LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

giovedì, maggio 24, 2007

Per creare qualcosa di grande occorre un animo grande

Posso con una certa facilità affermare che la domanda che mi pongo più frequentemente è "cos'è l'arte? cosa realmente si può intendere per arte?". Ci sono giorni in cui cerco di comprendere tecnicamente i miracoli dell'arte (analizzando i più minuti particolari), altri in cui cerco di penetrare nel profondo dell'atto creativo, altri ancora in cui mi confronto direttamente con i giganti del passato, a volte sopravvalutandomi altre soprovvalutandoli.
Eppure, devo ammettere che a volte rinuncio a darmi una risposta. Ci sono giorni che finisco col dirmi: "l'arte non esiste". E' una nostra creazione, una nostra invenzione, un nome e nulla più.
Poi ascolto un concerto o una sinfonia di Brahms, o la messa Papae Marcelli di Palestrina, o un pezzo per organo di Bach e penso: l'arte esiste!
Ricordo la forte emozione avuta ammirando il Poseidon di Capo Artemisio e penso: l'arte esiste!
Ripenso al rapimento che provo ogni volta che entro in una spoglia e nuda chiesa romanica e penso: l'arte esiste!
Certo, cosa possa essere arte e chi possa essere considerato un vero artista è difficile dirlo. Ognuno ha le proprie preferenze.
Io ho capito solo una cosa. Che l'arte zoppicante, quella che può essere arte o non può esserla, l'arte che ha bisogno di tante e poco credibili spiegazioni, che non si impone subito per la sua grandezza... quella non è vera arte. E' un esercizio. Più o meno riuscito.
Dietro una vera opera d'arte, dietro un capolavoro universale ci deve essere un grande uomo. Questa è per ora l'unica cosa che ho capito. Solo un grande uomo può partorire una grande opera d'arte.
Il resto è accademia. Criticume per chi ha l'animo piccolo ed è assai lontano dal percepire il miracolo della creazione.
Per questo vi propongo una delle cose più intelligenti che siano state a mio avviso scritte sull'arte.
“La cosa più alta che possa far l'arte è di darvi la fedele immagine della presenza d'un nobile essere umano. Essa non ha mai fatto più di questo, e non dovrebbe fare di meno”.
John Ruskin (1819-1900)
E' evidente che la nobiltà d'animo è una cosa relativa. Più hai l'animo grande e più hai difficoltà ad accontentarti. Forse è per questo che oggi ci si accontenta di tanta immondizia spacciata per arte. Segno che gli animi nobili sono pochi?
Un obiettivo del Neofuturismo è sicuramente questo. Non si fa arte tanto per riempire un foglio di carta o per sporcare una tela. Si fa arte perchè si vuole esprimere qualcosa di grande che si ha dentro. Se non abbiamo nulla di importante da dire, nulla di forte da esprimere, lasciamo stare. La vera arte, la grande arte ha questi presupposti.
Per creare qualcosa di grande occorre un animo grande.
Antonio S.

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19 Comments:

At 25 maggio, 2007 13:12, Anonymous Guinevre said...

Ciao Antonio,
sembra che la sensibilità umana ormai è sovrastata da ogni rumore tecnologico. L'arte ha un significato molto astratto e quasi impercettibile in questo mondo di caos. Invece è l'espressione ci ciò che noi siamo dentro, di ciò che sogniamo. E' una ricchezza di inestimabile valore che pochi valutano e molti ignorano. Dovrebbe partire una cultura sulla bellezza e sulla qualità.. forse solo allora si potrebbe apprezzare l'espressione di ciascun uomo.

 
At 25 maggio, 2007 18:40, Blogger Antonio Saccoccio said...

ciao carissima!
Io credo che in un momento di enormi e rapidissime innovazioni in tutti i campi, l'arte abbia subito le conseguenze peggiori.
L'arte non ricava alcun vantaggio dalla fretta e dai ritmi spasmodici.
L'uomo ha scarse possibilità di evoluzione se riduce i suoi spazi riflessivi al minimo indispensabile per sopravvivere.
E l'arte è uno dei massimi risultati dell'uomo. Dove ci sono uomini piccoli, c'è arte povera.
Ma di questo parlerò in un prossimo post! ;-)
ciao!

 
At 25 maggio, 2007 23:56, Blogger squitto said...

Dove ci sono uomini piccoli c'è arte povera, e povera arte.
Ma in tutti questi ultimi decenni, non si è cercato di coltivare proprio il pensiero debole, la massificazione verso il basso, non si è forse premiata la mancanza di iniziativa, tentando in ogni modo di rendere invisa ai più la volontà di emergere dalla massa?
Mi sbaglierò... ;-)

 
At 26 maggio, 2007 00:06, Blogger Antonio Saccoccio said...

Non ti sbagli affatto. Le due cose sono in relazione.
Il circolo vizioso in cui siamo entrati è pericolosissimo.
Noi neofuturisti la decadenza l'abbiamo denunciata con forza nel Manifesto generale. E siamo intenzionati a raggiungere il nostro scopo.

a presto! ;->

 
At 26 maggio, 2007 08:51, Blogger Carlo Gambescia said...

E' vero Antonio, serve nobiltà d'animo. Ma, purtroppo, è la strada più impervia.
Un caro saluto,
Carlo
P.S.
Modestissimo consiglio: se hai tempo e voglia dài un'occhiata (si fa per dire) a Pitirim A. Sorokin, "La crisi del nostro tempo", Arianna Editrice; c'è un bellissimo capitolo (il Primo) sulla crisi delle "belle arti", in chiave storica e sociologica. Di sicuro interesse per la tua (nostra) "battaglia".
Carlo

 
At 26 maggio, 2007 15:32, Anonymous EugenioC said...

Magari quando ho tempo butto giù qualche riga. Anticipo che ho molte obiezioni da fare, a cominciare dalla "nobiltà d'animo" (molti grandi artisti sono stati uomini miserevoli, e molti grandi uomini non sono stati affatto artisti).

 
At 27 maggio, 2007 02:05, Blogger Antonio Saccoccio said...

Grazie del consiglio, Carlo. Sarà una lettura per quest'estate! ciao e a presto!



"a cominciare dalla "nobiltà d'animo" (molti grandi artisti sono stati uomini miserevoli, e molti grandi uomini non sono stati affatto artisti)"

Eugenio, sapessi quanto ho pensato a questa cosa. Sapessi quanto!
Anni e anni. Eppure, secondo me, se si mira proprio in alto (l'Arte Immortale e Universale, perchè se ci si accontenta è tutto un altro discorso) deve essere come credo. Almeno per ora non ho un'altra strada aperta.
Ma aspetto le tue osservazioni ;)
Siamo qui per questo d'altra parte.
ciao!

p.s. il problema aperto è per i "molti grandi artisti che sono stati uomini miserevoli", perchè per i "molti grandi uomini che non sono stati affatto artisti" la soluzione è abbastanza semplice. L'essere "grande" è una condizione per me necessaria, ma non sufficiente.
Resta comunque aperta l'altra questione. E che questione!

 
At 27 maggio, 2007 12:11, Blogger squitto said...

Buongiorno, Anto!
Grazie ancora per la bella giornata di ieri, e poi provo a dare un piccolo contributo.
"Molti grandi artisti che sono stati uomini miserevoli".
E' verissimo, ma secondo me può essere una questione di approccio.
Cosa vuol dire miserevole? Noi diamo a questa parola connotazioni negative, e d'altra parte non possiamo non considerare negativi quei comportamenti che confliggono ora con norme che la società di è data e continua a darsi, ora con quelle che riteniamo regole morali, ora ancora con quello che definiamo buon senso (uno che si droga e poi finisce per morirne non ci appare certo "grande").
Però innanzitutto possiamo ipotizzare ed ammettere che le regole che valgono comunemente per noi non siano percepite allo stesso modo da tutti e non abbiano quindi per l'individuo la stessa valenza. Questo non toglie nulla alla nostra eventuale disapprovazione, ma non toglie neanche niente a quell'individuo che, evidentemente, non percepisce se stesso come "miserevole". (Inoltre, la miserevolezza andrebbe contestualizzata nel suo momento storico e culturale, perché è facile oggi vedere miserevole qualcosa che, magari, in altri secoli non appariva tale.)
L'individuo che però noi vediamo come "diverso" o "deviante" ha certamente una caratteristica: un'ottica peculiare e non inquadrata che può permettergli di scorgere e identificare nel reale quell'invisibile agli occhi che talvolta resta sopito alle nostre coscienze.
Questa è, evidentemente, un'arma a doppio taglio, e credo che sia alla base della cultura della psichedelia, dell'alterazione dello stato di coscienza, della "cultura alternativa" che tanti danni ha fatto e continua a fare a fronte di pochi geni che ne furono gli iniziatori "puri" (ad esempio, i simbolisti).
Se questa "condizione alternativa" è ricercata artificiosamente, potrà produrre qualcosa, che però non sarà mai sufficiente a ripagare della collaterale miserevolezza; altrimenti, ove essa sia condizione "naturale", è forse quella scintilla che nasce dalla commistione di genio e sofferenza da cui può scaturire la Grande Opera.
Come al solito ho scritto una roba lunga, e come al solito spero di essermi spiegata...
comunque, un abbraccio! :)

 
At 27 maggio, 2007 19:45, Blogger Antonio Saccoccio said...

ciao Fabiana!
Sai una cosa?
Il problema è che per fare arte non basta essere "alternativi". Bisogna essere "positivamente alternativi".
Il genio sta in questo. Perchè a fare cretinate alternative sono buoni tutti.
Insomma, un grande uomo si riconosce. Si riconosce con una certa facilità una mente brillante.
Tu dici bene quando parli di "un'ottica peculiare e non inquadrata che può permettergli di scorgere e identificare nel reale quell'invisibile agli occhi che talvolta resta sopito alle nostre coscienze".
Questo già sarebbe un ottimo presupposto per fare arte.
un abbraccio anche a te! :->

 
At 27 maggio, 2007 20:04, Blogger squitto said...

ero ancora sotto l'effetto della visione dei quadri di Chagall... ecco il perché di quella "lucida" affermazione :-p

 
At 29 maggio, 2007 00:41, Anonymous EugenioC said...

Causa mancanza cronica di tempo, per il momento, lascio cadere la questione; casomai mi rifaccio vivo. Una nota al volo sull'inedito (e, consentitemelo!, un po' goffo) relativismo storico di squitto: siamo d'accordo (o meglio, dovremmo esserlo, ma purtroppo, come si dice, le madri dei cretini...) che l'ethos è, etimologicamente, l'insieme dei costumi di una comunità storica, compresa quindi la sua concezione di ciò che è bene e ciò che è male. Ma una volta appreso questo punto fermo, non possiamo chiudere gli occhi e far finta di nulla, lasciando così un piede in due staffe: un Eschilo, per dire, era iniziato a riti di carattere orgiastico, che comprendevano il consumo di sostanze psicoattive. Ma con "miserevole" non intendevo certo quello! Abbiamo un metro di platino, per misurare la miserevolezza, ed esso è proprio l'ethos nel suo senso originario, e qui penso a come lo avrebbe potuto esperire Aristotele. Un uomo avaro, empio, egoista, misantropo, collerico, antipatico, brutto e sgradevole potrebbe essere grande forse giusto nella malvagità; tuttavia, la storia ci ha raccontato di simili persone che hanno raggiunto i vertici dell'arte.

 
At 29 maggio, 2007 10:30, Blogger Upi said...

Esprimere qualcosa di grande che si ha dentro..sì, credo sia questo. L'arte è la forma con cui forse lo scopri a poco a poco distintamente anche tu e l'unico linguaggio in cui riescia ad esprimerlo.

Ciao carissimo Antonio!

 
At 29 maggio, 2007 18:35, Blogger squitto said...

Quale sarebbe di grazia il mio goffo relativismo storico?
Giudicare la storia dell'umanità con gli occhi di oggi e dei nostri ptincipi etici attuali sarebbe invece il metro giusto? O ancora, scegliere un metro etico in assoluto dovrebbe metterci al riparo dal relativismo, dimenticando che nella scelta abbiamo comunque compiuto un'azione surretizia in base alla nostra etica personale?
Spiacente se sono goffa, relativista e fors'anche cretina, ma vedere sottolineata la mia superficialità da chi mi appare ancor più superficiale tutt'al più mi fa sorridere.
E comunque, è il ragionamento stesso di Eugenio che crolla sotto il peso dell'evidenza, e cioè non dà la risposta che qui si sta cercando, dimostrandosi inadeguato: se l'ethos aristotelico è davvero questo metro di platino, mi si spieghi quindi com'è che questi "meschini" abbiano potuto raggiungere tali vertici.
Questo metro non fa che riportarci al punto iniziale, quindi non può essere evidentemente utilizzato per la risposta. E se per rispondere bisogna pescare nel "relativismo" rinunciando a qualche principio dogmatico forse è perché l'universo umano è sufficientemente sfaccettato e variegato da non poter essere racchiuso in schemi e caselle che tanta sicurezza ci darebbero ma purtroppo non reggono all'analisi.

 
At 29 maggio, 2007 19:31, Blogger Antonio Saccoccio said...

Vedo che la discussione si infiamma.
Invito chiaramente ad una maggiore serenità e cordialità. Stiamo discutendo di temi nobili. Cerchiamo di essere nobili anche noi. ;-)

A mio avviso c'è una cosa semplicissima che mi vedo costretto a sottolineare. Qualsiasi mio commento o affermazione deve assolutamente tenere in considerazione quanto segue:
Tutto quello che ho scritto e scriverò sull'arte non ha come fine quello di affermare dogmaticamente e dottrinalmente cosa nel passato è da ritenersi arte e cosa non lo è. Cosa è grande arte e cosa non lo è. Chi è artista e chi non lo è.
Tutto quello che scrivo sull'arte è perchè sto cercando, con il Neofuturismo, di trovare una via nuova, una via rinnovata per l'arte.

Dunque, io me ne frego (perdonatemi!) se sui libri di storia dell'arte e di letteratura è finita gente che per me non ha fatto arte, nè poesia.
Io qui sto trovando una via per migliorare l'arte, non per confermare quello che già c'è ed è accettato.
Altrimenti, cosa staremo a fare noi Neofuturisti da due anni?
Vedete, questa precisazione è d'obbligo.
Perchè il nostro incancrenito spirito passatista è portato ad accettare quello che c'è e a non metterlo mai in discussione. Siamo uomini, non sassi. Siamo vivi.

Detto questo, ricordo il mio punto di vista, che - appunto perchè non incancrenito - ritengo sempre suscettibile di mutamenti. Apro queste discussioni per questo ;-) Per chiarirmi meglio le idee, per confrontarmi con persone come voi che hanno della materia grigia in movimento.
Per me l'arte è tanto più grande quanto più manifestazione di uno spirito che va oltre l'umano. Forse perchè troppo umano.
Ora resta da definire in che modo si debba andare oltre l'ordinario.
E di questo credo che stiamo parlando.
un saluto a tutti!

 
At 29 maggio, 2007 20:22, Blogger squitto said...

Perchè il nostro incancrenito spirito passatista è portato ad accettare quello che c'è e a non metterlo mai in discussione. Siamo uomini, non sassi. Siamo vivi.

E io sono assolutamente d'accordo con te, come anche il mio ultimo commento dimostra.
Così come sottoscrivo la tua definizione per me l'arte è tanto più grande quanto più manifestazione di uno spirito che va oltre l'umano. Forse perché troppo umano, perché in questa frase sta il succo di tutta la questione sollevata.
Della condizione umana fa parte anche quella miserevolezza che, a dirla tutta, non si è riusciti a definire, ma anche qualora ci si riuscisse, essa E' umana, e da essa non è dato prescindere.
In realtà, mi sono resa conto di una cosa, riflettendo sullo scambio di opinioni precedente.
Nel risponderti, io non ho dato al termine "grande", da te usato, alcuna valenza morale. La dimensione morale è stata introdotta da Eugenio, ove io a "grande" contrapponevo piuttosto l'ignavo, il passivo, l'uomo che preferisce il "subire" all' "agire".
Non so se tu ne dessi un'interpretazione morale, se anche la tua visuale è questa, allora la miserevolezza appare senz'altro incompatibile con la grande opera e la domanda resterà senza risposta. Ma, se è così, temo di dover dire che è sbagliata la domanda stessa.
Rischiando di farmi dare ancora una volta della relativista e della superficiale, ma purtroppo devo dire che i moti dell'animo che spesso sfociano nella grande opera d'arte non sempre sono energie positive: molto spesso sono forze distruttive che, convogliate adeguatamente, producono la rappresentazione di ciò che è, in fondo, l'Uomo.
Una sorta di fenomenologia dell'anima, che stupisce e ci parla proprio perché qualcuno ci ha dato la chiave per guardare dentro di noi.
Ma, come diceva il succitato Eschilo, attraverso la sofferenza la conoscenza... ;-)

(Scritto anche questo di getto, quindi chissà che critiche, stavolta... :-pp)

 
At 31 maggio, 2007 15:56, Blogger Antonio Saccoccio said...

Vedi, squitto, è proprio questo il punto.
Noi vogliamo togliere la morale dall'arte. Bene. Anche per me sarebbe il caso.
Ma allora pensiamo ad alcuni casi limite, e immaginiamo un Hitler artista, uno Stalin artista.
Mi riesce difficile accettare l'idea.
Ma passiamo al dunque.
Tu dici bene quando dai a "grande" un'accezione fuori dalla morale (anche se su questo si potrebbe parlare per ore e sarebbe una discussione bellissima).
Io dico che la grande arte nasce da grandi uomini. Ecco perchè non mi piace la poesia delle piccole cose. Perchè su piccole cose non si costruisce niente di veramente grande. E anche su questo si potrebbe discutere per ore.
Soprattutto: cosa sono le piccole cose? Non mi sbilancio perchè su questo ognuno avrà una sua idea.
Io dico solo che i temi che affronto e affronterò saranno sempre quelli che ritengo degni di poesia e di sviluppo artistico. Se non si trasformeranno in grande arte non sarà certo per colpa della materia. Sarà colpa dell'artefice, che si sarà rivelato incapace. ;-)

 
At 31 maggio, 2007 23:18, Blogger squitto said...

Anto,
non intendevo dare a "grande" un'accezione fuori dalla morale in assoluto. Intendevo dire che io, leggendo, al momento non gliela ho data, perché la morale è una bestia strana, necessaria ma traditrice.
Tipo quei veleni che in piccole dosi sono terapeutici, ma se esageri te ne vai all'altro mondo.
Purtroppo la morale è relativa, e non è colpa mia... prendi l'islam e la sharia... può divenire nostra morale? Se guardiamo alle nostre radici evidentemente no. Però per loro sì.
E allora?
Pur se malvolentieri, occorre quindi lasciarla da parte, e condurre il discorso su un altro piano.
La domanda su cosa siano le piccole cose, e se su di esse si possa o meno fare arte, è invece molto intrigante e necessita di riflessione più approfondita, quindi non ti rispondo adesso, a pelle, ma mi chiudo a pensare... :)

 
At 01 giugno, 2007 11:38, Blogger Antonio Saccoccio said...

Eh la morale...
Non ne possiamo fare a meno, eppure ci complica così tanto l'esistenza!
Mi ritiro anch'io nel mio pensatoio. Ho troppe cose che mi bollono in testa (vedi ultimo post teatrale). ;->

 
At 19 febbraio, 2008 00:27, Anonymous Anonimo said...

ciao, mi sono imbattuta nel tuo spazio che, a dire il vero mi ha colpita molto..tanto che vorrei riprenderlo sul mio myspace--condivido molto di quello che scrivi...e sono cerca che pochi, davvero pochi, si dedicano con profitto e con vera nobiltà d'animo, alla loro arte! ti abbraccio e grazie per aver scritto cio che hai scritto..

 

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