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lunedì, dicembre 18, 2006

Ortega y Gasset: l'arte tra passato e futuro

Josè Ortega y Gasset è stato senza dubbio uno dei più grandi filosofi del XX secolo. Fu autore di opere straordinarie, tra cui ricordiamo soprattutto La rebelíon de las masas del 1930, in cui descrive la condizione dell'uomo-massa in modo superbo anticipando analisi sociologiche ancor oggi di grande attualità. Ma Ortega scrisse anche un saggio sulla rivoluzione artistica del Novecento, La deshumanización del arte, che contiene passi brillanti, accanto ad altri a mio avviso meno convincenti. Ma le vette raggiunte da Ortega sono decisamente uniche.
Tralascio il discorso generale (che mi riservo di trattare in altra occasione) e vi riporto il passo in cui, per motivare la rivoluzione artistica in atto, descrive il bisogno dell'uomo di rinnovarsi continuamente.
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"Conta poco la vita se non batte dentro di essa un'ansia irrefrenabile di ampliare le sue frontiere. Si vive nella proporzione con cui si anela di vivere di più. Ogni ostinazione nel mantenerci dentro il nostro orizzonte abituale significa debolezza, decadenza delle energie vitali. L'orizzonte è una linea biologica, un organo vivo del nostro essere; finchè godiamo di plenitudine, l'orizzonte avanza, si dilata, ondeggia elastico quasi all'unisono con il nostro respiro. Viceversa, quando l'orizzonte s'immobilizza, vuol dire che si è atrofizzato e che noi siamo entrati nella vecchiaia."
Josè Ortega y Gasset, La disumanizzazione dell'arte (1925)
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Ortega y Gasset fu un pensatore acutissimo. E ovviamente si rese conto dell'importanza per l'uomo di cambiare continuamente. La disumanizzazione dell'arte contiene pagine dure nei confronti dell'arte del XIX secolo. L'istinto porta quindi il filosofo spagnolo a schierarsi senza indugio a favore delle nuove correnti artistiche.
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"Quando un'arte porta con sè molti secoli di ininterrotta evoluzione, senza gravi fratture nè crisi storiche che la interrompano, la tradizione si va facendo densa e opprimente e gravita progressivamente sull'ispirazione attuale. O per dirla diversamente: fra l'artista che sorge e il mondo si frappone ogni volta una maggiore massa di modi stilistici tradizionali che intercettano la comunione diretta e originale del primo con l'altro. Sicchè l'una delle due: o la tradizione finisce col respingere ogni energia originale - come avvenne in Egitto, a Bisanzio, nell'Oriente - oppure l'azione del passato sul presente deve cambiare di direzione e deve sorgere un lungo periodo in cui la nuova arte si vada affrancando poco per volta dalla vecchia eredità che la soffoca. Questa è la sorte dell'anima europea in cui predomina un istinto futurista al di sopra dell'irrimediabile tradizionalismo e passatismo orientali."
Josè Ortega y Gasset, La disumanizzazione dell'arte (1925)
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Eccolo il nostro Ortega pienamente futurista.
A quasi un secolo di distanza sentiamo queste parole vivissime. Una forma di oppressione ancora maggiore grava su tutti noi nell'epoca dei mezzi di comunicazione di massa. E si sente il bisogno nuovamente di rompere gli schemi, di dare un altro colpo al passatismo.
Antonio S.

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2 Comments:

At 19 dicembre, 2006 20:12, Anonymous Anonimo said...

Ti ho scritto gli auguri ma non appare il commento....
Non importa, li riscrivo.
Ti auguro un sereno e felice Natale.
Baci Sleep.

 
At 19 dicembre, 2006 21:30, Blogger Antonio Saccoccio said...

ciao, Sleep!
Che onore ricevere i tuoi auguri di Natale sotto un post dedicato ad Ortega!
Tantissimi auguri anche a te!
e a presto!

 

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