LIBERI DALLA FORMA

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venerdì, settembre 14, 2007

Contro l'ossessione dell'accademia, della critica e dell'erudizione

Umberto Boccioni (1882-1916) è indubbiamente l'artista futurista che gode e ha goduto dei maggiori consensi critici. Non è il caso qui di mettere in discussione questo "primato critico", ma giova ricordare che senz'altro sul suo conto la critica fu generalmente più bonaria di quanto non fu con F. T. Marinetti. Forse a Boccioni giovò paradossalmente il fatto di essere morto prima dell'avvento del fascismo. Ma Boccioni fu sempre uno dei più accesi sostenitori del futurismo. A tratti fu su posizioni più estremiste persino dello stesso Marinetti.

Prendiamo il saggio “Pittura scultura futuriste” (1914) , in 17 capitoli. I primi 5 capitoli sono dedicati all'analisi e alla critica della situazione culturale italiana, i restanti si occupano di questioni artistiche dal punto di vista tecnico-formale.

Il capitolo 5, intitolato significativamente Contro l'ossessione della cultura e contro il monumento nazionale, è davvero fondamentale se si vuole comprendere cosa intendeva il futurismo per passatismo. Leggiamone i passi più interessanti.

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"Non v'è idiota (tipo colto) che non si creda qualche cosa d'importante quando ha un nuovo libro sul tavolo o una rivista sotto il braccio. Tutta la balordaggine tedesca o meglio il lato peggiore del carattere germanico hanno offuscata la nostra serena e gaia genialità italiana! La critica, la critica della critica, il saggio critico sulla critica della critica e la monografia sono la più grande aspirazione dell'intelletto italico. Il professore (non quello della scuola che è il più maltrattato) ma il professore di qualche cosa, il professore in sè, è divenuto un idolo, e la cultura, l'alta cultura, come si dice, è una stalla dove i gelidi castrati d'Italia si sdraiano con sussiego sul letame della loro erudizione. Presto avremo anche noi come in Germania i giovani che portano gli occhiali solo per darsi del tono, per avvicinarsi al tipo studioso. [...]

L'artista italiano avido e ignorante subisce oggi due miserabili imperativi: l'uomo di cultura, rimpinzato di carta stampata, e l'arricchito di fresco: l'amatore, vuoto di tutto... L'uno pontifica, l'altro corrompe. Tra i due come una spola perennemente affannata, corre il giornalista-critico, che non ha di solito né cultura né denaro, che può essere pieno di buona volontà, ma che, ignorante fino al grottesco, sbaglia sempre e subisce quindi l'influenza di tutti e due. [...]


Se l'idolatria del libro, dell'analisi, della statistica, della critica, se l'ossessione della conferenza, del concerto, dell'audizione wagneriana, debussyana, straussiana, se la frenesia dell'artistico e dell'erudito segnano nella gioventù europea una miseria fisica, un afflosciamento del temperamento, un rammollimento vergognoso di ogni impeto eroico ed aggressivo, in Italia questa piaga assume un carattere specialissimo. [...]

In maggioranza le persone colte (mi occupo di queste perchè purtroppo la massa in Italia vegeta tra il litro, il giuoco delle bocce e la femmina, tanto nelle città come nelle campagne) rimpiangono le quiete letture, i colloqui e gli epistolari accademici, le ombre dei grandi trapassati, l'orticello, le campane, il chiù-chiù dei passerotti, le discussioni interminabili e a vuoto nel piccolo caffè di provincia o lungo le viuzze deserte della vecchia Italia. Quando poi sognano l'azione... per gli altri, brandiscono impettite la vuota rettorica dell'impero di Roma e quei vecchi famosi fantocci sgonfiati che si chiamano Dante, Petrarca, Michelangelo... La conquista della Libia non è stata fatta passo passo con esempi di Roma, di Venezia, di Lepanto? Non paragonò D'Annunzio i nostri forti alpini friulani agli arcieri della Repubblica Genovese? Non si sostiene quasi tutto nella nostra Italia su luoghi comuni, su frasi fatte, su fame scroccate?...
Oh! che nausea questo miserando spettacolo intellettuale e civile! E' da tutto questo che deriva quella atmosfera di perpetuo rimpianto e di scetticismo che ci opprime e ci soffoca!
Chi non trova per pigrizia, o viltà, o incompetenza la propria soddisfazione nelle moderne manifestazioni artistiche, non sa far di meglio che guardare alle proprie spalle e rimpiangere il genio unico, il piccolo eccelso e solitario intorno al quale è deserto, e sospirare e sognare su Fidia... su Michelangelo... su Tiziano..."
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L'ossessione dell'accademia, dello spirito professorale e pedante, della conferenza, del concerto, dell'erudizione fine a se stessa. Questi furono i nemici del futurismo. Questi sono oggi i nemici del neofuturismo. Ma in generale questi sono i nemici di ogni visione culturale davvero viva e produttiva. Gli studiosi che si compiacciono di essere tali e che ripetono all'infinito ciò che hanno studiato senza produrre nuovo pensiero non possono essere interessanti per una cultura neofuturista. Ci vuole creazione, non eterna ripetizione.
Antonio Saccoccio

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2 Comments:

At 26 settembre, 2007 15:53, Anonymous mariaserena said...

Queste citazioni mi fanno pensare a tutte le volte che ho portato i miei studenti in visita di studio a un museo o a una galleria o a una mostra: ammiravano gli arredi del Louvre, ad esempio, o un'opera neoclassica, mentre alla Galleria d'Arte Moderna a Roma... grugnivano spaventati. E si soffermavan sui soggetti storici, i ritratti o i tramonti mentre mi chiedevano preoccupati qualche spiegazione sulle opere futuriste. Per non parlare dei maestri contemporanei.

 
At 27 settembre, 2007 20:05, Blogger Antonio Saccoccio said...

Credo che l'arte contemporanea in alcuni casi possa essere anche superiore a quella classica.

Troppo facile osservare un bel tramonto. L'arte è anche cervello.

 

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