crescente contagioso immensificante. Se vi siete scioccamente sorpresi per la varietà della nostra produzione artistica (svegliatevi! siamo uomini a mille dimensioni!), vi travolgeremo con la ricostruzione totale della nostra vita.
Antonio Saccoccio

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mercoledì, novembre 12, 2008

La Strozzina e il sistema dell'arte: presentismo o net.futurismo?

Ottima iniziativa al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina. La mostra Arte, Prezzo e Valore. Arte contemporanea e mercato analizzerà i rapporti tra arte contemporanea e sistema economico internazionale.

Si tratterà ovviamente di vedere quanto nella mostra sarà semplice illustrazione e analisi e quanto sarà denuncia. Il titolo della mostra è piuttosto neutro e presentista. Ma alcune frasi della presentazione che si legge sul sito web della Strozzina sembrano incoraggianti:

“Negli ultimi vent’anni si è sviluppato un circuito dedicato all’arte contemporanea (un vero e proprio settore economico), con proprie regole e un network di operatori altamente specializzati. Gli artisti entrano così a far parte di un sistema fortemente competitivo che segue una dinamica internazionale, mettendo in concorrenza tra loro artisti provenienti da realtà completamente diverse, ma che esigono, però, un linguaggio globalmente leggibile e commercializzabile. Data la crescente domanda verso una produzione sempre nuova ed emozionante, non solo vengono abbreviati sempre più i tempi di produzione e i cicli di commercializzazione, ma le esigenze di spettacolarizzazione fanno sì che l’arte si trovi spesso in concorrenza con la cultura di massa e le sue logiche economiche”.

Prodotti commerciali e commercializzabili, spettacolarizzazione, sistema dell’arte che rispecchia logiche di massa: i termini sembrerebbero rispecchiare le analisi e le battaglie net.futuriste. Nel Manifesto del Net.Futurismo abbiamo chiaramente identificato il sistema dell’arte con il presentismo, che è una delle due facce (l’altra ovviamente è il passatismo) che definiscono l’uomo-massa e l'uomo monodimensionale.
La mostra ospiterà opere di diversi artisti contemporanei. Leggere tra questi i nomi di Damien Hirst e Takashi Murakami ci fa sorridere e al tempo stesso sorgere dei dubbi. Si tratterà della solita vetrina per i soliti noti o di una buona occasione per dare una spallata al sistema? Presentismo o net.futurismo?
Antonio S.

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giovedì, novembre 06, 2008

Contro lo stile: dai pittori nucleari al net.futurismo

Più di una volta ci siamo scagliati contro il mercatilismo e l’industria culturale. Più di una volta abbiamo portato alla luce il meccanismo vizioso che regola il circuito arte-prodotto-mercato. Più di una volta abbiamo sostenuto che l’arte se non vuole essere mercificata deve uscire fuori dai meccanismi di produzione. D’altra parte più di una volta abbiamo affermato l’indiscutibile superiorità delle avanguardie storiche rispetto alle avanguardie del secondo Novecento. Oggi vogliamo rendere omaggio ad un gruppo di artisti che videro negli anni Cinquanta quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. Quegli artisti intuirono che le avanguardie storiche avevano fatto molto ma non tutto. Restava da abbattere un ultimo retaggio del passato: lo stile. È la ripetizione di prodotti caratterizzati e riconoscibili da uno stile preciso che favorisce la mercificazione dell’arte. A volte lo stesso artista è portato a sacrificare l’invenzione per privilegiare la ripetizione e la salvaguardia di un certo stile. Ma ascoltiamo gli stessi pittori nucleari (tra cui ricordiamo almeno figure del calibro di Enrico Baj e Piero Manzoni) nel loro manifesto “Contro lo stile” del 1957:

"Ma ogni invenzione rischia ora di divenire oggetto di ripetizioni stereotipe a puro carattere mercantile; è quindi urgente intraprendere una vigorosa azione antistilistica per un’arte che sia sempre «autre».
«De Stijl» è morto e sepolto ed è al suo contrario – l’antistile – che spetta ora di abbattere le ultime barriere della convenzione e del luogo comune, le ultime che la stupidità ufficiale possa ancora opporre alla definitiva liberazione dell’Arte.
Già l’impressionismo liberò la pittura dai soggetti convenzionali; Cubismo e Futurismo a loro volta tolsero l’imperativo della limitazione oggettiva e venne poi l’Astrazione per dissipare ogni residua ombra di una illusoria necessità di rappresentazione. L’ultimo anello di questa catena sta per essere oggi distrutto: noi Nucleari denunciamo oggi l’ultima delle convenzioni – lo stile".

Oggi possiamo vedere cosa è rimasto dell’arte per non aver seguito la strada indicata da questi artisti. Il net.futurismo ribadisce che ogni creAzione deve essere unica e sempre nuova. Ogni volta che l’artista ripete se stesso confessa a se stesso e al mondo intero di non possedere alcuna vena creativa. E confessa a se stesso e al mondo intero che il suo fine non è la creazione e la ricerca estetica, ma il commercio.

I pittori nucleari, in conclusione del loro manifesto, dichiararono:
"Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte".

Oggi noi net.futuristi integriamo:

"Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte. Le riproduzioni sono affidate alla tecnologia e hanno come risultato l'abbattimento dei costi dell'opera e dell'aura dell'artista. Tutto il resto è merce, artigianato e/o spettacolo"

Antonio Saccoccio

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venerdì, ottobre 31, 2008

Un genio futurista a Napoli: Francesco Cangiullo (1)

Strana figura quella di Francesco Cangiullo. Ricordato sempre marginalmente nel gruppo futurista, ebbe in realtà un ruolo di grande importanza in molte occasioni. Di sicuro il napoletano Cangiullo è uno degli artisti d’avanguardia maggiormente dimenticati. Entrato nel movimento futurista nel 1913, rappresentò l'ala del gruppo dotata di maggiore predisposizione al comico e alla provocazione.
Ciò che sorprende ancora oggi è la poliedricità dei suoi interessi. Fu in grado di scrivere manifesti futuristi fondamentali, di cui tutti ricordano il notissimo Manifesto del teatro della sorpresa (1921, con Marinetti), ma in pochi citano l’originalissimo e geniale Poesia pentagrammata (1922), per non parlare di testi quasi introvabili come Il mobilio futurista. I mobili a sorpresa parlanti e paroliberi (1920) e il Manifesto futurista dell’amicizia in guerra.

La Poesia pentagrammata, dando la simultaneità grafica della Poesia e della sua Musica naturale, in essa naturalmente contenuta, aggiunge una nuova smisurata estensione di tereno vergine al campo poetico.

Tra i testi di altro tipo Piedigrotta costituisce, per alcune innovazioni sorprendenti apportate all’interno dell’impostazione parolibera, uno dei prodotti più importanti dell’intero futurismo. Lo stesso Marinetti lo spedì al gruppo Dada di Zurigo, che tennero sempre in enorme stima Cangiullo. Hugo Ball e Tristan Tzara esposero alcune pagine di Piedigrotta al Cabaret Voltaire.

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domenica, ottobre 26, 2008

Crollerà anche il sistema dell'arte? Intanto Christie’s e Sotheby's rallentano.

Con grande gioia apprendiamo che anche le grandi case d’asta inglesi risentono della crisi.
Sembra che Christie’s e Sotheby’s stiano frenando. Nei giorni scorsi la solita roba di 40-50 anni fa (Freud e, indovinate un po'?, Warhol) ha registrato incassi inferiori alle aspettative. Christie’s ha battuto un Lucian Freud a 5.4 milioni di sterline, Sotheby’s dieci teschi di Andy Warhol per 4.3 milioni di sterline. Ma si aspettavano di più e quindi sono preoccupati.

Philip Hoffman, direttore del Fine Art Fund Group, afferma: "il mercato dell' arte non può essere immune da quello che succede nel mondo della finanza, non c'è liquidità".
Ricordiamo che questi mercanti di fumo ultimamente riuscivano a trovare l’imbecille di turno disposto a sborsare anche cifre pari a 50 milioni di euro ad opera. In questo campo in fatto di imbecillità russi e arabi di solito primeggiano.
Potrebbe essere l’inizio del loro crollo. Noi ce lo auguriamo. Anche se fino a quando queste deliranti aste non passeranno di moda, il fenomeno non cesserà facilmente. È una moda, e come tutte le mode passerà. Ma a volte può durare più del previsto.
Noi net.futuristi continuiamo senza sosta la nostra quotidiana lotta contro il grande cancro del sistema dell’arte. È evidente che questo sistema è un sistema di speculazioni economiche e finanziarie. Nulla ha a che vedere con l’arte ed è oggi il principale nemico di ogni presente avanguardia.
L’avanguardia non si vende. Si vive.


Antonio S.

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domenica, ottobre 19, 2008

La rete è nel reale. Il reale è nella rete.

Le potenzialità di un blog sono immense. Noi net.futuristi lo crediamo fermamente. Perché noi net.futuristi abbiamo portato al massimo grado di sviluppo queste potenzialità.

Vediamo le nostre conquiste in sintesi:
- Creazione e costruzione ex novo di un pensiero radicalmente alternativo al sistema e alle vecchie logiche di potere che dominano ormai la quasi totalità della società. Tutto a partire dal web, inizialmente da un singolo blog.
- Creazione di un’aggregazione di individui animati dagli stessi obiettivi e dalla stessa tensione ideale. Questa aggregazione non ha alcun altro interesse che non sia quello di portare avanti il net.futurismo. Nessun utilitarismo, nessun mercantilismo, nessun compromesso.
- Evoluzione continua dell’aggregazione net.futurista grazie ad un naturalissimo processo di autoselezione naturale (i meno capaci, i meno coraggiosi, i meno volitivi, presa coscienza progressivamente della propria inadeguatezza, abbandonano e vengono sostituiti da attivisti più capaci, più coraggiosi e più volitivi).
- Evoluzione continua e incessante del pensiero grazie agli strumenti di cui si avvalgono i vari GSPPN (blog.net, SkypeNFC, NTFFML).
- Evoluzione personale dei singoli attivisti net.futuristi grazie al continuo sforzo creativo e al continuo confronto con gli altri net.futuristi.
- Invenzione di nuove forme di creatività e nuovi eventi creativi nati sul web e approdati fuori dal web (anti-conferenza, mostranonmostra).
Ma la più grande conquista del Net.Futurismo è oggi aver dimostrato un principio fondamentale che noi diffondiamo e diffonderemo in ogni angolo del pianeta fino a quando non avremo convinto l’ultimo testardissimo passatista/presentista:
“La rete è nel reale. Il reale è nella rete”

Abbiamo annullato la diffusissima percezione dell’opposizione “reale/virtuale” che ancora assilla la grande maggioranza degli utenti del web. Continuare a proporre semplicisticamente la distinzione “reale/virtuale” è per noi semplicemente primitivo. Oggi si potrebbe provocatoriamente, ma neppure troppo, sostenere che molti eventi sul web sono più reali di molti altri al di fuori del web.
Nati sul web, i net.futuristi hanno preso il paradigma reticolare a modello delle loro relazioni/interazioni e hanno proposto di applicare quel modello all’intera società, anche al di fuori del web. I net.futuristi si frequentano sul web e fuori dal web con la stessa identica modalità comunicativa: l’umanità sviluppata al suo massimo grado. I net.futuristi hanno portato al di fuori del web le loro idee e la loro vitalità net.futuriste, diffondendo il loro pensiero e la loro creatività ovunque.
Riflettiamo. Tutto questo si può fare, perché i net.futuristi lo hanno fatto.
Grazie alle conquiste net.futuriste l’uomo nuovo a mille dimensioni è più vicino.
Antonio Saccoccio

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martedì, ottobre 14, 2008

Cinema, industria, avanguardia e net.futurismo

Produrre cinema per un'avanguardia è sempre stato difficoltoso. Le spese sono enormi, la possibilità di rientrare delle spese praticamente nulla.
Già nel 1952, Hans Richter sosteneva che "dal punto di vista dell'industria il film sperimentale è un fallimento".
Il film Vita Futurista ebbe grandi difficoltà di distribuzione; complessivamente il cinema futurista è più noto per la parte teorica che non per quella pratica.
Oggi per il net.futurismo il cinema d'avanguardia è possibile solo se:
1. finanziato da individui illuminati e facoltosi;
2. vengono contenute le spese e si punta sull'autoproduzione geniale.
Preferiamo decisamente la seconda strada.
Di sicuro un'avanguardia non può scendere a compromessi con il mercato.
Antonio S.

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sabato, ottobre 11, 2008

Quattro misure contro la crisi

Appello urgente alla Rete

Quattro misure contro la crisi: sospendere temporaneamente il pagamento dei mutui; vietare le transazioni allo scoperto; bloccare la costruzione delle grandi infrastrutture non cantierizzate; proporre, da subito, nuovi strumenti per sostenere il reddito delle classi meno agiate.


A fronte della crisi economica in atto, sottoponiamo all’attenzione della Rete il seguente appello formale:
- La crisi in corso evidenzia i limiti del capitalismo in termini etici, sociali, economici e politici.
- Di qui la necessità del suo superamento attraverso l’edificazione graduale e non violenta di un nuovo modello di società, capace di integrare i valori della solidarietà e della sobrietà.
- Vanno perciò subito presi alcuni provvedimenti a difesa del credito, dei redditi e dell’occupazione di tutti i cittadini, in nome del benessere collettivo e non di quello particolare di pochi speculatori. Si tratta di interventi finalizzati, in prospettiva, al recupero della piena sovranità della politica, intesa nel senso più nobile del termine, sull’economia. Interventi che devono chiamare in causa il ruolo dello Stato nell’ambito della tutela, in ultima istanza, del lavoro e del credito ai cittadini e alle famiglie. Ma anche di facilitare, sotto il profilo legislativo, il ruolo della magistratura nel perseguire i reati finanziari commessi nello svolgimento di attività borsistiche e creditizie.
A questo proposito si chiede, in attesa di una ormai irrinunciabile evoluzione sociale in senso umano e contro la bestialità della pura logica del profitto, alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, di sostenere nell’ambito del Governo, del Parlamento e in tutte le sedi politiche opportune – qualora la situazione nei prossimi mesi, se non addirittura giorni, dovesse precipitare – le quattro seguenti misure, sicuramente “minimali”, ma capaci di rappresentare il primo segnale di una volontà comune di fuoriuscire dal vizioso ciclo capitalistico del debito e della speculazione:
1) Dichiarare temporaneamente sospeso il pagamento di tutti i mutui bancari, inclusivi degli interessi maturati, stipulati entro gli ultimi cinque anni, per l’ acquisizione della prima casa.
2) Dichiarare illegali, a decorrere dalla data di pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, tutti i cosiddetti prodotti derivati e le cosiddette transazioni “allo scoperto” (elencandoli in apposite tabelle complementari).
3) Proporre, sin da oggi, nuovi strumenti per sostenere il reddito delle classi meno agiate, qualora aumenti dell’inflazione e dei prezzi delle merci di largo consumo mettano a serio repentaglio livelli di vita già oggi precari.
4) Bloccare la costruzione delle grandi infrastrutture non ancora cantierizzate (TAV in Val di Susa, Ponte sullo Stretto di Messina ecc.) al fine di utilizzare il capitale ad esse destinato per sostenere i redditi e l’occupazione, riservandosi di sottoporle in un secondo momento ad una seria analisi costi/benefici che verifichi l’opportunità della loro costruzione.Tale appello è frutto di ponderata analisi e discussione avvenuta sul Web, e non esclude – per il futuro – nuovi interventi a più ampio spettro.

Roma, 10 ottobre 2008

Carlo Gambescia (sociologo ttp://carlogambesciametapolitics.blogspot.com)

Carlo Bertani (scrittore - http://carlobertani.blogspot.com)

Marco Cedolin (scrittore - http://marcocedolin.blogspot.com http://ilcorrosivo.blogspot.com)

Miguel Martinez (traduttore - http://kelebek.splinder.com)

Valter Binaghi (scrittore - http://valterbinaghi.wordpress.com)

Nicola Vacca (poeta - http://nicolavacca.splinder.com)

Guido Aragona (architetto - http://bizblog.splinder.com)

Antonio Saccoccio (blogger/net-artista - http://liberidallaforma.blogspot.com)

Truman Burbank (ingegnere http://truman.blogspot.com)

Roberto Buffagni (drammaturgo)

Stefano Moracchi (saggista - http://www.attuazionista.blogspot.com)

Michele Antonelli (ingegnere elettronico)

Barbara Albertoni (insegnante - http://www.cloroalclero.com)

Eduardo Zarelli (insegnante, editore - http://www.ariannaeditrice.it)

Valerio Lo Monaco (giornalista)

Federico Zamboni (giornalista)

Per le adesioni: carlo.gambescia@gmail.com

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