LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

venerdì, settembre 05, 2008

Tacchi alti da eliminare: il Futurismo l'aveva già detto quasi 90 anni fa

Una notizia di cronaca mi spinge a ricordare alcune norme basilari per un abbigliamento futurista e net.futurista.
Ogni abbigliamento scomodo e anti-pratico è indubbiamente passatista.
Nell'anno 2008 alcune sopravvivenze paleolitiche (tacchi alti, giacche e cravatta per andare in ufficio) dimostrano tutta la nostra arretratezza passatista e presentista.
Ora per fortuna qualcuno inizia a farci caso. A Modena la Provincia ha emanato una norma che sconsiglia, quasi proibisce, l'uso di "abbigliamenti e/o calzature che possano agevolare la possibilità di incorrere in infortuni". Questo dopo che due dipendenti erano cadute dalle scale perchè indossavano tacchi alti. Immaginiamo la goffagine di queste donne nella rovinosa caduta dai trampoli. Non si comprende perchè a causa di sciocca vanità un impiegato debba farsi male e conseguentemente assentarsi dal posto di lavoro. Non si comprende neppure per quale motivo i suoi ritmi di lavoro debbano essere rallentati da scarpe tanto inadeguate alle mansioni lavorative.
Non si sta ovviamente proibendo nulla a nessuno. Si sta evidenziando che un cliente non può subire un ritardo o un'inefficienza nei servizi a causa della goffa vanità delle impiegate.
C'è il luogo e il tempo opportuno per calzare scarpe con tacchi fino al mezzo metro di altezza. Ci sono le serate tra amici, ci sono le feste, ci sono le sfilate. Ogni donna può decidere di rompersi l'osso del collo portando i trampoli che crede. Ma non si può accettare che simili scelte vadano a ridurre le loro prestazioni lavorative e a danneggiare chi paga per usufruire di un servizio.
Il Futurismo anche in questo si era rilevato anticipatore dei tempi.
Per i futuristi ogni abbigliamento scomodo e anti-pratico è da evitarsi per colui che conduce una vita dinamica, agile ed elastica.
Leggiamo cosa scriveva Ernesto Thayaht, il celebre inventore della "tuta", nel 1920:
"Quella donna che avrà il coraggio di abolire i tacchi alti, sarà veramente una pioniera nel mondo dell'igiene e dell'arte. Se le ragazze andassero senza tacchi fino all'età di vent'anni guadagnerebbero molto nello sviluppo e nella salute e non avrebbero bisogno di ricorrere ad una finzione antiestetica per accrescere artificialmente la propria statura".
Si tratta, come spesso accade, di intuizioni talmente moderne da risultare per molti ancora oggi incomprensibili. Già vedo le donne agitarsi per difendere il loro diritto di caracollare goffamente ogni giorno ma con 10 centimetri in più. Si sentono più slanciate, più belle. E non sanno invece che per l'uomo futurista la donna insicura che ha bisogno del tacco è una donna indesiderabile (come tutte le donne insicure vanitose ansiose apprensive). Enormi saranno le loro resistenze prima di accettare di rivedere una consuetudine tanto sciocca. Ed è per questo che noi amiamo la donna che calza con disivoltura scarpe comode e pratiche. Perchè solo ciò che è disinvolto e comodo è "bello".
Proprio oggi, che la mentalità presentista - che ha il suo centro propulsore nella civiltà dell'immagine - propone in continuazione "finzioni anti-estetiche e anti-igieniche" per modificare artificialmente il proprio aspetto, proprio oggi abbiamo bisogno di recuperare le avanguardistiche idee futuriste e di riproporle in nome della praticità, della comodità, dell'igiene, del dinamismo.
Oggi il net.futurismo riprende le intuizioni futuriste sulla moda e le sviluppa adattandole alla battaglia contro il passatismo nostalgico e soprattutto contro il presentismo cretinamente modaiolo.

Antonio S.

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6 Comments:

At 07 settembre, 2008 21:47, Blogger Serena Peterlin said...

Il passatismo della moda imbambolata sul movimento artificiale mal si concilia con l'energia, il movimento, l'audacia, il passo di corsa.
Non a caso le bambole Barbie, che portano tutte tacchi alti e indumenti ispirati alla casalinga di lusso pronta per il sabato sera, sono le icone di una femminilità senza cervello.

 
At 07 settembre, 2008 23:14, Blogger Antonio Saccoccio said...

il lusso è l'antifuturismo per eccellenza.
il lusso è inutile e imbecille.

 
At 08 settembre, 2008 14:50, Blogger Gianluigi Ballarani said...

La poetica dell'immagine non è da eliminare completamente ma da insaporire con la sostanza, la comodità e la praticità.

La comodità, per di più, è una sensazione soggettiva. C'è chi è più comodo in giacca e cravatta che in tuta e maglietta.

 
At 09 settembre, 2008 18:14, Blogger Antonio Saccoccio said...

caro Giangi, se oggi c'è ancora qualcuno che porta giacca e cravatta lo fa solo per motivi estetizzanti, per motivi formali o per mostrarsi in posizioni di distacco e superiorità. Non lo fa certo per comodità. Ti risulta che qualcuno vesta in casa con giacca e cravatta?
Discorso molto simile per i tacchi alti (qui la dimensione estetizzante aumenta addirittura).
Lo spirito futurista è pratico e dinamico. Tutto ciò che rallenta e ingombra inutilmente è da eliminarsi (prossimamente pubblicherò qualche altro testo futurista interessante).
La giacca e la cravatta, per di più, rappresentano da tempo la tradizione.
Fra non molto, quando sarà terminata l'epoca del consenso di massa, delle gerarchie e delle barriere sociali e trionferà ovunque la massima libertà in ogni campo, rideranno non poco rivedendoci costretti a vivere in abiti scomodi e soffocanti. E per di più con un inutile laccio al collo.
Quanto rideranno rivedendo greggi di bancari e avvocati sudati in giacca+cravatta in piena estate!
Quanto rideranno rivedendo tutti gli sposi allo stesso modo incravattati!
Venga il regno della divina anarchia creativa.
Senza convenzioni.
Senza formalità.
Anche nell'abbigliamento.

 
At 15 settembre, 2008 19:44, Anonymous Anonimo said...

Caro Antonio. E' vero quello che scrivi. E' vero quello che scrivi qui. E condivido l'abolizione (!) di certo tipo di abbigliamento, soprattutto di quello scomodo che procura impaccio e, talvolta costringe a cattiva postura. Posso dire che io, nella mia lunga di capostazione (molto tempo fa) ho subito il rigore imposto dall'abbigliamento nel tessuto, nella forma e anche nel colore, con la cravatta che porto tuttora ormai, per abitudine.
Quella volta, poi, i tessuti non erano fini, freschi o pesanti come oggi.
Fatta la distinzione "estivo" - "invernale", il peso del tessuto e quindi del vestito cambiava di poco; il colore era sempre NERO.
Nei preparativi per il matrimonio ho pensato, solo pensato, di vestirmi di bianco. SORRIDI.
Un abbraccio affettuoso, Gabriele.

 
At 16 settembre, 2008 18:00, Blogger Antonio Saccoccio said...

ciao Gabriele. Grazie del tuo preziosissimo contributo di uomo che ha dovuto subire la stupida rigidità di tempi per fortuna lontani, ma che ancora proiettano sul presente ombre inquietanti.
Notevole anche la notazione sul colore. Sbianchiamo le nostre esistenze, riempiamole di luce. Via il grigiore passatista anti-pratico delle vecchie divise di categoria!
un abbraccio a te!

 

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