LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

giovedì, settembre 27, 2007

Neofuturismo = antiutilitarismo militante

Una delle domande che sempre più spesso vengono poste ai neofuturisti è "Ma perchè vi dedicate tanto al neofuturismo? Cosa ve ne viene in tasca?". Resto sconcertato ogni volta di fronte a simili domande. L'utilitarismo è diventato una piaga, un cancro osceno nella nostra società occidentale. Tutto deve portare dei frutti immediati, tutto deve essere monetizzato immediatamente. Cosa ci guadagno? Che vantaggi ne traggo? Ricchezza? potere? fama?
Così la miscela utilitarismo+materialismo ci ha mozzato le ali. Perchè mi dedico al neofuturismo? Perchè altri con me condividono questo progetto visionario? Perchè ho dentro, abbiamo dentro, un mondo che è migliore di quello che vediamo. E sappiamo che si può migliorare. Sappiamo che possiamo con la nostra azione incidere positivamente su questo mondo.
Non ci pagano per questo. E se un giorno ci pagheranno investiremo quei soldi per finanziare il movimento e le nostre idee (proprio come fece per tutta la vita il nostro caro F. T. Marinetti).
Non siamo famosi. E se lo diventeremo ce ne fregheremo.
La nostra battaglia contro le becere meschine imbecilli concezioni utilitaristiche oggi tanto in voga sarà condotta senza sosta e senza mezze misure.
Forse i poveri di spirito che non comprendono simili slanci ideali farebbero bene a rileggere queste righe che riporto qui sotto, una breve pagina tratta da Fahrenheit 451, inarrivabile visionario straripante romanzo di Ray Bradbury, uno dei grandi autori che hanno preceduto le critiche alla società poste dal nostro neofuturismo. Sul romanzo tornerò nei prossimi mesi. Ora leggete queste poche righe, tratte dall'ultima parte del testo, in cui si leva una voce di speranza da opporre al mondo chiuso, spento e opprimente precedentemente descritto:
"Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato, in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero, o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere, sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, sul quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita".
Il Neofuturismo sa che un cambiamento è possibile e necessario. Il Neofuturismo vuole lasciare il segno. Vuole lasciare la sua impronta nella storia dell'umanità. E in parte la sta già lasciando. Cosa potremmo chiedere di più?
Nulla.
Antonio Saccoccio

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32 Comments:

At 27 settembre, 2007 19:34, Anonymous Anonimo said...

Questo post esprime il senso della vita e della dignità dell'azione umana; riporta un bagliore prometeico in una grigia quotidianità spesso indegnamente chiamata umana e sociale.
La citazione è esaltante.
Facciamolo! mariaserena

 
At 27 settembre, 2007 19:43, Blogger Antonio Saccoccio said...

:-) sì, mariaserena. Sono davvero contento quando colgo bagliori di umanità viva ancora in giro nel mondo. E quindi questo tuo commento mi lascia dentro una grande speranza e una convinzione ancora maggiore. Si può fare. Tutto si può fare.

riporta un bagliore prometeico in una grigia quotidianità spesso indegnamente chiamata umana e sociale
che meraviglia... una frase del genere può essere concepita solo se si ha dentro una grande energia. grazie.

 
At 27 settembre, 2007 20:10, Blogger Carlo Gambescia said...

Ciao Antonio,
Non ricordavo il passo citato.
Ottima idea riproporlo.
Ovviamente, sottoscrivo.
Complimenti anche a mariaserena.
Saluti neofuturisti,
Carlo

 
At 27 settembre, 2007 21:25, Anonymous mariaserena said...

Sono grata dell'apprezzamento, ho solo scritto spontaneamente una riflessione istantanea.
Probabimente sotto l'effetto dell'energia del post e del flash della citazione da un libro amato.

 
At 28 settembre, 2007 11:13, Blogger Marinetti said...

Ciao Antonio, bello il tuo pensiero. Ieri leggevo, tracciata a pennello su un muretto qui a Milano, la scritta "il futuro non è più quello di una volta". E' un pensiero che mi ha davvero interessato perché, in fondo, banalmente vero. La citazione che hai lasciato me l'ha fatto tornare in mente. Forse ci scriverò qualche pensiero. A presto.

 
At 28 settembre, 2007 13:00, Blogger Antonio Saccoccio said...

bella scritta, chissà a cosa si riferiva. magari proprio a Marinetti, che per anni ebbe il suo raggio d'azione tra le case di via Senato e corso Venezia e il mitico Savini in galleria.

certo Milano oggi merita di più. Quest'estate mi è sembrata un cantiere piuttosto polveroso e assai poco futurista.

ad futurum

 
At 29 settembre, 2007 01:01, Blogger squitto said...

forse il futuro non è più quello di una volta perché son cambiati gli occhi di chi lo guarda.
Certo, a vederlo come si prospetta non appare un granché... ma forse guardandolo meglio chissà cosa si potrebbe scorgervi?
Il futuro mica sta lì già fatto.
Provare a rimboccarsi le maniche?
;-)

 
At 29 settembre, 2007 15:27, Blogger Marinetti said...

Qppure, squitto, sul tuo blog leggo: Per ora...

E' così.
Poi si vedrà.
Per adesso sto ancora qui

Vedi che il futuro non è più quello di una volta?

 
At 29 settembre, 2007 15:49, Blogger Marinetti said...

Per Antonio:
Milano non è più Milano da lungo tempo. Futurista non lo è mai realmente stata, semmai rivolta al futuro, sì: avanguardia che andava a vedere cosa ci sarebbe potuto essere nel futuro per poi mostrarlo al resto d'Italia. Oggi Milano è una città ferma su se stessa, senza milanesi e senza milanesità, caravanserraglio di agglomerati razziali che non s'agglomerano. E con una lentezza decisionale tremenda. E senza nessun afflato culturale.

 
At 29 settembre, 2007 21:18, Blogger squitto said...

dove l'hai letto, marinetti?
perché se la frase l'hai presa dal mio blog, ha una sua importanza sapere quando l'ho scritta.
Antonio sa cosa voglio dire.
Io l'estate me la sono passata a rimboccarmele, le maniche...
Stare ancora qui, può voler dire anche che qualcuno non è riuscito... nel suo intento.
Chiedere eventualmente ad Antonio per info ;-)

 
At 30 settembre, 2007 18:57, Blogger Antonio Saccoccio said...

E' vero, Marinetti. Anche a me è sembrata poco dinamica. E' vero che sono venuto d'estate ed in quel periodo è praticamente morta.
Ma il destino delle nostre città è quello di essere solo custodi e guardie del passato.
Marinetti si sarebbe infuriato a vedere Milano ridotta in questo stato. Ma anche Roma, Venezia, Firenze: sono rimaste le città passatiste che i futuristi deridevano. Anzi, oggi il meschino commercio d'anticaglie varie contraffatte ha preso addirittura il sopravvento sulla valorizzazione del passato.
Bisogna dare una scossa a questo modo di concepire la città.
I cantieri devono essere brulicanti, pieni di ansia e fermenti. Oggi ci sono solo solo cantieri fermi lenti polverosi depressi. Non può andare così.

Squitto, mi sono perso il vostro scambio di battute. C'è qualcosa che mi sfugge.
Comunque dico a Marinetti che la nostra Squitto quest'estate ha messo perfettamente in pratica il punto 6 del nostro Manifesto:
6. Noi vogliamo un uomo che sappia reagire alle sofferenze e alle avversità ritrovando fiducia nei propri mezzi, forza di volontà e spirito di sacrificio.

Così ha fatto. Tutto il movimento che mancava a Milano, l'ha prodotto lei! ;-)

 
At 30 settembre, 2007 21:39, Blogger squitto said...

vi confesserò:
qualcosa è sfuggito anche a me, del nostro scambio di battute; probabilmente Marinetti ha letto in chiave polemica una frase sua che ho citato per riflessioni mie, o forse m'è solo sembrato.
:(
Per chiarezza, il mio primo commento non intendeva proporsi come polemica, ma solo come estensione. Ma a volte mi spiego male. :))

 
At 30 settembre, 2007 21:54, Blogger Marinetti said...

Squitto, escusemuà. Io non ho letto nessuna polemica in quanto da te scritto: semplicemente nelle tue parole leggevo un certo ottimismo per il futuro etc. Poi ho guardato il tuo blog e l'unico messaggio contenuto mi sembrava poco ottimista in genere. Per qusto motivo, e non per altri, ho immaginato che anche per te il futuro non fosse più quello do una volta. Io sono qui per scrivere quattro parole in libertà, non per polemizzare: ho già polemizzato a sufficienza in dieci anni di usenet:D baci & abbracci

 
At 30 settembre, 2007 21:58, Blogger Marinetti said...

Antonio, temo che ci dovremo trasferire, magari in Cina o in altri luoghi dell'Estremo Oriente per vedere un po' di dinamismo nelle città. A Milano hanno appena finanziato i prossimi 7,5 km di metropolitana, linea 4: consegna dell'opera anno 2013. A Shanghai hanno ora 5 linee petropolitane: saranno 13 nel 2014. Che ne dici?

 
At 30 settembre, 2007 22:48, Blogger squitto said...

marinetti:
non c'è problema. :)

....anzi... uno ci sarebbe...

Come sarebbe a dire che l'unico messaggio contenuto nel mio blog sarebbe poco ottimista????? :-PPPP

O, diavolo, se è così, mi devo dare una regolata.
;-))

 
At 30 settembre, 2007 22:55, Blogger Antonio Saccoccio said...

Marinetti, davvero questa lentezza nei nostri lavori è esasperante.
Non si vede crescere la città. Non si percepisce il movimento dell'uomo che costruisce, che crea. E questo davvero mi deprime parecchio. Per questo le nostre città sono tanto tristi.
L'uomo ha energie incredibili e poi non riesce più a costruire qualcosa di straordinario in tempi rapidi?
Non mi posso rassegnare a questo.
Occorre una svolta. Ci vuole un'architettura neofuturista. Occorre rinnovare la genialità visionaria di Antonio Sant'Elia.

 
At 30 settembre, 2007 23:03, Blogger Antonio Saccoccio said...

allora, avete risolto il fraintendimento? ;-)

e io allora approfitto, torno al tema del post, e chiedo a voi (e anche a Mariaserena e Carlo che hanno scritto sopra):
voi sentite di aver fatto o fare qualcosa che lascerà un'impronta di voi su questo mondo? Io sento che sto facendo questo qualcosa soprattutto da quando mi dedico al progetto neofuturista. Prima mi sembrava di fare tante buone cose destinate ad essere ricordate da singole persone a me vicine. Ora ho l'impressione di dedicarmi a qualcosa di più globale.
E voi, come la vedete questa cosa riferita alla vostra vita? Quest'impronta la state lasciando? O magari non v'interessa proprio lasciarla?

un saluto a tutti!

 
At 01 ottobre, 2007 00:23, Blogger squitto said...

Sinceramente, Antonio, e senza andare troppo nel profondo (che sennò facciamo notte, ma di chissà quale giorno e mese).
Io non so se la sto lasciando, e ho sempre l'impressione di no. Perciò insisto. ;-)

Certo, quando avevo vent'anni avevo altri progetti e pensavo di lasciarla diversamente, in modo più incisivo, più eclatante.
Oggi come oggi parto dal particulare per giungere oltre.
Se ci riesco, non lo so.
Ma quello che ho fatto non mi va mai bene e mi sembra sempre troppo poco.
Vuol dire qualcosa?

 
At 01 ottobre, 2007 00:33, Blogger squitto said...

una cosa per Marinetti:
l'uomo ha energie incredibili, ma il problema è che gli uomini delegano.
Mi riconduco al mio "rimboccarsi le maniche": finché si penserà che qualcun altro può fare al posto nostro, finché si penserà che magari è lo Stato a doverlo fare, finché si penserà - facendo spallucce e girandosi dall'altra parte - "vabbè", le energie lo seguiranno nella tomba, a quell'uomo.
E diventeranno polvere con lui.
Per questo le città sono tristi.
E destinate a diventarlo sempre di più.
Insomma, lo sanno tutti: "chi non fa non falla", e l'ultimo chiuda la porta.
Non si è capito se il popolo è bue perché qualcuno gli ha detto di esserlo, o se quello che l'ha detto semplicemente constatava, ma di certo si è creato un meccanismo perverso...

 
At 01 ottobre, 2007 10:29, Blogger Marinetti said...

Squitto, stai parlando a un milanese vero; mai vista, da queste parti, gente che "delega allo Stato perché è lo Stato che deve fare le cose". Milano è la città che più di tutte le altre ha generato, sviluppato e poi eventualmente distrutto azioni e pensieri sempre innovativi.
Per come la vedo io le nostre città sono tristi perché gli italiani -ai tempi di Marinetti erano di un'altra pasta- sono "cubici massicci impiombati da una compattezza opaca e cieca"; in altre parole sono dei cialtroni incialtroniti da decenni. L'italiano deve essere governato da altri, come sempre è successo, perché quando l'italiano è governato da altri tira dritto ed è capace di creare cose buone accettabili eccellenti: confronta le storie di Milano, Napoli, Trieste etc.
Nel nord dell'Europa le città vivono di una vita straordinariamente dinamica: si costruiscono monumenti, si migliorano le piazze, si abbelliscono, si trasfromano le città per rinnovarle e adattarle ai tempi nuovi. In Italia le città marciscono sul nulla fatto negli ultimi 60 anni; facci caso, ma in quasi tutte le città italiane, specie del nord, sono evidentemente visibili 4 strati sovrapposti e tuttora abitati: zona romana, zona medievale-rinascimentale, zona fascista e zona "moderna". La zona "moderna" fa schifo, non ha anima, né idea. Il fatto è, cara Squitto, che per fare diventare Milano o qualsiasi altra città italiana come Lugano ci vorrebbe pochissimo: basterebbe che ci governassero gli svizzeri, o i tedesci, o i finlandesi.

 
At 01 ottobre, 2007 13:02, Blogger Marinetti said...

Antonio, a riguardo delle tue parole: "Occorre una svolta. Ci vuole un'architettura neofuturista. Occorre rinnovare la genialità visionaria di Antonio Sant'Elia.": sono arrivato alla conclusione che solo una gigantesca rissa ci possa salvare: la rissa libera le tensioni e lascia una situazione chiara: vinti e vincitori. Sembrerebbe a me che ci sia solo bisogno di veri vincitori e veri vinti, gli uni belli sani e entusiasti, gli altri malconci e depressi.

 
At 01 ottobre, 2007 15:13, Blogger Antonio Saccoccio said...

cara squitto,

"Ma quello che ho fatto non mi va mai bene e mi sembra sempre troppo poco".

ecco, questo è perfetto. è quello che sento anch'io. mai considerarsi già arrivati. il viaggio è sempre lungo e mai compiuto.

 
At 01 ottobre, 2007 15:22, Blogger Antonio Saccoccio said...

Marinetti, il tuo intervento è perfetto.

Aggiungo l'esperienza romana. Dopo gli anni Quaranta non c'è stato più un intervento urbanistico significativo.
Guardiamo ancora l'Eur e ci diciamo: "Ma come hanno fatto a costruire tutto ciò?". Esattamente quello che ci chiediamo guardando il Colosseo o S. Pietro.

Negli ultimi sessant'anni il nulla. Pensa che a Roma ci si infervora per il nuovo auditorium o la teca per l'Ara Pacis.

Voglio nuovi cantieri effervescenti. Voglio operai che scavano incessantemente e innalzano splendide costruzioni in cemento, acciao, vetro.

Siamo vivi? E allora facciamo rivivere le nostre città.
Lasciamo finamente un segno del nostro passaggio su questo mondo.
Un giorno anche i nostri bisnipoti dovranno guardare le nostre città e restare a bocca aperta.

E allora sfidiano la meschina cialtroneria passatista, uniamo le nostre forze fresche frizzanti gioiosamente ottimiste e abbattiamo il nemico seppellendolo insieme alle rovine cementizie dei nostri squallidi suburbi.

Mi sono infervorato. Ma questo va fatto.

ad futurum

 
At 01 ottobre, 2007 17:54, Blogger Marinetti said...

La teca per l'Ara Pacis fa schifo, l'ho guardata bene quest'estate; ha distrutto completamente la prospettiva della chiesa che sta di fianco. Sembra che distruggere le prospettive delle nostre piazze sia uno sport nazionale: ci è riuscita anche tal Gae Aulenti in piazza Cadorna a Milano. Personalmente rimango ancora stupefatto da come negli anni trenta Mezzanotte sia riuscito a comporre un amalgama di straordinaria linearità undendo la nuova piazza degli Affari alle costruzioni adiacenti del vecchio piano regolatore del 1870. Forse quella generazione di architetti era semplicemente piùpreparata e aveva il respiro del futuro, dentro.

 
At 01 ottobre, 2007 23:18, Anonymous mariaserena said...

Il ruolo del Neofuturismo potrebbe essere fondamentale in questi anni.
Mancano, infatti, del tutto non solo analisi e interpretazioni adeguate del nostro presente, ma soprattutto visioni sfaccettare e complesse del possibile evolvere della cultura.
Mancano l'interesse per il nuovo e la progettualità. Il solo motore acceso è quello dell'accumulazione di potere e del denaro.
Se anche il neofuturismo cedesse a una lusinga di questo tipo perderebbe di vista i suoi obbiettivi. Non invito a un neopauperismo, ma incoraggio a seguire le priorità culturali descritte nei manifesti del neofuturismo. La politica non sta aiutando la cultura, la vorrebbe usare; ma per fortuna riesce ad usare solo pseudointellettuali e pseudocultura. Non accettiamo catene e bavagli.
Il respiro della nostra cultura ha bisogno di proposte come quelle neofuturiste, manchiamo di un propulsore energico e vitale che solo la cultura alta e libera ci può dare.
Il resto è...roba da fichi e fioroni.
Le battaglie importanti si combattono comunque, la vittoria consta nell'averle vissute con diglità e libertà. Ci ricordiamo di Leonida, non dei suoi nemici.
Ok smetto. Prima che qualcuno mi mandi la neuro... :) tanto arriverebbe in ritardo.
mariaserena

 
At 01 ottobre, 2007 23:21, Anonymous mariaserena said...

nell'averle vissute con dignità e..

(mi scuso per il refuso)

 
At 01 ottobre, 2007 23:28, Blogger Antonio Saccoccio said...

Marinetti, hai detto bene. Prima si aveva "il respiro del futuro". E' quello che oggi manca. Manca l'azzardo, il coraggio, l'audacia.
Non mi stancherò mai di dirlo: i futuristi furono geniali. Come furono geniali all'inizio del secolo scorso i vari Papini e Soffici, poi confluiti non a caso nel futurismo.
Quando si leggono quelle pagine si ha l'impressione di un mondo vivo. Di progetti umanissimi e carichi di ottimismo.

Noi dobbiamo inventare e rifabbricare la città futurista simile ad un immenso cantiere tumultuante, agile, mobile, dinamico in ogni sua parte, e la casa futurista simile ad una macchina gigantesca. Gli ascensori non debbono rincantucciarsi come vermi solitari nei vani delle scale; ma le scale, divenute inutili, devono essere abolite e gli ascensori devono inerpicarsi, come serpenti di ferro e di vetro, lungo le facciate. La casa di cemento di vetro di ferro senza pittura e senza scultura, ricca soltanto della bellezza congenita alle sue linee e ai suoi rilievi, straordinariamente brutta nella sua meccanica semplicità, alta e larga quanto più è necessario, e non quanto è prescritto dalla legge municipale deve sorgere sull'orlo di un abisso tumultuante: la strada, la quale non si stenderà più come un soppedaneo al livello delle portinerie, ma si sprofonderà nella terra per parecchi piani, che accoglieranno il traffico metropolitano e saranno congiunti per i transiti necessari, da passerelle metalliche e da velocissimi tapis roulants. (Antonio Sant'Elia, Manifesto dell'architettura futurista)

Questo è scrivere. Questo significa creare.

Sant'Elia parlava di inventare ed è stato capace di ideare e progettare tutte le innovazioni che di lì a qualche decennio avrebbero trasformato le nostre città. E noi quando inventeremo qualcosa di nuovo?

 
At 01 ottobre, 2007 23:46, Blogger Antonio Saccoccio said...

Mariaserena, grazie del tuo sincero e vigoroso appoggio. Hai capito perfettamente lo spirito che ci anima. I neofuturisti non cederanno mai al ricatto del soldo e alle lusinghe della fama e del potere.

Io me ne frego letteralmente dei riconoscimenti, dei premi, della mostra in galleria, dei complimenti degli idioti ignoranti che affollano musei, gallerie e sale da concerto.
So quello che valgo, non mi sento migliore nè peggiore per un apprezzamento ricevuto o mancato. Andare avanti!

Schifato osservo gli uomini-automi che entrano in musei e plaudono a qualsiasi mediocrità esposta. Disgustato osservo uomini-pecore entrare in sale da concerto per assistere alll'Opera! ignari della musica, del testo, della scena. Ma presenti. Ignoranza sconfinata e deprimente.

Questa orrenda finzione di arte e cultura deve pure avere fine.
E allora diciamolo! Facevano bene i futuristi nelle loro memorabili serate in cui disprezzavano codesti stupidi finti uomini di cultura.
Bisogna rifare qualcosa del genere oggi in Italia. Con altri mezzi e altri temi. Ma ci vuole un'altra scossa.

Permettetemi un solo sguardo al passato. Quando ripenso alle serate futuriste e a quel clima straordinario che si respirava attorno a Marinetti, mi prende un grande rimpianto: non essere stato con loro. Avrei voluto essere al loro fianco e gettare i miei dardi infuocati contro la folla dei passatisti.

Ma non demordo. Con questo nostro movimento qualcosa del genere stiamo già facendo. Ma bisogna osare, osare di più. A volte siamo bloccati. Ancora non ci siamo. Spesso non siamo sufficientemente coraggiosi. Scendiamo a patti con la cultura dominante. Perchè i mass-media ci soffocano. Marinetti era facilitato perchè non doveva combattere contro quest'organizzazione d'incultura planetaria che sono oggi i mass-media.
Gli argomenti li abbiamo. Urge portarli a maturazione e sferrare l'attacco decisivo. E' solo questione di tempo. Dateci tempo.

 
At 02 ottobre, 2007 00:38, Anonymous mariaserena said...

Antonio ha ragione; i media soffocano con il loro fiato oleoso e volgare; la loro è una vera violenza: falsamente mediatrici, ma in realtà ipocriti e omogeneizzanti, rendono digeribile qualunque obbrobriosa indecenza.
In realtà tutti aspirano ad approdare a quel baraccone di plastica che si camuffa da Parnaso.
E pensavo (lateralmente) al caso-fenomeno B.Grillo che riassuno in tre fulmini letterari, se mi è consentito allargarmi coi termini:
1. tecnica narrativa , la trama:
Un grillo sbraitante viene ammiccato, cotto, assaggiato e mangiato; indi stritolato, digerito metabolizzato. FINE

2. tecnica “strofa maltusiana”

Il grill-comico è la cosa
che strillava ed accusava
ma la gente lo ascoltava
per poterlo poi obliar…

3. tecnica storiella-teatrale
- Compagni c’è il Grillo che ne dice di tutti i colori!-
- Ma lascialo cantare compagno… cri-cri-cri ahahah!-
- Compagni ma… il grillo ruggisce!-
- Contrordine, fatelo fuori-
ClicK!
(cala la tela)

 
At 02 ottobre, 2007 12:15, Blogger Marinetti said...

Mariaserena: più che su ciò che scrive Grillo mi soffermerei su ciò che scrive la maggior parte dei commntatori del suo blog. Sgrammaticati, violenti, complessati, ignoranti, arrabbiati, arroganti, indisciplinati, cafoni, maleducati; augurano morti e sofferenze, appiattiscono ogni senso di rispetto nei confronti dell'altro. E, soprattutto, non propongono nulla oltre alla distruzione del tutto da loro sperata.

 
At 02 ottobre, 2007 12:52, Blogger gianni.getto said...

in effetti attendiamo con ansia questo programma propositivo che dovrebbe certificare le liste civiche 'grilliche'. finora di coerente programma ideologico non ne abbiamo visto molto...

 
At 02 ottobre, 2007 13:22, Blogger Antonio Saccoccio said...

Mariaserena (bella strofetta e bella sintesi teatrale!), purtroppo gli old media sono i principali nemici del pensiero orizzontale, che noi abbiamo individuato come unica salvezza per il mondo massificato. Per questo il web 2.0 (wiki, blog) è fondamentale. Perchè distrugge la comunicazione verticale-totalitaria e incoraggia quella orizzontale-partecipativa.
Fenomeni alla grillo saranno sempre destinati ad esserci fino a quando non si dirà alla gente di pensare autonomamente e criticamente. La cosa vergognosa è che lui affermi pubblicamente di avere un blog, mentre ha un sito old style verticalissimo (ha persino oggetti in vendita!).

Marinetti, infatti non esistono commenti su quel sito. E' uno sfogatoio nazionale. :-D
Però, ti faccio notare che le due cose sono collegate. Se urli come un ossesso contro tutto e tutti, ti andranno dietro sempre ignoranti e cafoni, non certo letterati e filosofi. ;-)

Ad ogni modo considerate una cosa: prendete il sito di grillo e i nostri GSPPN (Gruppi di Sviluppo Permanente del Pensiero Neofuturista). Avrete subito la percezione distinta del passato e del futuro della comunicazione.

Pensiero trasmesso da una parte.
Pensiero condiviso dall'altra.

Sembrano epoche distanti anni luce. Eppure è il bivio in cui si trova la comunicazione oggi.

E io sono fiducioso. Il nuovo travolgerà le muffe del passato.

 

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