L'ha detto... Seneca
"Pone in opulentissima me domo, pone <ubi> aurum argentumque in promiscuo usu sit: non suspiciam me ob ista quae, etiam si apud me, extra me tamen sunt. In Sublicium pontem me transfer et inter egentes abice: non ideo tamen me despiciam quod in illorum numero consedero qui manum ad stipem porrigunt. Quid enim ad rem an frustum panis desit cui non deest mori posse? Quid ergo est? domum illam splendidam malo quam pontem."
Seneca, De vita beata, 25, 1
"Mettimi in una casa ricchissima, mettimi dove oro e argento siano d’uso comune: non insuperbirò per queste cose, che se anche stanno in casa mia, sono al di fuori di me. Trasferiscimi sul ponte Sublicio e gettami fra i bisognosi: non per questo tuttavia mi disprezzerò, perché siederò fra coloro che porgono la mano all’elemosina. Che importa infatti per la sostanza se manca un tozzo di pane a chi non manca la possibilità di morire? Che dunque? Preferisco quella splendida casa al ponte."
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Questa riflessione di Seneca è per ricordarci che il denaro non è un male in sè. E' l'uomo che divinizzando il denaro lo rende un male. Ci siamo dimenticati che il denaro è un mezzo, non un fine; e quando si scambia il mezzo per il fine, sono sempre guai. Lasciamo sempre il denaro fuori di noi, non lasciamolo mai entrare dentro. Dentro abbiamo cose più preziose, che hanno bisogno di tutto lo spazio a disposizione.
Antonio S.
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