LIBERI DALLA FORMA

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giovedì, aprile 12, 2007

F.T. Marinetti: Contro il lusso femminile

Pubblico un altro interessantissimo Manifesto di FTM: "Contro il lusso femminile". Sebbene Marinetti ecceda nei richiami all'istinto carnale, alla pederastia e alla razza, alcuni passi sono ancora oggi pienamente condivisibili. Anzi, se calcoliamo che il manifesto fu pubblicato nel 1920, alcune idee furono profetiche. Oggi la toilettite ha preso altre forme, forse anche più inquietanti ("lampade", chirurgia estetica, etc.). Ci sarebbe bisogno davvero di un manifesto del genere, questa volta indirizzato non solo alle donne, ma anche agli uomini.
Avrei senza dubbio cambiato il titolo al manifesto. "Contro il lusso femminile" non dà ragione delle idee fortemente innovative espresse da Marinetti (anzi sembra addirittura richiamare alla memoria la romana lex Oppia!).
L'idea di una donna che, pensando solo alla toilette, finisce per assomigliare a tutte le altre, perdendo il suo potere di seduzione.
L'idea della donna che sprofonda nella vanità.
L'idea che una donna troppo artificiosa non sia poi così attraente per un uomo.
L'idea di una donna che crea da sè il proprio abito.
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Contro il lusso femminile
  1. La mania sempre crescente del lusso femminile va manifestando, con la collaborazione dell'imbecillità maschile, i sintomi di una vera malattia, che si può chiamare toilettite.
  2. Questa mania morbosa costringe sempre più la donna a una prostituzione mascherata ma inevitabile. Avviene, in tutti i ceti, l'incosciente e vanitosa offerta del corpo femminile abbelliti dalla toilette. Cambiare tre toilettes al giorno equivale a mettere il proprio corpo in vetrina per offrirsi ad un mercato di maschi compratori. L'offerta ribassa il valore di preziosità e di mistero. L'offerta allontana il maschio, che disprezza la donna facile evuole scoprire e lottare per vedere.
  3. L'offerta a tutti, anche se non seguìta dalla vendita, esclude il monopolio. Per desiderare, il maschio deve poter sperare il monopolio.
  4. Questa mania morbosa spinge i maschi alla delinquenza.
  5. Questa mania morbosa uccide l'amore.
  6. Questa mania morbosa distrugge l'attrazione epidermica e il piacere carnale. La mania morbosa del lusso alimenta il fascino del corpo della donna quanto l'uso della nudità nei bordelli.
    I gioielli e le stoffe dolci al tatto distruggono nel maschio l'assaporamento tattile della carne femminile. I profumi sono ugualmente contrari al vero desiderio, perché raramente collaborano con gli odori della pelle, spesso si combinano con essi spiacevolmente, sempre distraggono e astraggono l'olfatto–immaginazione del maschio.
    Il maschio perde a poco a poco il senso potente della carne femminile e lo rimpiazza con una sensibilità indecisa e tutta artificiale, che corrisponde soltanto alle sete, ai velluti, ai gioielli, alle pellicce.
    Diventano sempre più rari i maschi capaci di prendere e gustare una bella donna senza preoccuparsi del contorno e del contatto di stoffe scintillii e colori. La donna nuda non piace più. I maschi si trasformano in gioiellieri, profumieri, sarti, modiste, stiratrici, ricamatori e pederasti. La toilettite favorisce singolarmente lo sviluppo della pederastia e si dovrà giungere presto a quel provvedimento igienico di un doge di Venezia, che obbligò le belle veneziane ad esporsi con le poppe ignude alla finestra, fra due candele, per ricondurre i maschi sulla retta via.
  7. Questa mania morbosa ingigantisce stupidamente nella donna la vanità, la distoglie dal maschio e la dirige verso il banchiere. L'ossessionante passione delle stoffe e dei gioielli spegne nella donna la sana irruenza del sangue e la gioia dell'abbandono carnale, e crea in lei una vera libidine di sete, velluti, gioielli.
  8. Questa mania morbosa che conquista epidemicamente e scimmiescamente tutte le donne, invece di differenziarle le uguaglia tutte e monotonizza le loro forze di seduzione. Studiate attentamente, in questi meriggi di sorprendente e luminosissima primavera anticipata, tutte le signore d'ogni paese che sfilano in via Vittorio Veneto, a Roma. Benché tutte elegantissime, sono tutte identiche. Tutte copie di due o tre modelli creati a Parigi. Cretinissima e tediosa sottomissione al gusto estero. Plagio idiota che l'istinto artistico del maschio finisce col disprezzare.
  9. Soltanto una donna concorrente o un pederasta valuta i dettagli delle sottovesti femminili. Il maschio, anche raffinato e artista, giudica in blocco l'assieme piacevole della donna che si sveste davanti a lui. Egli apprezza specialmente l'intelligenza fisica della donna.
  10. Ogni donna bella, lasciando alle anziane e alle brutte il lusso come unica difesa, deve inventare una sua foggia di vestito e tagliarlo da sé, facendo così del suo corpo, semplicemente adorno, un originalissimo poema vivente. Ogni donna deve camminare bene, sedersi, coricarsi con grazia. Molte signorine camminano a dorso curvo e a gambe larghe. Hanno bisogno tutte di ginnastica e di sport. Noi futuristi, barbari raffinatissimi, ma virilissimi, viviamo in tutti gli ambienti; siamo se non sempre amati, mai trascurati. Abbiamo interrogati i maschi più fortunati. Sono del nostro parere. Siamo dunque competenti e ottimisti non delusi. Parliamo in nome della razza che esige maschi accesi e donne fecondate. La fecondità, per una razza come la nostra, è in caso di guerra, la sua difesa indispensabile, e in tempo di pace la sua ricchezza di braccia lavoratrici e di teste geniali.
    In nome del grande avvenire virile fecondo e geniale dell'Italia, noi futuristi condanniamo la dilagante cretineria femminile e la devota imbecillità dei maschi che insieme collaborano a sviluppare il lusso femminile, la prostituzione, la pederastia, e la sterilità della razza.

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Il paragrafo 8 è semplicemente geniale. Potrebbe essere stato scritto anche oggi.

Propongo anche un titolo più adatto al Manifesto: "Contro l'artificiosa omologazione del gusto femminile".

I Neofuturisti sono decisamente contrari all'omologazione e all'artificiosità negatrice dell'istinto.

Antonio Saccoccio

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7 Comments:

At 15 aprile, 2007 22:05, Blogger squitto said...

Caro Antonio,
il discorso sarebbe lungo e certamente impopolare.
Né io sono la persona più adatta a riassumerlo, ché quando prometto due righe ne impiego duecento per la sola introduzione...
Marinetti scriveva questo un secolo fa (più o meno, si fa presto ad arrivarci) ed era un uomo.
Letto oggi superficialmente, questo testo potrebbe pure fare inorridire. Condivido però le tue chiose, che ne danno una lettura più completa, la necessaria lettura oltre.
Personalmente, credo che ogni donna (di queste stiamo parlando) dovrebbe vestirsi ed atteggiarsi come è, con i panni nei quali si sente bene, qualunque essi siano. Naturalmente questo vale anche per gli uomini, ma non parlerò di loro volutamente.
Ogni donna che indossi un abito (e un atteggiamento, e parole, quindi un habitus, genericamente parlando) che non le appartiene, apparirà inevitabilmente goffa, con l'unico risultato di alienarsi i consensi degli altri e, soprattutto, dell'altro sesso. E, con i consensi, la stima ed il rispetto. Il tailleur non è per tutte, come non lo sono i jeans. Non si tratta di forme fisiche e di estetica, tra cuscinetti e polpacciotti evidenziati a sproposito o belle gambe nascoste, si tratta di armonia dell'insieme.
Consapevole che il tailleur non fa per me, indosso ciò che mi rappresenta, io che ogni volta che passeggio sulla spiaggia mi vien voglia di correre (mi perdoni l'anacoluto?) e ogni volta che mi metto i tacchi sono certa che prima o poi inciamperò... insomma, mi sento goffa, e un abbigliamento che non è il mio mi toglie quel sorriso che mi avvicina l'affetto e la stima delle persone vere.
Credo che ogni donna abbia il diritto di "indossare" (sempre in senso generale) l'abito che preferisce, a patto però che non le tolga il sorriso, o, ancor più, non gliene stampi uno falso.
Spero di essere stata chiara... come al solito vengo assalita dai miei dubbi! :)
Abbraccio...

 
At 16 aprile, 2007 14:19, Blogger Carlo Gambescia said...

Passavo.
Un saluto.
Trovo di buon senso le osservazioni di Squitto.
Carlo

 
At 16 aprile, 2007 20:30, Blogger Antonio Saccoccio said...

Cara Squitto, siamo praticamente sulla stessa linea.

Le tue osservazioni non sono nient'altro che il logico corollario di quelle marinettiane e del sottoscritto.

Io la penso come te. La donna vera si veste con gusto e personalità. E non cade mai nel ridicolo.

Cosa ci può essere di attraente in una donna che cammina goffamente sui suoi tacchi a spillo?

E ti dirò di più.

E' preferibile una donna che passa 2 ore al trucco per sembrare bella o una che passeggia per mezz'ora per tenersi realmente in forma?

A voi la semplice risposta. ;-)

Io adoro la naturalezza e la spontaneità.
La donna malata di toilettite mostra una grande insicurezza, quindi per me non è certo attraente.

un abbraccio anche a te!

Carlo, le osservazioni di squitto sono giuste. Ma che ne pensi di quelle di Marinetti? ;-)
un saluto a te!

 
At 16 aprile, 2007 21:56, Blogger squitto said...

Per quanto riguarda l'argomento "forma fisica", azzardo uno squitto-pensiero che potrebbe apparire estremo, e ne sono consapevole.
Premetto che sono contraria a qualunque eccesso (e pertanto anche a quello di esercizio fisico, a meno che una/o non sia un atleta a livello competitivo, ovvio).
Ma se eseguito e ricercato con disciplina nella giusta misura e compatibilmente con la salute (e qui ognuno se la deve vedere con i suoi valori clinici), l'esercizio del corpo è, senz'altro, uno dei modi per rimettersi in pace con se stessi. E non è solo un fatto ideologico: è scientificamente provato che tutto il sistema neuroendocrino ne viene stimolato, con esiti che non possono essere che positivi.
Ma qui casca l'asino. E casca anche la distinzione tra uomo e donna. Chi non ha stima di se stesso, aprirà il frigo o accenderà la TV sprofondato nel divano piuttosto che iscriversi ad una palestra; chi vive un buio interiore di qualunque natura non riuscirà a fare una passeggiata sulla spiaggia; chi ha un cattivo rapporto con la propria natura non riuscirà a godere di una gita in bici o di una galoppata tra i boschi.
E' un serpente che si mangia la coda... l'esercizio fisico, dal più blando al più intenso, rappresenta un atto di amore verso se stessi. Come chiederlo a chi manca di autostima e amore per il proprio corpo?
E lo ribadisco: l'estetica qui non c'entra niente; far due mesi di pesi in palestra per non fare brutta figura in costume al mare e poi mollarsi fino all'anno dopo è toilettismo e basta! L'amore per il corpo deve prescindere dall'estetica e trascenderla, altrimenti molte persone potrebbero sentirsi, per così dire, senza speranza... e come va a finire? che se mi sento frustrata perché non ho speranze di assomigliare alla velina mi butto nella Nutella... no no, l'amore per il corpo non deve fermarsi al suo contenitore, ma coinvolgerne tutto il contenuto!

 
At 17 aprile, 2007 11:34, Blogger Carlo Gambescia said...

Le trovo "controcorrente", ancora oggi, e dunque di "senso buono": retto.
Ma trovo anche accettabile, il "buon senso" di Squitto, quando consiglia di non fermarsi al contenitore.
Probabilmente tra "senso buono" e "buon senso" non corre alcuna differenza. Anche perché tutte le rivoluzioni, come riteneva, certo pensiero antico, in fondo rappresentano un ritorno ai "normali" principi dell'esistenza ;-)
Ciao,
Carlo

 
At 17 aprile, 2007 19:40, Blogger Antonio Saccoccio said...

"l'estetica qui non c'entra niente; far due mesi di pesi in palestra per non fare brutta figura in costume al mare e poi mollarsi fino all'anno dopo è toilettismo e basta!"

Perfetto squitto! Questo è il punto. Quanta tristezza e disagio dietro quei pesi sollevati con sforzi immani e con enorme frustrazione, solo per non fare brutta figura. Quanta incapacità di amarsi dietro le due ore di trucco che rendono la donna (ma anche l'uomo ormai) tanto simile ad un pagliaccio.
ciao e a presto!

Carlo, d'accordo su "buon senso" e "senso buono".
E poi "tutte le rivoluzioni, come riteneva, certo pensiero antico, in fondo rappresentano un ritorno ai "normali" principi dell'esistenza".
Ecco, su questa cosa si potrebbero scrivere volumi e volumi. E' uno spunto enorme per una discussione bellissima.
Questa è una di quelle verità che in pochi accettano.
Nulla è davvero NUOVO. In ogni pensiero, anche il più radicalmente innovativo, c'è solo una parte di NUOVO. O meglio. Io credo che non ci sia neppure una parte di NUOVO. C'è semplicemente una NUOVA MISCELA di cose antiche.
In fondo il Neofuturismo cos'è?
E' un tentativo di superare le debolezze del presente ripescando anche molto del passato.
La stessa cosa potrebbe dirsi del futurismo o dei gruppi contestatari degli anni 60-70.
Innovare è forse dare una nuova forma all'esistente?
Ne parlerò in un prossimo post. Forse, perchè l'argomento è ENORME.
ciao!

 
At 24 aprile, 2007 15:22, Blogger Squartarara said...

la seduzione (o quello che è) viene da dentro e si manifesta in tanti fattori.

mimica, portamento, voce, modo di esprimersi, sguardo.

tutto sta nel coglierla.
e ognuno coglie la sua, come sua chiave del piacere (o quello che è).

Se diventassimo veramente tutti uguali forse emergerebbero meglio tutte le particolarità che ci contraddistinguono.

Andare oltre le apparenze significa non notare affatto che "gli altri" hanno una maschera, che sia la stessa o no, o perlomeno non giudicarli.

 

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