LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

martedì, marzo 09, 2010

Mauro Marin e il Grande Fratello 10: un caso mediatico da studiare attentamente (parte quinta)

E' stata la serata di Mauro Marin. La serata del trionfo di Mauro Marin. Una finale del Grande Fratello anomala, perchè il vincitore era noto a tutti. Ampiamente previsto da tutti da almeno 2 settimane. Ma è stata una finale che ha anche confermato tutte le analisi mediatiche sul caso Marin.
Mauro Marin ha letteralmente dominato la scena, ormai consapevole del successo e delle sue doti di show man. Sereno e sicuro, ha persino affrontato spavaldamente il signore della Tv, Paolo Bonolis. Il presentatore romano, dopo aver oscurato totalmente la balbettante Alessia Marcuzzi, si è diretto con baldanza nella casa del Grande Fratello per giocare con i 4 finalisti. E' stato semplice per lui prendere simpaticamente in giro Cristina, Giorgio e Alberto, ma di fronte a Mauro Marin anche il frizzante Paolo Bonolis si è dovuto arrendere. Il "salumiere" veneto si è esibito in una performance notevole, rubando un paio di volte i tempi a Bonolis, che è rimasto sorpreso almeno in un'occasione (quando Mauro gli ha infilato beffardamente un anello al dito).
Superare la prova-Bonolis è stato un segno di grande consapevolezza e maturità per il vincitore del Grande Fratello 10. Bonolis con i suoi ritmi serrati e toni taglienti è in grado di mettere in crisi e rubare la scena a chiunque in televisione. Marin non solo non si è lasciato demolire, ma è persino riuscito ad essere brillante e spregiudicato.
A questo punto non resta che confermare che il gruppo facebook che ha portato Marin alla vittoria, gruppo che conta ormai 380mila iscritti, ha realmente visto giusto: il concorrente veneto ha realmente sbaragliato gli schemi previsti dalla produzione del Grande Fratello e potrebbe inaugurare un nuovo corso per questo reality. Il caso Marin potrebbe aver decretato la fine dei sentimentalismi telecomandati, delle pseudo-amicizie adolescenziali e delle lacrime scroscianti. Il popolo di internet questo ha voluto trascinando al successo il quasi trentenne di Castelfranco Veneto. Marin sin dalle prime settimane ha dimostrato di giocare con i compagni di casa, con le telecamere e con il pubblico a casa, smascherando la finzione televisiva in modo mai visto nelle precedenti edizioni del reality.
Di questo il popolo di internet, indubbiamente più evoluto del tipico pubblico televisivo, si è accorto immediatamente prendendo Mauro Marin come simbolo di un modo nuovo di fare televisione.
Ora Marin è finalmente fuori dalla casa. Ed è uscito da grande trionfatore. Ma ora lo attende la vita di tutti i giorni. Difficile, come per tutti i reduci dal Grande Fratello. Ma Mauro a quest'ora già sarà venuto a conoscenza di una cosa che difficilmente avrebbe potuto immaginare: la sua vittoria è stata voluta da un grande gruppo che si è riunito grazie ad internet per sostenerlo.
Mauro Marin può davvero diventare il simbolo di un nuovo modo di fare televisione e di una fase nuova dei rapporti tra tv e internet.
Antonio Saccoccio

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venerdì, marzo 05, 2010

Mauro Marin e il Grande Fratello 10: un caso mediatico da studiare attentamente (parte quarta)

Nella puntata del Grande Fratello del 1 marzo 2010 a pochi secondi dal termine della trasmissione ai 4 concorrenti finalisti è stata concessa, per la prima volta in 4 mesi, la possibilità di guardare, attraverso lo schermo posto in casa, ciò che accadeva negli studi in cui viene condotta la serata del lunedì: una grande inquadratura mostrava a Mauro Maurin, Giorgio Ronchini, Alberto Baiocco e Cristina Pignataro il pubblico che applaudiva negli studi. Ad ogni modo la regia regalava almeno un momento tecnicamente interessante, dal momento che i 4 reclusi per la prima volta non ricevevano più soltanto l’audio in diretta dagli studi, ma anche il video. Lo schermo televisivo mostrava ai telespettatori i concorrenti, che a loro volta guardavano attraverso un altro schermo il pubblico in studio. Di sicuro i 4 superstiti non potevano immaginare che soltanto pochi attimi prima lo stesso pubblico aveva scandito festante il nome dell’annunciato trionfatore di questa edizione del GF: Mauro Marin. Ma, a parte questo particolare, la vera sorpresa sarebbe stata mostrare ai finalisti un’altra immagine: immaginiamo se al posto del pubblico in festa fosse apparsa sullo schermo della casa una semplice finestra raffigurante il gruppo facebook pro-Mauro con i suoi 340mila fans in delirio. Una mossa decisamente troppo audace per qualsiasi regista televisivo.
Se si considerano gli attuari scenari mediali, simili soluzioni sono per ora assolutamente inimmaginabili. Sappiamo tutti che la televisione oggi tende sistematicamente ad oscurare le enormi potenzialità del medium internet. Quando in tv si parla del web lo si fa soltanto per mettere in evidenza fenomeni di degrado, che per giunta sappiamo tutti appartenere alla società intera, e non esclusivamente alle comunità che si creano su internet. Ci sono diversi intellettuali (o presunti tali) che portano avanti la tesi di una convivenza pacifica tra media di massa e new media in nome di non si sa quali compromessi. In realtà - lo ribadisco nuovamente - chi parla in questi termini è interessato alla conservazione dello status quo e non ha la minima intenzione di riconoscere ai nuovi media le potenzialità di destrutturare un sistema culturale secolare.
Gli old media hanno intuito già da tempo le enormi potenzialità della rete globale e si sentono ogni giorno morire: sanno di difendere il vecchio. A questo punto si presentano due strategie possibili:
prendere atto delle enormi potenzialità di internet e cercare forme di integrazione e ibridazione tra vecchi e nuovi media;
cercare di oscurare sistematicamente internet, o parlarne in termini negativi.
Ora è chiaro che il sistema televisivo, probabilmente perché gestito da individui che hanno fatto carriera proprio grazie alla vecchia mentalità gerarchica e autoritaria, ha scelto questa seconda via, dimostrandosi incapace di gestire l’improvvisa esplosione del web e di prendere le adeguate contromosse.
Ma il web incalza e il caso Mauro Marin è lì a dimostrare che se gli old media continueranno ad opporsi alla prima naturale soluzione (la cosiddetta ri-mediazione), non ci potrà essere che uno scontro frontale tra vecchio e nuovo, uno scontro che è destinato a durare ancora qualche anno e si risolverà comunque con il trionfo del nuovo medium, tecnicamente troppo più evoluto dei precedenti.
A questo punto, nel caso specifico di cui ci stiamo occupando, la produzione del Grande Fratello dovrebbe ammettere la potente influenza di internet (e in particolar di Facebook) sull’intera evoluzione di questa decima edizione. E di conseguenza si aprirebbe uno scenario nuovo e di grandi possibilità di evoluzione per questo format televisivo.
Ignorando invece l’intervento decisivo di internet e di facebook per il trionfo di Marin, si va verso la definitiva agonia del Grande Fratello, che già da anni è stato in crisi e solo quest’anno grazie all’exploit di Mauro e alla costituzione del gruppo facebook in suo favore è riuscito a tornare ad avere la visibilità che aveva avuto solo nella prima edizione con il fenomeno Taricone (ma in quel caso era decisivo anche il classico effetto wow causato dalla novità assoluta).
Già da 2 settimane l’esito della trasmissione appare scontatissimo, poiché il gruppo pro-Marin è talmente ben organizzato sul web da essere in grado di garantire percentuali bulgare al televoto. La vittoria - o meglio il trionfo - di Mauro Marin è ormai cosa certa, il web ha ampiamente messo le mani sulla televisione. Qualcuno potrebbe obiettare: “sì, ma alla fine i soldi li hanno guadagnati quelli che lavorano in televisione e li hanno spesi coloro che stanno sul web”. Verissimo, ma finora per le produzioni televisive il prezzo da pagare per il successo economico era stato nullo. Con il caso-Marin per la prima volta il danno di immagine che la trasmissione ne ha avuto è stato enorme, poiché il web ha rovesciato l’ennesimo banalissimo teatrino preparato a tavolino dai guru del vecchio schermo.
Anche il cosiddetto popolo del web dovrà scegliere la linea da seguire. La manovra pro Mauro Marin inventata quest’anno avrà un senso solo se resterà un segnale forte mandato alla produzione del GF, e alle produzioni televisive in generale. Un segnale che ha avuto e dovrà avere ancora questo significato: smettete di trattare il pubblico come una massa indistinta di imbecilli, non ci preparate più spettacoli ridicoli e penosi sentimentalismi da soap-opera, perché noi vogliamo concorrenti abili, spregiudicati e liberi di fare il loro gioco, non burattini con un copione già scritto.
Se il prossimo anno, invece, la trasmissione non registrerà nessun miglioramento in senso tecnico e magari tornerà a privilegiare amorazzi e tradimenti vari e ripetuti, e si costituiranno gruppi facebook di fans che tiferanno per l’uno o per l’altro concorrente andando ad ingrassare con il televoto chi già grasso è, allora avranno avuto ragione coloro che già da ora sostengono che l’unico vincitore del caso Mauro Marin è il vecchio sistema televisivo.

In ogni caso il caso Marin è destinato ad essere uno spartiacque decisivo per gli sviluppi non solo del Grande Fratello, ma più ingenerale dei rapporti tra televisione e internet.
D’ora in poi dovremo distinguere un Grande Fratello pre-Marin e un Grande Fratello post-Marin.
Anzi. Probabilmente avremo una televisione pre-Marin e una post-Marin.
Ma questo si vedrà tra qualche mese.

Antonio Saccoccio

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sabato, febbraio 27, 2010

Mauro Marin e il Grande Fratello 10: un caso mediatico da studiare attentamente (parte terza)

Il caso Mauro Marin è - lo ripetiamo ancora - un vero e proprio caso mediatico. E quello che è accaduto in questi mesi attorno alla sua partecipazione al Grande Fratello può rappresentare una svolta nei rapporti tra i diversi media coinvolti.

Analizzando attentamente quanto è accaduto e sta accadendo in questa 10a edizione del Grande Fratello, ci rendiamo conto che la trasmissione è diventata ormai un prodotto pluri-mediale, inter-mediale. Osserviamo attentamente tutti i media coinvolti e analizziamo cosa sta accadendo. Da una parte c'è il setting della casa, con telecamere e microfoni ovunque che riprendono e rimandano in tempo reale immagini e suoni. Dall'altra c'è la trasmissione del lunedì sera, con un altro setting, costituito da ospiti, concorrenti eliminati, parenti dei concorrenti, pubblico, conduttrice, opinionista, con telecamere, microfoni e maxischermi. Il lunedì vengono rimandati spezzoni della settimana appena conclusa e ci si collega in diretta con la casa, creando interazione tra le due location. Inoltre, a volte sono i concorrenti stessi della casa a poter guardare, sugli schermi posizionati in casa, alcuni video precedentemente registrati in altri contesti.

Altro medium coinvolto è il cellulare/telefono, fondamentale per il televoto.

Fino a questo punto c'è la catena mediale prevista dalla produzione. Tutto, o quasi tutto, è gestito in modo centralizzato e gerarchico. C'è la produzione che comanda e decide, ci sono i concorrenti-attori che seguono le direttive della produzione, ci sono i conduttori/opinionisti che obbediscono anche loro alla linea della produzione. Tutto è quindi prevedibile, tutto va come deve andare. Il risultato è un programma noiosissimo e melenso. Una sorta di telenovela mal recitata e con la pretesa di essere qualcosa di diverso.

In questo schema di ampia prevedibilità si innestano solo 2 elementi non completamente controllabili: il pubblico in studio e il televoto. Il pubblico in studio, nonostante sia piuttosto pilotato, a volte reagisce in modo umorale, e qualche volta va persino contro il copione previsto dalla produzione-conduzione, causando le reazioni indignate della conduttrice, che in quei casi si irrigidisce improvvisamente richiamando il pubblico all'ordine (agli ordini!).

Il televoto resta l'unica variabile davvero importante. Ma qui la produzione ha comunque tutto da guadagnare, in quanto, anche se il pubblico dovesse eliminare uno dei concorrenti che la produzione ritiene indispensabili, alla fine converrà sempre seguire il volere degli spettatori, che sono comunque quelli che portano audience e quindi pubblicità.

A questo punto accade quello che non è stato previsto dalla produzione. Su questi media si innesta il nuovo medium per eccellenza: internet. E in particolare arriva il social network più diffuso: facebook. Il nuovo medium diventa l’aggregatore di un potere collettivo sempre crescente, un gruppo di individui che si uniscono in una rete che aumenta giorno dopo giorno esponenzialmente. Ed ecco che i conti non tornano più, perchè sul web ci si auto-organizza dal basso, in base ad obiettivi condivisi, non ci sono più pochi che comandano e decidono per tutti. Per fare network bisogna essere d'accordo, altrimenti non se ne fa nulla. Nel gruppo facebook pro Mauro Marin, compattissimo, ci sono ormai oltre 300.000 fans, e non ci sono pressioni di nessun tipo, il gruppo si autoregola e automodera. Ma la cosa più rilevante per il nostro discorso inter-mediale è il fatto che il gruppo agisce pesantemente e in modo compatto sul televoto. Quindi a partire dal medium internet (incontrollabile), attraverso il medium telefono/cellulare (solo parzialmente controllabile), si va ad influenzare profondamente il medium di massa televisivo (pienamente controllabile). Il vecchio modello gerarchico-piramidale della televisione è costretto a subire il potentissimo influsso del modello reticolare aggregativo e interattivo della rete. La conduzione e la produzione hanno dovuto così progressivamente abbandonare il loro schema che prevedeva il solito teatrino costruito su sentimentalismi lacrimosi e ha ceduto alla domanda del popolo di internet, che continua a chiedere qualcosa di nuovo, trovando incarnati i propri desideri in una figura irriverente sfuggente dirompente: Mauro Marin.

Ho voluto descrivere l'intreccio dei media per porre sotto gli occhi di tutti la grande questione della contemporaneità: la presenza costante nella nostra vita di media di ogni tipo, media che non sono affatto neutri e puramente strumentali, come qualcuno ancora si ostina a dire. In realtà i media trasmettono con il loro stesso funzionamento un messaggio preciso. La televisione, fulcro dei mass-media monolitici centralistici gerarchici monodirezionali, partorisce la produzione e la conduzione di trasmissioni come il GF pre-Marin. Il web, in cui dominano complesse logiche reticolari anarchiche multidirezionali, in questi mesi ha prodotto tramite il caso Marin la richiesta di una televisione radicalmente nuova. Una televisione che abbia al suo interno una logica più vicina al paradigma della rete, una televisione non più medium centrale, ma medium tra i media.Il caso Marin potrebbe quindi costituire il punto di svolta per la televisione e il suo format più evoluto, il Grande Fratello. La televisione potrà accettare la sfida, rinnovandosi e traendone una lezione e spunti per il futuro, oppure potrà chiudersi e tornare al GF pre-Marin cercando di limitare le interferenze degli altri media. Il secondo caso costituisce ovviamente un suicidio dal punto di visto tecnico.

Per chi crede come noi che il caso Marin possa smuovere le acque torbide della televisione italiana, non resta che spingere fortemente su quello che sta accadendo, non abbassare la guardia e fare in modo che Mauro Marin possa diventare il simbolo di una fase nuova nella storia dei media italiani, e non semplicemente un simpatico e intelligente goliarda.

Tutto quello che è successo non è solo merito di Mauro Marin, ma anche del popolo del web che si è riunito attorno a lui. Questo Mauro Marin non lo sa ancora, ma sarà un bene per lui rendersi conto subito, quando l'8 marzo uscirà dalla casa del GF da trionfatore, di essere diventato un simbolo per centinaia di migliaia di italiani. Il simbolo di una svolta. Una svolta che, paradossalmente, parte dal web, e non dalla televisione. E anche questo Mauro Marin non può proprio aspettarselo.

Antonio Saccoccio

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martedì, febbraio 23, 2010

Mauro Marin e il Grande Fratello 10: un caso mediatico da studiare attentamente (parte seconda)

I grandi consensi riscossi dal mio post sul caso Mauro Marin erano in qualche modo prevedibili, ma non nella misura che oggi ho registrato. Non potevo aspettarmi di certo 5 mile visite in poche ore, link a centinaia di profili e gruppi facebook, a molte pagine del forum del grande fratello e altri forum simili.
Ma quello che mi spinge a tornare sull'argomento Marin e Grande Fratello non sono certo i numeri. Torno sull'argomento solo dopo aver letto i numerosi commenti che ho avuto qui sul mio blog, e un po' ovunque sul web (facebook, forum, blog, etc.).
Ebbene, letti i commenti degli internauti fan di Marin, devo aggiungere che probabilmente le dimensioni della ribellione mediatica sono anche (e per fortuna) superiori a quanto io stesso avessi previsto. Mi spiego. I commenti rivelano un grado di consapevolezza piuttosto alto. Tra i fan di Marin c'è gente che usa il cervello e lo usa bene, perchè si rende benissimo conto di quello che è accaduto (e qui sto parlando del lato tecnico, del funzionamento del gioco a livello mediale).
Certo, se si legge il gruppo facebook c'è anche chi è palesemente ignorante e becero, ma la cosa interessante è che alla fine prevale sempre la ragionevolezza, la simpatia, il gioco.
Questo è molto importante, anzi è uno degli aspetti più importanti dell'intera vicenda.
Dato che la televisione si sforza costantemente di denigrare internet (e soprattutto il diabolico facebook!) dipingendolo come un covo di malati e delinquenti, analizziamo come stanno le cose in modo assolutamente distaccato.
La trasmissione. Dopo 120 giorni, il Grande Fratello 10 risulta essere un concentrato dei peggiori difetti dell'umanità: livore, invidie, odi, menzogne, meschinità, insulti continui. E' un gioco, eppure 6-7 concorrenti stanno dando prova di odiare un altro concorrente. E non hanno nessuna pietà, per chi ha un minimo di sensibilità è facile accorgersi del loro livore nei confronti di Marin. Tutti coalizzati in branco. In studio i commenti sono di una violenza e mediocrità inaudita, dai conduttori che non sanno come alzare l'audience e mettere in difficoltà i più deboli (il modo in cui trattano il povero George è umanamente vergognoso, e anche in questo avrebbero molto da imparare dalla leggera presa in giro di Marin), ai vari parenti dei concorrenti, ai concorrenti stessi (alcuni di una meschinità davvero inaudita).
Di fronte all'esplodere di tanta stupidaggine, la produzione non fa nulla, anzi è la produzione e la conduzione a fomentare l'idiozia e la meschinità. E nelle altre trasmissioni televisive in cui compaiono i personaggi del Grande Fratello, il copione non cambia. Tutto è organizzato in modo da fomentare l'esplosione della mediocrità collettiva. Il piano di costoro è semplice: produrre immondizia perchè (secondo loro!) il pubblico è immondizia.
E poi c'è il gruppo Facebook. Qui abbiamo ormai oltre 250.000 individui, di varia età, varia estrazione sociale e culturale, che si sono uniti spontaneamente per portare avanti una causa: difendere Mauro Marin e fargli vincere il Grande Fratello. E' un gruppo di proporzioni spaventose, che cresce al ritmo di 15.000 fans al giorno. Un gruppo in cui tutti possono scrivere di tutto. E ci sono commenti ingenui e insulti imbecilli, sorrisi e urla di soddisfazione, ci sono strategie precise e osservazioni banali, accuse infondate e analisi eccellenti. C'è tutto il mondo in quel gruppo. Eppure, di fronte ad insulti grevi e volgarità partorite da idioti, si alza alla fine la voce del gruppo, della rete, che proclama: basta insulti, dobbiamo essere un modello. E' l'amministratore stesso del gruppo (che ricopre in network del genere una funzione fondamentale) ad intervenire con prontezza annunciando che chiunque continuerà ad insultare gli avversari di Mauro sarà cacciato dal gruppo. Ecco il gruppo, ecco la rete che si autoregola in modo virtuoso. Senza contare l'abilità con cui il gruppo si auto-organizza al momento del voto, davvero una perfetta macchina da guerra.
Tutto questo dimostra in modo inequivocabile la netta superiorità dell'organizzazione reticolare presente sul web rispetto a quella gerarchica piramidale dominante nel medium televisivo.
In televisione tutto può essere controllato, eppure non si riesce ad evitare che trionfi l'odio e la meschinità. Anzi, per anni nel Grande Fratello è stato il trionfo della meschinità. Sul web, invece, i meschini e gli imbecilli sono automaticamente ignorati e messi da parte (e il gruppo facebook per Marin lo dimostra). Non solo! Il gruppo interviene direttamente pilotando la trasmissione televisiva in modo che non vincano più i meschini.
Insomma, la libertà e l'organizzazione reticolare dimostra che il modello centralizzato autoritario della tv non solo è superato, ma è ormai socialmente disastroso.
La televisione continuerà ancora per qualche anno a proporci l'immagine del web come covo di malati mentali, mentre il web continuerà ad evolvere e a prendere forza, schiacciando gradualmente ogni resistenza da parte dei vecchi media autoritari.
Quello che è successo con Mauro Marin e il gruppo facebook dei suoi intelligenti fans è una pietra miliare nella storia dei conflitti tra web e tv.

Aggiorniamo allora il risultato: web batte televisione 4 a 0.
(ai fans di Marin: vi ricorda qualcosa questo punteggio?)
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Antonio Saccoccio
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p.s. in questo momento il gruppo facebook ha toccato le 256.000 unità e il sondaggio sull'attuale -nomination è ancora una volta perfettamente in linea con la strategia del gruppo.
aggiornamento: ad ulteriore conferma di quanto detto sopra, ora sulla bacheca del gruppo facebook si legge il seguente avviso: OFFESE DI NESSUN TIPO SARANNO PIU' TOLLERATE, GLI INFILTRATI SAPPIANO CHE IN CASO DI COMMENTI O FOTO OFFENSIVE, SIAMO PRONTI A FORNIRE I LORO DATI A CHIUNQUE LI CHIEDA O A PRESENTARE DENUNCIA SCRITTA PRESSO LE AUTORITA' COMPETENTI.RICORDIAMO L'UNICO OBIETTIVO:VOTIAMO MAICOL

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Mauro Marin e il Grande Fratello 10: un caso mediatico da studiare attentamente

Il Grande Fratello è forse l'ultima idea che il medium televisivo abbia saputo creare. Riesce a vantare ormai 10 edizioni in Italia e la sua storia, dopo la prima edizione esplorativa avventurosa ed esplosiva (ricordate Pietro Taricone?), si è trascinata per un decennio stancamente, con personaggi modestissimi e copioni strappalacrime.
In effetti l'idea del Grande Fratello è invece assolutamente geniale. Mettere in gabbia e far scrutare 10-15 individui dalle telecamere per mesi e mesi costituisce probabilmente il migliore esperimento condotto sul medium televisivo.
Il problema vero è invece stata sempre la conduzione, la regia e la conduzione del Grande Fratello, affidate a figure che non hanno mai capito le potenzialità del format. Si sono intestarditi ad inscenare amori e amorini patetici tra persone mediocri, invece di far progredire continuamente le strategie di gioco.
Ma quest'anno qualcosa in questo noiosissimo meccanismo si è rotto. Edizione n. 10, per caso. Il protagonista è un certo Mauro Marin, che nel giro di 3 mesi è riuscito a causare la nascita su facebook di un gruppo di fan di dimensioni spropositate. A quest'ora conta 235.000 fan. Più del gruppo dei fan di Silvio Berlusconi, tanto per capirci. E in alcuni momenti della giornata il suo gruppo aumenta di un fan al secondo!
Ma la cosa più interessante a livello mediale è sicuramente il fatto che Mauro Marin, dotato di un intuito decisamente superiore rispetto agli altri membri della casa, ha causato un cortocircuito nei meccanismi previsti dalla produzione.
Il meccanismo per 10 edizioni è stato il seguente: nella casa i concorrenti si affannano a dimostrare di essere "veri", cioè di non recitare un copione e di mettere in campo reali sentimenti. Questo è testimoniato dal fatto che l'accusa più frequente tra i concorrenti di tutte le edizioni è stato sempre il patetico "tu sei falso!".
Quest'anno Mauro Marin ha fatto saltare, in modo a mio avviso anche inconsapevole, questo meccanismo.
Marin ha iniziato nelle prime settimane ad avere un comportamento decisamente fuori dagli schemi. Invece di cercare di relazionarsi forzatamente con tutti, ha letteralmente sfruttato la situazione per giocare e basta. In particolare alcune prese in giro a personaggi grotteschi di questa edizione hanno fatto immediatamente diventare Mauro il preferito dal pubblico. Inoltre Mauro ha più di una volta guardato direttamente le telecamere, in modo ammiccante, furbo e sornione.
Per la produzione e la regia, che hanno sempre mirato a presentare il Grande Fratello come una trasmissione in cui ci sono frammenti di vita reale, molti di questi atteggiamenti di Mauro Marin sono risultati imprevisti. Per diverse settimane hanno tentato di criticare comunque gli atteggiamenti dell'outsider, ma alla fine hanno finito per cedere anche loro al volere del pubblico.
Il problema è che il pubblico in questo caso si è dimostrato molto più evoluto rispetto alla produzione e alla conduzione del reality show.
Vi spieghiamo meglio.
Mauro Marin, a mio avviso - lo ripeto - inconsapevolmente, ha messo in discussione il principio imbecille su cui si sono rette le passate edizioni del Grande Fratello. Come abbiamo già detto il principio era che i concorrenti dovevano dimostrare di essere "veri", accusando gli altri concorrenti di essere "falsi". Hanno pensato per 10 anni che questo fosse il fine della trasmissione. Ora se si analizza il programma non c'è niente di più stupido di questo. I concorrenti sono spiati giorno e notte da telecamere e hanno il compito di vincere il gioco: la situazione non ha quindi nulla di "vero" e non c'è nulla di più stupido di far finta che la situazione sia "vera". In pratica la persona che il pubblico sente oggi più vicina (Mauro Marin) è la persona che non ha nessuna smania di dimostrare di essere "vero", mentre gli altri lo accusano di essere "finto" e "falso". In realtà è realmente così. Ma la cosa in quel contesto non è affatto un demerito, perchè in una situazione artefatta come la vita coatta in una casa-laboratorio è perfettamente normale non comportarsi come ci si comporta all'esterno in una situazione normale. Ora la gente che si è innamorata di Marin tutti questi ragionamenti non li fa, ma ha istintivamente percepito che è lui ad essere nel giusto e gli altri a sbagliare. Non si erano mai viste prima d'ora percentuali tanto plebiscitarie coem quelle espresse a favore di Marin. Le percentuali di preferenza superano abbondantemente il 50%. Questo significa che tutti gli altri concorrenti messi insieme non si avvicinano neppure alle preferenze ottenute dal solo Marin. C'è qualcosa che va oltre la simpatia del personaggio. E questo qualcosa è proprio la rottura e il superamento degli schematici comportamenti mediali precedenti.
Il caso Mauro Marin è un caso emblematico di quanto il medium televisivo sia poco esplorato. Il Grande Fratello avrebbe potuto essere un ottimo laboratorio per indagare le potenzialità di sviluppo della televisione, e invece si è trasformato in questi anni in una variante delle più noiose telenovele.
Ma c'è di più. Il pubblico per la prima volta forse si è dimostrato molto più evoluto dei produttori e dei conduttori stessi. E il motivo è presto detto: il pubblico che preferisce Maurin è un pubblico internauta, un pubblico che a livello mediale è un pezzo avanti rispetto all'homo televisivo. E' la prima volta infatti che in modo così evidente i conduttori cambiano il giudizio su un concorrente in seguito alle preferenze del pubblico. Non c'è più la televisione che comanda, ma un gruppo auto-organizzato che sul web decide le sorti della trasmissione. Un gruppo facebook che comanda chi bisogna eliminare, chi bisogna votare, come e quando far sentire il supporto al proprio idolo. Certo, si parla sempre di persone che spendono decine di euro, facendo ingrassare la produzione, che spesso non hanno capito nulla di tutto quello che stiamo spiegando, ma si tratta pur sempre di individui con una sensibilità assai più evoluta di chi preferisce il tale personaggio perchè si dimostra modesto o affettuoso o (peggio ancora!) "vero".
Il caso Mauro Marin ha dimostrato che la gente non vuole concorrenti che si sforzino di essere "veri", ma concorrenti che giochino con il mezzo televisivo e facciano divertire.
Il caso Mauro Marin, e il gruppo facebook ad esso collegato, dimostra che il Grande Fratello, che continua ad essere la trasmissione televisiva tecnicamente più evoluta, è pronto per il grande salto. Finora la produzione ha scelto volutamente persone ignoranti e mediocri credendo che il pubblico fosse ignorante e mediocre. Quest'anno il pubblico ha mandato un messaggio: la gente ha voluto Marin, perchè vuole gente intelligente dentro quella casa. Occorre finalmente far partecipare al programma persone dotate di intelligenza ed intuito, per vedere fino a che punto si può arrivare nell'esplorare le possibilità del gioco.
Anche stavolta web batte televisione 3 a 0.
Antonio Saccoccio
P.S. per la cronaca mentre scrivevo questo post i fan sono ormai quasi 237.000.

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domenica, ottobre 25, 2009

Augias e Antinucci attaccano il web 2.0. La risposta del Net.Futurismo.

Analisi tragi-comica dell’ennesima prova di cialtroneria televisiva

CORRADO AUGIAS E FRANCESCO ANTINUCCI
presentano
Il web come lo vedono due uomini di un altro mondo
(tutte le informazioni sono controllate, garantite e certificate da Laterza e da RaiTv)


Questa è la storia di una trasmissione televisiva.
Una trasmissione realmente andata in onda il 23 ottobre dell’anno 2009 su Rai Tre.
Una trasmissione intitolata Quali sono i segreti di Internet e come ci ha cambiato la rete?.
Chi ha padronanza con il web sa bene che non c’è nulla da aspettarsi dalle trasmissioni televisive con un titolo del genere, sa bene che da qualche anno la televisione ha dichiarato guerra al web, proprio perché è il medium che le ha sottratto fette sempre crescenti di pubblico. Tuttavia è il caso di gettare uno sguardo attento, ma sempre divertito, a questa trasmissione, prendendola come emblema della condizione della televisione contemporanea, ormai divenuta lo specchio delle tendenze più retrograde e scopertamente reazionarie del nostro Paese. Seguirà quindi una


cronaca e analisi tragicomica dell’ennesima prova di cialtroneria televisiva

Augias introduce:
“Una buona parte di noi, non solo in Italia, usa ormai vivere una parte della giornata in maniera virtuale. Dentro l’internet, dentro il computer c’è un mondo che ci aspetta con i suoi lati positivi e negativi, fatto sta che è lì e una buona parte di noi vi ricorre”.
Già si vede da questi toni generici e balbettanti che non sarà certo una trasmissione illuminante: l’impiego del termine “virtuale” è la tipica spia per comprendere che chi parla è lontano dal web e non lo ritiene ancora integrato nella realtà.

Servizio su google di 30 secondi. Poi entra Antinucci, il professore, e inizia una discussione generica e banalissima su google e sul suo algoritmo.
Tutta la descrizione è in termini velatamente negativi, fino alla definizione di Augias
“un cretino velocissimo”, riferita proprio all’algoritmo. Lasciamoglielo dire, ci sarà spazio in seguito per capire chi è il cretino.
Antinucci: “L’algoritmo di google fa degli errori enormi e chiunque lo usa lo sa. A volte tira fuori delle cose che non c’entrano nulla”
Patetica inquadratura su una signora del pubblico che annuisce, come a dire “sì, è proprio vero, pure con me sbaglia sempre!”
Antinucci: “L’altro giorno cercavo una cosa che avesse a che fare con le analisi del sangue e mi viene fuori un articolo sulla principessa di sangue reale”.
Risate patetiche telecomandate al penoso tentativo di essere divertente.
E ancora: “Essendo cieco non ha questa capacità
E poi perla di saggezza finale sul tema:
“Guai a prenderlo come oro colato, come rilevante!”. Ricordatelo tutti eh! Non è oro colato!

Video su wikipedia.

Augias guardando il pubblico:
“Vedo dei giovanotti. Chi di voi usa google e wikipedia?”.
4-5 alzano timidamente la mano. Un pubblico disinternizzato! in una trasmissione in cui si parla di internet! Incredibile! Dove li saranno andati a cercare?


Inizia quindi la rituale pubblicità al libro scritto da Antinucci, edito da Laterza.
E qui la trasmissione entra nel vivo e nel comico insieme. Anzi possiamo dire che finora ci siamo annoiati. Quello che leggerete ora ha dell’incredibile (del ridicolmente incredibile).

Comincia Augias:
“Ora il pericolo è questo. La velocità di ricerca di questo motore è tale per cui una persona un po’ pigra come me, sta lì, deve controllare la data di nascita del tal personaggio, e invece di alzarsi come facevo fino a pochi anni fa, andare alla libreria che sta 4 metri dietro le mie spalle, mi evito quegli 8 metri andata e ritorno, e lo faccio lì, lo digito. E questo da una parte è un grande vantaggio ma dall’altra è una tragedia. Perché se andavo a sfogliare il libro magari trovavo altre cose…”
Ma come! Augias! È esattamente il contrario. Non ti sei accorto di come funziona il web? Una delle novità assolute è proprio costituita dal fatto che mentre si cercano informazioni di un certo tipo ci si imbatte in altre di natura affine e meno affine. È l’essenza della rete creare collegamenti continui da una pagina all’altra del web. E tu vuoi dirci che sul libro troveresti più spunti? E che libri leggi, Augias? “Tutto il mondo in 500 pagine” o qualcosa del genere? Lo vogliamo pure noi quel libro!
Non ci è dato sapere come si faccia a sostenere simili fesserie in televisione dopo un decennio circa in cui il web è diffuso più o meno in tutte le famiglie italiane.

Ma ecco il grande show del professor Antinucci, che merita di essere riportato parola per parola:
“La cosa da tener presente è proprio la differenza della qualità della conoscenza e dell’informazione che troviamo in questo modo. Non bisogna dimenticare che se facciamo quei 4 passi per andare alla libreria, dietro quella c’è tutto un altro mondo. Quel libro è stato pubblicato, come questo che lei ha in mano, vuol dire che qualcuno ha deciso di pubbicarlo, ha passato un giudizio di un qualche tipo. Non solo! Se sta in una biblioteca pubblica, in una libreria, ha passato un altro giudizio, di colui che l’ha scelto per la biblioteca o l’ha comprato. Se si va a cercare su internet non è così, non c’è nessun filtro, non esiste nessuna garanzia di questo e siccome l’algoritmo è cieco bisogna stare attenti. Purtroppo questo tipo di accesso diretto che sembra un vantaggio non è poi così un gran vantaggio”
Antinucci getta così finalmente la maschera. Lo afferma chiaramente: il suo è tutto un altro mondo. Lui è l’apostolo della tradizione, per lui le notizie e le opinioni devono passare giudizi. Bisogna avere garanzie. E chi le dà queste garanzie? Questo è un mistero. Chi possa garantirci la qualità delle informazioni e delle opinioni non è chiaro. Ovviamente si tratta di una concezione elitaria che per fortuna sta sparendo proprio con il web. La cultura come cosa per pochi, e creata da pochi, antico residuo di un mondo lontanissimo ormai dalla sensibilità contemporanea.
Tristemente dobbiamo ancora una volta constatare la pochezza di quelli che dovrebbero essere i nostri intellettuali. Antinucci dice bene che nella libreria c’è tutto un altro mondo. Ma lui pensa a quel suo mondo in termini positivi, rassicuranti. E non comprende che ancora una volta il mondo ha compiuto un grande balzo in avanti e molti uomini di cultura non se ne sono resi conto. Forse in pochi si sono resi conto che anche la stessa idea di “intellettuale” o “uomo di cultura” è un’idea vecchia. Oggi siamo tutti più o meno alfabetizzati, non siamo più nel Cinquecento. Migliaia di persone sul web che non ricoprono alcun ruolo accademico hanno conoscenze e competenze molto più ricche di un Antinucci e si fanno grandi risate ascoltando la sua visione passatista e apocalittica del web.

Ma torniamo alla trasmissione. Augias conferma la linea autoritaria di Antinucci:
“Lei ha toccato un punto fondamentale. Lei ha ricordato il libro che ho in mano che tra parentesi è il suo. Allora io cosa vedo. Leggo Francesco Antinucci direttore di ricerca all’istituto di scienze e tecnologia CNR, si occupa di linguaggio etc. e quindi già so lei chi è. Poi vedo qua editore Laterza. Io mi fido di Laterza perché è un grande editore, di grande tradizione. E quindi va bene. Poi qui nell’altro risvolto vedo una sintesi del libro, che mi fa il racconto rapidissimo di cosa c’è dentro.
Lo sfoglio! Insomma prima ancora di incominciare a leggere ho una serie di informazioni preliminari che mi indirizzano sul contenuto del libro, sulla serietà etc. Tutto questo su google, su internet non c’è. Quindi io posso trovare, successe anni fa, in una ricerca sull’Olocausto, su wikipedia c’era per esempio lo scritto del negazionista che diceva che l’Olocausto era una buffonata, che non era vero niente. Quindi il ragazzino di 12 anni che vede quel sito… Non so se ci siamo spiegati”.
No Augias, non ti sei spiegato e continui a dire fesserie. È una conquista enorme che ci siano tutte le fonti sull’argomento, e non solo quelle che un’elite ha scelto di inserire. Da qualche anno le fonti giuste o non giuste non le scegli più tu o i tuoi amichetti, ma le sceglie il mondo intero, in modo liberale e realmente democratico. Non di quella pseudodemocrazia a cui ci avete abituato voi. La vera democrazia del XXI secolo.
E poi non farci ridere con questa storia di Laterza! Non ti rendi conto che in questo modo stai rispolverando il principio di autorità? Che sei indietro di secoli? E poi fai proprio l’esempio di Antinucci per dimostrare la serietà del libro, proprio mentre il professore sta dando prova del contrario con i suoi scoordinati e traballanti interventi.

Ma eccolo di nuovo il professore:
“Poi bisogna fare attenzione perché wikipedia non è scritta da persone esperte. Perlomeno non c’è alcuna garanzia che sia scritta da persone esperte. È uno strano esperimento, perché è il tentativo di scrivere un’enciclopedia di tutti, che tutti scrivono. Ma non è risolto il problema, non è risolto affatto, il problema di quali sono le qualifiche di chi scrive, a che titolo…. Voi sapete che ognuno di voi può scrivere una voce di wikipedia?”
Augias inizia quasi a prendere le distanze: “Poi ci sono dei controlli”
Ma a questo punto Antinucci la spara davvero grossa:
Non c’è nessun controllo! Questo è bene dirlo. Nessun controllo! Tranne rarissimi casi di argomenti sensibili, non c’è assolutamente nessun controllo. Possiamo fare l’esperimento ora. La voce di wikipedia va lì e starà lì. Sta lì fino a quando qualcuno dice questa voce non va bene cancelliamola”
E allora? Lo sa Antinucci quante cretinate sono state scritte su libri cartacei e non potranno MAI essere corrette da nessuno? Non è una fortuna che su wikipedia le voci siano corrette?
Nel frattempo ho fatto il test come suggerito dal professore e ho inserito una notizia scorretta su una voce poco sensibile, la voce della città di “Latina”. Ebbene, è stata corretta dopo appena 23 minuti. Sarà uno dei rarissimi casi di correzione di cui parla Antinucci? Ma cerchiamo di essere seri! Lo sanno tutti che le voci sono controllate costantemente. Chiunque può provare. Wikipedia è lì.

Di fronte all’ultima colossale cretinata di Antinucci, persino Augias è perplesso.
Ma il professore non si ferma più. Si vede che è una questione personale questa contro wikipedia.
“Il problema è chi è che lo dice? Lei che garanzia ha?”
E poi ritratta parzialmente.
“C’è la possibilità di correggere. Chiunque, di nuovo chiunque può correggere una voce di wikipedia”
“Supponiamo che io propongo che questa voce va cancellata. Il problema è che a quel punto che si fa? Si vota! (con lo sguardo schifato) E tutti votano. Tutti quelli che hanno scritto qualcosa per wikipedia votano. E quindi si decide a maggioranza
Antinucci! Per carità! No, non si vota! E non si vota a maggioranza! Non devono votare tutti! Che assurdità è mai questa della maggioranza! Diciamo che puoi votare solo tu e chi pubblica con Laterza. Va bene così? Così la conoscenza avrà fatto un salto in avanti notevole, no? E tutti saranno sicuri delle notizie che trovano sul web. Se le scrivi tu che pubblichi su Laterza! Ci fidiamo dai.
Anzi facciamo una cosa. Antinucci, ti sfidiamo! Apri wikipedia e scrivila tu la voce “google” e “algoritmo”, e anzi visto che ci sei scrivi pure la voce “wikipedia”. Vogliamo scommettere che entro qualche ora decine di persone più preparate di te avranno scritto questa voce meglio di te? Svegliati dal sonno, professore Antinucci. Non siamo ai tempi dell’Inquisizione.
Al confronto di Antinucci Corrado Augias ormai rischia di sembrare quasi un rivoluzionario e cerca di minimizzare l’ennesima fesseria del professore: “Da una parte è l’applicazione della democrazia…”

Ma non è finita ancora. Parlano pure di twitter.
E Antinucci ancora, riparte come un disco rotto: “Non c’è un controllo anche qui”.
Ora divertiamoci solo per un attimo, perché comunque il duo ci ha regalato uno show non indifferente. E proprio perché viviamo sul web, noi sappiamo cestinarle subito affermazioni sconsiderate come queste. Anche se sono state pubblicate da Laterza e diffuse dalla Rai! Come osiamo! Eretici! Al rogo!
Divertiamoci quindi. Facciamo un’analisi dei termini ricorrenti (già precedentemente evidenziati in grassetto) nel lessico del povero Antinucci e scopriremo subito il suo problema: è un uomo ossessionato dal controllo, dalla garanzia. Nel suo mondo tutto deve essere sicuro, garantito, sottoposto a rigidi controlli. Ma soprattutto Antinucci è spaventato dalla possibilità che le informazioni e le opinioni possano essere prodotte e diffuse da tutti: l’enciclopedia è di tutti, tutti possono scrivere, tutti possono correggere, tutti tutti tutti! Orrore!
In fin dei conti il suo è un residuo di un mondo già estinto, che resiste solo nelle nostre università, e in tutti i luoghi ancorati per definizione alla tradizione (e al potere ovviamente). Perdere la centralità come agenzie incaricate della diffusione del sapere per loro è sicuramente un colpo tremendo. Pensate a questi studiosi che si sono affaticati per una vita pur di arrivare ad avere qualche pubblicazione e qualche titolo accademico. E poi ad un certo punto cosa accade? Che un ragazzino geniale si inventa qualcosa sul web e in un giorno ha più lettori di quanti ne abbiano avuti loro in 40 anni! E loro come rispondono? Dicendo: io ho i titoli, io ho le pubblicazioni, sono io a dire la verità, non loro!
È il mondo che cambia, signori! E voi non volete accettarlo. Scendete dai vostri vecchi scranni, dalle vostre comode cattedre, e gettatevi nella mischia se davvero siete così straordinari come dite di essere. Il mondo di internet, i tutti che tanto disprezzate sapranno riconoscere il vostro talento. Sempre e soltanto se realmente ne avete. Nessuna concessione al vostro buon nome, alla vostra nobiltà culturale. Sul web occorre dimostrare quello che si vale. Non c’è titolo e qualifica che tenga.

Finito qui? Macchè. Come ogni show che si rispetti, c’è sempre il gran finale.
Per Antinucci sul web regna “la tendenza al sequestro!

Amici TUTTI, allora tessiamo TUTTI un elogio del buon sequestro!

Sono felice di farmi sequestrare da questo mondo senza controllo, senza garanzie, senza autorità, senza titoli e senza pregiudizi, in cui posso trovare e scegliere tutte le fonti che voglio senza che nessuno censuri nulla preventivamente e decida per me ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Sono contento che alla verifica e al controllo contribuiscano TUTTI, e non pochi eletti a garanti della verità.
Augias! Antinucci! Noi godiamo di questo sequestro.

E lasciateci godere.

(in fondo Laterza ve la lasciamo, state sereni)


FIRMATO
Tutti gli uomini liberi che liberamente navigano sul web
e che scrivono pagine geniali - ma sempre discutibili - come questa
senza bisogno di titolarsi e qualificarsi preventivamente


p.s. abbiamo tralasciato per decenza ed eleganza di segnalare le inclinazioni paternalistiche di Augias (“c’è un giovine in sala”) o il latinorum che Antinucci nel XXI secolo impiega ancora per dare lustro alle fesserie che dice. Lo ripetiamo: il loro è proprio un altro mondo.

* per godersi lo show integralmente cliccare sul seguente link certificato da RaiTv: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-07d7bbcf-3a03-436b-8fde-286876edf964.html

www.netfuturismo.it

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sabato, novembre 11, 2006

Annozero: odio o varietà?

Giovedì sera. Prima serata. Rai Due. Va in onda il varietà.
No, non mi correggete. Non mi sono sbagliato. Si tratta di Annozero. E “varietà” è l’unica definizione utile a giustificare la messa in onda di Annozero. Perché solo se si prende questa trasmissione come un “varietà” si può tollerarne l’esistenza. Così com’è, con la definizione di trasmissione di approfondimento, di dibattito o chissà cos’altro, non può essere trasmessa.
Mi spiego più chiaramente. Ho visto un’ora di trasmissione e non è presente un termine nella lingua italiana per definire in negativo Annozero. Oscena, vergognosa, disgustosa, scandalosa, vomitevole. No, non possono bastare. Giovedì sera in Annozero ho assistito ad un’ora di barbarie. Ma forse non è neppure giusto per i barbari. Insomma, come diceva Diego Abatantuono in un vecchio film, è “l’apice dell’apoteosi della schifezza”. Sempre se vogliamo prendere sul serio la trasmissione. Perché se dalla prossima settimana ci dicono che è un varietà, allora le cose cambiano. Se è una versione riveduta della Corrida, niente da dire. Ma finchè non ci diranno che si tratta di un varietà e non di informazione, noi abbiamo il diritto di restare esterrefatti e di scrivere pagine come questa. Sì, perché tutto in Annozero è talmente ed evidentemente dilettantistico che non si può credere che non sia voluto. Almeno, il dubbio viene. Anche se poi, a mente fredda, dobbiamo convenire che fanno davvero sul serio. Dilettantismo assoluto. Dilettantismo causato da un desiderio talmente esasperato di forzare ogni situazione da risultare involontariamente comico. Un’intervistatrice va in giro in strada e cerca di carpire l’ingenuità dei poveri passanti con domande ambigue e tendenziose. E se alla prima ambiguità il poverino non ci casca, ecco che lei diventa sempre più pressante, tradisce nervosismo, ma va avanti finchè non ottiene quello che vuole. Ma poi si torna in studio e una giornalista araba, tale Rula Jebreal, prova ad intervistare Daniela Santanchè. Ma la Santanchè è tranquillissima, le domande della Jebreal non pungono affatto, anzi l’esponente di An fa un figurone. L’araba si innervosisce vistosamente, fa smorfie strane, il suo colorito rivela imbarazzo e difficoltà. Insomma, la giornalista (sic) non riesce nel suo compito, l’intervista fallisce. Le domande in realtà non sono da intervista, ma da interrogatorio. Anzi neppure, perché per essere un interrogatorio è piuttosto insulso. Diciamo che è un attacco a testa bassa. Ma talmente bassa che finisce per non vedere più neppure il bersaglio e dare una capocciata clamorosa al muro. Comunque Santoro è lì pronto. Lei è una ragazzina, può sbagliare. Ma poi c'è lui: il Conduttore! E allora prende un giovane sacerdote veneto con l’intenzione di metterlo alle corde e mortificarlo. Inizia l’attacco, ma anche qui la lucidità è imbarazzante. Santoro mena diversi colpi a vuoto. Poi, preso dal nervosismo anche lui, decide di giocarsi l’asso che ha nella manica. Tira fuori Gesù Cristo! Sì, avete letto bene. Santoro parla di Gesù Cristo e qui ne spara una delle sue destinate a restare nella storia. In poche (perché poche ne aveva) parole accusa il giovane sacerdote di non interpretare correttamente il messaggio di Cristo, che era un messaggio di fratellanza universale. Sì, Annozero è illuminante. È Santoro l’interprete del verbo, il povero sacerdote non ne sa nulla di queste cose!! Ma ormai, l’avrete capito, siamo al delirio. Santoro pare rinfrancato, probabilmente non si rende neppure conto di quello che ha appena detto, e allora trova il modo di mettere persino in dubbio il concetto di “identità”. Per lui è una parola senza senso… “Che è questa identità?” si chiede smarrito. E vi ricordo sempre che non siamo alla Corrida.
In tutto questo Paolo Ferrero, ministro delle Politiche sociali, e Daniela Santanchè di An sono tranquillissimi. Certo, il ministro comunista non ha un compito difficile, non è lui nel mirino, ma ad ogni modo sorprende come, per una volta, non siano i politici ad offrire uno spettacolo indecente. Parte tutto e soltanto dai giornalisti professionisti.
Ma non c’è tregua. Si passa, senza un attimo di sosta, di nuovo alle interviste in esterno. E qui chi trovano? Un prete nazista. O almeno così ce lo presenta lo squarcio che ritaglia per noi il regista. Ma si passa di nuovo in strada: c’è un signore che si dichiara un moderno crociato e poi – immancabili! che credevate? – ci sono i cortei di Forza Nuova, con i saluti romani in bellavista.
Non è la Corrida. Lo ripeto. Non è la Corrida.
Si tratta di una trasmissione così volontariamente intollerante, antidemocratica e illiberale da meritare la censura. Non si può lasciare che persone che si definiscono giornalisti diffondano, tramite uno strumento potente come la televisione, idee tanto violente, odi così radicali. Io stesso avevo acceso la televisione ed ero tranquillissimo; in seguito mi sono reso conto che nel corso di quell’ora Santoro era riuscito a generare in me un sentimento di ostilità nei suoi confronti e di tutti i comunisti che la pensano come lui (che a mio avviso sono pochissimi, anche se rischiano di crescere proprio grazie a trasmissioni come queste; e rischiano di crescere anche gli xenofobi per lo stesso motivo). Insomma, la televisione utilizzata per dividere la popolazione in maniera brutale: da una parte i “cattivi” nazisti-fascisti-razzisti, dall’altra i “buoni” che amano tutti. Ovviamente il telespettatore con una cultura sopra la media si rende subito conto che chi usa la televisione in maniera tanto illiberale certamente non può essere tra i “buoni”. E questo fa sì che ognuno pensi di essere il “buono” e di avere un nemico terribile da sconfiggere. Per il comunista i nemici saranno i preti nazisti. Per il liberale saranno i comunisti capaci di mettere in piedi una simile trasmissione. In ogni caso avremo, come risultato, un inasprimento degli animi senza precedenti. Una spirale d’odio.
Insomma, sono ormai convinto: questa trasmissione non può andare ancora in onda. Ma, quando meno te l’aspetti, ecco la sorpresa! Compare… Travaglio! E allora, tiriamo tutti un sospiro di sollievo: era la Corrida!
Sì, avevamo dubitato, ma non poteva essere vero. Per fortuna Travaglio ci fa capire che questo è solo un varietà. I numeri del tuttologo (scusatemi, ma in questo caso “giornalista” proprio non riesco a scriverlo) sono esilaranti. Diciamo la verità. A tratti sembra un Benigni uscito male (e già l’originale è deprimente). Ma comunque ci toglie ogni preoccupazione. Travaglio si esibisce in un tourbillon di idee e citazioni senza il minimo nesso. Sembra leggere ritagli sparsi di giornali. C’è spazio per tutto: Islam, terrorismo, mafia, camorra, Berlusconi, il contratto con gli italiani (sì, quello di 5 anni fa!) e poi – ascoltate bene! – il vigile di quartiere con palmari e antenne! Santoro, da attore consumato, ha già mutato il suo ghigno dubbioso (consumato mentre ascoltava il giovane prete) in un sorriso di compiacimento. Senonchè col passare del tempo si accorge anche lui dell’inconsistenza dell’intervento di Travaglio e appare nervoso. Il tutto mentre la Santanchè si guarda intorno, allibita come tutti noi. Ma Travaglio sta concludendo. Ora, pensiamo, la Santanchè interviene e lo polverizza. E invece no! Perché Santoro è più veloce di qualsiasi pensiero (anche il più maligno) e dà la linea nel giro di 2-3 secondi alla pubblicità, senza permettere la replica a nessuno degli ospiti. E, terminata la pubblicità, ovviamente, si passa ad altro argomento. Travaglio è ormai dimenticato.
Ma, tranquilli, era la Corrida!
Antonio S.

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