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domenica, gennaio 21, 2007

Futurismo e Neofuturismo: distruggere e ricostruire

E' ormai abitudine quella di attribuire al futurismo l'unico merito di aver svecchiato la cultura italiana dell'inizio del Novecento.
In pochi (pochissimi!) hanno messo in evidenza, invece, che il futurismo fu anche un movimento che propose decine di nuove soluzioni in campo artistico (ma non solo), soluzioni destinate ad avere un'influenza notevolissima nella cultura, nel costume e nell'arte del Novecento.
"Siamo imprenditori di demolizioni, ma per ricostruire. Sgombriamo le macerie per poter andare più avanti".
Queste sono parole di Filippo Tommaso Marinetti, il quale aveva ben chiaro che il suo movimento non si sarebbe certo fermato alla pars destruens.
Basta leggere con attenzione il Manifesto di fondazione del futurismo (20 febbraio del 1909) per rendersi conto che tutti i punti sono propositivi e innovativi. Solo il punto 10 è riservato alla demolizione del passato ("Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica"). Poi, certo, esauriti gli undici punti programmatici, Marinetti si esalta scagliandosi contro i musei, le biblioteche e i professori, ma non dobbiamo dimenticare che 10 degli 11 punti del suo Manifesto sono riservati alle nuove idee e solo uno alla distruzione del passato.
Analogamente, il Neofuturismo deve provvedere ad abbattere il nichilismo, l'omologazione e la chiusura della società di questo nuovo millennio e allo stesso tempo proporre nuove modalità esistenziali, un nuovo approccio al Sè e alla realtà. La critica all'uomo-massa non è disgiunta dalla proposta dell'uomo rinnovato.
In fase di stesura di un manifesto generale continuo a credere che sia meglio proporre prima la pars destruens e poi la pars costruens. Forse è meno efficace a livello propagandistico, ma risulta senza dubbio più chiara sotto il punto di vista ideologico.
Vogliamo abbattere palazzi vecchi e pericolanti per costruirne di più belli e grandi.
Antonio S.

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5 Comments:

At 22 gennaio, 2007 23:11, Blogger maria said...

Ciao Antonio :-)

Hai letto qui? ...http://pinoscaccia.splinder.com/... Sono molto triste per questa previsione climatica!!!

:-(

Buonanotte

 
At 22 gennaio, 2007 23:31, Blogger Antonio Saccoccio said...

Cara Maria, io non mi preoccupo proprio per me. Io tra cent'anni non ci sarò di certo.
Ma in generale sono convinto che l'uomo riuscirà a sopravvivere a queste e ben più dure avversità.

E poi qui a Latina hanno già fatto un miracolo una volta. Di certo non ci lasceremo sommergere ora dall'acqua, noi che nell'acqua ci siamo stati per secoli e secoli. ;->

E poi, scusa, vuoi che l'uomo neofuturista non penserà anche a questo? ;-> abbi fede!
ciao!

 
At 23 gennaio, 2007 22:21, Blogger maria said...

Allora spero che l'UOMO NEO-FUTURISTA trovi la soluzione a questa terribile avversità.

Avrò fede! ;-)

maria

 
At 24 gennaio, 2007 01:03, Anonymous steppe said...

Distruggere e ricostruire?
è tardi sono passata e, leggendo questo titolo, ho pensato che ci stava bene in un articolo sul postmodernismo che sto scrivendo...
naturalmente è un'amichevole provocazione ...
buonanotte
Laura

 
At 24 gennaio, 2007 15:57, Blogger Antonio Saccoccio said...

cara Maria, l'uomo ha potenzialmente tante di quelle energie da poter creare un mondo ex novo. Figuriamoci se non reagirà alla possibilità di essere sommerso. ;-)

Laura, bentornata innanzitutto. Mi provochi eh? ;-D In realtà non so di cosa parla precisamente il tuo articolo: potrebbe anche starci bene! ciao e a presto!

 

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