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mercoledì, aprile 04, 2007

Giovanni Papini: l'uomo che non accetta il mondo

Un Uomo finito di Giovanni Papini resta uno dei libri più veri del Novecento. Ci sono almeno una ventina di passi notevolissimi e una decina che andrebbero riportati in tutte le antologie letterarie.
Nel capitolo XLVII, intitolato “Chi sono”, Papini cerca di indagare il proprio animo, come sempre, in modo assolutamente sincero.
Vi riporto la parte finale del capitolo.
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"Io son rimasto, insomma, l’uomo che non accetta il mondo e in questo mio atteggiamento ostinato consiste l’unità e la concordia delle mie anime opposte. Io non voglio accettare il mondo com’è e perciò tento di rifarlo colla fantasia e di mutarlo colla distruzione. Lo ricostruisco coll’arte o tento di capovolgerlo colla teoria. Son due sforzi diversi ma concordi e convergenti.
Così come sono e come ormai rimarrò sento d’essere anch’io una forza creatrice e dissolvitrice, sento di essere un valore, di avere un diritto, una parte, una missione fra gli uomini. Soltanto gli imbecilli confitti a vita nell’imbecillità possono dichiararsi soddisfatti del mondo. Chi tenta di smuoverlo, di animarlo, di incendiarlo, di rinnovarlo ed accrescerlo ha diritto non alla riconoscenza di cui mi strafotto ora e sempre, ma alla libertà di parlare e di esistere. Ogni uomo ha bisogno, per vivere, di non credersi totalmente inutile. Io non chiedo e non voglio altro appoggio ma vivo ed agisco sapendo che tutta la mia vita e la mia azione sprofonderà nel nulla ma voglio che gli altri sentano ch’io ho il diritto di star fra loro e di offenderli perché faccio qualcosa che a loro stessi può giovare.
In un mondo dove tutti pensano soltanto a mangiare e a far quattrini, a divertirsi e a comandare, è necessario che vi sia ogni tanto uno che rinfreschi la visione delle cose, che faccia sentire lo straordinario nelle cose ordinarie, il mistero nella banalità, la bellezza nella spazzatura. In mezzo a una casta larghissima e potentissima di schiavi dell’opinione e della tradizione, di pedanti parassiti e sofistici, di predicatori delle vecchie leggende, di carcerieri di prigioni moralistiche e mistiche, di pappagalli pertinaci di tutte le antiche norme sociali e di tutti i luoghi comuni, è necessario uno svegliatore notturno, una guardia dalla pura intelligenza, uno zappatore di buoni muscoli, un incendiario di buona volontà che bruci e smantelli per dar posto alla luce delle piazze, agli alberi della riconquistata libertà, alle costruzioni future.
Io sono uno di questi uomini che accettano il più ingrato dovere e la parte più pericolosa. E per il bene e il male che voglio e faccio ho diritto di respirare, di riscaldarmi, di camminare, di alzar la testa, di sputare in faccia – di esistere secondo la mia propria legge".
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Quest'uomo che non accetta il mondo, quest'uomo che lotta sempre per qualcosa è davvero il frutto più prezioso dell'opera di Papini.
Un uomo finito è un testo unico. Pagine di esaltazione assoluta e di critiche sprezzanti al mondo seguite subito dopo da pagine di ferocissima autocritica. Questo è Giovanni Papini. Questo è un uomo che è stato futurista, ma che avrebbe potuto essere anche neofuturista.
Papini del terzo millennio, il mondo può essere diverso. L'uomo può essere rinnovato.
Antonio S.

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6 Comments:

At 09 aprile, 2007 14:30, Blogger Metafisico said...

Questo passo è una delle vette più alte e toccanti del superuomo Papini.

Buona Pasqua, Antonio

 
At 09 aprile, 2007 18:11, Blogger Antonio Saccoccio said...

Non posso che concordare, meta.
E' incredibile soprattutto notare quanto i ribelli e gli anticonformisti attuali sembrino condurre operazioni per nulla sentite e tutto sommato di facciata rispetto all'umanità integrale di Papini.
Buona Pasqua anche a te!

 
At 10 aprile, 2007 22:35, Blogger squitto said...

... quanto i ribelli e gli anticonformisti attuali non siano che i peggiori conformisti, in realtà... anche il dover essere anticonformisti per forza (altrimenti nessuno si accorge di te ergo= non esisti) è una (e oltremodo volgare) forma di conformismo.
O no?
Un abbraccio

 
At 10 aprile, 2007 23:13, Blogger Antonio Saccoccio said...

carissima squitto, hai colto proprio il centro.

Gli anticonformisti di oggi fanno sinceramente ridere (o piangere, dipende dai momenti!).
Si vede che la loro non è un'esigenza profonda, ma solo esteriore. Un modo per farsi notare e sentirsi qualcuno, come dici giustamente tu.

Bisogna leggere Papini per purificarsi di queste scorie.

a presto!
un abbraccio anche a te!

 
At 10 novembre, 2009 12:41, Anonymous Anonimo said...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

 
At 10 novembre, 2009 12:50, Anonymous Anonimo said...

Perche non:)

 

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