LIBERI DALLA FORMA

IL PRIMO BLOG NET-FUTURISTA

venerdì, luglio 15, 2005

Papini e la scuola: per un'educazione libera.

In vista della pubblicazione sul mio blog del Manifesto della scuola Neo-futurista, vi propongo un testo chiave molto suggestivo da cui bisogna partire per comprendere i difetti che può sviluppare un sistema educativo mal gestito e autoriferito come spesso è ancora il sistema scolastico italiano. In grassetto sono evidenziati i punti che reputo maggiormente significativi per il Manifesto che sto approntando. Premetto che, ovviamente, la scuola è nel frattempo molto cambiata e in qualche caso anche molto migliorata. Ma molto rimane ancora da fare, perchè i ragazzi spesso vivono ancora la scuola come un carcere che mortifica le loro aspirazioni, la loro libertà. In tutto il testo ho evidenziato in rosso quest'ultima parola, per dare l'idea di quanto per Papini sia importante la libertà nella crescita di un ragazzo. Le parti non evidenziate non sono da me condivise pienamente e sono addirittura da contestare. Il proposito stesso di chiudere le scuole non rappresenta la soluzione al problema. Bisogna riformare le scuole, non eliminarle. Papini vuole eliminare le scuole per dare maggiore gioia e maggiore libertà ai ragazzi. E chi può dire che a scuola non può esserci libertà e gioia? Secondo me questo è possibile. E nel prossimo Manifesto sosterrò proprio questa idea. Basterà una vera riforma, una riforma sostanziale, non di facciata come quelle proposte negli ultimi anni.

Sono, come al solito, benvenuti commenti, domande, critiche.

Giovanni Papini

"Chiudiamo le scuole"

1 giugno 1914


Diffidiamo de' casamenti di grande superficie, dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi. Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme, Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pubbliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili di malattie generali. Difesa contro il delitto - contro la morte - contro lo straniero - contro il disordine - contro la solitudine - contro tutto ciò che impaurisce l'uomo abbandonato a sé stesso: il vigliacco eterno che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee alla sua tremebondaggine.

Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi - in città e in campagna e sulle rive del mare - davanti a' quali non si passa senza terrore.

Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio, all'immobilità, all'abbrutimento, alla pazzia, migliaia e milioni di uomini che tolsero un po' di ricchezza a' fratelli più ricchi o diminuirono d'improvviso il numero di questa non rimpiangibile umanità. Non m'intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso troppo alla loro vita - e alla qualità e al diritto de' loro giudici e carcerieri. Ma per costoro c'è almeno la ragione della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso qualcun di noialtri.

Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti, i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti, ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli - con morali e codici in mano - delinquenti ma quest'altri sono, anche per voi, puri e innocenti come usciron dall'utero delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi permettete di scemare il loro piacere e la loro libertà nell'età più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza e la sanità della loro intelligenza?

Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista: le ragioni della civiltà, l'educazione dello spirito, l'avanzamento del sapere… Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono gli animi invece di sollevarli e che le scoperte decisive della scienza non son nate dall'insegnamento pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati a scuola o non v'insegnavano.

Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista, ha contribuito spessissimo a pietrificare il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.

Soltanto per caso e per semplice coincidenza - raccoglie tanta di quella gente! - la scuola può essere il laboratorio di nuove verità.

Essa non è, per sua natura, una creazione, un'opera spirituale ma un semplice organismo e strumento pratico. Non inventa le conoscenze ma si vanta di trasmetterle. E non adempie bene neppure a quest'ultimo ufficio - perché le trasmette male o trasmettendole impedisce il più delle volte, disseccando e storcendo i cervelli ricevitori, il formarsi di altre conoscenze nuove e migliori.

Le scuole, dunque, non son altro che reclusori per minorenni istruiti per soddisfare a bisogni pratici e prettamente borghesi.

Quali?

Per i genitori, nei primi anni, sono il mezzo più decente per levarsi di casa i figliuoli che danno noia. Più tardi entra in ballo il pensiero dominante della "posizione" e della "carriera".

Per i maestri c'è soprattutto la ragione di guadagnarsi pane, carne e vestiti con una professione ritenuta "nobile" e che offre, in più, tre mesi di vacanza l'anno e qualche piccola beneficiata di vanità. Aggiungete poi a questo la sadica voluttà di potere annoiare, intimorire e tormentare impunemente, in capo alla vita, qualche migliaio di bambini o di giovani.

Lo Stato mantiene le scuole perché i padri di famiglia le vogliono e perché lui stesso, avendo bisogno tutti gli anni di qualche battaglione di impiegati, preferisce tirarseli su a modo suo e sceglierli sulla fede di certificati da lui concessi senza noie supplementari di vagliature più faticose.

Aggiungete che sulle scuole ci mangiano ispettori, presidi, bidelli, preparatori, assistenti, editori, librai, cartolai e avrete la trama completa degli interessi tessuti attorno alle comunali e regie e pareggiate case di pena.

Nessuno - fuorché a discorsi - pensa al miglioramento della nazione, allo sviluppo del pensiero e tanto meno a quello cui si dovrebbe pensar di più: al bene dei figliuoli.

Le scuole ci sono, fanno comodo, menano a qualche guadagno: ficchiamoci maschi e femmine e non ci pensiamo più.

L'uomo, nelle tre mezze dozzine d'anni decisive nella sua vita (dai sei ai dodici, dai dodici ai diciotto, dai diciotto ai ventiquattro), ha bisogno, per vivere, di libertà.

Libertà per rafforzare il corpo e conservarsi la salute, libertà all'aria aperta: nelle scuole si rovina gli occhi, i polmoni, i nervi (quanti miopi, anemici e nevrastenici possono maledire giustamente le scuole e chi l'ha inventate!).

Libertà per svolgere la sua personalità nella vita aperta dalle diecimila possibilità, invece che in quella artificiale e ristretta delle classi e dei collegi.

Libertà per imparare veramente qualcosa perché non s'impara nulla di importante dalle lezioni ma soltanto dai grandi libri e dal contatto personale colla realtà. Nella quale ognuno s'inserisce a modo suo e sceglie quel che gli è più adatto invece di sottostare a quella manipolazione disseccatrice e uniforme ch'è l'insegnamento.

Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati - l'immobilità fisica più antinaturale - l'immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare - lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili - e l'annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi. Fino a sei anni l'uomo è prigioniero di genitori, bambinaie e istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell'ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d'ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte.

Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia!

L'unica scusa (non mai bastante) di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini. Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati. La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione.Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé.

Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuol poi una bella fatica a liberarsene - e non tutti ci arrivano.

Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati.Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico.

Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare: la pittura nelle accademie; il gusto nelle scuole di lettere; il pensiero nelle facoltà di filosofia; la pedagogia nei corsi normali; la musica nei conservatori.

Insegna male perché insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa quantità non tenendo conto delle infinite diversità d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di età, di bisogni ecc.

Non si può insegnare a più d'uno. Non s'impara qualcosa dagli altri che nelle conversazioni a due, dove colui che insegna si adatta alla natura dell'altro, rispiega, esemplifica, domanda, discute e non detta il suo verbo dall'alto.

Quasi tutti gli uomini che hanno fatto qualcosa di nuovo nel mondo o non sono mai andati a scuola o ne sono scappati presto o sono stati "cattivi" scolari. (I mediocri che arrivano nella vita a fare onorata e regolare carriera e magari a raggiungere una certa fama sono stati spesso i "primi" della classe).

La scuola non insegna precisamente quello di cui si ha più bisogno: appena passati gli esami e ottenuti i diplomi bisogna rivomitare tutto quel che s'è ingozzato in quei forzati banchetti e ricominciare da capo.

Vorrei che i nostri dottori della legge, per i quali la scuola è il tempio delle nuove generazioni e i manuali approvati sono i sacri testamenti della religion pedantesca, leggessero almeno una volta il saggio di Hazlitt sull'Ignoranza delle persone istruite, che comincia così: "La razza di gente che ha meno idee è formata da quelli che non son altro che autori o lettori. È meglio non saper né leggere né scrivere che saper leggere e scrivere, e non essere capaci d'altro".

E più giù: "Chiunque è passato per tutti i gradi regolari d'una educazione classica e non è diventato stupido, può vantarsi d'averla scappata bella".

Credo che pochissimi potrebbero - se sapessero giudicarsi da sé - vantarsi di una tal resistenza. E basta guardarsi un momento attorno e vedere quale sia la media intelligenza de' nostri impiegati, dirigenti, professionisti e governanti per convincersi che Hazlitt ha centomila ragioni. Se c'è ancora un po' d'intelligenza nel mondo bisogna cercarla fra gli autodidatti o fra gli analfabeti.

La scuola è così essenzialmente antigeniale che non ristupidisce solamente gli scolari ma anche i maestri. Ripeti e ripeti anni dopo anni le medesime cose, diventano assai più imbecilli e immalleabili di quel che fossero al principio - e non è dir poco.

Poveri aguzzini acidi, annoiati, anchilosati, vuotati, seccati, angariati, scoraggiati che muovon le loro membra ufficiali e governative soltanto quando si tratta di aver qualche lira di più tutti i mesi!

Si parla dell'educazione morale delle scuole. Gli unici risultati della convivenza tra maestri e scolari è questa: servilità apparente e ipocrisia dei secondi verso i primi e corruzione reciproca tra compagni e compagni.

L'unico testo di sincerità nelle scuole è la parete delle latrine.

Bisogna chiuder le scuole - tutte le scuole. Dalla prima all'ultima. Asili e giardini d'infanzia; collegi e convitti; scuole primarie e secondarie; ginnasi e licei; scuole tecniche e istituti tecnici; università e accademie; scuole di commercio e scuole di guerra; istituti superiori e scuole d'applicazione; politecnici e magisteri. Dappertutto dove un uomo pretende d'insegnare ad altri uomini bisogna chiuder bottega. Non bisogna dar retta ai genitori in imbarazzo né ai professori disoccupati né ai librai in fallimento. Tutto s'accomoderà e si quieterà col tempo. Si troverà il modo di sapere (e di saper meglio e in meno tempo) senza bisogno di sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative.

Ci saranno più uomini intelligenti e più uomini geniali; la vita e la scienza andranno innanzi anche meglio; ognuno se la caverà da sé e la civiltà non rallenterà neppure un secondo. Ci sarà più libertà, più salute e più gioia.

L'anima umana innanzi tutto. È la cosa più preziosa che ognuno di noi possegga. La vogliamo salvare almeno quando sta mettendo le ali. Daremo pensioni vitalizie a tutti i maestri, istitutori, prefetti, presidi, professori, liberi docenti e bidelli purché lascino andare i giovani fuor dalle loro fabbriche privilegiate di cretini di stato. Ne abbiamo abbastanza dopo tanti secoli.

Chi è contro la libertà e la gioventù lavora per l'imbecillità e per la morte.

Antonio Saccoccio

9 Comments:

At 16 luglio, 2005 14:44, Anonymous METAFISICO said...

Il brano "Chiudiamo le scuole" è sempre attualisssimo come molto di ciò che scrive Papini. E ovviamente lo condivido quasi interamente.
La scuola com'è quella italiana del suo tempo e d'oggi, ma Papini la considera coem istituzione in generale, contribuisce a esaltare l'individualità di ognuno?
No e anzi tende ad avvilire lo scolaro da parte spesso di un professore che si crede illuminato e filtra un autore dal suo punto di vista distorto che magari nemmeno ha afferato in profondità.
Io penso come l'antiaccademico Papini che un autore e le sue opere le si comprenda con la lettura diretta dell'interessato senza filtri secondari di presunti professori che ne distorgono il messaggi con volontà/ malafede o ignoranza.
E anzi magari non parlano nemmeno di autori geniali, come appunto Papini.
Ecco che allora la scuola non assolve al suo compito e la singola persona deve approfondire di sua volontà e per suo interesse.

 
At 16 luglio, 2005 14:58, Anonymous METAFISICO said...

Ti capitava mai di studiare un filosofo o un letterato, essere certo di averne afferrato il pensiero e poi vedertelo storpiato da un professore che invece LUI si capiva che di quest'autore non ci aveva capito una mazza?
Cioè il professore in quanto professore si credeva il depositario della visione giusta anche se sbagliata e poi interpretava quello che diceva lo studente se affine o meno alla sua interpretazione.
Insomma in quel caso che capisci che il professore è un mediocre e che il suo voto rispecchia la sua mediocrità bisognerebbe proprio che non esistesse il professore.
Il sistema d'istruzione di tipo finlandese è attestato che dia le persone più intelligenti e un motivo c'è.
Laboratori che danno modo allo studente di esprimere una propria individualità.
E professori che a differenza di quelli italiani non sono sicuramente prevenuti verso determinati personaggi storici e artistici che valutano o peggio ignorano non con occhio d'artista ma con simpatia politica.

 
At 16 luglio, 2005 17:54, Blogger Antonio Saccoccio said...

caro metafisico
ti parlo da professore (è questo il mio mestiere, se non lo avevi capito).
Sono ben consapevole dei rischi che ogni giorno si annidano nello svolgimento della mia delicata funzione educativa.
Sicuramente in passato sono stati compiuti molti errori che hanno portato i ragazzi ad allontanarsi dalla scuola. Ho intenzione di scrivere presto un Manifesto della scuola Neo-futurista, per raccogliere in diversi punti la mia visione della scuola del terzo millennio.
E' superfluo sottolineare che non mi piacciono i professori partigiani, manipolatori, oppressori e carcerieri.
E che cerco di lasciar uscire da ogni ragazzo il meglio di quello che ha dentro. Non bisogna soffocare i ragazzi, bisogna far provare ad ognuno di loro l'ebbrezza della creazione. Solo così cresceranno uomini, solo così non saranno burattini.
ciao
Antonio

 
At 17 luglio, 2005 22:02, Anonymous METAFISICO said...

Peccato non averli avuti professori come te...

 
At 17 luglio, 2005 23:11, Blogger Antonio Saccoccio said...

Ti ringrazio, metafisico. Tu saresti stato di sicuro un ottimo alunno!
Antonio

 
At 20 luglio, 2005 11:50, Blogger un ignoto said...

LA MAFIA...
cari signori volevo sottoporre alla vostra attenzione un tema davvero serio e importante: LA MAFIA.
Ieri sera in televisione hanno mandato in onda nel programma blu notte su raitre hanno parlato di MAFIA purtroppo questo fenomeno che io definisco "piaga" del nostro bellissimo paese è tuttora molto diffuso specialmente nel sud Italia.
La mafia come sapete è nata come organizzazione detta maffia intorno la fine dell'800 e questa si impegnava di sostituirsi al controllo delle autorità dello stato tramite dei don., adesso è diventato qualcosa di più complesso e pericoloso.
La storia della mafia nel 900 ha un'interruzione durante il "ventennio" fascista quando venne duramente repressa, ma alla fine della dittatura e della guerra incominciarono a riaffiorare le prime cosche mafiose in Sicilia e anche durante la guerra gli Alleati utilizzarono l'aiuto di questa per sbarcare nella regione tramite anche esponenti di questa negli U.S.A. Infatti questa con l'immigrazione è stata portata anche in America dove si è diffusa rapidamente.
Nella seconda metà del 900 la storia della mafia è nota a tutti, forse il periodo più sanguinoso della Sicila in questo secolo, con sparatorie, omicidi, e altri atti criminali. La famiglia Corleone prende il sopravvento sulle altre cosche.
Bisogna dire che la mafia è formata dai vari boss poi dal consiglio emendamento e poi ancora più sopra vi è il consiglio interegionale, non dimentichiamo che questa è secondo me composta anche da politici e membri di spicco dello stato. Proseguendo un profilo storico dell'organizzazione inizia il fenomeno del "pentimento" che riguarda gli esponenti delle cosche vinte o dei soggetti arrestati di cui i boss decretavano dopo le confessioni dei pentiti l'uccisione dei parenti fino al 20° grado di parentela VI IMMAGINATE! Una cosa impossibile e inconcepibile tutti questi morti, perchè c'è ne sono stati tanti DAVVERO tanti anche fra bambini innocenti.
Innocenti come don Pino che nel quartiere Brancaccio aveva cercato di riportare alla retta via i ragazzi del quartiere aprendo un oratorio, oppure come dimenticare i giudici Falcone e Borsellino che hanno adempito al loro compito fino alla morte o il generale Della Chiesa altra figura di spicco per la lotta alle brigate rosse e alla mafia. Non dimentichiamo nemmeno il dicorso di papa Giovanni Paolo II che in Sicilia dove gli ecclesiastici ricevevano intimidazioni fece un discorso molto duro verso i mafiosi e che venne sentito minacciosamente da questi perchè misero delle bombe anche a Roma nelle chiese di.... ricordate no.
Adesso la mafia da circa 10 anni non fa più parlare di sè anche se esiste ancora e molto più potente di prima. Alcuni grandi boss sono state arrestati come Totò Rina il superboss di cosa nostra e il suo braccio destro Leo Luca Bagarella, il quale ha fatto anche lo sciopero della fame contro il 41 bis la riforma ritenuta troppo dura dai mafiosi.
Comunque rimane ancora il GRANDE BOSS colui che ha sostituito Rina al comando della mafia Bernardo Provenzano, latitante da 40 anni che sembra comunichi solo tramite lettere e fogliettini portati da suoi uomini di fiducia nessuno sa come sia il suo volto ne che voce abbia. Quest'uomo ha portato la mafia nel silenzio e ha fatto in modo che non se ne parli più, ma la mafia vive e penso sia giusto continuare a parlarne per non dimenticare uomini che hanno dato la vita per combatterla.
Perciò vorrei chiedere al gestore del sito il sign.antonio Saccoccio se nel prossimo brano potrebbe parlare di questo argomento la ringrazio, e concludo con le frasi di un' intervista a Giovanni Falcone.
Giornalista:"Ma perchè fa tutto questo?"
Falcone:"Spirito di servizio"
Giornalista:"Ha mai avuto momenti di scoraggiamento nei quali avrebbe avuto voglia di abbandonare tutto?"
Falcone:"No,Mai".
arrivederci da un ignoto/a

 
At 05 novembre, 2009 06:18, Anonymous Anonimo said...

Perche non:)

 
At 11 novembre, 2009 17:02, Anonymous Anonimo said...

good start

 
At 11 novembre, 2009 17:08, Anonymous Anonimo said...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

 

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