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mercoledì, marzo 05, 2014

La grande bellezza e la grande truffa dell’arte contemporanea

C’è una scena de “La grande bellezza” che in pochi hanno sottolineato a sufficienza e che invece vale metà del film: la performance artistica all'acquedotto romano e la successiva intervista del giornalista Jep Gambardella (Tony Servillo) alla body-artista Talia Concept (interpretata da Anita Kravos).
Si tratta di una scena che mette in ridicolo le performance artistiche contemporanee, ma soprattutto l’ignoranza e la vacuità che si nascondono dietro quelli che si fan chiamare oggi “artisti”. Una scena che rivela una conoscenza piena del mondo dell’arte contemporanea e dei suoi grotteschi rituali.
La performance contiene tutti i luoghi comuni delle performance artistiche: la presenza di corpi nudi (che siano preferibilmente “bei corpi”); la preparazione di un set, possibilmente contaminando l’antico (l’acquedotto romano sull'Appia antica) con il contemporaneo (il palco di legno con tanto di segnaletica stradale); i riferimenti politici, meglio se internazionali (la falce e martello disegnata all’inguine) e comunque sempre decorativi e innocui; la presenza di sangue; il silenzio rituale di contemplazione-attesa rotto dall’urlo improvviso; la parola striminzita che deve risultare ambigua e allusiva a chissà quale dramma (il grido finale “Io non vi amo!”).
E poi c’è il pubblico, sul prato, ormai composto indistintamente da signori e signore dell’alta borghesia annoiata e dall’altrettanto annoiata gioventù pseudo-alternativa. La gente distesa sul prato che osserva attenta e concentrata la performance, e altrettanto diligentemente applaude, è un ritratto del vuoto esistenziale interclassista contemporaneo. La grande idiozia dell’arte contemporanea coinvolge ricchi e poveri, senza più alcuna distinzione, tutti uniti nel presentismo modaiolo, tutti alla disperata ricerca di qualcosa che li faccia sentire “diversi”, capaci di intendere qualcosa che gli altri non capiscono. Tutti privi delle facoltà, culturali, intellettuali ma soprattutto umane, utili a decifrare la palese truffa che si cela dietro la parola “arte”.


La successiva intervista completa il quadro dell’Artista alla perfezione. Il dialogo tra i due è una vera tortura per la ragazza. La quale, per trarsi d’impaccio, prova subito a buttarla in confusione parlando di una misteriosa “vibrazione”, di natura extra-sensoriale. Quindi, non sapendo spiegare cosa sia quella vibrazione, se ne esce fuori con uno dei cavalli di battaglia di ogni sedicente “artista”: «Io sono un’artista, non ho bisogno di spiegare un cazzo». Gli artisti non devono spiegare ciò che fanno, sono artisti e basta. Ma Talia non demorde perché vuole quell’intervista su quel giornale che ha così tanti lettori: tenta ancora di definire la vibrazione come “radar per intercettare il mondo” e tira persino in ballo il suo fidanzato, un artista concettuale che “rielabora palloni da basket con i coriandoli, un’idea sensazionale”. Ma Jep si spazientisce e definisce le parole della performer “fuffa impubblicabile”. L’intera scena si conclude abilmente con la risata della direttrice nana del giornale, risata che copre definitivamente di ridicolo l’artista e il mondo dell’arte che rappresenta.
Anche per l‘intervista la descrizione dell’artista è perfetta: il desiderio evidente e continuo di autopromozione; la consapevolezza di dover truffare il pubblico e quindi l’abitudine a parlare il meno possibile o il più possibile con termini vaghi e privi di senso; l’idea che i giornalisti siano complici della truffa, o perché anche loro ignoranti o perché a loro non sta davvero a cuore ciò che pubblicano. Talia Concept è sfortunata, perché Gambardella non è il solito giornalista cretino e sprovveduto, ma uno che ha piena consapevolezza del ridicolo che c’è dietro quelle performance e dietro il mondo dell’arte contemporanea. Talia Concept è solo una Marina Abramovic di provincia, più rozza e incolta e quindi assai meno pericolosa.
“La grande bellezza” ci offre quindi un prezioso affresco di chi è l’artista oggi, di cosa è l’arte oggi, di chi sono coloro che costituiscono il pubblico dell’arte oggi. Si salva solo Gambardella, unico a capire in un mondo di imbecilli. Ma, aggiungiamo noi, la consapevolezza di Gambardella è oggi estesa a larga parte della popolazione. Certo, lui possiede la superiore consapevolezza di chi quel mondo lo conosce bene, da vicino, e ne sa smascherare il ridicolo. Ma, accanto a quelli come lui, cresce ogni giorno la consapevolezza (magari non da addetti ai lavori, ma non meno importante) di chi proprio non ce la fa a lasciarsi prendere per il culo da simili sceneggiate.
Si è detto che gli americani hanno fatto vincere “La grande bellezza” perché hanno creduto che quella fosse davvero la Roma contemporanea. Ora, a parte il fatto che i premi non hanno mai stabilito il valore di nulla e nessuno, c’è da precisare che gli americani avranno pure scelto il film per motivi tutti loro, ma di certo quegli ambienti romani, ambigua commistione tra snobismo, alternativismo e volgarità, tra presentismo pariolino e presentismo pignetino, sono perfettamente descritti, con quel po’ di enfasi e parodia che basta per non restituire un realismo didascalico. Come nella scena della performance di Talia Concept. Come in queste battute tra signore ben vestite, che lascio a mo’ di epigrafe a memoria della coglionaggine esibita di tanti radical chic romani e non.

-  Hai cambiato colore dei capelli?
-  Sì, in questo periodo mi sento… pirandelliana. Bello questo jazz, vero?
-  Mica tanto. Secondo me oggi l’unica scena jazz interessante è quella etiope.


Antonio Saccoccio

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9 Comments:

At 17 marzo, 2014 15:45, Blogger Everydaycontemporary said...

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

 
At 17 marzo, 2014 15:55, Blogger Everydaycontemporary said...

Gentile Antonio, sono sconcertata da questo articolo che sottolinea la sua totale ignoranza a proposito di arte contemporanea e sull'arte in generale. Il discorso sarebbe troppo lungo e penoso da affrontare con chi ha delle lacune così grandi. Vorrei solo farle notare che parte del declino dell'Italia è da imputare proprio a quella sotto cultura che vede nell'esercizio di distruggere ciò che non si comprende, un modo per leggittimare la propria incapacità di fare analisi, studiare e cercare di comprendere l'alterità e ciò che non si conosce, ma che le assicuro fa parte della vita ed è fonte di crescita interiore, più di quanto lei, anche solo lontanamente, possa immaginare.

 
At 17 marzo, 2014 17:44, Blogger Antonio Saccoccio said...

Everyday! Everydaycontemporary! Grazie per averci donato un respiro ynternazionale! E grazie per il suo commento, davvero argomentato, pertinente, elegante, abbagliante. Sfiorando il sublime, lei si è addentrata con dovizia di particolari in un'analisi talmente articolata e avvincente che d'ora in poi chiederemo certamente a lei di spiegarci ogni meraviglia dell'arte contemporanea (Talia Concept inclusa).
Lei sì che ha dimostrato di essere una Grande Esperta d'Arte. Una di quelle da interrogare prima di andare in giro per i musei, una di quelle che ti dice "quest'opera è difficile", "l'arte non è per tutti", "chi non capisce è un ignorante" e poi la senti parlare e ti chiedi "ma io davvero posso avere qualcosa da imparare da questa idiota?!?".
Ma si qualifichi, la prego. Fa parte di coloro che hanno interessi nello scintillante mondo dell'arte oppure ha soltanto maldestramente e acriticamente assimilato qualche striminzito manualetto universitario? Siamo tutti ansiosi di leggere le sue emozionanti illuminanti avventurose Pagine di Critica d'Arte. Non abbia timore. Qui trattiamo tutti alla stessa maniera da quasi un decennio. Se è una giovane studentessa, una pluridecorata storica dell'arte, una prestigiosa critica d'arte, un'artista da Biennale, una professoressa universitaria con 30 libri alle spalle: stesso identico trattamento. Per chi è capace di partorire argomentazioni come le sue di sopra, avere tanti titoli è solo un'aggravante.
Ci delizi, quindi, ancora. Il capolavoro, l'ultima opera d'arte possibile la sta creando lei. Qui e ora.
Intanto la ringrazio per avermi fatto scrivere ancora. Ma dopo le sue dieci righe di assoluto grigiore presentista, mi perdonerà per aver voluto risollevare lo spirito dei miei sprovvedutissimi ignorantissimi lettori.
E legga, a tempo perso, il Manifesto dei Net.conigli: per lei sarà una rivelazione. Prima dell'Arte e degli Artisti, ci sono tante cose che occorre capire del mondo. E quelle cose non sono una truffa.

 
At 18 marzo, 2014 08:43, Blogger Blade Painnet said...

EVerydaycontemporary, sono orgoglioso anch'io di essere ignorante in materia di arte contemporanea. In arte contemporanea così come in naturopatia.
Però prima di poter essere orgoglioso di essere ignorante mi sono informato bene.

 
At 20 luglio, 2014 10:27, Blogger Maria Cristina Strati said...

concordo con l'articolo, bravo!

 
At 31 luglio, 2014 20:21, Blogger Piermichele Polignano said...

Ho adorato questo articolo.
Penso comunque che il senso della scena qui descritta, non sia solo circoscritto alla truffa dell'arte, ma a qualunque truffa oggi esistente in commercio. E ce ne sono così tante: macrobiotica, naturopatia, veganismo, fruttarianesimo, omeopatia, cristalloterapia, cibi pesoforma... e così all'infinito.
Oggi chiunque può alzarsi e fondare una nuova "scienza" come le suddette, che in realtà di scientifico ha ben poco, nascondendosi poi dietro termini e concetti molto vaghi, senza fondamenti reali, e spesso mirabolanti. Il fine qual è? Abbindolare la gente con queste fuffe per poterci campare sopra.
Vorrei chiederti cosa ne pensi a riguardo.

 
At 31 luglio, 2014 20:43, Blogger Antonio Saccoccio said...

ciao Piermichele, sono sostanzialmente d'accordo con te. Oggi l'arte è una delle tante truffe che ci propinano quotidianamente.

Il problema per l'Arte è ancora più pericoloso, perché la gente viene educata sin da piccola a credere che gli artisti siano persone "superiori" agli altri per sensibilità, intelligenza, creatività, etc.
Ora, basta conoscere realmente chi oggi si qualifica come "artista" per capire quanto non solo gli artisti non siano "superiori" alla media, ma spesso siano persone totalmente incapaci di stare al mondo in modo direi "dignitoso".
Credo di aver visto talmente tanto nel mondo dell'arte che mi basterà e avanzerà per le prossime cinque vite.

La cosa davvero importante oggi è la "qualifica". La gente rincorre il fatto di poter essere qualificato come professionista in un dato settore, perché sa che con quella qualifica potrà anche dire e fare cazzate, ma non perderà più di tanto in credibilità.
Se uno sentisse una persona che non si qualifica come artista affermare le stesse cazzate che dicono gli artisti sarebbe sommerso dalle risate e cadrebbe nel ridicolo. Ma se quella persona potesse qualificarsi come artista potrebbe sparare qualsiasi cazzata senza che accadrebbe nulla. Questo stato di cose viene smascherato dalla scena del film, in cui invece l'artista viene ridicolizzato nonostante si nasconda dietro il suo essere appunto artista.

Chiaramente il discorso si può estendere anche per le altre professioni. Le cazzate sparate da medici, avvocati, professori, giornalisti nei loro campi specifici sarebbero coperte dalle medesime risate se non fossimo bloccati dal fatto di trovarci di fronte ad un "professionista".

Ma sono d'accordo con te sul fatto che l'arte sia più vicina alla naturopatia, la musicoterapia e simili. Sono invenzioni e forzature che giovano oggi solo a chi le pratica lucrandoci sopra.

un saluto e grazie per l'interesse mostrato

 
At 21 maggio, 2015 16:58, Blogger Maria Serena Peterlin said...

Raro imbattersi in una lettura così interessante di un film che, personalmente, non mi ha entusiasmato.
Probabilmente se avessi letto questo post prima di vedere La grande bellezza avrei trovato molte più ragioni per capirlo e chiavi di lettura che ne evidenziano le numerose sfaccettature.
Grazie Antonio, sempre molto avanti.

 
At 22 settembre, 2015 17:05, Blogger Michele Ciardulli said...

Ciao Antonio, mi sono imbattuto bel tua articolo che condivido completamente purtroppo... dico purtroppo perché faccio parte del mondo dell'arte e sarei un artista anche se ormai è diventato qualocosa da dire con cautela. Dico così perché amo l'arte, ne vedo il potenziale, ne vedo la potenza passata e vedo quello che è ora. Si ora è prevalentemente marketing, commercio e grande capacità di vendita. Quando ho visto la grande Bellezza (che ho amato molto seppur litingando con molti colleghi) ridevo e allo stesso tempo la malinconia mi stringeva perché vedevo quanto avesse ragione. Eppure non c'è solo quello, mi fa male pensare che queste truffe nascondano quello che invece ha valore e forza. Il fatto è che gli stupidi dicono che le opere vanno capite. Dopo anni in cui mi hanno ripetuto queste parole all'infinito credo che sia una grande cazzata. L'arte va sentita, e se non produce nulla, non restituisce niente allora ha fallito. Probabilmente sono esagerato ma solo perché amo molto l'arte. Ho pianto davanti a Giotto, a Giorgione, a Bosh, e allo stesso tempo davanti ad un'opera di Kounellis che in foto non mi aveva detto nulla e che poi, davanti, nella sua maestosità, nel suo odore, nell'immagine che componeva ti trafiggeva ed emozionava allo stesso tempo. L'artista ha distrutto l'arte che però, fortunatamente, vive al di la del tempo. Condivido sul fatto che l'artista dovrebbe scendere dal pulpito. Dopo tutto la cappella sistina non era che una commissione, Michelangelo l'ha resa arte. Il taglio di Fontana era una grande idea, ma non gli chiedevano altro e per mangiare ne ha fatti mille. Quello che dico è che per quanto sia vero che il sistema è molto strutturato sulla truffa, non tutti gli artisti e i curatori ne fanno parte, e ti assicuro che non è una lotta facile, fatta di sacrifici importanti. Il sistema non rappresenta l'arte ma solo se stessa, come il giornalismo piegato alla politica non rappresenta tutti i giornalisti. Forse sarebbe tempo che ci parlassimo invece di combatterci per assolutismi. E spero che l'arte possa tornare alla magia di cui è capace.

 

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